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Libri pregevoli: The Fault in Our Stars

The Fault in Our Stars è un romanzo di John Green del 2012. Nell’estate 2014, esce un film omonimo, interpretato da Shailene Woodley e Ansel Elgort. Come spesso succede all’uscita di un film, molte più persone di prima si interessano al libro da cui è tratto. The Fault in Our Stars inizia a circolare fra le mani di un pubblico ampio e variegato, incuriosito dalla storia, più che dal genere al quale un libro viene rilegato per questioni di marketing. Perché se una storia è valida, non ha limiti di scadenza entro i quali essere letta e amata.

The Fault in Our Stars racconta la storia di due adolescenti con le ore contate da un cancro che li divora. È un libro che gioca in maniera deliziosa con in concetto di infinito: allo stesso tempo, è un libro senza età e senza eroismi prosaici. Perciò, se l’idea vi ispira, leggetelo. Avrete in mano uno dei libri più onesti sulla misteriosa faccenda del vivere e del morire che poteva capitarvi a tiro in questi mesi.

Se invece preferite andarci cauti con questo genere di materiale, vi capisco. Parafrasando la protagonista del libro, certe cose sono come “granate pronte ad esplodere”, e si vuole limitarne a tutti i costi i danni. Pertanto: mi assumo la responsabilità di minimizzare le casualties di tanto realismo e bellezza, facendovi conoscere poco a poco l’universo di The Fault in Our Stars. Spoiler alert, insomma.

“Minimizzare le vittime”, in stile Hazel Grace

Ad Hazel Grace Lancaster viene diagnosticato un tumore ai polmoni all’età di 13 anni. Grazie ad un farmaco sperimentale, riesce a guadagnare molti più anni di vita di quanto la famiglia e i medici osassero sperare. All’epoca in cui è ambientato il libro, Hazel ha 16 anni, una bombola di ossigeno a farle sempre compagnia, e un’esistenza che oscilla fra la certezza di dover morire entro termini più brevi di quelli canonici, e la trivialità rassicurante dell’ennesimo episodio di America’s Next Top Model.

È una ragazza disincantata, senza idealismi di nessun genere, e brutalmente onesta: vive le sue giornate immersa nella consapevolezza della propria condizione, ma senza che essa sia necessariamente il motore che la spinge a comportarsi in maniera diversa da altre persone della sua età. Hazel fa quello che può, con distacco e una vena ironica sottile che la rende estremamente divertente. Un giorno Hazel incontra un coetaneo, Augustus Waters: il cancro lo ha morso ad una gamba, ma lui è sopravvissuto. Il loro incontro dà vita ad uno spettacolare turbinio di eventi e riflessioni, sia nell’esistenza dei protagonisti, sia nella mia da lettrice.

Shailene Woodley e Ansel Elgort, alias Hazel e Augustus

Perché Hazel e Augustus sono due personaggi veritieri. I due ragazzi fanno a pezzi a colpi di ironia la bolla di pietismo, commiserazione ed ebbra gratitudine per la vita risparmiata che ammanta i malati di cancro. The Fault in Our Stars è un libro che ruota attorno ad una serie di temi universali, ma lo fa nella maniera che più mi è congeniale: non c’è nulla di astratto in questo libro. Il dolore, la morte, i limiti personali e la vita hanno i confini ordinari di un pomeriggio grigio e carico di umidità, di un trillo del telefono e di una scala numerica ideata per cercare di commisurare l’incommensurabile. L’atto d’eroismo più grande che Hazel compie è saliera a piedi le scale del museo di Anna Frank ad Amsterdam: non è un’impresa programmata, è un atto di necessità. Arriva in cima sfinita, ma viva, a riprova che nessuno veramente conosce dove stanno i propri limiti. Si va a tentoni: a volte ci va bene, a volte male.

The Fault in Our Stars è una costellazione meravigliosa di citazioni. Il titolo stesso lo è. Rispetto alla versione shakespeariana, che vuole l’uomo come principale fautore del suo destino, il titolo del romanzo di John Green suggerisce l’opposto: shit happens, e non ci puoi fare niente. Quello che fa il romanzo però è suggerire che ci puoi convivere in maniera onesta, con quello che ti è successo. The Fault in Our Stars è un libro che rappacifica con se stessi. Non promuove la rassegnazione beota al fato, che è un concetto patetico e irritante da morire, come chi ti dice allargando le braccia che “evidentemente le cose dovevano andare così”. No, non dovevano andare così. Dovevano andare bene, dovevano essere diverse, e no, non è okay quello che sta succedendo.

the fault in our stars

Citazioni pregevoli

The Fault in Our Stars non prende in giro su questo punto. Suggerisce che esiste un significato immenso ed intenso nelle contraddizioni della vita, impossibile da raggiungere se non attraverso vie alternative, e purtroppo dolorose. Una citazione forte del libro è “That’s the thing about pain. It demands to be felt”. Non ci sarà modo di eludere il dolore per Hazel e Augustus, ma viverlo fino allo sfinimento delle forze, assieme e separati, e sarà molto più facile che cercare di neutralizzarlo.

C’è un’altra, grande verità in The Fault in Our Stars: ci si può liberare dal giogo di dover utilizzare in maniera straordinaria il tempo che ci è concesso da vivi. Come dice il caro Augustus, “Some infinities are bigger than other infinities”. Hai diritto di dare importanza a quello che vuoi e a chi vuoi nella tua vita, sfondando le barriere della paura, e l’idea di sprecare il tuo tempo perché non stai facendo cose grandiose. A volte, respirare senza problemi è già abbastanza. “Fai quello che devi fare, se ti piace farlo, con chi ti piace farlo”, sembra dire questa citazione: se per te è importante, ne sarà valsa la pena, e quel momento avrà il peso storico necessario per contrastare l’oblio, e forse anche il peggiore dei dolori.

The Fault in Our Stars è in fondo una grande storia d’amore. Di quell’amore crudo che si basa sull’esserci nei momenti peggiori, senza nessuna preparazione e nessuna barriera protettiva. Quando si ama essendoci, e basta. I Death Cab For Cutie hanno riassunto efficacemente questo concetto in una frase: love is watching someone die.


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  1. Ilaria

    27 agosto

    Bellissima questa recensione, non ho nulla da aggiungere ma ci tenevo a dirtelo. Ho letto il libro l’anno scorso e sì, quello che mi ha colpita di più è proprio la sua autenticità. In realtà amo molto John Green, il suo primo romanzo che ho letto è stato “Looking for Alaska” e anche quello mi emozionò moltissimo.

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