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Vita da avventurieri: Hilda di Luke Pearson

Vita da avventurieri: Hilda di Luke Pearson

Circa quattro anni fa, dalla matita di Luke Pearson nacque il personaggio di una ragazzina che non si voleva dare una calmata: Hilda.

Hilda è una bambina di età imprecisata che vive con la madre in una casetta immersa in una landa boschiva e rocciosa, un territorio popolato da creature fantastiche di micro e macro dimensioni. È una tipetta coraggiosa, amante delle avventure: la vediamo gioire alla notizia del temporale incombente e ansiosa per questo di piazzarsi nella tenda fuori da casa, durante la notte, per crogiolarsi nel calduccio del sacco a pelo e nella protezione che il sottile telo del rifugio le offre. Sì, è completamente matta.

HILDA TROLL

Il primo volume dedicato a questa giovane dai capelli blu petrolio e dalle gambe a bastoncino fu Hildafolk. Uscì nel 2010 (quando Pearson aveva 23 anni) per Nobrow, nota casa editrice londinese, rispettata e stimata per l’alta qualità dei prodotti che mette sul mercato e la sua scuderia di formidabili autori. Il libro ebbe un grandissimo successo, tanto che l’anno seguente uscì il suo sequel Hilda and the midnight giant, dando inizio ad una vera e propria serie.

Pare che Pearson realizzi un volume di Hilda all’anno: nel 2012 è uscito il terzo, Hilda and the bird parade; all’inizio del 2014 il quarto Hilda and the black hound. Intanto il primo volume è stato anche ristampato con hard cover e titolo modificato in Hilda and the troll.

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E in Italia? Bao Publishing ha pubblicato lo scorso mese Hilda e il troll, inserendolo nella collana Ba-Bao, dedicata ai più piccoli, ma anche a quei grandi che hanno voglia di riscoprire la freschezza di alcune atmosfere giovanili.
Il secondo volume della serie, Hilda e il gigante di mezzanotte, è pubblicato sempre da Bao ed esce… domani! Non dite che non ve l’avevo detto.

Com’è evidente dai titoli, quella di Hilda è una saga a carattere fantasy: le creature tirate in ballo nel primo volume, i troll, non sono gli antipatici commentatori della rete, bensì figure tipiche della mitologia dei paesi nordici, uno dei cui tratti somatici caratteristici è il lungo naso. Esistono troll buoni e troll cattivi. I troll, indifferentemente dalla loro indole, diventano pietra con la luce del sole (perciò in genere si spostano quando fa buio) e sono infastiditi dal suono delle campane. In calce al primo volume, Hilda e il troll, è presente una doppia pagina di spiegazioni sul comportamento di queste figure. È tratta dal libro che Hilda stava leggendo distrattamente quando la sua storia è iniziata (ovvero Troll e altre creature pericolose) e vi può insegnare molte cose.
Per quanto riguarda i giganti, i dubbi sono già meno: si tratta di figure simili agli uomini ma di grandi dimensioni. C’è chi li considerava alla stregua degli uomini, chi li considerava divinità. Come li intenterà Hilda?

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Hilda ha un animale domestico di nome Twig che la segue ovunque, lo potete vedere nella splendida copertina del primo volume (sembra una piccola volpe, ma ha delle corna biforcute; ed è blu nel primo volume, beige nel secondo, e poi ufficialmente bianco negli altri). Nonostante viva isolata dal resto del mondo, non è una bambina timida o introversa. Al contrario, tende a far amicizia con tutti gli strani esseri che incontra; magari diffida in un primo momento, ma alla fine decide sempre di fidarsi.

Le caratteristiche più pregevoli di Hilda sono la curiosità e la testardaggine. Insomma, è una ragazzina che deve sempre andare a fondo nelle cose, per vederci chiaro. Se la prima avventura accenna a queste sue peculiarità, nel secondo episodio della serie, Il gigante di mezzanotte, è evidente che il fatto di dover essere sfrattata di casa non le vada a genio e voglia indagare sul perché i piccoli elfi invisibili ce l’abbiano con lei.

La madre (“MAMMA!”) è una donna mite che non ama gli scontri (“Lascialo stare, Hilda. Credo che venga per stare al caldo. E poi ci porta la legna”) e asseconda gli entusiasmi della figlia con amore e sacra pazienza. È un architetto, che ad un certo punto accarezza l’idea di un trasferimento in città per maggiori comodità sia legate al suo lavoro che alla crescita di Hilda (“Potresti andare in una scuola normale… E farti qualche… amico appropriato”).

Trovo interessante il fatto che, almeno in questi primi due episodi della serie, Hilda e sua madre siano gli unici esseri umani presenti nella storia. Un nucleo familiare essenziale: non c’è padre, non ci sono fratelli, parenti. Entrambe vivono contando una sull’altra, e ciò non comporta problemi o sofferenze per nessuna delle due. Non sappiamo dove siano “tutti gli altri”, cosa sia successo. Possiamo solo intuire che altre persone esistano, ma vivano in città. Dato che la serie di Hilda si propone come all ages, una serie per lettori di tutte le età, è apprezzabile il fatto che Pearson abbia evitato di dipingere la genesi delle avventure della piccola come qualcosa che nasce da un ambiente stereotipico delle favole, dove la mancanza di qualche membro familiare viene generalmente spiegato con “era orfana da parte di” oppure “era una trovatella” o anche “il padre era in guerra/il padre era lontano per lavoro”. Scegliendo di descrivere sinteticamente il contesto familiare, ha evitato di influenzare giudizi e opinioni di lettori anche giovanissimi e li (ci) ha lasciati liberi di immaginare le cose.

I’m an illustrator and comics artist. Sometimes I say I’m a cartoonist as it sounds more fun and less like someone who just draws the pictures.

– Luke Pearson

Luke Pearson (foto usata con il permesso dell'autore)

Luke Pearson e Draco (foto usata con il permesso dell’autore)

Illustratore e fumettista, Luke Pearson (classe 1987, viva i giovani), è stato definito “un astro nascente” e a ragione. Ha uno stile molto versatile ed è un abile narratore: al di là della serie su Hilda, lo testimoniano anche Everything we miss (storia che racconta una relazione che sta finendo), Some people (che raccoglie alcune short stories) e le sue storie apparse su antologia, tra cui l’adattamento di una favola giapponese, il geniale The boy who draw cats, o Wearing the black horns (costruito come un manga) e Nostalgia. Se fate un giro sul suo sito ufficiale potete trovare tutto questo materiale alla sezione “Comics”.
Nel 2013 ha avuto un paio di nomination agli Eisner Awards: oltre che per Hilda, anche come Best Writer/Artist accanto a mostri del calibro di Burns e Ware e i fratelli Hernandez. E, beh, ha fatto anche una copertina per il New Yorker.

Seguitelo! Questo è il sito ufficiale: http://lukepearson.com/

 

Hilda e il troll, Bao Publishing, Cartonato con dorso telato, 40 pagine a colori: 14 Euro [shop casa editrice]

Hilda e il gigante di mezzanotte, Bao Publishing, Cartonato con dorso telato e (e glitterato!), 48 pagine a colori: 14 Euro (in vendita da domani)


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  4. Valeria Righele

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