Crea sito
READING

Voglio un genosociogramma sulla mia scrivania entr...

Voglio un genosociogramma sulla mia scrivania entro le 10

matrioskas

Illustrazione di Francesca Romano

di Valeria F. o Gynepraio

Un mese fa e per la prima volta in vita mia, ho ricevuto (oddio, l’ha ricevuta mio padre ma si sa che il mondo, per i notai, funziona per proprietà transitiva) un’eredità da un prozio buonanima.
Parliamo di un bilocale a Rimini, costruito negli anni 50. Insomma, quando in Romagna ci facevano solo le colonie per bambini poveri figli di operai, prima che arrivassero le bagnanti bionde nordiche con nomi esotici come Kristen e Brigitte Schneider che poi si mettevano con i bagnini, anch’essi con nomi esotici tipo Mirko e Dervis Casadei.

Mi è capitato di parlarne con la mia amica del mestiere e di intavolare una discussione sulla psicologia transgenerazionale. Questo è ciò che ne è uscito, ma sappiate che mi costerà caro: tre weekend in Riviera, trasporto e piadine inclusi.

Inizia tu. Non ho domande.
L’assunto alla base della psicologia transgenerazionale è che i progenitori, unitamente ai tratti genetici, ci abbiano lasciato traumi, segreti, fantasmi, messaggi non verbali inconsci. Si tratta di un’eredità pesante, non solo perché legata a eventi impattanti, ma anche perché affonda anche 2 o 3 generazioni addietro.

Come il tuo naso. In casa tua non l’ho mai visto un naso del genere.
Infatti è di mia nonna, pirla. Ci sono alcune eredità e legami che si trasmettono facilmente, in maniera esplicita. Spesso si dice “La nostra è una famiglia di avvocati”.

Beh, tu ti sei salvata dalla maledizione del foro.
Ma mia madre e mia sorella no, poverine! Forse non era un’eredità così stringente. Ci sono casi in cui la fantasia e il desiderio di perpetuare le tradizioni assumono un potere fortemente predittivo e condizionano la vita delle nuove generazioni, come nel caso delle dinastie industriali.

Le eredità psicologiche nascoste, invece?
Sono più sottili. Conoscerai sicuramente Anne Schützenberger (Gynepraio annuisce, millantando). È una psicologa di 95 anni ma più arzilla di noi, che ha dedicato gran parte dei suoi studi ad approfondire i meccanismi di trasmissione inconscia e involontaria da una generazione all’altra. Ha addirittura creato uno strumento, il genosociogramma, per sintetizzare graficamente in un albero i passaggi e gli scambi attraverso i quali traumi, segreti e conflitti sono giunti fino a un paziente.

Voglio averne uno, subito.
Richiede molto tempo, cara: implica fare i conti con persone sconosciute, o conosciute solo tramite i racconti dei tuoi genitori o nonni, quindi uno sforzo di ricostruzione non da poco. Anne è una persona meticolosa, risale anche di 250 anni.

Ma come fa?
Si parte di solito dai nomi e dalle date. In questo il calendario ci aiuta. Sempre la nostra Anne ha coniato il termine “sindrome da anniversario”, a indicare che certi parallelismi si verificano in giorni analoghi. Prima di affermare l’esistenza di questa sindrome, ha passato parecchio tempo a scartabellare i dossier di anagrafi e ospedali dalla Francia al Canada. Casi tipici: il neonato venuto al mondo nel giorno della morte di un anziano, lutti e incidenti che avvengono nella stessa data, malattie gravi contratte alla medesima età.

Un destino un po’ stronzo, diciamolo.
Più che altro un inconscio con ottima memoria e potenti mezzi a sua disposizione. Il sogno è un classico: un caso clinico studiato da Anne Schützenberger è quello di Natalie, una bambina che disegnava volti coperti da maschere antigas -senza sapere cosa fossero- e affermava di sognarle ogni notte. Si scoprì che un suo prozio era morto per effetto di un gas tossico durante la Prima Guerra Mondiale proprio il giorno della sua nascita: questo evento traumatico le era stato taciuto ma ne era comunque rimasta traccia, tanto che non le permetteva di dormire.

Povera Natalie.
Come se la propria non bastasse, ci si fa virtualmente carico della sofferenza dei progenitori e si soffre al posto di un altro. Pensa a fobie irragionevoli derivate da antichi traumi, come la violenza sessuale o l’aborto. Ma anche il senso di colpa del sopravvissuto a un campo di concentramento, lo shock post-traumatico delle vittime di guerra, il bisogno di rivalsa latente legato a un’onta mai vendicata. Il nomen omen, le colpe dei padri che ricadono sui figli per 7 generazioni, la Bibbia, l’Iliade, Dynasty, Lost. Ti basta?

Che psicodramma collettivo.
Butti parole a caso, ma stavolta hai azzeccato (Gynepraio sorride soddisfatta della sua boutade). Lo psicodramma è uno dei metodi per elaborare i nodi e i conflitti familiari irrisolti.

Non mi è chiaro come si sciolgono questi nodi, però.
In realtà, riconoscere l’esistenza di queste catene invisibili è di per sé un modo per interromperle: significa deporre un fardello di errori e vergogna. A volte la riconciliazione può avvenire attraverso atti simbolici, ad esempio riproducendo l’incontro chiarificatore tra il paziente e il suo genitore. Si recita e s’improvvisa con l’obiettivo di elaborare e reinterpretare il conflitto. Ti piacerebbe, pagliaccia.

Le prospettive quali sono?
Tanto per cominciare, smettere di tramandare alle generazioni future i “compiti non finiti”, come li chiama Anne Schützenberger, e dare loro l’opportunità di riscrivere ex novo il proprio copione e anche quello della famiglia. Sapendo che tanto, scoperchiato un segreto famigliare, probabilmente se ne creeranno di nuovi, complici gli eventi storici, i cataclismi, la casualità.

Ma come? Quindi si ricomincia?
Tutti contribuiamo alla storia della famiglia. Il segreto familiare non è per forza negativo, laddove non sia occultato da silenzio e vergogna. Tutte le famiglie hanno dei miti: il trisavolo emigrato che ha fatto fortuna rimboccandosi le maniche, il nonno trovatello che si ritrova un’eredità immeritata. Il mito serve a dare continuità e mantenere la coesione tra generazioni diverse.

Anche se è un mito per nulla sanguinoso, come il ragù di mia nonna di Romagna?
È un ottimo mito, va benissimo anche quello.

Anne Schützenberger, con un accento adorabile, ci parla di esseri umani, persone, non persone.

Enrica Locati è iscritta all’ordine degli Psicologi del Piemonte. Sta per terminare la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino. Ama il balletto, la buona cucina e la montagna; non apprezza i topi.

Valeria F. tenta da 31 anni di riprodurre il ragù di sua nonna. Nel tempo lasciato libero da questa incombenza, si occupa di marketing e scrive il suo blog www.gynepraio.com

Bibliografia
Anne Ancelin Schützenberger, La sindrome degli antenati, Di Renzo Editore, 2004.


RELATED POST

  1. Caterina Ghobert

    27 gennaio

    Bellissimo

  2. valeria

    28 gennaio

    ma grazie!

  3. Rosita

    28 gennaio

    Siete dei geni!!Ora potrò spiegarmi tante cose!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.