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Sulpicia: la prima fichissima poetessa romana

Sulpicia: la prima fichissima poetessa romana

Sulpicia era figlia dell’oratore Servio Sulpicio Rufo; sua madre era una Valeria, e suo fratello era un uomo di grande cultura, attorno al quale si raccoglievano i maggiori letterati dell’epoca. Essendo favorita dalla possibilità di frequentare questo ambiente, oltre che evidentemente dotata di notevoli capacità poetiche, Sulpicia compose le uniche poesie d’amore scritte da una donna romana dell’età classica giunte sino a noi, anche se in modo fortunoso. Le sue opere infatti non sono state tramandate sotto il suo nome, ma sono state inserite nel corpus delle opere attribuite al poeta Tibullo.

Sulpicia è vissuta all’epoca di Augusto, un’epoca in cui la condizione delle donne romane cambiò totalmente. In primo luogo, cadde in disuso il vecchio matrimonio, che trasferiva la moglie nella famiglia del marito per essere totalmente sottoposta all’uomo. Per i matrimoni non era più necessario seguire i vari riti nuziali ma bastava che le due persone decidessero di vivere insieme con l’intenzione di essere marito e moglie.

Se questa convivenza veniva meno, il matrimonio era sciolto: a questo punto, dunque, anche le donne potevano decidere di divorziare, mentre prima era solo il marito a poterle ripudiare. Le cause che giustificavano il ripudio erano l’adulterio della moglie (se il marito rinunciava ad esercitare il diritto di ucciderla, che carino); l’aborto procurato dalla moglie senza il consenso del marito e, infine, la sottrazione delle chiavi della cantina in cui era conservato il vino, che alle donne era proibito di bere. Sì.

Sempre a partire dall’età di Augusto, fu emanata una serie di leggi che limitò i poteri del marito sulla dote della moglie, e in seguito si cominciò a limitare la libertà dei mariti di vendere gli immobili che facevano parte dei beni della dote della ragazza. Le donne romane insomma cominciarono a godere di privilegi una volta impensabili (basti pensare che nel periodo più antico, le donne non venivano mai indicate con il nome personale, ma avevano soltanto quello della gens e la familia, in poche parole erano senza nome).

Furono questi gli anni dell’“emancipazione” durante i quali a Roma vi furono donne letterate come Sulpicia, donne che diventarono medici e, verso la fine della Repubblica, comparvero persino alcune donne avvocato nel Foro. Ovviamente gli uomini del tempo, salvo qualche eccezione, non furono per niente contenti, e la maggior parte delle donne meno abbienti non ebbe la possibilità di godere di questa libertà femminile.

sulpicia

Ragazza che scrive, affresco romano

Le opere di Sulpicia, come già detto, furono attribuite ad un uomo: la scelta non fu casuale ma legata a una serie di ragioni facilmente comprensibili. La prima è che le donne non avevano canali per far conoscere e diffondere le loro opere, e forse il più delle volte non pensavano neanche di farlo. (Ah, se solo avessero avuto Tumblr.) La seconda è che, chi valutava se mettere o meno una composizione letteraria tra quelle da tramandare ai posteri non prendeva neanche in considerazione la produzione femminile. In un certo senso, è stata una fortuna che le bellissime poesie di Sulpicia vennero attribuite a Tibullo: quantomeno si sono salvate.

Anche se tutto quel che rimane sono sei brevi poemi, grazie a essi oggi è possibile conoscere come una donna romana viveva le emozioni d’amore. Le sue poesie infatti sono tutte ispirate all’amore per Cerinto, che è stato riconosciuto come il suo fidanzato, ma che sembra in realtà il desiderio di un amore troppo passionale e violento per la società romana, che considerava il matrimonio l’unica unione convenzionale e combinata. Inoltre, dalle poesie di Sulpicia, risulta chiaramente che Messalla, lo zio, era contrario al legame con questo ragazzo, che probabilmente era uno schiavo o un uomo appartenente alla bassa società. Come lei scrive ironicamente:

C’è chi si preoccupa per me,
che nulla teme più che io ceda ad un letto ignoto

(Corpus Tibullianum III, 16)

E infatti, per evitare che Sulpicia vada nel letto di Cerinto, lo zio la costringe a passare il suo compleanno in campagna, lontano dal ragazzo che altrimenti sarebbe stato invitato alla gita.

Orribile compleanno, nella campagna odiosa
senza Cerinto, triste a passare.
Nulla è più bello della città. Una casa in campagna
e un fiume freddo nell’Aretino sono forse più adatti a una ragazza?
Suvvia Messalla, non preoccuparti per me.
Non sempre, parente mio, sono tempestivi i viaggi.
Anche se non posso scegliere mi conduci via,
io lascio qui anima e sensi

(Corpus Tibullianum III, 14)

L’ultima breve elegia è una dichiarazione d’amore bellissima.

Luce mia, possa io non esser più
la tua ardente passione
come credo d’esser stata
in questi ultimi giorni se io,
in tutta la mia giovinezza,
ho mai commesso una sciocchezza,
di cui io possa confessare
di sentirmi più pentita,
quella di averti lasciato solo
la scorsa notte,
per volerti nascondere
il desiderio che ho di te

Sulpicia, malgrado le sue poesie nell’antichità fossero piuttosto famose, e sebbene frequentasse un circolo culturale molto importante, sarà dimenticata per colpa di quell’idea che andava di moda soprattutto dopo la caduta dell’Impero romano secondo la quale ad una donna non poteva essere concesso un posto di riguardo nella letteratura del mondo antico. Col cristianesimo in seguito poteva essere divulgata solo l’arte inerente la religione e i santi, tutto il resto era peccato, se poi proveniva da una donna diveniva quasi diabolico.

La scoperta di Sulpicia avvenne soltanto nel 1991, ora per fortuna possiamo godere delle sue bellissime opere e apprezzare quanto Sulpicia spaccasse tutto.

 

Fonte: Cantarella, E., Guidorizzi, G. Polis 2, 2010

In homepage: particolare di “Sulpicia” di Pietro di Francesco degli Orioli (The Walters Art Museum, Baltimora).


Classe 1998. Vive vicino Roma e frequenta un liceo classico di provincia. Sagittario ascendente Capricorno, è un'appassionata di oroscopi, femminismo, diy e collages. Quando non è occupata a tradurre versioni, ama suonare la sua chitarra elettrica, scrivere articoli per Soft Revolution e Frigopop e dedicarsi al taglia e incolla. Vive vicino Roma e le piace tantissimo spedire lettere e sfogliare vecchie riviste. Puoi trovare i suoi collages qui.

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