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Rimettere insieme i pezzi: “Il taccuino d’oro” di Doris Lessing

I quattro taccuini erano identici, di circa trentacinque centimetri di lato, con le copertine logore come la trama d’una seta marezzata a poco prezzo. Ma li distingueva il colore: nero, rosso, giallo, blu. Quando le copertine erano aperte e rivelavano le prime quattro pagine si notava che non s’era imposto subito. Nelle prime due o tre pagine di ogni taccuino si vedevano sgorbi appena abbozzati e periodi lasciati a mezzo. Poi appariva un titolo, come se Anna, quasi automaticamente, si fosse divisa in quattro parti e poi, a seconda di quel che aveva scritto, avesse dato un titolo a quelle suddivisioni.

Siamo nell’estate del 1957 e Anna Wulf sta attraversando un momento di forte crisi. Pur percependo se stessa come una donna libera, Anna sente il bisogno di ripercorrere alcune tappe del suo passato e di affrontare le contraddizioni che hanno segnato la sua vita e decide di farlo scrivendo alcuni taccuini. I taccuini sono quattro ed ognuno fa riferimento ad un argomento specifico: nel taccuino nero, Anna racconta della sua esperienza in Africa, nella colonia inglese della Rhodesia del sud, dove aveva trascorso alcuni anni della sua gioventù in un campo comunista; in quello rosso, Anna parla del suo rapporto conflittuale con il Partito Comunista, partito nel quale ha smesso di credere dopo una lunga militanza; in quello giallo, Anna si misura con la sua attività di scrittrice, e narra la storia di Ella, ricca di riferimenti autobiografici; in quello blu, Anna annota in maniera disorganica le sue riflessioni e i suoi pensieri, facendone una sorta di diario personale. Presi singolarmente, i taccuini rimandano un’immagine della donna scissa e frammentata, e solo il tentativo di metterli tutti insieme nel taccuino d’oro può restituire ad Anna la sua identità.

Il taccuino d’oro, pubblicato nel 1962, è il romanzo più conosciuto della scrittrice Doris Lessing, vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 2007 e scomparsa un anno fa, il 17 novembre 2013. Considerato uno dei 100 libri migliori di sempre sia dal Norwegian Book Club sia dalla prestigiosa rivista Time, il romanzo presenta una struttura articolata e complessa: alla divisione tematica dei taccuini, si affiancano sezioni intitolate “Donne libere”, che descrivono il presente di Anna e della sua amica Molly, dopo essere state separate per un periodo non di tempo imprecisato. Le due amiche si confrontano, analizzando ognuna la propria quotidianità, soffermandosi in particolare sul rapporto che hanno con i propri figli: il figlio di Molly, Tommy, è un ragazzo di vent’anni estremamente problematico, spesso al centro di scontri tra Molly e il suo ex marito, mentre la figlia di Anna è una ragazzina quasi adolescente, molto amata dalla madre che tuttavia avverte nei suoi confronti una certa distanza.

9788807880940_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleNonostante questa suddivisione apparentemente rigida, nessuna sezione del libro è realmente isolata, anzi, ogni taccuino si sovrappone e si mescola con gli altri, in una sequenza cronologicamente disordinata ma concettualmente integrata, organica. Lo stile post-moderno del romanzo è uno dei suoi caratteri peculiari, insieme ai temi ricorrenti della produzione di Lessing: il rapporto della società occidentale industrializzata con l’Africa, le tensioni politico-sociali, gli opprimenti stereotipi di genere imposti dall’alto, le difficoltà legate alla famiglia, all’amore e alla maternità. Tali temi sono parte integrante della vita cosmopolita e intensa di Lessing, nata in Iran, cresciuta nella Rhodesia del sud (dove è appunto ambientata anche la storia di Anna Wulf), sposata e divorziata due volte e madre di tre figli.

Lessing, autrice poliedrica e allergica ad ogni sorta di etichettamento, ha sempre rifiutato di essere identificata con un solo stile. Sebbene Il taccuino d’oro sia stato spesso considerato come un’opera di letteratura femminista, la sua autrice non ha mai voluto che il libro venisse ricondotto unicamente al femminismo, nel quale non si rispecchiava pienamente, ritenendolo troppo dogmatico. A questo proposito, Lessing ha rilasciato dichiarazioni molto controverse. Nel 1982, in un’intervista per il New York Times, ad una domanda sul perché non amasse essere considerata un’autrice femminista rispose:

Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero che io dicessi è ‘Sorelle, starò al vostro fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più’. Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande rammarico a questa conclusione.

taccuino d'oro

Doris Lessing con il premio Nobel vinto nel 2007

Lessing ha costantemente sottolineato il suo fastidio nei confronti delle categorizzazioni. Qualche anno dopo il successo de Il taccuino d’oro, l’autrice si è dedicata ad un ciclo di opere fantascientifiche di ispirazione sufista, molto diverse da quelle precedenti, intitolato Canopus in Argos. Nonostante i pareri contrari della critica letteraria, ha proseguito su questa strada manifestando un coraggioso anticonformismo quando, nel 1983, pubblicò il romanzo The diary of a good neighbour con lo pseudonimo di Jane Somers. La scelta di servirsi di uno pseudonimo venne spiegata dalla stessa Lessing un anno dopo:

Volevo essere recensita in base ai miei meriti, come esordiente, senza il beneficio del nome; volevo liberarmi di quella gabbia di etichette e associazioni dentro le quali ogni scrittore affermato deve imparare a vivere. […] ad alcuni recensori non è piaciuta affatto la mia serie di Canopus. Perché diavolo non ero più una scrittrice realista come prima? Insomma, perché non avevo riscritto Il taccuino d’oro?

Quando nel 2007 le venne detto che aveva vinto il premio Nobel per la letteratura, Lessing dichiarò: “Oh, Cristo! Ho vinto tutti i premi in Europa, tutti quanti. È una scala reale”.

Dopo la sua morte, lo scrittore Michael Holroyd, suo biografo, ha dichiarato:

I suoi temi sono universali e internazionali. Spaziava dai problemi dell’Africa post-coloniale alla politica del nucleare, dall’emergere di una nuova voce per le donne alle dimensioni spirituali del XX secolo. Pochi scrittori hanno avuto la sua stessa ampiezza di argomenti. È un risultato enorme e noi dobbiamo renderle omaggio come faremmo con un grande politico o uno scienziato.


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