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Sexting: come, quando e perché

I.

Grazie al magico mondo di internet prima e dei social media poi, dilettarsi nel sexting è diventata un’operazione facile e veloce da compiere, in ogni luogo dotato di prese lan e sufficientemente al riparo da occhi indiscreti. Mettiamo che siate al lavoro/biblioteca durante un’intensa e noiosa sessione di studio, e che abbiate qualcuno a cui scrivere dei messaggi ascrivibili come sexting o anche “preferirei che la mamma non leggesse”. Sinceramente: perché no? Ne giova il vostro umore/giornata, ne giova la vostra relazione (qualsiasi essa sia), ne giova la serata che state (o meno) mettendo in cantiere. Nel caso, poi, di relazione a distanza, del buon sexting diventa praticamente una necessità, mal comune mezzo gaudio ed un sacco di altre valide ragioni.

Ponendo che si svolga tutto al pc, la regola numero uno del “sexting in sicurezza” se non volete che ogni occhio indiscreto legga quello che state scrivendo: non usate il doppio schermo, non impostate la dimensione dei caratteri a prova di forte miopia, lasciate tutto in finestre piccole e discrete in mezzo all’onnipresente repubblica.it e wikipedia e non lasciate l’oggetto computer incustodito mentre anche solo buttate una cartaccia. Non salvate la cronologia su Skype, non salvate proprio la cronologia (in caso di computer condivisi, s’intende; se avete il vostro pc perché non conservare tutti questi bei ricordi e splendide liriche?), non abusate di quelle simpatiche iconcine che attirano tanto lo sguardo (“Uh, cuoricini? Durante una riunione?”, “Fette di pizza, nel mentre di un progetto di gruppo sulle prove ontologiche dell’esistenza di Dio?”), sedete composti e con sguardo molto assorto. “Negando Dio se ne ammette l’esistenza nella mente…”

Iniziate a fare effettivamente quello per cui state al pc (“Dio non può esistere solo nella mente, altrimenti…”) e poi, con nonchalance, passate alla tab che avete deciso di dedicare al sexting. Tenete sempre pronta una scusa nel caso vi scappi un risolino/sentiate che le vostre guance stanno avvampando “Eh, niente, sai, questi gattini su Buzzfeed, ah ah, son buffissimi” / Mah, questi maledetti compagni di classe e il loro petulante bisogno di mettere online vecchie foto. Va’ come mi vestivo nel lontano 1996? Che vergogna.”, restate composti* e vigili, con 1,5 occhi e buona parte del vostro cervello dedicati allo schermo e il restante attento a quello che accade attorno a voi (onde prevedere gente che si avvicina, telefoni che squillano, persone che vi fanno domande, luci che si spengono, la lista di imprevisti è lunga). Datevi un tempo, datevi un limite. Un limite, soprattutto. Quando sentite che mantenere la posizione è diventato troppo, troppo difficile, e che anche il bagno della biblioteca/ufficio vi sembra una buona idea pur di “let off steam” è arrivato il momento di mettersi effettivamente a lavorare/studiare. Fate un bel respiro, lavatevi i polsi con l’acqua fredda, bevete dell’acqua fredda, prendete una boccata d’aria, mangiate una caramella. Oppure chiudetevi in bagno e portate a termine quel che avete iniziato.

Le splendide liriche che potete generare via social network/Skype sono perfette per essere incanalate, in maniera più estesa e corposa, via mail. Vero, nella mail non si ha il gradevole botta/risposta dato dall’immediatezza di altri mezzi, ma le mail, “un certo tipo di mail”, sono perfette in caso di relazioni a distanza. Nonché molto gradevoli da leggere a distanza di anni, per ricordarvi quanto era difficile amarvi a miglia e miglia di distanza ma hey, ce l’avete fatta. Potete abbandonarvi ad abbondanza di dettagli e reminiscenze, potete anche includere delle gradevoli foto per rendere il tutto più sostanzioso, potete soprattutto ricevere una mail altrettanto interessante che allieterà i vostri pomeriggi. (Ricordate la scusa dei gattini e delle foto di classe nel caso decidiate di leggere le mail in pubblico).

Misure di sicurezza: prima scrivete la mail, poi, mettete il ricevente nel campo destinatari, usate un oggetto generico, controllate varie volte il destinatario, create, nel caso, un indirizzo email da usare ad hoc, o utilizzate per queste mail quell’indirizzo che non usate mai e che non ha una nutrita rubrica a cui potreste mandare le mail per sbaglio, se avete la fortuna di trovarvi a casa da sole/con una stanza dotata di robusta serratura, prendete seriamente in considerazione l’idea di denudarvi, anche solo parzialmente. Botte di input all’ispirazione, grandi momenti da immortalare con l’apposita webcam, buon karma, tante foto interessanti per voi.

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II.

Seduta in quel caffè io non pensavo a te… Però dietro la scrivania dell’ufficio, fra un fax inviato e una montagna di mail a cui rispondere, trovavo il tempo per mandarti un messaggio provocante. Non sono una persona che si aggiorna e solo tempo dopo ho scoperto che ciò poteva definirsi sexting. Messaggio dopo messaggio mi spogliavo degli imbarazzi e ti chiedevo che cosa avresti voluto fare, quando finalmente sarebbero arrivate le sei. Ufficio chiuso, una corsa a casa. 160 caratteri per dirti cosa avrei indossato, dove ti avrei toccato, baciato, leccato. E 160 caratteri a volte non bastavano per prepararsi: servivano più messaggi, perché via via cresceva il desiderio. E la piacevole prospettiva di ciò che ci aspettava rendeva decisamente meno pesante il pomeriggio di lavoro.
Colleghe e colleghi – intanto – pensavano che stessi semplicemente rispondendo alle ennesime pressanti richieste di un cliente.

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III.

Vi è mai capitato di trovarvi a studiare in biblioteca e vedere entrare proprio quel ragazzo, quello che avevate fissato a lezione, poi alla macchinetta del caffè e in fila in mensa, proprio quello sul quale da giorni stavate facendo pensieri “peccaminosi” e iniziare immediatamente a fantasticare su quello che gli avreste fatto? A me è capitato e la cosa sarebbe potuta rimanere tranquillamente relegata nella mia fantasiosa mente, se in quel preciso momento non fossi stata connessa in chat con la mia più cara amica. Chi sostiene che solo gli uomini amino scambiarsi commenti piccanti sulle loro conquiste (o pseudo tali) si sbaglia di grosso. Si parte con un generico apprezzamento, si prosegue con la metaforica svestizione del soggetto, si termina – sempre troppo spesso – con risatine maliziose alle spalle del malcapitato che, ignara vittima, ignora che tutto l’impegno profuso sulla tastiera non riguarda una tesina, ma sfiziosi pensieri hard su di lui.

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IV.

Sono le due del pomeriggio e sono a casa, ho appena finito di mangiare e avrei voglia di spogliarmi e stendermi supina sul letto, chiamare strillando il mio ragazzo che è in cucina a fare i piatti e approfittare delle sue attenzioni fino a che non arrivi l’ora della cena.
Purtroppo la realtà è che sono a casa da sola, il mio ragazzo vive a 2000 km di distanza e ho voglia di toccarmi facendomi eccitare da lui. Mi sento troppo ridicola a chiamarlo, ad obbligarlo a chiudersi in qualche stanzino o peggio ad ascoltarmi dire cose immonde mentre ha davanti la sua collega con i capelli corti e due figli. Prendo in mano il cellulare e comincio timidamente a scrivergli su whatsapp “avrei voglia che fossi qui in questo momento”. Lui mi scrive dopo cinque minuti, facendo montare ancora di più l’attesa della sua risposta. Comincia a farmi l’elenco delle sue voglie momentanee, perché anche per lui il dopo-pranzo è un momento topico di eccitazione. Mi lascio andare trasformando tutte le frasi che leggo sul telefono in immagini per il mio consumo personale. Non mi vergogno di niente, perché a casa non c’è nessuno. Mi comincio a toccare, glielo dico e il fatto che lui lo sappia mi provoca ancora più piacere e non vedo l’ora di prendere l’aereo per trasferirmi da lui e poter passare il dopo-pranzo insieme.
Se si è a distanza si hanno due vie: Whatsapp o Skype.
Il primo è di gran lunga superiore al secondo. Non obbliga chi lo usa per scopi loschi a guardare in bassa qualità il proprio partner mentre si masturba, avendo la subitanea impressione di guardare un porno amatoriale su internet, provocando un calo immediato della libido. Lo si può usare sempre e comunque, mentre per vedersi su Skype c’è bisogno di darsi appuntamenti in orari precisi, che non sempre coincidono con i momenti di eccitazione.
Il sex talk su Whatsapp è un po’ come la stesura di un libro erotico a quattro mani. Si è obbligati a un minimo di lirismo, dettato dal fatto che si scrive, e che rende più piacevole lo scambio di porcate. È una comunicazione immediata, in cui l’attesa breve tra un messaggio e l’altro non fa altro che tirare la molla del desiderio fino all’inverosimile. È uno strumento utile per le persone più riservate, che non sono pronte per un sex talk più hardcore al telefono. E infine il fatto di formulare verbalmente le proprie voglie aiuta a sviluppare la propria immaginazione spesso castrata da imbarazzo e timidezza.
Quanto costa Whatsapp?
89 centesimi?
Ma pagherei pure 10 euro!

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V.

Ci sono, a parer mio, due requisiti per un sexting sicuro: 1) potersi fidare della persona con cui si sta intrattenendo corrispondenza e 2) avere grande confidenza con la persona con cui si sta intrattenendo corrispondenza.
La prima è necessaria perché si sta consegnando del materiale compromettente a qualcuno che da quel momento potrebbe disporne in modi che non approvate, fino a diffondere vostri messaggi o vostre foto nel proprio gruppo di amici o, peggio, sul Web. Fermo restando che la colpa è sempre dell’infame che viola la vostra privacy e mai della persona che ha avuto il buon cuore di fidarsi, la precauzione è consigliabile.
La seconda non è necessaria se siete persone di natura spigliate e vi è facile aprirvi con tutti; ma rende il tutto molto più facile perché il sexting prima di essere eccitante è soprattutto esilarante, almeno per me.
Lista di tecniche per non farsi sgamare o per farsi sgamare con classe:

1) Adottate delle parole chiave. Questa è piuttosto utile nel caso di telefonate o di videochiamate: scegliete in precedenza delle parole neutre che avvisino il partner di una qualsiasi situazione scomoda, come la presenza di una terza persona o il fatto che siete al lavoro, a scuola, all’università. Badate però a cambiare spesso il vostro set di parole, altrimenti alle persone attorno a voi sarà chiaro che qualcosa non quadra. Io ad esempio ho convinto una coinquilina di essere un’appassionata di pittori francesi dell’Ottocento.

2) Usate i capelli. Funziona solo se avete i capelli lunghi. A me capita spesso di arrossire piuttosto violentemente sulle guance e sulle orecchie nel leggere alcuni messaggi, e la cosa diventa piuttosto evidente quando ogni volta che sollevo il telefono divento un peperone. Io rimedio fingendo un momento triste e coprendomi tutta la faccia coi capelli. L’unico inconveniente è quando ci sono persone premurose attorno che si sincerano del tuo stato emotivo e ti verrebbe proprio voglia di far leggere loro le zozzerie che scrivi. Un’ottima alternativa è una grossa felpa col cappuccio.

3) Scegliete bene il luogo adatto. Se volete accompagnare il sexting o la telefonata all’autoerotismo è evidente che ci sono delle situazioni in cui vi sentirete più a vostro agio e altre meno: una classica camera da letto è forse la cosa più sensata. Tuttavia non è sempre possibile, soprattutto nel caso di relazioni a lunghissima distanza: conosco coppie divise da otto ore di fuso orario che si divertivano a cercare i posti più divertenti destreggiandosi tra posti di lavoro, case di parenti e bagni di luoghi più o meno pubblici. Sta a voi decidere il vostro livello di rischio.

4) Opzione sex toys. Un’idea interessante; esistono vibratori a distanza che potrebbero rendere l’esperienza del sexting più coinvolgente. Ci sono coppie che sentono l’autoerotismo dell’altro come un elemento di allontanamento anche se provocato dalla propria telefonata: un vibratore azionato dal partner a distanza potrebbe ovviare a questo problema. Non ho marche o modelli da consigliarvi perché non ho esperienza diretta a riguardo, ma se siete una coppia avventurosa, perché no?

(img fonte: The First Book of Philosophical Sexts by Quantus Copernicus and Satanic Banana)


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