Crea sito
READING

Stare sugli alberi come Cosimo (O: del cercare di ...

Stare sugli alberi come Cosimo (O: del cercare di essere felici da outsider)

IMG_4735

Non ho mai avuto particolare interesse nelle Grandi Domande; per lo meno non in quelle convenzionalmente considerate come tali. L’idea di consumarmi il cervello nella speranza di giungere alla costruzione di una risposta con ogni probabilità errata o gravida di Fuffa (da distinguersi dalla meno raffinata fuffa) mi è sempre parsa priva di fascino.

L’unica vera Grande Domanda che mi perseguita più o meno da sempre è anche una delle più agevoli da rispondere ricorrendo alle evidenze sparse nel mondo empirico:

Perché sono un Caso Umano?

Il contenuto della risposta, a mio avviso, dipende tutto da dove vogliamo individuare la fonte del disagio che fa di te un caso umano. Nel mio caso, ha senso partire dal roccioso mutismo che offrivo agli estranei in età pre-scolare? Oppure risulta più opportuno etichettare come scaturigine il periodo durante il quale mi fu detto per la prima volta da altri che ero proprio un Caso Umano, ovvero durante le medie? Scegliere una o l’altra opzione implica optare per scuole di pensiero che ritengo ardue da conciliare.

Detto in parole povere:
ricado periodicamente nella categoria di Caso Umano perché lo sono sempre stata? (scuola di pensiero n°1)
oppure
è stato il contesto a trasformarmi in Caso Umano (più o meno nel momento in cui iniziai ad ascoltare i Nirvana e a farmi nemiche le suore della mia scuola)? (scuola di pensiero n°2)

La questione si complica quando ci fermiamo a ponderare ciò che andrebbe definito fin da subito, ovvero il concetto di Caso Umano. Personalmente non saprei come descriverlo in modo sintetico, se non ricorrendo a formule standard donatemi dai Dipartimenti di Sociologia presso i quali ho abitato.
Il bello della sociologia, a mio avviso, è che tendenzialmente individua i problemi fuori dalle singole persone e non al loro interno, evitando così di convertire tutto in Sindromi attaccabili ingerendo psicofarmaci. Parte del merito e degli applausi vanno ora a quell’uomo adorabile che è Howard Becker, decrepito ricercatore della scuola di Chicago, nonché figura chiave nell’ambito di studio chiamato sociologia della devianza.

Becker, per intenderci, è stato il primo ad osservatore che i gruppi di fumatori di marijuana di Chicago (all’epoca composti in prevalenza da persone di colore) non erano agglomerati di malati di mente e che, di conseguenza, non era il caso di rinchiuderli in manicomio o in prigione. Le sue osservazioni hanno permesso di constatare che certe pratiche possono essere meramente ricreative e piacevoli, e che esistono fattori contestuali che fanno sì che alcune persone siano più portate a fumare piuttosto che altre.

Becker, a suo modo, è sempre stato un ottimo esempio di Caso Umano o, per dirla con le sue parole, un outsider (sia nella sua vita accademica che da comune cittadino).
L’outsider, come suggerisce il termine, non è necessariamente una persona con qualche incurabile problema esistenziale. È semplicemente quel qualcuno che, per un motivo o per un altro, viene escluso o si sente escluso, alla luce della sensazione di essere troppo “diverso” per appartenere ad una certa cerchia.
Sono certa che ora vi staranno suonano un sacco di campanelli in testa.

Un altro dei miei outsider o Casi Umani prediletti è, da qualche decennio a questa parte, spesso incastrato nei programmi scolastici di italiano, ma senza che il suo potenziale esplosivo sia sfruttato a pieno. Sto ovviamente parlando del personaggio di Cosimo ne Il Barone Rampante, ovvero il dodicenne che salì sull’elce del giardino di famiglia per non scenderne mai più.
A differenza del 95% di ciò che mi fu insegnato alle scuole medie, la storia di Cosimo è sempre rimasta saldamente ancorata all’interno della mia testa, forse perché la lettura del libro di Calvino mi fu assegnata durante le vacanze estive e me la potei gestire in pace, senza che vi fossero adulti a tormentarmi.

Cosimo mi risultò molto simpatico fin da subito, in primis perché anche a me fanno molto schifo le lumache, e poi perché avrei voluto avere il coraggio di compiere una scelta radicale come la sua, anziché andare a scuola tutti i giorni a rompermi le scatole e ubbidire agli adulti.
L’idea di passare tutta la propria esistenza senza mai scendere dagli alberi potrebbe sembrare incredibilmente scema, se la guardiamo come dato oggettivo, privandola delle stratificazioni di senso che possono essere scorte o anche solo intuite leggendo il libro di Calvino, mano a mano che Cosimo diventa grande.

8496219036_569e8396a8_c

Ora mi capita spesso di trovarmi in situazioni all’interno delle quali mi pare di poter scegliere se fare il Cosimo in cima agli alberi o la gente del paese che lo deride o che lo considera, appunto, un simpatico Caso Umano. Di mio, opterei quasi sempre per il Cosimo in cima agli alberi, anche perché tutto sommato egli godeva di un letto comodo, libri da leggere e anche saltuarie visite amorose da parte di ragazze dei dintorni. Non ci sputerei mica sopra.
Il fatto è che, negli ultimi anni, ho cominciato ad osservare che non posso letteralmente andare ad abitare in cima ad un albero (dotato di rete wi-fi), così come non posso convertire in evidenza empirica la totalità delle mie aspirazioni e dei miei sogni di gloria.
Devo scendere a compromessi, abbandonare la quiete dei miei alberi con una certa regolarità, per poi tornarvi di corsa quando ne ho bisogno.

Nei momenti in cui sono giù di morale mi capita spesso di provare il desiderio di spostarmi altrove, anche se tante volte non saprei che meta scegliere. So solo che il luogo in cui mi trovo, il contesto che abito, mi pone nella condizione di outsider.
Da piccola mi sentivo spesso dire che all’università questo disagio se ne sarebbe andato e che sarei stata libera. Poi però, dopo la fine delle superiori, mi sono resa conto che continuavo, spesso inconsapevolmente, a compiere scelte che mi mettevano ai margini. E anche ora che l’università l’ho finita, la situazione non è cambiata.

8495189311_1dd2963e57_c

Quando mi capita di rievocare la storia di Cosimo in una qualche conversazione tra amici, non manca mai il momento in cui una fitta intercostale mi riporta alla mente un qualche episodio durante il quale ho ceduto e sono scesa con grande sofferenza dal mio albero.
Poi però mi ricordo anche che il Cosimo socievole, generoso e amato dalle persone che vedevano pregevolezza in lui, e allora mi dico che quello è il mio compromesso possibile, quello al quale devo continuare ad aspirare: stare sugli alberi – perché è sugli alberi che posso essere me stessa – ricercando l’affetto e la compagnia delle persone che in me non vedono un Caso Umano, ma semplicemente qualcuno a suo modo apprezzabile. E se per fare ciò dovrò continuare a spostarmi, di albero in albero, allora mi sposterò.

(fotografie di Daniela Fantoni e Jane Field-Lewis)


RELATED POST

  1. Francesca

    3 marzo

    Sarebbe bello chiederti di quale scuola di pensiero sei tu: la 1 la 2 o un’altra e poi leggendoti e leggendo di Cosimo, mi è venuto in mente un libro che ho letto tanto tempo fa e che amo che si chiama Una barca nel bosco…il tuo compromesso mi sembra più che accettabile perchè penso che tra un 1 e un 2 sia l’equilibrio la chiave.

  2. irene

    16 marzo

    “Il bello della sociologia, a mio avviso, è che tendenzialmente individua i problemi fuori dalle singole persone e non al loro interno, evitando così di convertire tutto in Sindromi attaccabili ingerendo psicofarmaci”
    Perchè questo aut aut? Perchè sociologia vs psicologia? Come se la psicologia fosse solo (e sempre) questo: hai un problema = sei malato = ingolla queste pasticche. Ma quando mai? Io non sono psicologa e nemmeno sociologa. Mi piacciono molte cose dell’una e dell’altra scuola di pensiero. Sono ricorsa a terapia psicologica e sì, mi ha fatto bene, come ho letto alcune cose consigliatemi da un amico sociologo e sì, mi hanno deliziata. Lui si esprimeva come te in questo articolo però 😀 Se si ha un problema, lo si potrà condividere con mille altre persone, ma lo si “sentirà” e spiegherà, in modo del tutto individuale e soggettivo. Quindi anche alcune cause saranno molto soggettive, che male c’è? Scusa se sono off topic, il punto del tuo articolo non era proprio questo, ma mi interessa la tua opinione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.