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L’annosa questione degli uomini molesti al b...

L’annosa questione degli uomini molesti al bar, che ci proveranno con te fino allo stremo

di Miriam Goi

Qualche tempo fa, io e un’amica eravamo sedute al tavolo di un bar vicino casa. Era un venerdì sera chiassoso, il locale era pieno di persone con un’età media di 25-27 anni e la birra era a prezzo scontato. Nella nostra conversazione era finito un po’ di tutto: università, lavoro, le insicurezze per il post-laurea imminente, le nostre rispettive famiglie, Girls, il rispettivo “significant other”.

Stavamo parlando da ore, quando due ragazzi sui trent’anni anni ci hanno interrotte, uno a testa bassa, lo sguardo intimidito ma sorridente, l’altro nelle vesti di accompagnatore: “Scusate ma il mio amico è molto timido e vorrebbe solo presentarsi”.
I due ragazzi, dopo essersi presentati, senza chiedere, si sono seduti. Hanno iniziato a parlare, all’inizio in modo apparentemente cordiale, chiedendo chi eravamo, cosa facevamo. Mentre facevano qualche domanda ho risposto al mio ragazzo su Whatsapp, che mi chiedeva come stavo e come andava la serata. È stato in quel momento che uno dei due mi ha sottratto il telefono dalle mani e mi ha presa di mira, accusandomi di volermi isolare.
“Ridammi il telefono. Ok gli scherzi, ma tieni le mani ferme” gli ho risposto, dovendogli forzare la mano per riaverlo. Ha replicato facendomi il verso, prendendo il suo telefono e fingendo di scrivere a qualcuno, azzardando una mia imitazione con voce stridula: “Mi isolo da voi e scrivo a qualcuno”, “Mi annoiate troppo”.

Chi erano quelle due persone? Perché si sentivano in diritto di invadere lo spazio mio e della mia amica e di compiere un improvviso salto da due chiacchiere “informali” ad una forzatura insistente e assolutamente non gradita? La situazione da quel momento in poi è degenerata e di lì a pochi minuti i due ragazzi hanno iniziato a non ricordarsi più le battute della scena che si erano preparati. Hanno esternato così la natura di quella conversazione e di quell’atteggiamento: “Ragazze, chiediamo scusa, è una cosa che dà fastidio a molte donne, lo so, ma ci siamo seduti qui solo per corteggiarvi e dovevamo inventarci qualcosa”.

Il degrado massimo è stato raggiunto quando in mancanza di idee migliori per riuscire a trattenerci hanno proposto un gioco: ognuno avrebbe dovuto sfidare se stesso e dire “io dico che ora faccio la cosa x” e farla. Uno dei due ragazzi, per aprire le danze, è andato a tirare un ceffone (“ma è solo uno schiaffetto”) ad un uomo seduto ad un tavolo vicino. Io e la mia amica abbiamo chiesto scusa allo schiaffeggiato, dissociandoci da quello che era accaduto e prendendo la strada dell’uscita subito dopo.

Non c’è nessuna scusante per un’invasione di questo genere. Uno o più uomini si sentono autorizzati a far sapere ad una donna (o più) cosa pensano di lei, ad invadere spazi che non li riguardano, per il solo esistere della donna intorno a loro, come se il suo ingresso nel campo visivo maschile e la presenza di alcuni elementi spesso chiamati in causa come “discolpanti” (es. era vestita così, aveva una faccia cosà) giustificassero questo comportamento. Mi piaci, quindi sarai corteggiata. Voglio la tua attenzione; me la prendo con la forza.

Meditando sull’incidente del bar, ho realizzato questo: i due ragazzi in questione sono la perfetta incarnazione di coloro che non possono accettare che due donne vogliano parlare insieme, da sole, conversando di argomenti che non li riguardano e che magari potrebbero anche essere fuori dalla loro portata o dai loro schemi mentali abituali.  No, non va bene.

Gli uomini escono e parlano tra di loro; le donne no. Se escono è perché vorranno l’attenzione degli uomini, no? Le donne si prendono lo spazio che dovrebbe essere dovuto loro da secoli e millenni. Lo fanno con gioia, con orgoglio, senza nessuna voglia di essere interrotte, se non da una presenza voluta e piacevole, ma questo non sembra possibile.

Anche se i toni dei due ragazzi di cui vi ho raccontato fossero rimasti pacati, i loro modi piacevoli e i loro gesti non fisicamente violenti, non avremmo dovuto sentirci in dovere di accettare la loro presenza, che non è un diritto dato in nessun caso.

La scenetta del “siamo qui per corteggiarvi, che vi piaccia o no”, è meschina, ingiusta e insopportabile. Rappresenta una concezione per cui agli uomini tutto è dovuto, nella quale le donne devono solo accettare, fare un sorrisino ed evitare di scrivere al proprio ragazzo, perché non sia mai che i riflettori si spostino da loro. E invece non bisogna dovere nulla a nessuno, che questo “nulla” sia il proprio corpo, il sesso, un sorriso, un dialogo, un bacio, uno sguardo. “Women are not outside for your entertainment”.

Credit: Tatyana Fazlalizadeh

Credit: Tatyana Fazlalizadeh

Ho un solo rimpianto. Aver risposto con la fuga, non aver usato abbastanza le parole contro la situazione che si stava mettendo in scena, esclusi pochi momenti isolati. Non avremmo dovuto essere io e la mia amica a sentirci costrette a lasciare il bar, ad abbandonare un tavolo dove una conversazione condivisa ci era piaciuta così tanto.  Se ne sarebbero dovuti andare loro, a testa bassa e con la coda tra le gambe. E invece no, per paura, per abitudine, forse a nostra volta per schemi mentali, abbiamo risposto con eccessiva pacatezza. Sicuramente una lezione da fare nostra per la prossima volta.


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  1. Quello che non capisco è come facciano certi uomini a non rendersi conto di “non essere graditi”. Voglio dire, come fai a non renderti conto che stai mettendo in imbarazzo una donna (e con “imbarazzo” intendo proprio “il non sentirsi a proprio agio”), che la stai infastidendo, che lei non ha nessunissima voglia di fare una conversazione con te?! Davvero. Io non capisco.

    A me è successo una volta in treno, il viaggio di 45 minuti più lungo della mia vita. Ero così sollevata quando finalmente è arrivata la mia fermata per poi scoprire che era la fermata anche di quel ragazzo molesto (voglio dire, vedi che ti rispondo a monosillabi, cambio di posto ecc. ma tu continui a farmi domande moleste). L’unico modo per togliermelo di torno? Ho inscenato una telefonata al mio “finto” ragazzo. Che tristezza.

  2. Veronica

    2 dicembre

    mio dio, neppure alle scuole medie…voglio sperare che fossero ubriachi, vista la birra in offerta

  3. Paolo

    2 dicembre

    “corteggiare” va bene (e anche una donna può farlo) ma bisogna sempre capire quando non si è graditi. E di solito lo si capisce, chi insiste lo fa deliberatamente ed è responsabilità sua.

  4. Enzo

    2 dicembre

    Detto tutto il male possibile per quei due stronzi, mi chiedo perche` le due ragazze non si siano rese conto subito che appunto di stronzi si trattava. Quale tipo di conversazione o di rapporto pensavano di avere con due tipi che si presentavano in quel modo – e in quell`ambiente? Una discussione socratica sul significato della vita? Mi aspetto commenti sul fatto che sto spostando la colpa (come al solito, si dira`) sulle donne. Eppure non e` così`. Si attribuiscano al maschio le responsabilità` millenarie che pesano sulla sua coscienza. Tuttavia, la cosa si sarebbe interrotta se le ragazze avrebbero educatamente (o anche meno) rifiutato l`approccio. La cui natura mi pare fosse evidente fin dall`inizio, nell`atteggiamento e nelle parole usate. )(

  5. DAGMAR

    3 dicembre

    per non parlare di quelli che ti tormentano sul posto di lavoro. Che non capiscono che il tuo ritrarti dal loro invadente e non gradito abbraccio, significa che non vuoi sobbarcarti quell’abbraccio, che non vuoi quel contatto.

  6. Valentina Cardana

    3 dicembre

    Enzo, credo di aver capito leggendo l’articolo (ma sono pronta ad essere smentita dall’autrice in qualsiasi momento) che le due ragazze sospettassero fin dall’inizio che i due non nascondessero intenzioni sincere (ergo, come dici tu, fossero due stronzi). I miei commenti sulla difesa delle donne in questa situazione – come già aspetti con il tuo atteggiamento prevenuto di difesa a un libero parere che dovresti aver espresso con convinzione (e invece proprio per il tuo alzare lo scudo mi da la sensazione opposta)- non sono per salvare una categoria o escluderne un’altra. Anche perchè detesto personalmente affermare che le donne sono una categoria e gli uomini un’altra, vado sempre molto più sul giudicare la Persona.
    Detto questo, so che ci sono persone che non si fanno problemi a mettere subito in chiaro che tu le stai importunando. E ci sono persone che, come anche me, reagiscono in maniera diversa. Magari per timidezza, o pacato rispetto o gentilezza, o qualsivoglia pensiero, altri sono più portati a non urlare allarme non appena uno si avvicina a te, che sia giusto o sbagliato.
    Io, personalmente, se vengo avvicinata da uno sconosciuto che risulta lievemente molesto non gli dico ”mi stai molestando”sia pur educatamente (che per esperienza, cercare di sviare da un molestatore essendo gentili ed educati è impresa più complessa e intricata di quanto immagini), ma perchè sono fatta così. Se la situazione degenera, com’è accaduto alla ragazza che si è ritrovata a scrivere al cellulare con il suo ragazzo e ha ricevuto una reazione esagerata da parte di uno dei due che ha svelato una situazione più drammatica e ingestibile di quanto potesse sembrare (insomma, oltre a essere molesti erano pure bugiardi e aggressivi), ecco che anch’io sentirei di dover fare qualsiasi cosa pur di non trovarmi più davanti a quei due.
    Per cui, Enzo, responsabilità millenarie che pesano sulla povera groppa del maschio incompreso e attaccato dalla vittima donna, non credo tu abbia capito bene quest’articolo. Penso anche che, avessero rifiutato educatamente l’approccio fin dall’inizio, la reazione altrui non sarebbe stata comunque altrettanto educata, visto come si è svelato l’arcano poi…

  7. miriam

    3 dicembre

    Enzo, ti rispondo almeno con due motivi. Ma sono due di una lunga lista:
    innanzitutto io e la mia amica la sera stessa eravamo state in un altro locale. Allo stesso tavolo cui sedevamo c’erano anche alcuni ragazzi e ragazze non italiani, che si erano conosciuti casualmente qualche ora prima. Uno dei ragazzi ha attaccato bottone e anche se per un attimo ho pensato che sarebbe stato fastidioso, in realtà si trattava di una persona molto piacevole ma soprattutto molto rispettosa. La conversazione aveva incluso poi una ragazza e un ragazzo e quando avevano inteso che io e la mia amica volevamo tornare alla nostra conversazione, non avevano avuto nulla da ridire e nessuno si è offeso.
    Il secondo motivo, più complesso e importante, è che in quanto ragazze ci sentiamo sempre di dover uscire indossando una corazza. Dobbiamo sempre avere mille occhi e mille orecchie, farci domande su come siamo vestite, sulle persone che ci fissano sui mezzi pubblici, su qualunque nostro singolo atteggiamento, su come potremmo fare a non incappare in situazioni indesiderate o reagire quando ci troviamo coinvolte. Non si tratta solo di uscire di casa e pensare “potrei incontrare qualcuno che mi frega il portafoglio”, ma piuttosto di tante domande “qualcuno mi fermerà di nuovo per strada?”, “qualcuno si accosterà a me sui mezzi in modo inquietante?”, “qualcuno mi urlerà dietro da una macchina in corsa?” e così via. L’elenco è infinito. Se non lo si è provato, non credo si possa capire fino in fondo. Questo non è giusto e non è giusto neanche aspettarsi che noi siamo 24 h su 24 persone responsabili per dover affrontare le cattiverie e la bruttura di un certo mondo là fuori: ci sono delle volte in cui la corazza si butta in un angolo, si pensa solo a ciò che si sta condividendo con un’amica, le difese si abbassano e quando vieni presa alla sprovvista perché per una volta nella vita non stavi a farti mille domande e mille paranoie su quello che sarebbe potuto succedere, succede. E tu sei impreparata. E speri davvero di sbagliarti e che quelle persone saranno carine tanto quanto quelle che hai conosciuto un paio d’ore prima. Poi invece ti accorgi che ti sei sbagliata e che avresti dovuto reagire con più decisione e con più forza e speri di farne una lezione di vita per la prossima volta, pregando con tutta te stessa che non debba mai più accadere.

  8. Carla

    3 dicembre

    E’ successo tante volte anche a me, come a tutte… Alla fine dell’articolo dici che forse la prossima volta non reagirai con pacatezza. Io sono una dalla risposta facile, e spesso ho risposto male in queste occasioni. Sai poi la paura, mia e delle mie amiche? La paura che ci seguissero in gruppo fuori dal locale, o che avessero una reazione violenta, anche verbale, invece di girare i tacchi e andarsene fuori dai piedi. Purtroppo quando qualcuno attacca bottone si tende a non voler pensar male, perchè magari è una persona interessante con cui fai una chiacchiera e tanti saluti, e non per forza l’ennesimo rompiballe in calore. Si spera sempre che capiscano che tu vuoi solo stare con la tua amica, ma bisogna arrivare a dirglielo esplicitamente e allora sei acida/stronza ecc. Passare il resto della serata coi loro occhi puntati addosso e trovarti ad ascoltare le loro risate, sperando che non parlino di voi e -ripeto-che non ti seguano quando esci… a me è passata la voglia di rispondere male! Ma hai perfettamente ragione a dire che sarebbero LORO a doversene andare. Grazie per l’articolo!

  9. ANDREA

    7 dicembre

    Ragazze, però essere molto più decise è determinante. C’è poco da fare ma personaggi simili si riconoscono subito, non esiste che uno arrivi e si sieda al tavolo senza essere invitato. Certi tipi sono abituati a fare così, ed invogliati a continuare proprio perchè non ricevono opposizione, ma ovviamente non sto colpevolizzando Miriam e la sua amica, capisco bene che per poca esperienza a situazioni di questo tipo, sia difficile reagire nel modo giusto).

    Secondo me non c’è altro da fare se non alzare subito la voce e dirgli in modo fermo che stanno disturbando e di andarsene, se non lo fanno, il titolare del locale deve prendere provvedimenti immediati. Un’altra cosa importante è mostrare assoluto disinteresse. Male che vada si chiede aiuto. Stessa cosa per le molestie sul lavoro, bisogna sempre reagire senza mai apparire intimorite, perchè subire è una cosa assurda e dà potere ai molestatori, convincendoli che il loro modo di fare è efficace.

    Miriam, tu dici: “Gli uomini escono e parlano tra di loro; le donne no. Se escono è perché vorranno l’attenzione degli uomini, no? ”

    Appunto per questo motivo la cosa migliore da fare è essere risolute fin dall’inizio a rifiutare il loro approccio, se no si convincono proprio di questo, e cioè che due donne “sole” non possono non essere in cerca di compagnia maschile.
    Tenete presente che gli “esperti” dei siti insulsi di stampo maschilista/bestioide/misogino, consigliano ai loro consimili di essere gentilissimi e fare i simpaticoni-accattivanti, per portarsi a letto le ragazze, e poi mandarle a quel paese dopo aver soddisfatto i loro istinti. Alcuni persistono con queste “tecniche” anche a lungo, per conquistare la fiducia della loro “preda” (per loro non esistono donne, ma solo prede, zo..le, tr.. e via dicendo). Al massimo, quelli che hanno qualche soldo da spendere, vanno con le pay, che considerano vere donne, e che danno più soddisfazione delle free. In pratica questi sono regrediti a bestie. E il bello è che si considerano intelligenti. La cosa positiva invece è che la maggior parte degli iscritti a quei siti in realtà le donne non le vedono neanche col binocolo, a parte forse, qualcuno, le pay, come le definiscono.

    Se non si è risoluti con personaggi simili, come dicevo prima, questi si sentiranno autorizzati a comportarsi così. Poi, Miriam, non capisco come mai con tutte le persone presenti nel locale non sia intervenuto nessuno e l’uomo che ha ricevuto lo schiaffo non abbia fatto niente.
    Comunque, riguardo la paura che se allontanati possano aspettare fuori, la polizia serve anche per questo; nei casi più gravi non c’è niente di male a chiamare le forze dell’ordine, anche se mi rendo conto che per una ragazza è una cosa scocciante ed è avvilente pensare di dover arrivare a questo. Se la situazione si fa seria e nel locale ci sono telecamere, i video possono essere utilizzati come prova.

    Mi vengono in mente le campagne contro la violenza sulle donne, con una ragazza a testa bassa, ripiegata su se stessa: troppa passività! Ai voglia poi a dire di lasciare subito il partner ai primi segnali di carattere violento o geloso.
    Anche a scuola i ragazzi possono infastidire le compagne e usano spesso la parola “tr..a” (anche molte ragazze, purtroppo).
    Se aspettiamo che siano i maschi a rendersi conto che sbagliano, stiamo freschi. Dovrebbero essere le ragazze a prendere in pugno la situazione e a reagire duramente. Quando andavo alle superiori ho assistito più di una volta a situazioni con ragazze che finalmente si sono decise a rispondere a tono, e il risultato è stato notevole, molto migliore di quando sono state difese dagli altri compagni. Hanno dato anche coraggio e stimolo alle altre compagne.

    Un’altra cosa che ho notato è che i molestatori, soffrono veramente quando hanno a che fare con donne molto caparbie caratterialmente, che rispondono a tono, si sanno difendere, oppure, dipende dalle situazioni, li ignorano completamente. Quindi, per avere maggiori possibilità di ottenere quel che vogliono, puntano ragazze timide, complessate, timorose o semplicemente troppo educate (che quindi vanno aiutate, consigliate e sostenute da chi gli sta vicino).

    In ogni caso, perchè subire passivamente?
    Tenendo conto invece che molte donne riversano la loro aggressività contro le altre donne (oppure contro se stesse, in vari modi), non sarebbe meglio canalizzare una giusta, sana grinta difensiva contro gente che prova piacere (più o meno consapevolmente) a rovinare la vita altrui? Io una volta ho sentito 2 ragazzi molestatori parlare fra loro, e vi assicuro che è stata una cosa da vomito, per loro la donna è un guscio vuoto, questi tipi sono veramente cattivi, spietati e misogini, anche se parliamo di gente giovane non bisogna dargli attenuanti, tanto non cambiano.

    Concludo ripetendomi… sono d’accordo con Enzo: ma perchè le ragazze non sono più toste a rifiutare certi approcci? Per la mia esperienza, per alcune cose che ho visto, è la cosa migliore da fare. Quindi sono d’accordo anche con Miriam: la prossima volta (sperando comunque che non succeda più) sono sicuro che reagirai in modo deciso e dovranno essere i molestatori ad andarsene.

  10. Miriam

    8 dicembre

    L’annosa questione non era mica quella degli uomini e del perché si sentono autorizzati a comportarsi in un determinato modo?
    Andrea, nel tuo commento ci sono tante cose buone e giuste, ma non capisco perché soffermarsi così a lungo su chi reagisce (o non lo fa) al disagio e non su chi lo causa. Tu dici “Se aspettiamo che siano i maschi a rendersi conto che sbagliano, stiamo freschi.”. Ecco, no. Sono d’accordissimo sul fatto che noi ragazze dobbiamo fare ogni sforzo possibile per cambiare le cose e per vivere in un mondo migliore e che ci rispetti di più, in caso contrario non amerei questo sito e la possibilità di leggere così tanti punti di vista diversi, costruttivi, critici. Ritengo però davvero sbagliato l’assunto che mette a confronto maschi e femmine, dando per scontato che i primi non arriveranno mai ad un’evoluzione e all’abbandono di comportamenti sessisti se le seconde non andranno a scuoterli giorno e notte.
    Mi spiace ma io vorrei parlare un pochino di più anche dei maschi, del perché si comportano così, cosa ha influito sui loro comportamenti e sulle loro credenze per indurli a comportarsi in un determinato modo e cosa si potrebbe fare alla radice per cambiare la società e l’educazione sessuale/sentimentale/umana di suddetti individui. Detto questo, non sottovaluto minimamente l’importanza di una reazione ferma e decisa: se non la ritenessi così importante non l’avrei messa nella chiusa dell’articolo come speranza soggettiva e collettiva per me e per tutte le donne e ragazze che si trovano loro malgrado in queste spiacevoli situazioni. Sulla tua conclusione, Andrea, che riprende quello che dico a fine articolo, spero davvero di non essere più quella che alza i tacchi per ritrovare la tranquillità perduta della serata: ma queste cose tante persone, me compresa, le imparano col tempo. E parlarne, discuterne e confrontarsi intorno all’aneddoto raccontato nell’articolo è per me importantissimo anche per questo motivo.

  11. Veronica

    10 dicembre

    Caro Andrea, quello che dici è molto giusto e lo condivido.
    E cerco di metterlo in pratica.
    C’è però una cosa che, probabilmente, da uomo non comprendi appieno, ovvero la paura: in casi come questi e altri peggiori, c’è un meccanismo di “autoprotezione”, probabilmente fallato, che ti fa pensare che se non sei aggressiva o mostri semplice disinteresse non rischi che la situazione degeneri.
    Parlo proprio di incolumità fisica: io in situazioni come questo ho paura che una mia reazione possa portare a conseguenze serie. Lo stesso per i molestatori da strada: non mancherebbero certo i modi e i termini per rispondere a certe volgarità, ma c’è la vocina dell’autoconservazione che ti dice: zitta, allontanti e non dare confidenza, potrebbe passare ai fatti e nella migliore delle ipotesi potresti venire picchiata.
    la paura della violenza fisica, a causa della disparità di forza e spesso anche dell’essere numericamente inferiori è il vero blocco in queste situazioni.

    Purtroppo è un’arma a doppio taglio, perchè il non reagire “da pazze” viene preso come un’implicita accettazione della cosa.

  12. pixelrust

    22 dicembre

    Da maschio, io resto allucinato – sia dal comportamento descritto nell’articolo,
    sia dai commenti di altri maschi che
    1) spostano la responsabilita’ dai molestatori sulle donne molestate
    2) negano di aver spostato la responsabilita’ dai molestatori sulle donne molestate

    Smettiamola.

    > “Se aspettiamo che siano i maschi a rendersi conto che sbagliano, stiamo freschi”
    Completamente in disaccordo. Io sono un maschio e sono in grado di rendermene conto, quindi puo’ riuscirci qualunque altro maschio: non sono un semidio ne’ non sono stato allevato in una comune femminista.
    Primo passo per riuscirci: ascoltare le donne e le loro esperienze.

    > “Se aspettiamo che siano i maschi a rendersi conto che sbagliano, stiamo freschi”
    Non vedo un “noi” collettivo qui. Non mettiamoci (mi rivolgo agli altri maschi) sullo stesso piano delle donne che vengono molestate. Se le cose restano come sono, per noi non è certo grave come per loro. Loro “stanno fresche”, noi continueremo a goderci i privilegi che vengono dall’avere il pisello – incluso il privilegio di non doverci rendere conto che sbagliamo.

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