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Uno ogni cassetta: del volantinaggio by bike

Uno ogni cassetta: del volantinaggio by bike

Avevo una vaga idea dell’esperienza alternativa che comportava infilare in ogni singola buca delle lettere i contundenti volantini; ma non immaginavo la varietà di reazioni che questo lavoro avrebbe suscitato nella gente e, soprattutto, in me stessa.

Mesi passati incollata allo schermo del pc cercando annunci lavorativi di disparati generi. L’importante al giorno d’oggi, dicono, è trovare un lavoro; e se ce l’hai, di tenertelo stretto. Anche se non dovesse essere quello per cui hai studiato, quello che sogneresti di fare fino alla pensione; che anche di pensione, sempre dicono, non dovete affidarvici troppo, voi giovani.

C’è da dire che molta gente, compresa la sottoscritta, non spera nemmeno di poter trovare al primo colpo il lavoro a tempo indeterminato che potrebbe risolvere la vita, almeno a lungo termine. E forse al momento nemmeno lo desidera perché – chiamatela immaturità, fase di transito o semplicemente voglia di variare il più possibile e fare nuove esperienze – avere la fortuna di poter ancora gestire il proprio tempo facendo un lavoretto a tempo determinato, e con un po’ di supporto familiare, rappresenta una scalata graduale ideale.

Sta di fatto che tra le centinaia di risposte agli svariati annunci, un segnale poi è arrivato. Il mio compito sarebbe stato quello di pedalare di cassetta in cassetta con mazzi di migliaia di volantini pubblicitari. La raccomandazione fondamentale riguardava il non tralasciare una sola cassetta e ignorare quegli enormi contenitori adibiti abitualmente proprio alla pubblicità che sono diventati di moda tra i condomini e qualche casa privata. Molto frequenti sono anche i classici annunci “No pubblicità’’ stampati a chiare lettere o riportati direttamente a mo’ di graffiti con un pennarello.

volantinaggio

Illustrazione di Valentina Cardana

Oltre a questi si possono aggiungere alla graduatoria persino gli innumerevoli cartelli di “Attenti al cane”. Ora, una tipa smunta che si appresta a frenare a ogni cancello con la sua bici nera sgangherata misto Graziella, ultracigolante e con l’impressione che di tanto in tanto qualche pezzo potrebbe perdersi per strada, non può essere ignorata dai suddetti cani da guardia. Eh già. Perché l’85% delle volte quei pastori tedeschi, dobermann, molossi rappresentati sono veramente così.

La percentuale restante è costituita da una varietà di cani di piccola-media taglia che in quanto a salti ed estensioni vocali competono perfettamente con la possenza dei loro colleghi giganti. Dicevamo, i cartelli. Nelle settimane di giri per i quartieri i cartelli di allerta canina passavano dal classico “Attenti al cane” ad “Attenti al cane e al padrone” fino addirittura a un più fantasioso “Attenti al cane, al padrone e al fucile” corredati di illustrazioni esplicative. Qualche volta sono comparsi pure degli “Attenti al gatto” accompagnati da foto di micini pelosi e obesi che sdrammatizzano un turno iniziato col piede sbagliato.

Malgrado tutto ciò, il mio interesse per cani e gatti rimane invariato. Anche se un pastore tedesco spunta sul cancello abbaiando a più non posso, non riesco a fare a meno di comprenderlo e di conseguenza, anche se non mi capisce, gli dico che ha ragione, che è il suo territorio e che sono io a sporgermi sul limite. Sono proprio i padroni, i proprietari delle case con i cartelli intimidatori, che destano in me la più totale assenza di simpatia.

E proprio i proprietari dei tanti appartamenti e case in circolazione sono la più vasta incubatrice tuttigusti di reazioni umane. Finora mi ritengo fortunata perché le volte in cui mi è capitato di trovare uomini, donne, signori e signore anziani presenti nei propri giardini o terrazzi mi hanno quasi tutti salutato gentilmente. Con qualcuno ci siamo pure fatti quattro chiacchiere en passant. E ci si scambia battute complici con i colleghi di volantinaggio che ogni tanto incontri nello stesso quartiere.

Per una che ha sempre avuto più la tendenza a recludersi è bello poter incontrare tanta gente diversa e disponibile in così poco tempo. Sicuramente, questo genere di lavori che ti porta per forza fuori in mezzo alle persone può essere una spinta in più per confrontarsi con il mondo fuori da luoghi privati o convenzionali o quelli didattici delle scuole. E poi, se si è patologicamente pigri, inforcare la bicicletta per lavoro comporta al tempo stesso l’attività fisica che mai ti saresti sognato di fare. Un due in uno ragguardevole.

Molte volte è capitato di dover suonare a diversi condomini per poter entrare nei palazzi dove le cassette delle lettere sono chiuse all’interno, senza ricevere risposta o consenso. Altre volte ancora la signora di turno al citofono ti ricordava con sprezzante tono acidulo che la pubblicità va nella pubblicità.

Non nego che, dal mio punto di vista, per fare quest’esperienza bisogna armarsi di infinita pazienza, anche in caso di denigrazione. Ma confesso che può capitare comunque di sentirsi dei guastatori della quiete per quanto voi stiate svolgendo il vostro lavoro. Nel pensiero popolare credo si intenda una differenza quasi netta tra un postino e un volantinatore.

Per esempio, qualche giorno fa, mentre distribuivo in una dozzina di cassette di un palazzo non mi ero inizialmente accorta che una signora mi tenesse d’occhio dal suo terrazzo. Mi ha parlato con disprezzo per l’ennesimo volantinatore che riempiva la sua e le tante altre cassette private. E nonostante tentassi cortesemente di spiegare il mio lavoro, e il fatto che, appunto, si tratta di un lavoro e non dell’intenzione di fare incazzare la gente, ha minacciato di picchiarmi se solo fosse stata meno vecchia per scendere le scale.

La pubblicità nella cassetta della posta come anche, per esempio, la telefonata del centralinista per i servizi telefonici all’ora di pranzo, hanno destato almeno una volta in tutti sentimenti di odio profondo; forse perché ci sono sempre di più e disturbano quello che stai facendo o ti danno spazzatura in più da dover buttare; e colpiscono nel tuo tempo libero, che è sacrosanto.

Tenendo un piede su entrambi i fronti non ritengo nemmeno di fare nessuna morale, né pro né contro, o di convincere alcuno di una parte o dell’altra. Perché si entra in una sfera che è molto più complessa ed è quella del libero pensiero, della propria opinione. E il punto secondo me è che non si tratta mai di convincere l’altro di essere nella ragione, ma anzi, di pensare che uno non può e non deve sempre pensarla come te, e che molte volte non è detto che il tuo pensiero sia giusto e quello dell’altro no, o viceversa.

Mano a mano che porto avanti quest’esperienza per i paesi della provincia padovana ho scoperto e continuo a scoprire angoli di campagna e piccoli sentieri nascosti tra gli alberi che forse difficilmente avrei visto perché mi costringo a inoltrarmi fino ai confini, ai limiti del territorio abitato. Passo da zone residenziali e popolari a industriali fino alle campagne sterminate e i boschetti. E scopro che in fondo quel territorio che da adolescente mi stava tanto stretto non è poi così male; e per ora va bene così.


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  1. Oriella

    23 giugno

    Da ex “volantinatrice” (ma solo da città) direi che l’articolo coglie in pieno alcuni aspetti veri e spesso trascurati… All’autrice, a cui va tutta la mia solidarietà!, sinceri complimenti per un articolo spassoso, brillante e ben scritto. Notevole l’appunto finale sul territorio, 10+! (ma davvero dovete ignorare “per contratto” i cassettoni e i “no pubblicità”?)

  2. valivi

    24 giugno

    Ho vissuto la tua stessa situazione quando ho fatto l’operatrice censitaria durante l’ultimo censimento e non posso che approvare quello che hai scritto. Ricordo ancora il terrore provocato da certi cagnoni…

    Vorrei tanto che la gente si girasse maggiormente del prossimo, visto che molti pensavano che fossi una truffatrice anche quando esibivo o il documento del comune.

  3. Garnant

    24 giugno

    Il volantinaggio nel paesello è stato il mio primo lavoretto, quando ero alle medie. Anche io ne ho ricavato riflessioni sull’urbanistica locale e sulla percezione della proprietà privata, ma poi sono diventata esattamente una di quelle padrone di casa acide che al citofono rifiutano di aprire la porta e intimano di lasciare tutto nella cassetta della pubblicità…

  4. valivi

    25 giugno

    CORREGGO QUELO CHE HO SCRITTO (IL T9 E’ IL MIO PEGGIOR NEMICO):

    Ho vissuto la tua stessa situazione quando ho fatto l’operatrice censitaria durante l’ultimo censimento e non posso che approvare quello che hai scritto. Ricordo ancora il terrore provocato da certi cagnoni…

    Vorrei tanto che la gente si fidasse maggiormente del prossimo, visto che molti pensavano che fossi una truffatrice anche quando esibivo il documento del comune.

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