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Come uscire di casa e ritornarci sana e salva: il ...

Come uscire di casa e ritornarci sana e salva: il trasporto (pubblico) notturno

Qualche settimana fa, dopo aver miracolosamente trovato posto in treno, mi sono imbattuta nel seguente articolo su una copia di Metro lasciata sul sedile da un altro passeggero:

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Ovvero “Per le donne, i taxi economici vengono prima della sicurezza personale”. A seguire, un paio di colonne su come sia rischioso salire su un taxi non prenotato (che appunto, costa meno rispetto ad un taxi che si è prenotato e che può quindi essere rintracciato dall’agenzia che lo gestisce), ponendo l’enfasi su quante donne corrano comunque il rischio, pur sapendo che è pericoloso.

Nonostante sia consapevole che i giornali come Metro, distribuiti gratuitamente ad ogni angolo di strada, servano più ad intrattenere i pendolari durante il tragitto che a scuotere coscienze, la cosa mi ha fatta infuriare, perché ancora una volta, invece di andare alla radice del problema, le donne vengono dipinte come irresponsabili che se le vanno a cercare, e per giunta pure taccagne.

Ma coloro che rischiano prendendo questi taxi sono, a mio avviso, una conseguenza del problema, e non la causa. Per “problema” intendo la questione del trasporto notturno, ovvero come tornare a casa quando non si ha una macchina o non si è in condizione di guidare, e dormire a casa di amici non è un’opzione contemplabile. Prendo ad esempio Londra perché è la realtà che conosco, ma credo la situazione sia simile in molte altre città.

I treni e la metro smettono di funzionare verso mezzanotte, e gli autobus notturni, benché esistano, sono infrequenti e poco attendibili: spesso non passano proprio, sono “fuori servizio” o non arrivano al capolinea, cosa che potreste scoprire mentre siete in corsa e l’autobus ferma a metà tragitto, annunciandovi che quella sarà l’ultima fermata (che con ogni probabilità sarà in una zona malfamata e/o dimenticata da Dio e comunque a chilometri da casa vostra). Inoltre, alcune zone rimangono “scoperte”, e si possono raggiungere solo da un punto preciso della città, a meno di non sottoporsi ad innumerevoli cambi e giri dell’oca, e di essere disposti ad aspettare l’arrivo di un eventuale autobus per lunghi, lunghissimi minuti.

Ma dover aspettare un autobus di notte, magari da sola, non è piacevole. E quindi, chi può permetterselo chiama un taxi. Prenotandolo. Oppure fermandone uno al ciglio della strada. Certo, è pericoloso, perché come fa notare questa campagna [1] (Attenzione! Potrebbe contenere triggers), “un taxi non prenotato è praticamente la macchina di uno sconosciuto”. Certo, è rischioso, e io sono la prima a dirvi di non farlo. Ma riesco anche a capire che magari, dopo aver aspettato per quasi un’ora, una persona, vedendo un taxi e non sapendo se ne passerà un altro né quanto ancora dovrà aspettare perché il suo autobus si materializzi, sia tentata di prenderlo, nonostante i possibili rischi e conseguenze del caso.

Se davvero la sicurezza delle donne ci sta a cuore, come nel caso dei nostri paladini di Metro, pensiamo a come migliorare il trasporto pubblico in modo tale da fornire un servizio affidabile, che non “abbandoni” le persone mettendole nella posizione di dover fare scelte rischiose. Ricordiamoci anche che, prima di dire alle donne di non prendere taxi non prenotati, dovremmo insegnare a chi li guida (e a chiunque altro) a non stuprare. Perché al momento, l’unica alternativa sicura al taxi, che anche se non prenotato, rimane comunque un’opzione costosa, è stare a casa. E forse, fra le righe, è quello che vorrebbero facessimo noi donne, invece di uscire e fare le irresponsabili, magari pretendendo anche di mettere la minigonna e i tacchi senza che ci succeda niente.

[1] Anche questa campagna, nel volerci sensibilizzare sui rischi che si corrono prendendo un taxi non prenotato, cade nel tranello di presentare le donne come irresponsabili.


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  1. Lara

    19 dicembre

    Il padre di un mio amico, che avrà intorno ai 60 anni, mi ha raccontato una storia illuminante su questo argomento, una vicenda che gli è capitata a 18 anni, mentre si trovava a Londra per frequentare un corso d’inglese.
    Una sera, uscito con una decina di ragazzi e due ragazze del corso, stava rientrando con i ragazzi, mentre le due ragazze erano già salite su un taxi; sentono gridare una delle due ragazze e vedono il taxi accostato in un vicolo ed il tassista che stava per abusare di una delle due ragazze o, come dice lui, “per fare carne di porco”.
    La storia per fortuna finisce bene, con il tassista malmenato nel vicolo appartato che lui stesso aveva scelto, però fa capire che Londra ha un problema di sicurezza per le donne relativo ai taxi che dura da almeno 40 anni. Evidentemente, in nome della libertà di mercato i taxi possono essere guidati da “porci e cani”, per usare un’altra espressione cara al padre del mio amico.
    Il valore costituzionale della libertà personale, dell’habeas corpus, della libertà di movimento, tanto caro all’ordinamento inglese, in un caso come questo assume una posizione di prevalenza sul principio del libero mercato ed è applicabile a situazioni che di fatto impediscono la libertà di circolazione di una parte della popolazione per assenza di controlli di sicurezza.
    Mi fa schifo pertanto leggere certi articoli privi di onestà intellettuale scritti da “giornalisti” proni nei confronti del potere. Se c’è del paternalismo da esprimere andrebbe in realtà ritorto contro la causa del problema: non sono le donne che accettano il rischio di un’aggressione a scapito della sicurezza ma il comune di Londra che accetta questa situazione da troppi anni. LONDON PUT CHEAP TAXIS BEFORE SAFETY.

  2. Elisa

    20 dicembre

    Mi permetto di condividere un po’ di pensieri che mi sono venuti leggendo quest’articolo che secondo me dipinge in modo impreciso la situazione della città, fermo restando che il problema della sicurezza c’è sennò non ci sarebbero campagne circa i taxi non prenotati e tutto il resto, naturalmente.
    Londra è una città esageratamente estesa: per quanto riguarda i bus notturni, dopo che la metro e i treni hanno finito le loro corse, ci sono combinazioni di bus che non funzionano tanto, altre che funzionano meglio – ad es. andare da x a y potrebbe essere una passeggiata anche se ci sono 12 km tra l’una e l’altra, mentre andare da y a z che invece distano la metà dei km, potrebbe essere un inferno – ma ci sono combinazioni, e questo è un fatto importante. Sì c’è da aspettare, sì, il bus potrebbe non fermarsi, potresti metterci ore ad arrivare a casa, ma ci arrivi, con £1.50 se vuoi, virtualmente a qualunque ora. Teniamo presente che c’è un’intera città di 8 milioni di persone che si muove da e verso direzioni diverse, e lo stesso la rete di autobus notturni è capillare. Chiaramente la notte ci sta che, forse, ci siano più tipi umani molesti in giro, ma non è del tutto detto.
    Il punto più importante è però il fatto che secondo me, per dirla in inglese, there is no such thing as “aspettare da sola”. Tutti sono da soli a quella fermata, o almeno la maggior parte delle persone in attesa. Questo non esonera dal tenere gli occhi e le ORECCHIE ben aperte, ovviamente – queste ultime soprattutto di notte i.e. niente iPod. In una città dove, quando si è per le strade e sui mezzi, di giorno e di notte, si è da soli – a meno che tu non esca / vada al lavoro / all’università in compagnia dei tuoi amici / coinquilini / genitori tutti i giorni e tutto il tempo e facciate lo stesso tragitto insieme SEMPRE, il che mi pare improbabile, il fatto di essere da sola alla fermata non mi pare il primo dei problemi. Poi, se vuoi andare in taxi, ci sono i posti dove puoi prenotare i minicab, notte e giorno. Oppure, puoi sempre portarti dietro il numero di un taxi conosciuto, oppure usare Uber o applicazioni simili (mi pare ce ne siano almeno 5 o 6 tra le più gettonate).
    Io penso che bisogni tornare a casa da sole. E saper badare a se stesse con tutti gli accorgimenti del caso e anche l’aiuto di amici o altre persone – i.e. puoi fare il viaggio whatsappando con un’amica che è in viaggio come te verso un’altra direzione. O cercare la complicità della persona più normale che è sul tuo stesso mezzo – ce ne sono sempre, di persone normali in giro, a tutte le ore; persone che vanno al lavoro, specialmente presto la mattina. E cercare di togliersi di dosso la paura, almeno in quei casi in cui è davvero immotivata.

  3. Chiara

    22 dicembre

    Lara: ti ringrazio, e credo che la chiosa del tuo commento riassuma alla perfezione il senso del mio articolo.

    Elisa: certo, tornare a casa a qualsiasi ora del giorno e della notte è *possibile*, sempre che si sia disposti ad aspettare, a fare giri inutili e ad impiegarci molto tempo [e più di £1.50, che è il prezzo di una corsa singola ;)]. Difatti non sto dicendo che sia impossibile tornare da sole, o che si debba aver paura a farlo, ma che l’articolo su Metro punta il dito contro le donne trattandole da irresponsabili, cosa di cui non si sentiva assolutamente il bisogno, e che comunque è una conseguenza del problema, e non la causa.
    Inoltre, togliersi di dosso la paura è sì sacrosanto, ma “se c’è una cosa che rispetto sono le fobie altrui” (cit).

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