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Ride bene chi ride in pubblico? Sulla Turchia e le...

Ride bene chi ride in pubblico? Sulla Turchia e le arretrate dichiarazioni del vicepremier Arinc

Lunedì scorso, in occasione della Id al-fitr, la festività con cui i musulmani celebrano la fine del Ramadam, il vice premier della Turchia, Bülent Arinc, ha tenuto un discorso dedicato a ciò che lui ritiene essere una minaccia incombente sulle teste del popolo turco: la dissoluzione dei costumi, il decadimento dei veri valori.

Arinc, dirigente del partito islamico conservatore Akp, convinto che i suoi compatrioti abbiano smarrito la retta via, ha accompagnato le sue parole con un’esortazione rivolta sia agli uomini che alle donne, perché siano più casti, con un alto senso della vergogna e dell’onore.

Chastity is so important. It is not only a name. It is an ornament for both women and men. [She] will have chasteness. Men will have it, too. He will not be a womanizer. He will be bound to his wife. He will love his children. [The woman] will know what is haram and not haram. She will not laugh in public. She will not be inviting in her attitudes and will protect her chasteness.
(quote from hurriyetdailynews.com)

L’uomo dovrà essere padre e marito devoto. La donna saprà cos’è morale e cosa non lo è. Per questo non riderà in pubblico. Eviterà cioè di assumere atteggiamenti ammiccanti e proteggerà così la sua castità.

Il vice premier. Why so serious?

Il vice premier. Why so serious?

“Dove sono le nostre ragazze, quelle che arrossiscono con delicatezza, chinano il capo e distolgono lo sguardo quando noi le guardiamo, diventando simbolo di castità?”, si è chiesto il bardo.

Nel grande calderone della depravazione, finiscono anche gli adolescenti, resi ormai mostruosi “sesso-dipendenti” dalle serie televisive, da internet e dalla frequentazione di un certo tipo di ambienti, tra cui le università. E coloro che hanno tante auto e finiscono con l’utilizzare troppa benzina.

Arinc ha insistito sul malcostume femminile, sostenendo anche che le donne dovrebbero utilizzare meno il telefono cellulare, e parlarsi piuttosto faccia a faccia. Ma non per raccontarsi le barzellette, chiaro.

La reazione delle donne turche non si è fatta attendere. Sui social network la risposta è esplosa in poche ore: online sono comparse foto (fatte con l’inutile telefono cellulare di cui sopra) di donne di tutte le età che ridono, sorridono, fiere di farlo, rivendicando la propria libertà e il sacrosanto diritto a indolenzirsi i muscoli del viso tendendo gli angoli della bocca verso l’alto, mostrando i denti. Il tutto sotto gli hashtag #kahkaha (risata) e #direnkahkaha (resistere e risata).

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Il 75enne Ekmeleddin İhsanoğlu, che corre alle elezioni presidenziali col partito d’opposizione, ha replicato su Twitter alle dichiarazioni del vicepremier: “la Turchia ha bisogno di donne che ridano, ha bisogno di sentir echeggiare quelle risate ora più che mai”. Altri esponenti del partito oppositore, hanno additato quella forma mentis come sbagliata, problematica, sottolineando come sia stato il malgoverno di quel partito a ridurre la Turchia in questo presunto stato di decadenza, negli ultimi 12 anni. Il portavoce del partito democratico ha glissato dicendo che d’ora in poi tutte le dichiarazioni di Arinc verranno accolte con una risata.

La situazione turca

Se da una parte ci possiamo consolare con queste ultime affermazioni, che dimostrano come non tutti i turchi condividano questa mentalità fascista, ci deve però preoccupare il fatto che in Turchia le elezioni presidenziali siano imminenti (si vota il 10 agosto). E il partito conservatore riscuote ancora parecchi consensi. Una decina d’anni di successi economici ha fatto sì che la cultura musulmana tornasse con prepotenza ad imporsi sulla cultura laica della tradizione.

La Turchia è sempre stata una nazione progressista in termini di diritti delle donne, almeno rispetto ai paesi limitrofi, ma negli ultimi tempi diversi episodi ne hanno messo in luce l’involuzione civile: ad esempio il fenomeno delle spose bambine (negli ultimi tre anni 134.629 minorenni si sono sposate, l’82% delle quali è analfabeta: con la nuova riforma dell’istruzione, le spose bambine possono lasciare la scuola), dei delitti d’onore (diventati suicidi) e della violenza domestica (nel 2011, il 39% delle donne aveva subito abusi).*
Il premier (capo di Arinc) Recep Tayyip Erdogan si è anche espresso contro l’aborto (legale in Turchia fino alla decima settimana): ha già avanzato proposte per abbassare il limite temporale entro cui effettuarlo.

Il premier Erdogan

Il premier Erdogan

Le donne che hanno manifestato in grande numero postando le loro foto hanno la nostra stima, assieme alle pacifiche proteste che a giugno si sono mobilitate per dimostrare il loro dissenso nei confronti dell’attuale governo, e oltre a loro anche agli altri capulchu.

*fonte: Corriere.it


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  1. mariasole

    1 agosto

    Anche se questa storia mi piace molto, trovo l’ultimo paragrafo (“La situazione turca”) un po’ problematico sotto diversi aspetti. Cara Valeria, posso chiederti se hai un background di studi (anche solo personali) sulla Turchia (o almeno sull’Islam) o se hai ricercato le informazioni per quel paragrafo apposta per scrivere questo articolo? Lo chiedo soltanto per capire se mi trovo di fronte a una persona che ha una comprensione/interpretazione della storia della repubblica turca molto diversa dalla mia, o se è solo una questione che non la conosci molto e queste sono le idee in cui ti sei imbattuta con una ricerca iniziale. Nessun problema in nessuno dei due casi, è solo per capire come impostare la mia risposta 🙂 (e premetto che in ogni caso odio l’akp)
    Ciao!

  2. Valeria Righele

    2 agosto

    Ciao Mariasole,
    non ho compiuto studi sulla Turchia, quello che ho riportato nel paragrafo cui fai riferimento tu è il risultato di ricerche online (perlopiù lettura di articoli apparsi su quotidiani stranieri, in lingua inglese, che riportavano la notizia delle dichiarazioni di Arinc, e opinioni di giornalisti su quanto sta accadendo in quel paese). Se vuoi possiamo parlarne, dato che i dati che ho riportato mi tornavano fuori in più articoli, di autori diversi, li ho dati per corretti. Dimmi dove convergono diversamente le nostre visioni 🙂

  3. Mariasole

    2 agosto

    Ok, i dati in sè non sono un problema, sono sicura che sono corretti, e sono d’accordo sulla gravità dei vari problemi riportati. Il problema è l’interpretazione della situazione in rapporto al passato. In Europa (e credo anche nel resto del mondo occidentale) c’è questa idea che la Turchia, da quando è diventata Repubblica nel 1923, è stata più avanzata di altri paesi limitrofi, e un esempio citato sempre per questo sono i diritti delle donne, come il fatto che le donne turche hanno avuto diritto al voto fin dal 1926. Questa è anche la narrativa tradizionale sulla storia del paese che viene spesso presentata nella stessa Turchia, ma una cosa da ricordare è che la storia in Turchia viene insegnata più come strumento di propaganda che altro (ancora più che in altri paesi), e i programmi insegnati nelle scuole (a livello universitario è già diverso, ma ovviamente pochi studiano poi la storia nello specifico all’università) sono più sul “mito della fondazione” che effettivamente su cosa è successo. Questa premessa è per dire che questo tipo di narrativa, sul paese che adotta una serie di strutture legali e statali europee e diventa più avanzato, viene spesso confermata nella Turchia stessa, ma non corrisponde necessariamente alla realtà storica.

    Detto questo. Ho due appunti da fare. Il primo è che accettare ciecamente il fatto che la Turchia è diventata moderna e più avanzata per aver improvvisamente adottato forme europee è eurocentrico. Non tutti i paesi devono per forza passare per le forme europee per “avanzare”, e l’adozione di processi culturali europei non costituisce necessariamente un “avanzamento”. Esiste anche il femminismo islamico, e la liberazione delle donne può assumere forme diverse in culture diverse. Comunque questo è un discorso lungo e non si può neanche dire che bisogna rispettare tutte le differenze culturali solo perchè sono differenze. A volte sono cose sbagliate che vanno assolutamente rigettate, intendo solo dire che non bisogna neanche cadere nella trappola di pensare che tutto ciò che non corrisponde alla liberazione delle donne europee è oppressione. E qui non mi riferisco assolutamente agli esempi che hai citato tu, che sono oppressione a tutti gli effetti, ma a questioni come il portare il velo, che è infatti sempre stato al centro delle controversie religiose in Turchia.

    Il secondo punto è un po’ più pratico. Quando la repubblica turca è stata fondata nel 1923 e ha adottato il laicismo francese, questo per molte donne non ha affatto significato la liberazione di cui molti parlano, ma una maggiore oppressione. Durante gli anni venti sono state implementate una serie di leggi che vietavano ogni tipo di espressione pubblica di religione, incluso nel vestiario. Questo non è stato un problema per le donne di classe medio-alta che vivevano nelle città ed erano già culturalmente vicine all’Europa, ma è diventato un enorme problema per le donne che già vivevano in condizioni di oppressione maggiore nelle classi più basse, nelle campagne e nei villaggi (ovviamente la maggior parte della popolazione). Per queste donne (e anche uomini) adottare il vestiario europeo andava troppo contro la loro intera cultura, e il non adottare la nuova cultura laica significava essere completamente tagliat* fuori da ogni possibilità di avanzamento nella nuova repubblica.

    Quando si parla della “tradizione laica” della Turchia bisogna capire che questa “tradizione” ha meno di cent’anni, ed è stata imposta sul paese dall’alto del governo (non eletto). Alcune persone sono riuscite ad adattarsi al cambio improvviso, altre no. Altre si sono adattate a malinquore solo perchè da un anno all’altro indossare certi vestiti in luoghi pubblici significava l’esecuzione (anche se questo succedeva solo nei primissimi anni, per stabilire il nuovo ordine). In realtà l’AKP non è il primo partito a ispirazione islamica che ha vinto in Turchia, è solo l’ultimo di una lunga serie fin dalle prime elezioni aperte negli anni 50 (i partiti precedenti tra l’altro erano molto più radicali). L’AKP è semplicemente il primo partito a ispirazione islamica che non è stato rovesciato da un colpo di stato e successiva dittatura militare (successo ben 4 volte in Turchia negli ultimi 50 anni).

    Comunque, per darti un’idea più precisa di cosa tutto questo ha significato per molte donne, fino alla fine degli anni 90 era praticamente impossibile per una donna col velo trovare un buon lavoro. Anche se aveva lauree multiple e voleva assolutamente mantenersi da sola. Anche se non c’erano leggi a vietare esplicitamente l’uso del velo al lavoro (tranne che in edifici statali), le professioni medio-alte non avrebbero mai assunto una donna velata, per una questione di “abitudine”. Non solo questo, ma fino a pochi anni fa era vietato portare il velo nelle università. La scusa per questa legge era che così si evitava che le famiglie costringessero le ragazze a portarlo. Tanto per conimciare molte ragazze lo portano di loro spontanea volontà, ma soprattutto le famiglie che costringono le ragazze a velarsi, piuttosto che mandarle a studiare vestite in modo “immodesto” impedivano loro di andare all’università. Letteralmente l’unico risultato di questa legge era che le ragazze che portavano il velo non potevano andare all’università. Così quelle di famiglie benestanti andavano all’estero, e quelle di famiglie di classe più bassa, che già erano quelle più bisognose di un’istruzione e di indipendenza, non potevano andarci affatto.

    In breve, i diritti per le donne non si ottengono costringendo una popolazione a cambiare la sua cultura.
    Ora uno dei problemi in Turchia è proprio questo enorme risentimento tra le due parti della popolazione: la parte che si era adattata alla nuova repubblica, e la parte che ne era oppressa (e che ora che ha più potere riperpetua l’oppressione nell’altro verso).

    Io spero ancora in una vittoria a sorpresa del candidato del HDP, il partito nato da Occupy Gezi, ma difficilmente succederà 😛 L’unica cosa sicura è che l’AKP non combinerà mai niente di buono e probabilmente continuerà a rendere la situazione ancora peggiore anno dopo anno, ma purtroppo la situazione era brutta, seppur in modi diversi, anche prima, e troppa gente ha paura di tornare ai tempi in cui non far parte delle elite secolari urbane significava essere tagliati fuori da qualsiasi possibilità di avanzamento sociale, e l’esercito scendeva a massacrare la gente per strada quasi a ogni decade. Non c’è stata un’epoca d’oro della liberazione in Turchia che ora è decaduta, la situazione è sempre stata difficile per grosse fasce della popolazione. Vedremo cosa succederà nei prossimi 10-20 anni.

  4. Valeria Righele

    3 agosto

    Ti ringrazio per la spiegazione dettagliata. E per averla condivisa qui. Mi rendo conto che senza un approccio di carattere universitario, molti di questi aspetti rimarrebbero nascosti o difficilmente compresi. Speriamo che in questo modo chi legge l’articolo possa avere un’idea della complessità della situazione turca, e della cultura di quel paese.
    Ciao!

  5. Paolo1984

    3 agosto

    senza voler entrare nel merito della storia turca, io resto dell’idea che senza una secolarizzazione progressiva della società nessuna emancipazione è possibile, tantomeno quella delle donne con buona pace delle femministe islamiche o di qualsiasi altra religione, poi si può discutere se i metodi “autoritari” adottati dalla Turchia moderna siano i più efficaci (francamente non so cosa sia peggio tra una teocrazia e un regime autoritario laicista), ma la laicità dello Stato è il primo passo, condizione non sufficiente ma necessaria ad una emancipazione in senso moderno di tutte le persone. Mi dispiace se risulto “eurocentrico” ma la penso così.
    Quanto all’annosa questione del velo, fermo restando che io sono favorevole alla soluzione francese di vietare l’ostentazione di ogni simbolo religioso nei luoghi pubblici, questo non mi sembra un attentato alla libertà nè credo che abbia impedito a qualche ragazza francese di famiglia musulmana di andare all’università..fermo restando questo il problema è il seguente: la figlia di una donna musulmana che liberamente porta il velo può liberamente decidere di non portarlo una volta cresciuta? Può cambiare religione senza rischiare il ripudio dei familiari o peggio? E inoltre: se la mia religione prescrivesse di vestirmi da pirata o di girare seminudo e un datore di lavoro si rifiutasse di assumermi a causa di questo cioè a causa del mio rifiuto di cambiare vestiario almeno durante l’orario di lavoro perchè “questa è la mia religione, è la mia cultura”, potrei gridare al razzismo e fargli causa? Fino a che punto le varie convinzioni e tradizioni religiose-identitarie devono trovare accoglimento e tolleranza nello spazio pubblico di una società che si vorrebbe il più possibile laica e aperta?

  6. Mariasole

    4 agosto

    Valeria, figurati, adoro parlare di queste cose, in caso non si fosse capito 😛 Grazie a voi per aver parlato di questa storia, che è una delle mie preferite uscite dalla Turchia in questi mesi, e anche una delle più positive riguardo le questioni di genere nel mondo (ovviamente per la reazione della persone, non per le cazzate di Arinc…)!

    Paolo, a)laicismo e secolarismo non sono la stessa cosa. Sono d’accordo con te sul secolarismo (separazione, ferma e totale, tra stato e religione), non sul laicismo (subordinazione della religione allo stato). A parte questo non capisco cosa centri la Francia nè nient’altro di quello che hai detto. Qui si sta parlando della Turchia, un paese musulmano. Quindi secondo te è giusto che alle ragazze turche provenienti dalle famiglie più povere nelle campagne per molti anni è stata tolta la possibilità dallo stato di andare all’università e migliorare la propria vita per via della loro religione? Ammetto che questo punto non l’ho spiegato molto bene, ma il punto era che questa divisione nella società era reinforzata per mantenere le classi meno agiate nello svantaggio rispetto alle classi più ricche. Non aveva nulla a che vedere con degli ideali di “progresso”. E comunque sì, molte ragazze se volessero uscire dalla religione una volta cresciute potrebbero farlo tranquillamente senza perdere le loro famiglie. Si vede che conosci personalmente ben pochi musulmani e le tue idee vengono dalle cose che “si sentono dire” in Europa sull’Islam e dalle notizie sensazionalistiche pubblicate dai giornali (ti assicuro che nessuno pubblicherà mai “Ragazza musulmana smette di portare il velo e non succede assolutamente nulla di nulla.”). E come ho già detto nel mio commento precedente, no, questo non significa che bisogna rispettare tutte le differenze solo perchè sono diverse, certe differenze sono negative e vanno combattute, ma non sta a te, uomo italiano, decidere quali queste siano. Prova, tanto per cambiare, ad ascoltare le molte donne di origine musulmana, non necessariamente praticanti/credenti, che si battono contro le ingiustizie nelle loro culture/religioni. Ce ne sono moltissime, e sanno benissimo di cosa parlano.

  7. Mariasole

    4 agosto

    Consiglio anche la lettura di quest’ottimo articolo sull’argomento: http://www.theguardian.com/world/2014/aug/02/turkey-women-absurd-debate-female-laughter-new-deal

  8. Paolo1984

    4 agosto

    certo nessun giornale pubblicherà “Ragazza musulmana smette di portare il velo e non succede assolutamente nulla di nulla.” così come i giornali non parlano mai di mariti che non maltrattano le mogli e non uccidono la ex, eppure sono tanti, anzi penso che siano la maggioranza ma la normalità non fa notizia, la triste realtà è che ciò che fa notizia è di solito una pessima notizia quindi il sensazionalismo giornalistico c’è e vale per tutti gli argomenti ma non significa che certe cose non accadano, purtroppo.

  9. Aurora

    7 agosto

    MARIASOLE, ma.. che stai sparando?! HDP non è nato dopo le proteste di Gezi, ma bensì è un partito tutt’altro che turco. E’ kurdo.
    Secondo me sarebbe meglio non scrivere certe cose se non si sanno bene le cose.
    Io consiglio di andarvi a leggere Mustafa Kemal Ataturk, l’eroe, il fondatore della Repubblica turca che ha dato la risvolta in tutti gli ambiti partendo dal linguaggio (turco, che deriva dal francese) fino al modo di vestirsi. Ha dato alle donne i loro diritti ed è grazie a lui se la Turchia ora non fa parte dell’Inghilterra, Grecia e Francia.

    E comunque, non adottare il vestiario religioso, questo valeva solo in ambito L-A-V-O-R-A-T-I-V-O.

    Scusate questo accanimento, ma se non si sa è meglio stare zitti.

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