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Serie Tv Pregevoli: True Blood

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Premessa: True Blood non è una serie pregevole nella misura e nel modo in cui lo era In The Flesh. Perché True Blood è caotico, spesso trash, e ha l’incredibile capacità, stagione dopo stagione, di “andarsene sempre più in vacca”. È una seria pasticciona, una di quelle che ci tiene più di tanto a rispettare criteri come “coerenza narrativa” o “tempistiche nelle quali è normale far succedere qualcosa” o “personaggi che improvvisamente cambiano senza nessuna ragione apparente.” Nope.

True Blood è una serie che, a testa alta, stagione dopo stagione, se ne va allegramente a nuotare in una profondissima pozza di whatever. Sangue, sesso, vampiri, sarcasmo. Whatever. Iniziata nel 2006 e conclusasi nell’agosto di quest’anno, è un telefilm che in mezzo a piscine e piscine di cavolate, ci ha regalato sette serie ricche di momenti e personaggi indimenticabili. E – almeno – sei buone ragioni per vederselo tutto, dall’inizio alla fine.

1-Not with a fizzle, but with a bang

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Chi non ama le storie con i vampiri? I vampiri funzionano sempre. (beh, quasi sempre). Tanto più quando i vampiri non devono più nascondersi o nutrirsi nell’ombra, perché una gentile squadra di giapponesi ha sintetizzato una bevanda chiamata True Blood che non è sangue ma funge da sangue e che si può scaldare in microonde per nutrirsi senza ammazzare nessuno.

Bevanda ormai d’uso comune, venduta nei supermercati e nei bar. Incluso il bar dove lavora Sookie, frizzante e bizzarra cameriera. Bar di Bon Temps, piccola cittadina della Luisiana, a cui si reca il centenario e malinconico Vampiro Bill, un po’ perché ha sete un po’ perché sa che là c’è Sookie.

E così True Blood ha inizio. Sookie è una fata. Il padrone del bar un mutaforma. Poi arrivano i lupi mannari. Le streghe. I vampiri assetati  non solo di sangue ma anche di potere. I vampiri psicotici. I fantasmi, gli esorcismi, le leggende legate alla Bibbia, la yakuza, i riti dionisiaci.

Not with a fizzle, but with a bang!

2- God Hates Fangs

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Nella lotta dei vampiri per l’integrazione (o meno) della loro genia all’interno della società “normale” ci potete vedere la lotta di qualsiasi movimento per i diritti civili. Il collegamento più immediato, ed ovvio, è quello con i movimenti LGBTQ: come da immagine, da God Hates Fags a God Hates Fangs il passo è breve ed efficace.  True Blood ci gioca un sacco, su queste metafore, e sa farlo proprio bene:

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Toccante riferimento a questi manifesti. Per saperne di più, fazzoletti alla mano: We were here.

C’è un filone serio, in True Blood, il filone del potere politico e dell’integrazione. È un filone interessante, ed è il fil rouge che tiene insieme anche le scelte più bislacche.

 

 3- We are here, we’re queer

Dimenticate i casti vampiri mormoni, tutti sguardi sognanti e verginità fino al matrimonio. Qui si scopa un sacco. E in questo universo l’eteronormatività è solo un lontano ricordo. True Blood, è, in tutto e per tutto, uno dei migliori esponenti del motto “It’s Not Porn, it’s HBO”.
Kaboom.

4-Blah, blah, vampire emergency, blah

5-TB3

Vampiri sì, ma non solo sguardi tragici e malinconici. Creature della notte, va bene, ma dotate di senso dell’umorismo. All’intero cast di True Blood prima o poi capita di dire una battuta particolarmente azzeccata e divertente. Alcuni di più (Lafayette) altri meno (Bill),  ma la linea comica non si disperde mai.  Che talvolta lo faccia in modo involtario è un’altra storia. E in quanto a linea comica volontaria, in quanto a battute d’un sarcasmo perfetto è impossibile non menzionare:

 5-Oh my God! I’m a Republicunt!

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Pam è la parte migliore di True Blood, in grado di portarne avanti “l’essenza” anche quando tutto il resto si sta ormai trasformando in Settimo Cielo. La rappresenta al meglio: battute sagaci, nessun pelo né sullo stomaco né sulla lingua, insofferenza alle stupidate messe in piedi dagli altri personaggi, lealtà. Inzia come un personaggio solo sullo sfondo e se ne va facedoci sperare che, prima o poi, le dedicheranno lo spin off che si merita. Più Pam per tutti, più telefilm con Pam.

 

6-  I wanna do bad things with you

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In fondo, tutta la visione di True Blood obbedisce ad un unico, meraviglioso, gratificante impulso: guilty pleasure.
Divano, birra bella fresca, 50 minuti di improbabile guarnito da qualche lampo di genio, un’ottima colonna sonora e bei costumi.
Può bastare, può bastare eccome.


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