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Uomini e donne al potere: la differenza sta negli ...

Uomini e donne al potere: la differenza sta negli ormoni?

L’organizzazione aziendale, per intenderci quello che studiano i futuri manager, è in gran parte fuffa. A volte, però, offre spunti di riflessione. Esistono modelli teorici – i quali semplificano e schematizzano il funzionamento delle imprese – che tirano in ballo il sesso. I libri di testo, infatti, etichettano un certo modo di fare affari come “femminile” piuttosto che “maschile”. Secondo questi manuali, ci sarebbero addirittura intere nazioni con una cultura di business con le caratteristiche di un genere o dell’altro: ai poli opposti, gli Statunitensi avrebbero uno stile marcatamente maschile, mentre in Asia è predominante quello femminile. Di certo, volenti o nolenti, gli stereotipi che avete in mente vi hanno già aiutato a capire il perché di queste associazioni: i tipici affaristi americani amano il rischio, sono aggressivi, individualisti e orientati al risultato, caratteristiche generalmente assegnate agli uomini. Al contrario, gli uomini d’affari asiatici sono più collettivisti, riflessivi, orientati alla relazione e non amano lo scontro diretto, insomma rispondono allo stereotipo femminile. E gli Europei? Si attesterebbero a metà strada.

C’era bisogno di queste categorizzazioni fatte con l’accetta? Non proprio (ed è per questo che considero gli “organizzatori aziendali” dei venditori di fumo). Se non altro, però, queste teorie ci introducono a un tema più interessante e controverso: è differente il comportamento di uomini e donne d’affari, uomini e donne di potere?
In un recente articolo apparso su The Atlantic (ma lo potete trovare tradotto sull’Internazionale n. 55 anno 21, 13-19 giugno 2014), l’assenza femminile ai vertici della società è spiegata proprio da un atteggiamento differente. Le donne sembrano affette da un’incrollabile tendenza alla scarsa autostima. Mentre gli uomini stimano al rialzo quello che sono capaci di fare, le donne lo stimano al ribasso. Il punto di forza dell’uomo sarebbe dire di saper fare quello che non è in realtà in grado di fare, essendone pure convinto. Pur essendo una distorsione della percezione di sé, e come tale potenzialmente nociva, questa naturale sicurezza, emanata dalle parole e dagli atteggiamenti “maschili”, ispira fiducia. Inoltre, bluffare consente alle persone capaci, ma con poche conoscenze, di raggiungere posizioni migliori, aprendosi nuove strade e nuove opportunità di imparare. Anche se buttarsi può portare al fallimento, molto spesso si rivela invece una strategia vincente, perché le competenze mancanti verranno in seguito acquisite (oppure, semplicemente, la tua ignoranza non verrà mai scoperta). Questa è una spiegazione plausibile alla penuria di donne ai vertici, e lancia un monito alle ragazze: non siate voi le prime a discriminarvi!

illustrazione di Edmon de Haro

illustrazione di Edmon de Haro

Ma se è vero che il comportamento delle donne è diverso da quello degli uomini, perché succede questo? Le spiegazioni possono essere solamente due: o è un atteggiamento innato, o viene appreso. Naturalmente, è possibile anche una combinazione dei due fattori.

Alcuni ricercatori si sono dedicati a studiare la possibilità che il testosterone, ovvero l’ormone maschile, modifichi le caratteristiche comportamentali dell’individuo quando si tratta di lanciarsi in situazioni rischiose. Dato che è noto che gli ormoni in generale influenzano il comportamento, perché non potrebbero anche condizionare la carriera lavorativa?

Ad esempio, alcuni studi (tipo questo e questo) hanno cercato una correlazione tra un atteggiamento finanziario rischioso (come quello dei broker, che giocano in borsa) e i livelli di testosterone. In effetti, questi due fattori sembrano andare a braccetto. Curiosamente, questo vale anche per le donne – sì, anche le donne hanno testosterone, anche se in media molto meno degli uomini. Inoltre, un altro studio ha rilevato che le donne che usano la pillola anticoncezionale hanno una propensione al rischio fluttuante a seconda delle fasi del ciclo mestruale, mentre la propensione al rischio di quelle che non la usano è costante nel tempo.

E quindi? Gli ormoni, ovvero le differenze biologiche innate, hanno di sicuro un ruolo importante nel determinare gli atteggiamenti personali. Ciò non significa, tuttavia, che le donne e gli uomini abbiano capacità intellettive differenti! È anzi assodato che maschi e femmine siano ugualmente intelligenti. Gli atteggiamenti indotti dagli ormoni influenzano però il percorso lavorativo personale, attraverso una diversa propensione al rischio.

In più, c’è da dire che anche l’educazione fa la sua parte. Sarebbe irrealistico pensare che i comportamenti di una persona vengano influenzati solo dagli ormoni in circolo! Molti modi di pensare e di agire vengono insegnati a partire dall’infanzia. Alcuni condizionamenti possono venire impartiti persino inconsciamente da parte dei genitori.

In un esperimento, veniva esaminata la propensione alle materie scientifiche di alcuni bambini e bambine. In seguito, veniva chiesto ai genitori di valutare, per ogni figlio, la stessa propensione. È emerso che, a parità di competenze scientifiche, i genitori ritenevano che le figlie femmine avessero più difficoltà e meno interesse per le materie scientifiche. Inoltre, alcuni genitori (in particolare i padri) tendevano ad usare un linguaggio tecnicamente più corretto (e quindi più “difficile”) con i figli maschi.

Più o meno consciamente, quindi, i genitori, e tutti gli adulti in generale, creano un contesto che spinge ad atteggiamenti diversificati a seconda del genere, atteggiamenti che si cristallizzeranno poi fino ad arrivare in età adulta. Ma questo non ci sorprende, vero?

Utilizzando le parole degli autori di questo studio, “Given the large discrepancy between the number of women and men in science careers but the small gender difference in test performance, innate ability alone cannot account for gender differences in the science labor force. At a minimum, it would seem that the cultural context magnifies any possible preexisting gender differences in ability to create the large gender difference in science participation.”

Questi subdoli condizionamenti possono chiaramente sfociare in vere e proprie auto-discriminazioni… per non parlare poi dei pregiudizi e delle discriminazioni vere e proprie. Non solo, infatti, un’educazione sbagliata influenza la percezione che un individuo ho di sé, penalizzando in partenza alcuni appartenenti a determinati generi (o etnie), ma crea anche discriminazioni esterne, tra i diversi gruppi, peggiorando ulteriormente la situazione e creando un ambiente ostile.

Riassumendo, riprendiamo la nostra domanda: che differenze generali ci sono tra uomini e donne al potere? Biologicamente poche, dettate solo da una diversa aggressività e propensione al rischio dovuta agli ormoni in circolo. Le capacità e le competenze non cambiano, e sono dovute al carattere e al percorso personale piuttosto che al sesso. La forza della propria autostima viene poi fortemente influenzata dal contesto culturale. Il problema che ne consegue è la barriera all’entrata: questa diversa propensione al rischio, i condizionamenti culturali e le discriminazioni esplicite fanno sì che le donne che riescano ad arrivare ai vertici siano ancora poche. Un muro troppo alto da abbattere? Se per gli ormoni ci si può fare poco (solo tenerne conto), tutto il resto però può cambiare, e un buon punto di partenza è intervenire sull’educazione dei bambini.

 

In pratica, insomma, tutti questi fatti ci danno qualche suggerimento:

 

  • Per le donne: lavorate sulla vostra autostima, e fatevi qualche dubbio in meno.
  • Per gli uomini: lavorate sulla vostra auto-analisi, e fatevi qualche dubbio in più.
  • Per i datori di lavoro: tenete conto del fatto che le donne tendono a sottostimare le proprie abilità, e gli uomini a sovrastimarle.
  • Per i genitori: state attenti a non differenziare l’atteggiamento nei confronti dei vostri figli maschi o femmine.
  • Per tutti: sappiate in che direzione lavorano i vostri ormoni, e siatene consapevoli!

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  1. Paolo1984

    7 luglio

    articolo interessante, sì gli ormoni contano ,ma credo che rischio e prudenza eccetera possano appartenere ad un uomo come ad una donna. Quanto all’educazione: quella ideale per me è l’educazione che cerca di infondere nei figli, maschi o femmine, la giusta dose di fiducia in se stessi, gli sprona a dare il meglio senza schiacciarli e ne rispetta le inclinazioni. Io voglio credere che oggigiorno (anche se non viviamo in un mondo perfetto nè credo ci vivremo mai) se una donna vuole studiare materie scientifiche può farlo

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