Whitewashing. Sembra il nome di un programma della lavatrice e invece no.
Il termine, nella sua prima accezione, significa “imbiancare”, o “intonacare”; nella seconda, viene utilizzato per indicare la pratica del coprire vizi, crimini o scandali con un’immagine di facciata positiva, presentata al grande pubblico tramite mass media, o un qualunque tipo di propaganda. È stato usato in riferimento a dittature, aziende o agli stessi mezzi di comunicazione. Questo è noto a (quasi) tutti. Non è un mistero che la propaganda politica sia un guazzabuglio.

Il termine però ha un altro significato, che, almeno secondo me, è antropologicamente più interessante. “Whitewashing” indica anche la pratica di “sbiancare” dei personaggi all’interno di film, telefilm, fumetti, pubblicità, cartoni animati, film d’animazione e così via; ossia assegnare a ogni personaggio un aspetto caucasico di default, o prendere un personaggio originariamente non caucasico e renderlo caucasico per farne un prodotto più appetibile al pubblico (caucasico).

Facciamo degli esempi:

– Prendere un personaggio non necessariamente bianco e renderlo bianco di default: Katniss Everdeen.

Ora, io adoro Jennifer Lawrence e non l’avevo mai vista in azione prima di Hunger Games, quindi sono abbastanza grata di questa scelta perché mi ha permesso di conoscere lei. Tuttavia la questione relativa al suo casting è un po’ controversa: il personaggio nei libri non è bianco, non è nero, non è asiatico, non è ispanico ecc. Katniss è descritta come una ragazza dalla carnagione olivastra e dai lunghi capelli neri.
Quindi hanno scelto una ragazza bianca e bionda, le hanno messo dell’abbronzante e le hanno tinto i capelli. Il problema qui non è tanto “scegliere una ragazza bianca”, soprattutto perché nel libro non era specificato; il problema è che il casting call per Katniss Everdeen era specifico per ragazze caucasiche.

 

– Prendere un personaggio che originariamente è PoC (people/person of color) e renderlo bianco: Khan Noonien Singh

Se siete dei Trekkies (pardon, Trekkers) a questo punto avrete capito perché ci si arrabbia. Questo personaggio compare per la prima volta nell’universo di Star Trek nella serie classica (Spock e Kirk, per intenderci); vi risparmio i dettagli sulla trama, vi basti sapere che nella storia Kahn era un dittatore del Sudest asiatico e del Medio Oriente, e che era stato interpretato nella serie e nel film Star Trek II: L’ira di Khan dall’attore messicano Ricardo Montalbàn.

khan
Il personaggio fa parte anche dell’ultimo film di Star Trek, Star Trek: Into Darkness (2013), ma chi hanno scelto stavolta per interpretarlo? Benedict Cumberbatch. Proposte alternative, che oltretutto distruggono l’obiezione “serviva qualcuno di bello e famoso”, qui.

Sembra un problema di poco conto, e invece non lo è, perché si potrebbero fare molti, troppi esempi aggiuntivi. Ed è la rappresentanza della multiculturalità e multietnicità nei media a dover essere un default, non il bianco puro di Calimero lavato col sapone. Perché, ad esempio, Whoopi Goldberg non sarebbe Whoopi Goldberg se, da bambina, non avesse visto in televisione Nichelle Nichols interpretare Uhura in Star Trek. E non è un esempio casuale, lei stessa l’ha detto più volte.

E questo succede sempre, ovunque e comunque. Perché su tredici principesse Disney, ben nove sono bianche? E per quanto riguarda le altre, ce n’è una per etnia, una sola. Le bambine bianche possono scegliere tra nove principesse in cui identificarsi, le bambine nere in una, quelle asiatiche in una, quelle native americane in una, quelle arabe in una. Per non parlare di tutte le altre etnie che ci sono al mondo.

Per dire, Frozen è “liberamente ispirato” al mondo Saami, una popolazione ugrofinnica che occupava buona parte della Scandinavia e della baia di Kola in Russia. Sebbene molte delle persone di discendenza Saami abbiano un aspetto che classificheremmo come “bianco” punto e basta, i Saami avrebbero anche queste facce:

saami

Ora, non so voi, ma a me Frozen non è parso ambientato al giorno d’oggi. Si è persa una grande occasione per creare dei volti diversi, più fedeli alla storia e al tempo, invece dei soliti occhioni, nasini, menti piccoli, fronti proporzionate, orecchie minuscole e boccucce.

Per non parlare poi del fatto che, nel marketing, persino quel poco di diversificazione che c’è tra le principesse viene ammazzato da uno sbiancamento totale; prendete una maglietta Disney, uno zainetto, un astuccio, che diavolo, un banner sul sito del Disney store ispirato alle principesse Disney. Se raffigurate in gruppo, spesso (se non sempre) quattro principesse bianche saranno poste sul davanti, mentre le retrovie spetteranno a una (e una sola) delle quattro principesse di colore, assieme a una principessa bianca considerata meno importante o meno famosa. Wow.

disney

Io vi ho portato esempi di alcune delle cose che conosco meglio; fantasy, fantascienza e animazione. Ma se ci riflettete bene vi verranno subito in mente molti altri casi in show, telefilm o film che piacciono a voi.

Perché in How I Met Your Mother i protagonisti sono tutti bianchi?
Perché in Prince of Persia il principe è interpretato da Jake Gyllenhaal?
Perché in West Side Story, la protagonista portoricana, Maria, è interpretata da Natalie Wood?