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The Ardorous e la rappresentazione dei corpi femminili

the ardorous

The Ardorous is a platform for female artists showcasing individual and collaborative projects between a collective of female creative professionals – all full of ardor but each with a unique artistic style and voice.

The Ardorous è una piattaforma per donne artiste che mostra progetti individuali e collaborativi di un collettivo di professioniste creative – tutte piene di ardore ma ognuna con uno stile ed una voce unica.

The Ardorous è il nome di un collettivo di trentuno artiste di diverse nazionalità, capitanato da Petra Collins, artista e fotografa di 21 anni. È stata la stessa Collins ad ideare questo progetto e a decidere, attraverso alcune ricerche, con quali ragazze avrebbe voluto collaborare. 
L’attività degli elementi del collettivo si svolge sia online che offline. Chi segue i media femministi, ad esempio, avrà probabilmente incontrato i loro lavori sulle pagine di Rookie, la testata fondata da Tavi Gevinson (attualmente coinquilina di Collins). Alcune delle artiste sono riuscite ad aprire una galleria d’arte, come Hanna Antonsson e Arvida Byström, che nel 2013 hanno fondato Gal, per l’inaugurazione della quale hanno lavorato insieme alla mostra Birds & Nipples.

La caratteristica principale dei loro lavori è la capacità di raccontare il tema della giovinezza con uno sguardo e un’estetica decisamente attuale: molte delle loro foto rimandano all’iconografia del Tumblr Feminism e di Instagram, vista la ricorrenza di soggetti femminili, nonché di luci, filtri e tagli fotografici ricorrenti all’interno di tali social network, ma anche per una certa sensazione di nostalgia che tendono a trasmettere. A ricorrere è un’esplorazione disinibita, ironica ed irriverente della sessualità e dei corpi femminili, fatta di rimandi alla pop culture e di decostruzione degli stereotipi di genere.

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dalla serie “Lolita” di Arvida Byström

La maggior parte dei loro prodotti artistici è tesa a comunicare un messaggio preciso: questa sono io, questo è il mio corpo, questa è la mia identità e non ho intenzione di nasconderla. Un esempio è la selezione di fotografie “Lolita” di Arvida Byström dove le ragazze protagoniste vestono mostrando i propri peli al naturale. Un’altra selezione interessante su questo tema è “People are overrated” di Hanna Antonsonn, che si sofferma sui dettagli del corpo umano che possono apparire “antiestetici”, ma che sono del tutto naturali, accostandoli a foto di imperfezioni su materiali inorganici. Personalmente trovo apprezzabile il desiderio di questo collettivo di mostrare immagini femminili autentiche, in contrapposizione con quanto siamo abituat* a fruire attraverso i mass media. Non inaspettatamente, questa scelta è stata accolta da molte critiche, dato che i corpi delle ragazze sono da sempre al centro del dibattito pubblico.

Recentemente proprio la fondatrice del sito ha fatto scalpore per questa ragione. Collins aveva caricato una foto che la riprendeva dalla vita in giù, nella quale indossava un costume da bagno. Questo scatto le è costato l’account di Instagram. “Perché?”, vi chiederete. Petra è stata accusata di non essere “abbastanza depilata” nella foto.

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La foto postata su Instagram da Petra Collins

Questo è il punto dei termini di uso che avrebbe violato: “You may not post violent, nude, partially nude, discriminatory, unlawful, infringing, hateful, pornographic or sexually suggestive photos or other content via the Service.” Ma per quanto l’immagine potesse non essere gradita, non mostrava né nudità, né violenza, né discriminazione, né pornografia, né azioni illegali, né espressioni d’odio.

Gli amministratori di Instagram hanno sicuramente tutto il diritto di decidere cosa possa o non possa circolare all’interno del social network, ma la loro decisione così drastica ci fa capire che l’immagine di una donna “al naturale”, è ancora poco gradita, e considerata da alcuni addirittura disgustosa.

Alla cancellazione dell’account è seguito uno scritto di Collins, pubblicato da Oyster e dall’Huffington Post, teso a criticare l’approccio ostile delle persone che avevano segnalato l’immagine per farla rimuovere. Lo scritto è ancora consultabile sul sito dell’artista e si conclude così:

To those who reported me, to those who are disgusted by my body, to those who commented “horrible” or “disgusting” on an image of ME, I want you to thoughtfully dissect your own reaction to these things, please think about WHY you felt this way, WHY this image was so shocking, WHY you have no tolerance for it. Hopefully you will come to understand that it might not be you thinking these things but society telling you how to think.

A coloro che mi hanno segnalato, a coloro che sono disgustati dal mio corpo, a coloro che hanno commentato “orribile” o “disgustoso” su un’immagine che ritraeva ME, voglio che analizziate con discernimento la vostra reazione a queste cose, per favore riflettete sul PERCHÉ vi sentite in questo modo, PERCHÉ questa immagine era così scioccante, PERCHÉ non riuscite a tollerarla. Spero che arriverete a capire che potreste non essere voi a pensare queste cose ma la società che vi dice come pensare.

In homepage: una foto della serie “Bearded ladies” di Arvida Byström.


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  1. Paolo

    11 novembre

    la libertà di una persona non si misura da come gestisce la peluria, certo che secondo me ognuno ha diritto di mettere su instagram le foto di sè che vuole.I gusti estetici di ognuno di noi sono legittimi ma non è legittimo offendere qualcuno solo perchè non vi corrisponde

  2. Ilaria

    11 novembre

    Ma in questo caso quella foto non penso proprio sia stata tolta perché una donna non depilata sia considerata “disgustosa” e non bella, ma semplicemente perché il pelo pubico che fuoriesce è considerato, in base al puritanesimo di questi social, “erotico”, una sorta di contenuto sessualmente esplicito. Sono convinta che se in foto ci fosse stato un uomo con costume succinto e pelo pubico fuoriuscente sarebbe stato censurato ugualmente. Penso che spesso le vostre lenti vi portino solo a confermare i vostri “partiti presi” in modo meccanico, e spesso sbagliate interpretazione. Che poi, son problemoni.

  3. Skywalker

    12 novembre

    Censurarono anche una copertina di musica rock che ritraeva una mutanda con l’effige della bandiera americana con cornice di pelo pubblico. Pure alcune copertine dei Roxy Music furono censurate per essere troppo erotiche per l’epoca…e pure Madonna è stata censurata da Instagram per le sue zinne.
    cioè la censura è roba pop. Soffritela.

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