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Parliamo di whitewashing

Whitewashing. Sembra il nome di un programma della lavatrice e invece no.
Il termine, nella sua prima accezione, significa “imbiancare”, o “intonacare”; nella seconda, viene utilizzato per indicare la pratica del coprire vizi, crimini o scandali con un’immagine di facciata positiva, presentata al grande pubblico tramite mass media, o un qualunque tipo di propaganda. È stato usato in riferimento a dittature, aziende o agli stessi mezzi di comunicazione. Questo è noto a (quasi) tutti. Non è un mistero che la propaganda politica sia un guazzabuglio.

Il termine però ha un altro significato, che, almeno secondo me, è antropologicamente più interessante. “Whitewashing” indica anche la pratica di “sbiancare” dei personaggi all’interno di film, telefilm, fumetti, pubblicità, cartoni animati, film d’animazione e così via; ossia assegnare a ogni personaggio un aspetto caucasico di default, o prendere un personaggio originariamente non caucasico e renderlo caucasico per farne un prodotto più appetibile al pubblico (caucasico).

Facciamo degli esempi:

– Prendere un personaggio non necessariamente bianco e renderlo bianco di default: Katniss Everdeen.

Ora, io adoro Jennifer Lawrence e non l’avevo mai vista in azione prima di Hunger Games, quindi sono abbastanza grata di questa scelta perché mi ha permesso di conoscere lei. Tuttavia la questione relativa al suo casting è un po’ controversa: il personaggio nei libri non è bianco, non è nero, non è asiatico, non è ispanico ecc. Katniss è descritta come una ragazza dalla carnagione olivastra e dai lunghi capelli neri.
Quindi hanno scelto una ragazza bianca e bionda, le hanno messo dell’abbronzante e le hanno tinto i capelli. Il problema qui non è tanto “scegliere una ragazza bianca”, soprattutto perché nel libro non era specificato; il problema è che il casting call per Katniss Everdeen era specifico per ragazze caucasiche.

 

– Prendere un personaggio che originariamente è PoC (people/person of color) e renderlo bianco: Khan Noonien Singh

Se siete dei Trekkies (pardon, Trekkers) a questo punto avrete capito perché ci si arrabbia. Questo personaggio compare per la prima volta nell’universo di Star Trek nella serie classica (Spock e Kirk, per intenderci); vi risparmio i dettagli sulla trama, vi basti sapere che nella storia Kahn era un dittatore del Sudest asiatico e del Medio Oriente, e che era stato interpretato nella serie e nel film Star Trek II: L’ira di Khan dall’attore messicano Ricardo Montalbàn.

khan
Il personaggio fa parte anche dell’ultimo film di Star Trek, Star Trek: Into Darkness (2013), ma chi hanno scelto stavolta per interpretarlo? Benedict Cumberbatch. Proposte alternative, che oltretutto distruggono l’obiezione “serviva qualcuno di bello e famoso”, qui.

Sembra un problema di poco conto, e invece non lo è, perché si potrebbero fare molti, troppi esempi aggiuntivi. Ed è la rappresentanza della multiculturalità e multietnicità nei media a dover essere un default, non il bianco puro di Calimero lavato col sapone. Perché, ad esempio, Whoopi Goldberg non sarebbe Whoopi Goldberg se, da bambina, non avesse visto in televisione Nichelle Nichols interpretare Uhura in Star Trek. E non è un esempio casuale, lei stessa l’ha detto più volte.

E questo succede sempre, ovunque e comunque. Perché su tredici principesse Disney, ben nove sono bianche? E per quanto riguarda le altre, ce n’è una per etnia, una sola. Le bambine bianche possono scegliere tra nove principesse in cui identificarsi, le bambine nere in una, quelle asiatiche in una, quelle native americane in una, quelle arabe in una. Per non parlare di tutte le altre etnie che ci sono al mondo.

Per dire, Frozen è “liberamente ispirato” al mondo Saami, una popolazione ugrofinnica che occupava buona parte della Scandinavia e della baia di Kola in Russia. Sebbene molte delle persone di discendenza Saami abbiano un aspetto che classificheremmo come “bianco” punto e basta, i Saami avrebbero anche queste facce:

saami

Ora, non so voi, ma a me Frozen non è parso ambientato al giorno d’oggi. Si è persa una grande occasione per creare dei volti diversi, più fedeli alla storia e al tempo, invece dei soliti occhioni, nasini, menti piccoli, fronti proporzionate, orecchie minuscole e boccucce.

Per non parlare poi del fatto che, nel marketing, persino quel poco di diversificazione che c’è tra le principesse viene ammazzato da uno sbiancamento totale; prendete una maglietta Disney, uno zainetto, un astuccio, che diavolo, un banner sul sito del Disney store ispirato alle principesse Disney. Se raffigurate in gruppo, spesso (se non sempre) quattro principesse bianche saranno poste sul davanti, mentre le retrovie spetteranno a una (e una sola) delle quattro principesse di colore, assieme a una principessa bianca considerata meno importante o meno famosa. Wow.

disney

Io vi ho portato esempi di alcune delle cose che conosco meglio; fantasy, fantascienza e animazione. Ma se ci riflettete bene vi verranno subito in mente molti altri casi in show, telefilm o film che piacciono a voi.

Perché in How I Met Your Mother i protagonisti sono tutti bianchi?
Perché in Prince of Persia il principe è interpretato da Jake Gyllenhaal?
Perché in West Side Story, la protagonista portoricana, Maria, è interpretata da Natalie Wood?


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  1. skizofreenik

    5 febbraio

    Prima di HIMYM, la stessa critica era stata mossa – non a caso – al suo diretto predecessore, Friends. Finché nella nona stagione, per un pugno di episodi, è apparsa improvvisamente una collega di Ross di colore. Fine.
    Comunque, credo che il motivo sia principalmente il target delle trasmissioni (parlo di Friends come di HIMYM): la borghesia bianca americana.

  2. skywalker

    5 febbraio

    Perché in Beautiful hanno dovuto aspettare Obama per mettere 2 personaggi neri (‘di colore’ è un’altra locuzione sbiancata se vogliamo) mentre trovare uno stilista gay in quella famiglia è ancora un tabù?

    Per quanto riguarda Dastan/Gyllenhaal, c’è da dire che che il film non rispecchia affatto il videogame, sia per la ricostruzione romanzata della genesi dell’eroe (Dastan non era un basterdello ma un principe che mena i cattivoni) sia per il look adottato che non è quelli fedele delle Sabbie del Tempo ma bensì è stato ripreso da The Warrior Within, se non erro il secondo capitolo. Detto questo già nel videogame Dastan è più caucasico e meno asiatico, quindi il problema è a monte.

    E per una volta che Jake è quasi sempre nudo per tutta la durata del film ci vogliamo anche lamentare?

  3. Sil

    5 febbraio

    Ma ora come ora è un target assurdo per gli stessi americani… Sono una società multietnica, variegata, stratificata (e questo forse è il problema, gli strati) e ancora badano ai WASP?

  4. Anna

    5 febbraio

    Articolo importante e stimolante…riguardo ad Hunger Games, però, ho dei seri dubbi, principalmente per due fattori: Jennifer Lawrence è diventata famosa con Il gelido inverno, in cui recitava una PERFETTA Katniss ante-litteram. La parte era praticamente identica (paese poverissimo, famiglia sulle spalle della ragazza, padre assente…perfino l’ambientazione boschiva!). Avrebbe dovuto prendere l’Oscar già allora: quello che voglio dire è che avendo visto il film, e sceneggiatura di Hunger games alla mano, sarebbe stato impossibile non pensare a lei. Un talento assoluto.
    Il secondo fattore è Cinna: personaggio fondamentale nei film quanto nei libri. Nel libro si dice addirittura che ha gli occhi verdi…nel film è Lenny Kravitz. Blackwashing? l’altro, negli Stati Uniti c’è stato un polverone razzista all’uscita del film, con le lamentele perchè “tutti i personaggi positivi sono neri”. Un’assurdità, naturalmente. Ma non esageriamo dall’altra parte, suvvia 🙂

  5. D.G.

    5 febbraio

    Una parola o due su Girls avrebbero fatto bene, specialmente trattandosi di una serie che “sembra rivolgersi esattamente al pubblico di Soft Revolution” (parole non mie).

  6. Elena

    5 febbraio

    Ci sono state rivolte di redneck che si sono sentiti esclusi da “Will Il Principe Di Bel Air”?
    Il mondo reale è pieno di stilisti gay e Tom Ford ha forse scritto agli sceneggiatori di “Beautiful” per lamentarsi di questa mancanza?
    Gesu, Giuseppe e Maria erano mediorientali e nell’iconografia Cristiana sono sempre rappresentati biondi e con gli occhi azzurri: c’è la necessità di rifondare un Cristianesimo Nero?
    Io credo che la prima necessità sia quella di lavorare sulla nostra capacità di aprirci ed accettare le differenze, e di continuare a prendere i film per quello che sono: film.

    Tra l’altro, io che sono tatuata, occhialuta e sovrappeso, non solo vengo esclusa dalle favole Disney, ma anche da quasi tutti i media (intesi come film, serie, cartoni animati) in circolazione: cosa dovrei fare, risentirmi, smetterla di andare al cinema e picchettare gli Hollywood Studios? Penso che i problemi siano ben altri 🙂

  7. ilaria

    5 febbraio

    Leggendo Hunger games (dopo il film comunque) Katniss io me l’ero immaginata molto simile alla ragazza che in Lost interpretava Alex, la figlia di Ben, non se se avete presente…olivastra, capelli scuri,molto magra e muscolosa (non che Jennifer Lawrence sia grassa, ovviamente, ma nel libro si parla per pagine e pagine di come nel distretto 12 si muoia di fame, di come non è abituata a vedere tutto quel cibo a tavola e passa i primi giorni a Capitol a rimpinzarsi, questo anche per sottolineare la differenza coi i tributi dei distretti ricchi che sono ben nutriti ed allenati, forti già all’apparenza, che quindi sono favoriti dagli sponsor. Stesso discorso per Gale). Addirittura Katniss dice che la sorella e la madre, bionde e con gli occhi chiari, sono una rarità rispetto agli abitanti del distretto 12. Questo discorso ormai è diffuso in tutti i fandom, specie nel caso di trasposizioni da libro a film, ad esempio se qualcuno segue Game of thrones o i libri di A song of ice and fire, quest’anno con la 4 stagione ci sono state polemiche simili per le scelte di casting di una nuova casata, i Martell di Dorne, una zona a sud di Westeros. I Martell sono descritti genericamente come olivastri, con capelli ed occhi scuri (questo diciamo la famiglia reale, con diverse sfumature, nel resto del regno ci sono sia persone più chiare, che più scure a seconda di dove vivono), e spesso nei fancast venivano scelti attori indiani e/o orientali. La serie ha scelto un attore cileno per il ruolo del principe Oberyn, ed un’attrice inglese di origine indiana per interpretare la sua compagna Ellaria, e nonostante Martin( autore dei libri) per primo abbia detto che non aveva mai immaginato i Martell come africani o asiatici, ma come persone dell’Europa Mediterranea, ci sono state infinite polemiche e accuse di whitewashing. Un altro aspetto secondo me interessante di questo discorso è come le “categorie” di poc o “bianchi” siano culturalmente connotate, nel senso che noto ad esempio da tumblr che negli US si tende a considerare poc anche persone che in Europa o nel loro stesso paese di origine sarebbero considerate “bianche” (ad esempio, sudamericani di origine europea, persone dell’Europa meridionale/mediterranea/balcanica)

  8. Paolo1984

    5 febbraio

    In HIMYM c’è il personaggio (non protagonista però c’è) del fratellastro di Barney Stinson che è nero, gay e sposato (tra l’altro l’attore che interpreta Barney, Neil Patrick Harris è gay dichiarato). Nella serie tv Under the Dome c’è una coppia lesbica birazziale con figlia adolescente, e gli esempi potrebbero continuare numerosi specie negli ultimi anni: se guardiamo all’insieme delle serie tv e dei film (che per me non sono semplicemente “media” sono arte) invece che a due o tre, personaggi gay o non caucasici o sovrappeso ne troviamo eccome. Comunque io voglio personaggi credibili, che abbiano un senso e storie appassionanti al di là di colore della pelle e orientamento sessuale.
    Mi sa che sono d’accordo con Elena, in definitiva.
    Quello del target scusate è un falso problema secondo me: quando guardavo I Robinson, I Jefferson e Willy il principe di Bel Air, quando più di recente ho visto Tutti odiano Chris e Lincoln Heights il fatto che i protagonisti fossero neri non mi ha creato problemi, erano belle storie e le ho seguite. Io voglio belle storie prima che storie “politically correct”. Nel film di Tarantino Jackie Brown la protagonista è una donna nera (mentre nel romanzo di Elmore Leonard è bianca e bionda e si chiama Jackie Burke) e non ho avuto nessun problema ad appassionarmi alla sua storia, la protagonista di Scandal è Kerry Washington e non c’è ragione per cui donne e uomini bianchi non possano apprezzare questa ottima serie firmata da Shonda Rhimes)..forse sono ingenuo ma penso che oggi un afro-americano/a possa tranquillamente apprezzare HIMYM o Girls senza pensare di aver rinnegato le sue origini.
    trovo che le polemiche sul casting di Game of Thrones siano un tantino esagerate (come altre polemiche che riguardano quella serie e non solo quella): un cileno e un anglo-indiana sono credibili per interpretare i dorniani

  9. elena

    5 febbraio

    Paolo, hai espresso al meglio quanto volevo dire: “Comunque io voglio personaggi credibili, che abbiano un senso e storie appassionanti al di là di colore della pelle e orientamento sessuale”.

    Se per qualsiasi iniziativa applicassimo un filtro a maglie strettissime come quello del “politically correct”, non ne porteremmo mai avanti una, perché correremmo sempre il rischio di trovare qualcuno che si risente, per un motivo o l’altro.

    Sia chiaro che non è mia intenzione giustificare nessun tipo di discriminazione, ma ci si deve rendere conto che è praticamente impossibile accontentare tutti, quindi il focus dovrebbe essere concentrato soprattutto sulla qualità delle storie, piuttosto che sul colore/sesso/peso dei personaggi.

  10. Paolo1984

    5 febbraio

    “Nella serie tv Under the Dome c’è una coppia lesbica birazziale con figlia adolescente”

    tra l’altro, personaggi inventati appositamente per il serial, non ci sono nel romanzo di Stephen King a cui la serie si ispira (molto) liberamente

  11. chiara

    5 febbraio

    Certo che l’importante sono personaggi credibili, ma non si può nemmeno rappresentare le persone “altre” come “macchiette” (donna afroamericana: madre single e incazzata, cinese secchione, donna mediorientale: velata e sottomessa, donna che non risponde ai canoni estetici tradizionali: “strana” o sfigata ma tanto simpatica, uomo gay: sensibile, benvestito e/o dall’umorismo caustico… potrei continuare) o sempre nel ruolo degli antagonisti (esistono molti studi che analizzano i cattivi di Hollywood, che sono spesso neri, ispanici o, più di recente, mediorientali). I film non sono “solo film”, ma contribuiscono a creare e propagare stereotipi presenti nella cultura dominante. Non tutti hanno il senso critico per dire “la realtà è diversa”, ed è per questo che, per esempio, ci sono state proteste contro Aladdin http://www.adc.org/index.php?id=283
    Infine, telefilm come i Robinson, il Principe di Bel Air o Otto Sotto un Tetto, per quanto diano un’immagine positiva degli afroamericani, tendono comunque in un certo senso a “ghettizzarli”, perché sono rappresentati all’interno di una comunità quasi esclusivamente nera.

  12. Sonomi

    5 febbraio

    Frozen è (molto) liberamente tratto da “La Regina delle Nevi” e solo un personaggio è ispirato ai Saami. Il resto è aristocrazia varia.

    Certo, almeno quel personaggio potevano renderlo un po’ meno convenzionale, ma un film d’animazione ambientato in Scandinavia nel 1800 o giù di lì è più o meno l’ultimo posto che si presti a rivendicare rappresentazione per le persone di colore. A parer mio, ecco.

    In generale però la mancanza di varietà nei modelli proposti dai media è un problema vero e la battaglia per una maggiore inclusività è sacrosanta.
    Forse, più che cercare di ficcare tutto il mondo nel campo visivo di uno waspie medio, forse sarebbe meglio ampliare lo spettro dei punti di vista, dei mondi raccontati, delle persone raccontate e che raccontano.

  13. Anna

    5 febbraio

    La questione della rappresentazione nei media rimane centrale. E non credo che qualcuno pensi che non abbia effetti sulla formazione individuale: da dove viene il sessimo (di per sé innaturale) se non da una costante rappresentazione della donna come oggetto principalmente sessuale, dunque privo di aspirazioni e dignità? Il punto è però che se il “filtro a maglie strettissime” di cui parla Elena viene applicato indiscriminatamente, finiamo a scannarci tra di noi su cose magari generalmente positive (vedi Hunger Games, per l’appunto) e non solo perdiamo di vista la questione: perdiamo credibilità quando diciamo la nostra su esempi DAVVERO scandalosi (come, certamente, la rappresentazione delle donne e delle diversità nelle pubblicità e nei programmi di intrattenimento…più che in film e serie tv di qualità come quelle citate finora)

  14. Chiara B.

    5 febbraio

    Anna, capisco la tua perplessità, ma non posso fare a meno di ipotizzare che tu, come me, sia una donna bianca occidentale. Questo lo dico perché anch’io, a pelle, sono estremamente sensibile alla questione della rappresentazione limitata e, quando c’è, stereotipata in senso sessista della donna nei media, mentre mi viene molto meno spontaneo notare, e di conseguenza considerare grave, una simile tendenza alla rappresentazione limitata e stereotipata delle persone di un’etnia diversa dalla mia. Ho paura, allora, che la tua tendenza a considerare “minore” questa problematica – una reazione che avrei potuto avere anch’io fino a un po’ di tempo fa – possa essere simile a quella che l’uomo medio ha quando gli si fanno notare quelle discriminazioni di cui sopra nei confronti della donna. In quei casi, io come soggetto discriminato pretendo l’ascolto, l’umiltà, il rispetto e la disponibilità all’autocritica di colui che non subisce la discriminazione di cui IO faccio esperienza quotidianamente. Allo stesso modo, allora, penso di dover fare esercizio di umiltà, ascolto e autocritica quando qualcun altro / qualcun’altra mi fa presente una discriminazione che io non subisco e lui/lei sì. Questo è il caso del white washing: io non me n’ero mai accorta, prima che me lo facessero notare, ma ora mi rendo conto che è un fenomeno reale per chi, diversamente da me, non trova la sua etnia decentemente rappresentata nei media; se quelle persone mi dicono che ne sono danneggiate, beh, allora la loro battaglia diventa la mia, come spero sempre che accada quando sono io a dover combattere per me stessa una battaglia che non è spontaneamente quella di qualcun altro.

    Quanto a Elena: sinceramente, secondo me, anche il fatto che donne fisicamente non corrispondenti allo standard di magrolina / dalla pelle intonsa / *aggiungere altro stereotipo considerato la “norma” estetica femminile* non trovino adeguata rappresentazione nei media E’ un difetto dei media, che va sottolineato e criticato. L’obiettivo è sempre lo stesso: vedere rappresentata una varietà di esseri umani che corrisponda alla realtà, perché ogni narrazione fruita da un ampio numero di spettatori influenza l’idea di mondo che essi hanno. Non è una questione di politically correct: è una questione di raccontare belle storie realistiche sul mondo che viviamo e di non perpetuare, attraverso quelle storie, dei pregiudizi irrealistici e dannosi.

  15. skywalker

    5 febbraio

    Anche io sono d’accordo con ciò che scrive Elena. Per quanto riguarda la questione “film=immaginario collettivo” posta da @Chiara non penso che la risposta sia andare a fare le pulci a questo o a quel film perché la % di neri, bianchi e donne è inferiore ad un certo standard. Si rischierebbe di livellare ulteriormente l’offerta settanta su di uno snervante “politically correct”. Quando invece, secondo me, come già detto da @Elena e @Paolo, la soluzione non la si po’ trovare nella singola fiction ma nell’insieme dell’offerta che deve essere si variegata, multietnica, pro-stereotipo, anti-stereotipo. Ad esempio qualcuno s’è mai lamentato che i protagonisti di Dawson’s Creek fossero tutti bianchi ed adolescenti? Non vi fossero storie inerenti la droga (a padre il padre di Joey, e presa molto alla lontana, e di Jen verso cui c’è solo un accenno ma niente scene ‘scabrose’), malattie sessualmente trasmissibili (perché trombavano) etc. etc.?

    Per quanto mi riguarda non si può dire a chi crea opere di ingegno “e vabbè, potevi metterci qualche cinese/afroamericano in più”, dire a Seth McFerlane le peggio cose perché asseconda tutti, ma proprio tutti, gli stereotipi culturali e sociali inerenti sesso, religione ed etnia. Si fa la fine di un Facci che va a dire a Sorrentino per la Grande Bellezza “eh si però, invece di inventarti una Roma fittizia potevi benissimo ispirarti a quella reale”.

    Qual è lo scopo di questo continuo “picchettamento” (passatemi il termine)? Fare in modo che gli altri abbiano la nostra stessa visione del mondo che, chissà perché, assomiglia un AD della Benetton? Fare in modo che aumenti l’offerta o impostare delle “quote” all’interno di ogni opera audiovisiva per non scontentare nessuno?

    Per quanto riguarda la “lotta allo stereotipo”, come già anticipato da Paolo, Tarantino s’è divertito a smontarli uno per uno, partendo da ‘Jackie Brown’ passando per ‘Kill Bill’ e ‘Inglorious Bastards’ fino all’ultimo ‘Django Unchained’. Direi che l’immaginario collettivo, grazie anche ad un autore mainstream come Tarantino, si sia parecchio modificato in questi anni…e uno dei fratelli Wachowski ha anche cambiato sesso!

    Ed in più voglio lanciare una provocazione. Spesso qui su SR si è parlato – e lo si fa anche qui – di principesse Disney e di Barbie, in merito al modello da loro proposto, ovvero quello di una sgallettata col vitino da ape, modello che le donne (!) si sentono in dovere di imitare. Ecco, forse esistono altre ragioni per cui la Barbie ha esattamente quelle proporzioni e magari non sono ragioni etiche e culturali ma estetiche e funzionali, come ad esempio la:

    http://www.fastcodesign.com/3025620/barbies-lead-designer-defends-barbies-crazy-proportions

    Anche l’analisi non può limitarsi al solo punto di vista femminista-sociologico. O usi una metodologia che comprende la coesistenza di varie discipline o stai facendo semplicemente anti-propaganda senza uscire dallo sterile botta e risposta dicotomico.

  16. anna

    5 febbraio

    Chiara, condivido appieno la tua posizione, e per questo credo sia il caso di spiegarmi meglio: il mio rifermento al sessismo era un esempio a noi particolarmente familiare (su SR), che ho portato con lo scopo di contraddire l’idea che la rappresentazione nei media non sia poi troppo importante. Perché lo è, sempre, e questo intendevo quando parlavo di rappresentazione delle donne e delle diversità in generale: non certo che ritengo la diversità etnica o fisica “meno importante” di quella sessuale! Assolutamente. La mia perplessità su questo articolo, fin dall’inizio, ha riguardato esclusivamente l’accusa di Whitewashing ad Hunger Games: Katniss è parte (come figlia naturale) di una famiglia in cui spiccano le caratteristiche fisiche della sorella e la madre, minute e bionde, con gli occhi azzurri. Lei per contrasto è mora, con ovvio riferimento al fatto che somiglia più al padre (e ne fa le veci nella famiglia). La questione dell’etnia “sbiancata” mi sembra quindi una forzatura, soprattutto considerando l’esempio al contrario nello stesso libro, ossia Cinna, che da tipico middle class bianco diventa afroamericano nel film.
    Insomma, quello che intendo dire è semplicemente che accusare un film di colpe che non ha, andandole a cercare con la lente di ingrandimento (e trovandole magari dove non ci sono) non fa bene a nessuno.
    Distinguiamo nemici da alleati, o ci ghettizzeremo da soli/e. Tutto qui, spero di essermi spiegata meglio 🙂

  17. elena

    5 febbraio

    All’ottima analisi di Skywalker, mi sento di aggiungere un’altra cosa in relazione all’ultima provocazione che lancia: le donne hanno un’immagine distorta di loro stesse e del loro ruolo nella società perché influenzate dalla Disney e da Barbie? Che donne sono, se i loro riferimenti sociali e culturali sono un cartone animato ed una bambola che hanno usato per quattro anni quando erano piccole?

  18. Chiara B.

    5 febbraio

    Ok, Anna, ci sono =D Allora, per limitarci al discorso su HG, ti dico che anch’io lo considero tra i casi più positivi; il problema che rimane – in un film che, appunto, si è comunque comportato molto meglio di altri – è quello che Margherita evidenziava alla fine, e cioè che il casting per Katniss fosse ESCLUSIVAMENTE rivolto ad attrici caucasiche. E’ una scelta a monte, ed è una scelta in sé più significativa di quelle che riguardano personaggi pur positivi ma minori (Rue e Cinna), perché Katniss è la protagonista, è un personaggio enorme e sta su tutti i poster promozionali del film. Ciò detto, ripeto, condivido il tuo pensiero che HG compensi questa pecca con altri punti di forza e che sia più produttivo pensare, chessoio, a certi scempi che fa Moffat!

  19. Paolo1984

    5 febbraio

    Io sono d’accordo con Anna e sì credo, con tutto il rispetto, che stia diventando a certi livelli sempre più una questione di puntiglio politically correct e basta perchè realisticamente un attore deve o dovrebbe essere credibile anche fisicamente per il personaggio che interpreta ragion per cui Danny De Vito non può fare James Bond e Melissa McCarthy non può fare Catwoman per fare un esempio..e questa, scusate tanto, non è discriminazione, significa solo scegliere attori convincenti, adatti per il dato personaggio (il che non rende immuni da critiche: sul web è stata molto criticata la scelta di Chloè Moretz per il remake di Carrie in quanto giudicata “troppo carina” e perciò non credibile come Carrie White)
    E scusate ma dire che in film e serie tv (che ripeto, per me non sono semplicemente dei “media” come le pubblicità o le riviste, per me sono narrativa, arte pop e quindi andrebbero valutati in maniera diversa rispetto allo spot della Tim, per dire) sopratutto degli ultimi anni ci sia spazio solo per un’unica rappresentazione è semplicemente falso..ho fatto un po’ di esempi, ma si può aggiungere Glee, Queer as folk, American horror Story, Drop dead diva, i personaggi di Grey’s anatomy, Switched at birth dove abbiamo tra i protagonisti dei personaggi non udenti

  20. Anna

    5 febbraio

    ahhhh non vedo l’ora di avere occasione di parlare delle “donne di moffat”…e della lenta discesa a spirale di dr who. Mi sa che ci intendiamo! (scusate l’OT. rimango comunque convinta che dopo Winter Bones la Lawrence fosse l’unica vera candidata…e che nel libro, date le descrizioni, katniss fosse “caucasica”, più che altro di riflesso guardando la sorella, descritta con dovizia di particolari. Allora sarebbe da prendersela con suzanne collins, piuttosto!)

  21. francesca

    5 febbraio

    che bell’ articolo <3 vedere Khan bianco nel film di Abrams è stato super triste e senza senso. non che il resto del film sia un granché 🙁

    @skywalker: "di colore" non è "una locuzione sbiancata". E' una locuzione che indica persone non bianche. Quindi sì nere, ma anche rom e sinti, inuit e yopik, orientali, mediorientali, native americane e australiane, maori, indiane e bla bla bla.
    Questo vale per la maggior parte delle espressioni tacciate di essere "politically correct": stanno semplicemente cercano di evitare appiattimenti distorsivi della realtà.
    Metre "politically correct" è una locuzione con cui sessisti, razzisti e compagnia sostituiscono "non completamente bigotto" quando rivendicano il proprio diritto di esprimersi con sincerità (di esprimere con sincerità il proprio razzismo e il proprio sessimo, di cui spesso e volentieri non sono neanche coscienti) senza preoccuparsi delle conseguenze e degli effetti delle proprie parole.

    E, anche se amo Tarantino, penso che Django sia una rappresentazione problematica https://www.jacobinmag.com/2013/01/why-django-cant-revolt/
    Come dici tu, il punto è se ci sono altre rappresentazioni, meno problematiche. Ci sono? Quante?

    In generale, sono super d'accordo con Chiara B.
    E poi scusate, quando mai, nella vostra esperienza, ad una migliore rappresentazione delle minoranze corrisponde un prodotto di qualità più scarsa? No, perché nella mia esperienza non succede mai.
    Per dire, parlando di sit com, trovo HIMYM abbastanza noioso e ripetitivo, oltre che sessista e razzista (tra l'altro, ultimamente gli autori l'hanno fatta fuori dal vaso con una brutta parodia degli asiatici, e è esploso l'hastag #howimetyourracism), mentre seguo Orange is the New Black e Parks and Recreation, che sono di gran lunga più divertenti, e, incidentalmente, riconoscono il fatto che donne e persone di colore esistono in US, e non in proporzione 1:20 (non dico che siano chissà che, entrambi gli show hanno una protagonista WASP).

    ah, breve reminder su come essere alleat* delle donne che combattono il sessimo, poc che combattono il razzismo eccetera (PAOLO sto guardando te) http://www.blackgirldangerous.org/2013/09/no-more-allies/

  22. Paolo1984

    5 febbraio

    condivido quanto dice skywalker.
    Nel caso di film tratti da romanzi: se Katniss Everdeen o Harry Potter sono caucasici nei libri non ce la si può prendere con Collins o Rowling poichè un autore ha tutto il diritto di creare i personaggi che vuole e i realizzatori della versione cinematografica hanno tutto il diritto di stabilire se e quanto restare fedeli al libro senza essere accusati di razzismo/discriminazione da un lato o tradimento dell’opera originale dall’altro (accuse che giudico assurde in entrambi i casi).
    Sono abbastanza sicuro che il casting per il protagonista di Django Unchained cercasse un attore maschio afro-americano dal fisico prestante..questo è discriminante verso coloro che non possiedono tali caratteristiche? Certo che no, è un casting!
    Quanto agli “stereotipi” vorrei ricordare quando le associazioni italo-americane insorsero contro I Soprano rei di “perpetuare” il clichè del mafioso italiano, io credo che si possa dire che dato che i mafiosi italo-americani esistono, raccontarli peraltro in una serie di qualità, è una cosa legittima.

  23. Paolo1984

    5 febbraio

    Francesca, io il termine politically correct lo uso quando penso vada usato, so bene che razzisti e maschilisti lo usano per giustificare il loro razzismo e maschilismo ma io non decido le mie parole in base alle loro. E dico ciò che penso cercando di spiegarmi al meglio per evitare di essere frainteso ma ad un certo punto devo dire il mio parere senza preoccuparmi troppo di chi vuole incasellarmi (del tipo: attento, se dici queste cose sei per forza amico di X e nemico di Y oppure non sei di aiuto alla causa del Bene). Non ho visto la parodia degli asiatici in questione ma accusare di sessismo HIMYM almeno per gli episodi che ho visto non sta in piedi. E ho letto l’articolo su Django e bè accusare di “machismo” ed ossessione per la virilità (e ci sarebbe da discutere se tutto ciò che è considerato “mascolino” debba essere per forza maschilista, se raccontare una mascolinità che esiste debba essere sempre visto maschilista o omofobo, io non la penso così, penso che la cosa sia più complessa sopratutto in Tarantino) un regista come Tarantino solo perchè Broomhilda non è una Jackie Brown o una Beatrix Kiddo (ma anche lei è una donna forte, in maniera molto diversa da altre donne dei film tarantiniani, ma lo è e tanto peggio per chi non se ne accorge)..bè accusare di machismo (o di razzismo mascherato) Tarantino (il regista di Kill Bill e Jackie Brown e Grindhouse) vuol dire non capire questo regista e il lavoro che ha fatto sul recupero dei B-movie, dei western spaghetti e della blaxploitation, e la loro rielaborazione per creare qualcosa di originale. Se raccontare, mischiando western all’italiana (più fulciano che leonino, però) e miti nordici, la storia di un uomo che fa di tutto per liberare la donna che ama e che lo ama è maschilismo, io respingo questa interpretazione (il punto per me è i personaggi bianchi e neri di Django Unchained sono ben scritti? Sono plausibili? Potevano esistere persone così in quell’epoca? Tarantino ha raccontato la sua storia efficacemente? La mia risposta è sì) e se respingerla mi rende, secondo qualcuno, sessista o uno che sottovaluta il sessismo questo mi dispiace perchè considero il sessismo un disvalore della società che va combattuto, però riguardo a film e serie tv non cambio idea.
    aggiungo sommessamente, che non sarebbe male se un film venisse valutato per ciò che è e non in base a quanto si suppone utile alla nostra, pur nobilissima, causa

  24. skywalker

    5 febbraio

    @Francesca

    Grazie per la precisazione. In linea teorica hai perfettamente ragione ma purtroppo non ho mai sentito usare la locuzione “di colore” associata ad altre etnie al di fuori di quella africana (maori, sinti, australiani, giapponesi, mediorientali e compagnia cantante). Se diventerà di uso comune aspetterò che un dizionario qualsiasi ne registri l’uso, ma per il momento Balotelli è “di colore” e non Asamoah.

    Mi pare però di capire che nell’uso di “di colore” la discriminante sia l’appartenenza o meno all’etnia caucasica/bianca che definisce la macroclasse “di colore”, locuzione certamente più delicata e meno a sfondo razziale rispetto ad una cosa del tipo “i non-bianchi”. Stiamo dicendo la stessa identica cosa in due modi differenti, ma in un modo suona “rispettoso” e nell’altro razzista. La parola purtroppo è ambigua, che ne facciamo? Ci adeguiamo? Io non mi adeguo. Nè sopporto questa ipocrisia strisciante (ci tenete al colore? BENE! Allora cominciamo ad usare i Pantone o gli esadecimali! Non vi piacciono? Allora proviamo con i RAL!) mascherata da una formula “politically correct”, né quel benedetto asterisco (*) usato per evitare di identificare il genere! Come se la risposta ad ogni problema fosse un’asettica neutralità. Vogliamo evitare l’inevitabile? Ovvero continuare a suffragare l’uso del genere nella lingua italiana? BENE! Asterisco! Vogliamo evitare preferenze di etnia? BENE! I non-bianchi diventano “di colore” ed è tutto risolto.

    Le alternative sono accorgimenti linguistici, tutto qua?

    Per quanto riguarda Django ho letto molte analisi sul film (consiglio quelle de Gli Spietati) ma, in risposta a @Chiara – la quale faceva riferimento allo stereotipo del villan come “nero, messicano” etc. etc. – non pensavo a Jamie Foxx ma al personaggio interpretato da Di Caprio: un villan bianco, ricco e poco acculturato (l’antitesi non di Django ma del personaggio di Cristoph Waltz: bianco, poco abbiente, europeo ergo acculturato); come per “Kill Bill” dove abbiamo un’eroina a tutti gli effetti, maternità inclusa, addestrata da un misogino Pai-Mei, che la spunta su tutti i villan (in maggioranza donne tra l’altro).

    Per quanto riguarda le rappresentazioni “altre”, direi che in 20 anni di tv le cose sono cambiate parecchio. Io faccio parte della vecchia scuola, non guardo più telefilm, l’ultimo che ho seguito è stato “Scrubs” dove, per dirla una volta sola, JD e Turk sono amici per la pelle, uno bianco ed uno “non bianco” e Turk era sposato con Carla, una ispano-americana. Però in 10 anni ci sono stati “Queer as folk” (versione UK ed USA), “The L World” per le questioni GLBT, “Skins” e “One three hill” per tutte le menate adolescenziali (personaggi gay, non bianchi, etc. etc.), “Girls” di cui ultimamente si parla tanto perché la protagonista è finita su Vogue benché non fosse “conforme agli standard 90 60 90”. E penso che, visto l’andazzo, l’offerta continuerà ad aumentare e non perché si sia raggiunta chissà quale sensibilità sui temi socioculturali ma perché sono aumentati i canali tv, è nata la web tv, il target si marginalizza sempre più.

    Poi l’imperativo che muove queste produzioni è appunto “il riconoscersi”, il target si va via via a stratificare, ognuno avrà la propria nicchia. E’ arrivata la fine delle storie universali? Ne parleremo tra altri 20 anni.

  25. Garnant

    5 febbraio

    In quanto trekker mi sento di dire attenzione il Khan di STID non è causasico in senso americano, è britannico. Il cinema americano ha una lunga tradizione nell’identificare il britannico come cattivo, in quanto alien (c’è anche la canzone di Sting), soprattutto in quanto proveniente dalla terra corrotta e medievale da cui i padri pellegrini fuggirono alla ricerca della patria perfetta puritana senza tempo. Pensiamo alla figura di Darth Vader, un cavaliere nero con tanto di mantello. In questo senso il causasico americano perfetto, libero e puro e “naturale” è Kirk, che infatti combatte Khan, pur riconoscendogli inizialmente una certa comunità di intenti. Guarda caso, l’argomento di STID è la corruzione nella Federazione.

    Cfr. Richard Slotkin. Gunfighter Nation: The Myth of the Frontier in Twentieth-Century America

    Inoltre, in STID per Khan era stato scelto inizialmente Benicio Del Toro, che aveva poi abbandonato il progetto. Abrams si è ritrovato a scegliere un nuovo attore sotto Natale ed evidentemente ha pensato che il multiculturalismo per una volta si poteva mettere in secondo piano, visto che Star Trek ha fatto del multiculturalismo il suo argomento principale per 50 anni(ormai abbiamo certe combinazioni di alieni che sinceramente nessuno ci capisce più niente).

  26. CARLO SBREGHELLI

    30 marzo

    “Perché su tredici principesse Disney, ben nove sono bianche?”
    Perché la Disney è stata storicamente diretta e gestita da europei ed indirizzata principalmente ad europei, ergo è logico che abbia ripreso principalmente dal folklore europeo (specie nei primi anni quando gli USA erano a maggioranza bianca quasi assoluta, adesso la gamma di personaggi è più varia in concomitanza con una maggiore diversità razziale) ed indirizzato le produzioni verso un audience prettamente bianca.

    Cos’è, adesso il nuovo “fardello dell’uomo bianco” è garantire rappresentanza nei propri media a gente di tutto il mondo invece di lasciarli fare da sé e rappresentarsi come meglio si credono?
    Allora siete doppiamente arroganti, primo perché vi volete credere il grande salvatore bianco che dedica la sua vita e mette interamente a disposizione i suoi mezzi per elevare “i poveri popoli non-bianchi meno fortunati”, invece di incentivare semplicemente lo sviluppo di loro media autonomi in modo che la loro rappresentazione possa essere esclusivamente di loro competenza e fatta come meglio gli piace, cosa più logica e rispettosa; secondo perché volete imporre ai bianchi chi debbano voler vedere nei film e volete infilargli la “diversità” in gola con l’imbuto.

    “Si è persa una grande occasione per creare dei volti diversi, più fedeli alla storia e al tempo” I Sami sono geneticamente europei ed loro stessi lo hanno più volte affermato ai blogger di Tumblr che si lamentavano del film, ribadendo le loro lamentele non avevano senso.
    Cos’è, adesso i vostri sentimenti contano più dell’identità che un popolo decide di attribuirsi e di test genetici obiettivi?

    Che ci siano stati casi in cui attori di una razza abbiano interpretato personaggi di un background razziale/etnico diverso è ovvio (e ne siamo stati vittima anche noi italiani, vedasi imperatori e condottieri romani di origine anglosassone nei film peplum o anche moderni) e ben documentato.
    Il problema è che ci sono stati decine di casi opposti (Achille, Zeus e Patroclo neri, Elisabetta I mulatta, Heimdall, Lancillotto, Mannhereim, Frate Tuck, Orlando di As “You like it” ecc. neri, e molti altri ancora) e l’oltraggio delle folle “pro-eguaglianza e progressiste” è mancato (vedasi alla voce “Oltraggio selettivo”). Due pesi e due misure.

    “Perché in How I Met Your Mother i protagonisti sono tutti bianchi?” Perché è uno show diretto principalmente ad un’audience bianca?
    Guardatevi un film cinese diretto ad un’audience cinese e ditemi quanti personaggi non-est asiatici vedete in media.
    “Perché in Prince of Persia il principe è interpretato da Jake Gyllenhaal?” Perché i persiani sono un popolo iranico simile in aspetto agli Avari e ad altri popoli del centro dell’Asia?
    I Persiani non sono tuttora fisicamente simili agli arabi, e tanto più erano diversi nei secoli passati quando la Persia era stata ancora risparmiata da invasioni da penisola arabica e levante.
    “Perché in West Side Story, la protagonista portoricana, Maria, è interpretata da Natalie Wood?” Perché in maggioranza i Portoricani sono bianchi?
    Date un’occhiata alle statistiche demografiche del paese, non ci vuole nulla.

    Quello di cui parlate non è “Progresso”. E’ Arroganza. E’ ipocrisia. E’ ignoranza. E’ immaturità.
    Se volete un mondo più giusto ed tollerante, datevi da fare per prima cosa nel lottare contro le cause di questa intolleranza, che siano odio ingiustificato, convivenza forzata, forze politiche che lucrano nel fomentare l’odio razziale da una parte o dall’altra, xenofobi e xenofili.
    Ma non combattete contro i mulini a vento. Non è eroico, né produttivo per la vostra causa, né vi farà ricordare come i Martin Luther King della vostra generazione. E’ ridicolo, e basta.

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