Crea sito
READING

Se il Venezuela si rivela un paese che va a rotoli

Se il Venezuela si rivela un paese che va a rotoli

venezuelaweb

Illustrazione di Carol Rollo

di Salomè Sodini

Per me è tutto iniziato con la carta igienica.
L’ottobre scorso ho vissuto a Boa Vista, stato di Roraima, Brasile, ad un paio d’ore dal confine con il Venezuela. Comunemente, gli abitanti di Boa Vista sono soliti prendere la loro auto, o pagare dei taxi collettivi che in portoghese vengono chiamati lotação, e varcare il confine per andare a fare la spesa a Santa Helena de Uairén, dove puoi dormire una notte in un albergo mediamente pulito per l’equivalente di 2,50 euro, e puoi cambiarne una cinquantina in bolivares (l’attuale moneta del Venezuela) per passarci un fine settimana, dandoti a spese folli, comunque ne riporterai indietro più della metà.

Anche la famiglia di J., l’amica che mi ha ospitato, andava a Santa Elena a fare la spesa; ricordo che mi aveva fatto un po’ ridere sua madre, che l’aveva richiamata indietro quando già eravamo uscite in cerca della lotação per chiederle se gentilmente si ricordava di prendere pure la carta igienica.
Mi avevano spiegato che Santa Elena, oltre che il paradiso dei trucchi firmati a meno dell’equivalente di dieci euro e degli alcolici che costavano quasi meno dell’acqua, era anche il paradiso della casa: deodoranti per ambienti, mobili per il bagno, carta igienica, valeva la pena riempirsi la macchina e riportare tutto indietro. Un po’ come quelli che vanno a mettere benzina in Svizzera dal Nord Italia, avevo risposto io, ricordandomi di un conoscente di mio padre che viveva nei pressi di Varese, e J. mi aveva detto che lo facevano pure lì, con così tanta insistenza che ad un certo punto avevano messo due pompe a Santa Elena: una riservata a chiunque, una solo per i venezuelani che sennò rimanevano senza.

Mentre io, J. e la nostra amica P. vedevamo dalla macchina paesaggi incredibili ricordo che tutto questo mi era sembrato meraviglioso, volevo proprio vedere questo posto dove avrei messo le mani su una trousse di Chanel a meno di dieci euro e avremmo riportato a casa vodka preta (vodka nera) come se fosse acqua.
Non avevo ovviamente considerato che per tutte queste cose c’era un prezzo, ad esempio un paese così povero dove già la moneta brasiliana (real) valeva quattro volte tanto, figuriamoci gli euro, ma avevo iniziato ad accorgermene arrivate a Pacaraima, ultimo municipio brasiliano prima del confine, per cambiare lotação. Mentre fino a lì ci aveva portato una macchina normalissima, abbastanza comoda, dopo un’attesa di qualche minuto ne avevamo presa una assolutamente improbabile, con la tappezzeria interna logora e le sospensioni – a giudicare dal comfort interno – distrutte. Quanto può cambiare il mondo in qualche metro? Lì per lì, impegnata a pregare che la macchina reggesse almeno fino a destinazione, non me lo sono chiesta, mi viene in mente adesso ripensandoci.
A Santa Elena abbiamo comprato i trucchi firmati a meno di dieci euro, la vodka preta e i gamberi proprio come mi avevano promesso le mie amiche, siamo state a mangiare il pesce in un ristorante molto caro e molto buono, ho scoperto che le banane sudamericane fritte sono una cosa meravigliosa e che i panettoni italiani – già a fine ottobre! – per non so quali giri sono disponibili anche in Venezuela.

Non abbiamo trovato però la carta igienica, anche se abbiamo girato un sacco di negozi perché J. aveva detto alla madre che l’avrebbe comprata lei e non voleva tornare a mani vuote. Da quando in qua, insomma, manca la carta igienica nei negozi? La domenica mattina abbiamo fatto l’ultimo tentativo, e in portunhol (misto di portoghese e spagnolo) abbiamo chiesto ad una signora se eravamo noi che la carta igienica non la trovavamo. “No no”, ci ha detto lei, “non c’è proprio, quella che m’era rimasta in negozio l’ho presa io per casa, provate a sentire nell’altro supermercato”. Non ricordo se ci siamo andate davvero, nell’altro supermercato, o se era già il tempo di tornare a casa, ma J. l’ha dovuta comprare a Boa Vista e noi tre siamo tornate in Brasile senza sapere che la nostra storia personale si era incrociata con quella del Venezuela.

Soltanto dopo essere tornata in Italia ho scoperto che la ricerca della carta igienica non era stato soltanto un contrattempo di quel giorno, ma uno dei tanti problemi che affliggono il Venezuela. Cercando di capire come mai avevamo peregrinato da un negozio all’altro senza risultato, ho scoperto che il problema carta igienica va avanti almeno dal maggio scorso e che nel paese attualmente non ci sono fabbriche: il governo ha fatto chiudere quelle in funzione per riorganizzarne produzione, distribuzione e marketing, preferendo comprare nel mentre i tanto ambiti e utili rotoli in Colombia. Secondo il governo venezuelano, presieduto da Maduro, c’è una sorta di complotto dietro a questa pressante richiesta di carta igienica, i produttori stanno tentando di far salire la domanda, in modo da poter rivendere i loro prodotti più avanti ad un prezzo più alto. Questo per un paese socialista è inaccettabile, e come misura preventiva il governo ha già fatto arrestare svariati “parassiti capitalisti” – ossia molto spesso commercianti accusati di alzare i prezzi a caso, magari complottando con gli Stati Uniti per distruggere l’economia del paese. Il dato di fatto è che oltre alla carta igienica mancano ormai regolarmente zucchero, olio, caffè e ci sono sempre più frequenti blackout che lasciano al buio zone intere. Anche la sicurezza degli abitanti è quasi inesistente: un paio di mesi fa ha fatto scalpore il caso di una ex miss Venezuela, Monica Spear Mootz, uccisa insieme al marito durante una rapina in autostrada. Non a caso, si dice di evitare di percorrere il paese in automobile, anche di giorno se possibile, e il sito viaggiaresicuri.it raccomanda addirittura di non visitare da soli nemmeno i luoghi turistici, ma affidarsi sempre a tour operator. Perfino la mia Santa Elena, che non raggiunge minimamente questi livelli (siamo pur sempre andate e tornate noi tre ragazze da sole), è stata nel mio viaggio in America Latina l’unico posto in cui a ragione o a torto mi sono sentita vagamente in pericolo, vuoi perché ero una donna, vuoi perché ero una turista. Tutti questi elementi lasciano presagire che la vita non sia però facile nemmeno per i locali.

Con la contestazione di una squadra di baseball cubana nell’Isola di Santa Margherita, il 2 febbraio sono iniziate le proteste di cui stiamo sentendo parlare adesso in Italia. Gli studenti universitari sono scesi in piazza chiedendo maggior sicurezza, poi già che c’erano hanno pure chiesto se non si poteva fare qualcosa per la carta igienica, i prodotti di prima necessità, i blackout, e se eventualmente non era il caso che il presidente Maduro si dimettesse. Maduro non l’ha presa proprio benissimo, ha condannato le proteste senza appello e mandato la Guardia Nazionale a reprimerle duramente (leggi: nel sangue). Nonostante sembri che l’insoddisfazione venga perlopiù espressa da una specifica classe sociale – la classe media oriunda – e non siano presenti ufficialmente sindacati, il malessere sembra ormai appartenere a tutto il popolo.

Una volta ho letto una frase che mi pare fosse riferita ad Anna Frank e che pressappoco diceva così: muove più a compassione una singola persona, che migliaia di altre nella stessa identica condizione. Ma forse è giusto così, se potessimo sentire il dolore di tutti non riusciremo a vivere. Forse si adatta anche a questo articolo: malgrado sappia perfettamente che il mondo è devastato da guerre e proteste per ogni dove, adesso sono preoccupata per il Venezuela.
Non riesco a smettere di pensare alle strade di Santa Helena in cui ho mangiato i gamberi, bevuto la vodka preta e tentato di imbastire una conversazione in spagnolo che più che altro era portoghese con il cameriere del ristorante. Non riesco a smettere di pensare a chi per quelle strade ci sta camminando adesso.

Sitografia:

http://www.viaggiaresicuri.it/index.php?venezuela (Scheda sul Venezuela nel sito viaggiaresicuri.it)
http://caracaschronicles.com/ (Blog in inglese sul Venezuela)
http://www.ilpost.it/2013/05/17/venezuela-carta-igienica/ (IlPost già a maggio 2013 informa che in Venezuela manca la carta igienica)
http://www.lettera43.it/cronaca/venezuela-guerra-della-carta-igienica_4367595277.htm (Il Venezuela importa 50 mln di rotoli di carta igienica dalla Colombia a maggio 2013)
http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/07/news/venezuela_uccisa_ex_miss-75371984/ (Uccisione di una ex Miss Venezuela mentre aspettava il soccorso stradale)
http://www.internazionale.it/news/venezuela/2013/10/01/maduro-espelle-3-diplomatici-usa-a-washington-non-risulta/ (Espulsione dei diplomatici statunitensi dal Venezuela e teoria del complotto del presidente Maduro)

In portoghese:
http://www.cartacapital.com.br/internacional/palco-de-confrontos-entre-opositores-e-chavistas-venezuela-e-terreno-fertil-para-insatisfacao-4177.html/view (analisi della situazione sociale in Venezuela fatta dal giornale cartacapital)
http://www1.folha.uol.com.br/mundo/2014/02/1416821-governo-venezuelano-bloqueia-acesso-a-redes-sociais.shtml (sull’accesso bloccato ai social network)

Hashtag utile per sensibilizzare sulla faccenda: #prayforvenezuela


RELATED POST

  1. Ita

    19 marzo

    Bisognerebbe chiedersi come mai il Venezuela, uno dei più grandi paesi al mondo produttori di petrolio, non ha i soldi per comprare la carta igienica.
    Paese grazie ai cui soldi la maggior parte degli stati dell’America Latina si sta via via liberando dalle ingerenze economiche e politiche degli Stati Uniti. Da decenni la storia laggiù si ripete con embarghi (anche se ora non sono più espliciti) e tentativi di golpe da parte degli USA per distruggere ogni tentativo dell’America Latina di liberarsi da loro..La USAID (Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale) ne è la principale responsabile, insieme agli imprenditori e all’ex presidente Uribe, acerrimo nemico di Chavez. Degli studenti, mi spiace deludere qualche sognatore, solo il 15% è contro al governo, ovvero coloro che frequentano le università d’elite (fino al 99 infatti, prima di Chavez, esistevano università soltanto per i ricchi, poi Chavez le ha aperte per tutti) e sono appunto finanziati…tra questi ricordiamo Mano Blanca, i lettori più vecchi ricorderanno, per gli altri, googlateli.
    Un po’ di link utili:
    http://venezuelanalysis.com/news/10148
    http://www.ambulatoriopopolare.org/2014/02/tentativo-di-golpe-in-venezuela-2/

    Sull’USAID: http://www.resistenze.org/sito/te/po/ve/poveab14-006337.htm
    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=13377

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.