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Water nostalgia: i trasferelli

Nel giugno del 2011, la designer svizzera (trapiantata a NY) Tina Roth Eisenberg ha lanciato Tattly, uno studio di design dove un team di grafici scelti ad hoc per la loro capacità di cogliere l’hype del momento e disegnarlo in modo appropriato realizza dei tatuaggi temporanei, acquistabili poi sul sito o nei vari retail. Eisenberg spiegò a coloro che la intervistarono dopo poco (in meno di un anno avevano già avuto diecimila ordini; nell’ottobre del 2012 i Tattlys erano distribuiti alla festa annuale dell’azienda di matrimoni di Martha Stewart) che l’idea per il progetto le era venuta dopo aver visto la figlia Ella tornare a casa con dei tatuaggi temporanei orribili sulle braccia. “No more”, cried Tina.

Dopo aver fatto un giro su Tattlygram, ovvero la raccolta di foto instagram scattate dagli acquirenti dei Tattlys, mi sono sentita un po’ male e mi ho rimpianto i tempi in cui io facevo uso di trasferelli Disney e altri brand minori.

da tattlygram

“Ciao, sono stiloso”

Ho fatto un’approfondita ricerca in rete nella speranza di trovarmi sommersa da blog ben documentati tenuti da adulti nostalgici, ma giusto un attimo prima che Google crashasse per le troppe volte in cui ho digitato nella barra di ricerca “trasferelli e trasferibili”, “tatuaggi trasferelli anni Novanta” e “trasferelli merendine”, ho realizzato che l’etichetta TRASFERELLI è affibbiata a due tipologie di prodotto per bambini e adolescenti del passato.

1) I trasferibili dei personaggi dei fumetti, e di altre serie animate, il cui processo di trasferimento è realizzato tramite lo strofinamento della punta della matita sul foglio disegnato, precedentemente capovolto (aka i Trasferelli secondo Wikipedia).

2) I tatuaggi temporanei coi tribali o le farfalle o i teschi o i cuori o i puffi (che solo chi usava chiamava “trasferelli”), il cui processo di trasferimento è realizzato inumidendo con un panno bagnato (o con la mano bagnata) la superficie del foglio disegnato, dopo averlo capovolto e appoggiato alla parte del corpo che si vuol decorare.

trasferellimazingazPersone più vecchie di me si ricorderanno dei trasferelli del primo tipo, associati ad esempio a Mazinga Z e i suoi delicati set di “sfondi” dove era possibile applicare l’immagine del robot che si leva in aria glorioso e si tuffa dalle stelle in picchiata.
Fu l’azienda britannica Letraset (fondata a Londra, nel 1959) a inventare, en passant, questi trasferibili. Letraset si occupava di produrre materiali utili ai grafici e agli artisti visivi e produceva fogli pieni di caratteri tipografici trasferibili su grafiche preparate, ma nel 1964 mise sul mercato i primi set di fogli per bambini. Erano le “Instant Pictures”: set di figurine come avventure spaziali o scene storiche, nel giro di pochi anni da monocrome sarebbero diventate a colori e avrebbero preso il nome di Action Transfers. Nel 1976 la produzione di questi prodotti si spostò alla Sodecor, ramo italiano di Letraset, con sede a Olgiate Comasco (CO). Ciò accadde solamente perché la multinazionale Gillette si era interessata ai Transfers ed era stata avviata una joint venture per dare inizio alla commercializzazione dei rinominati “Kalkitos” (in Italia, “Trasferelli”, appunto).
Da qui in poi il fenomeno esplose e tutti i ragazzini degli anni Settanta e Ottanta divennero matti per giocare con questi set.

E i trasferelli del secondo tipo? Per quelli è impossibile scovare una cronologia. Sta di fatto che, tra le bambine e i bambini della mia generazione (cresciuta negli anni Novanta), spopolavano e che levarseli dalle braccia (io li facevo sempre vicino alle mani, talvolta sulle spalle) era difficile perché un rimasuglio rimaneva sempre, peggio dei cerotti tenuti tre giorni. Forse aveva ragione Tina Roth Eisenberg, sono orribili (la produzione industriale non aiutava certo a migliorarne la qualità, ma costavano poco e non ho mai sentito nessuno lamentarsi). Mia madre non mi ha mai proibito di farli – quante merendine, quanti sacchetti di patatine, quanti giri in edicola per averne almeno uno bello da mostrare alle mie amiche – forse sperava in qualche modo che facessi una scorpacciata di tatuaggi in quel momento, ed evitassi di farli permanenti, da grande.
Non sapeva, forse, che avrei potuto continuare a farmi i tatuaggi finti anche a vent’anni, dato che negli ultimi anni la mania per l’effimera decorazione corporea è ritornata.

chanel tattoo

“Les trompes l’oeil” – Tatuaggi temporanei Chanel

Chanel nel marzo del 2010 ha messo in commercio i suoi tatuaggi couture “Les trompes l’oeil”, disegnati dal make up artist Peter Philips per decorare la pelle con catenine e rondini (un set da 50 tatuaggi costava una sessantina di euro).
Nel 2011 Urban Decay, una marca di cosmetici che potete trovare da Sephora, ha realizzato dei tatuaggi temporanei con motivi floreali e preziosità varie che vendeva poi in una confezione a tubo, decorata con motivi che rimandavano allo stile del contenuto. Per rimanere in ambito cosmetici, mi preme di menzionare l’evoluzione psycho dei trasferelli, ovvero Violent Lips, prodotto da Jeff Haddad e dalle sue figlie (l’idea fu di una di loro, Isabella): il tatuaggio temporaneo per le labbra, disponibile nelle fantasie più matte, dal glitter galattico all’animalier. Dura tra le 4 e le 8 ore, e si leva con un olio speciale. Sconsigliato se dovete andare a cena fuori, ecco.

tattoopink
In occasione del Giubileo di diamante della Regina Elisabetta (sessant’anni di trono), nel 2012, l’illustratrice e designer Lydia Leith ha reso concreto il suo business, già iniziato con le Olimpiadi, relativo ai set di temporary tattoos disegnati da lei (3 sterline a set).
Dal 2012 mette in commercio tatuaggi temporanei anche Bernard Forever (brand francese che ha arruolato bravissimi illustratori), che li propone come accessori da portare ad una serata particolare o per un weekend in spiaggia (occasioni dove si possono mostrare lembi di pelle, of course). Costano 8 euro al set (in media un set ne contiene una quindicina).

Prenderei questo set solo per avere Nicholas Cage sul braccio per qualche ora

Bernard Forever “Page Pute” : Prenderei questo set solo per avere Nicholas Cage sul braccio per qualche ora

Ce n’è per tutti i gusti. Forse per troppi.
In Giappone, dallo scorso anno, un’agenzia di PR chiede alle ragazze di mettere a disposizione il proprio corpo come spazio pubblicitario e apporre trasferelli sulle proprie gambe per sponsorizzare eventi, e prodotti di vario genere (dal disco alla marca di jeans). L’agenzia paga le ragazze (maggiorenni) dai 13 ai 128 dollari perché stiano in giro qualche ora con questo marchio, poi si fotografino e mettano la foto sui social network.
Dovrebbero pagarle ben di più per tenere la faccia di Billie Joe Armstrong sulla gamba (ugh!)

Ad ogni modo, a questo punto vi sarete chieste anche voi “C’è un modo per farsi in trasferelli in casa?” Bene, la risposta è sì. Basta procurarsi la carta adatta, qui trovate un esempio di prodotto funzionale (nel link c’è anche un tutorial), il cui costo è però piuttosto alto: una risma di questa carta costa circa 70 dollari.


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  1. Chiara

    12 maggio

    Pro tip per trasferelli DIY: prendi un pezzo di carta stampata e strofinaci/ spremici sopra la buccia dei mandarini. Me l’ha insegnato mia mamma quando ero molto piccola, e così mi sono fatta molti tatuaggi con i disegnini della Settimana Enigmistica 🙂

  2. Valeria Righele

    12 maggio

    Ma è stupendo, Chiara *_*

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