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Serie Tv Pregevoli: In The Flesh

Tre cose che normalmente succedono in un telefilm con gli zombie:

    • Zombie ovunque
    • Cervelli smangiucchiati
    • Spasmodica ricerca di una cura che elimini tutti gli zombie

Ad eccezione dell’ultimo punto, In the Flesh ha tutti gli elementi necessari per poter essere considerata come una “serie con gli zombie a tutti gli effetti.” A differenza delle “classiche serie con gli zombie”, però, questa serie inglese prodotta da BBC3 ha anche una serie di elementi aggiuntivi che la rendono, beh, una serie speciale.

Abbastanza speciale da meritarsi appelli come questo:

 

Fan giustamente preoccupati all’idea che In the Flesh possa non avere una terza stagione. Perché? Sei buone ragioni per guardare (e salvare) In The Flesh:

1- Vecchie storie, nuove idee

in the flesh

Protagonista di questa miniserie (tre puntate la prima stagione, sei puntate la seconda) è Kieran Walker, giovane inglese morto suicida. Kieran si taglia le vene, muore, viene seppellito, e un giorno si sveglia. Modalità zombie full on. Terrorizza, insieme a tutti quelli che con lui si sono risvegliati, la pacifica cittadina di Roarton, finché lui e tutti i suoi simili non vengon diligentemente rapiti, confinati e rieducati. Complice una cura da assumere ogni giorno, un bel po’ di cerone e delle lenti a contatto colorate, Kieran e tutti quelli come lui sono pronti a tornare nel mondo, perfettamente funzionanti, perfettamente ancora morti.

2- Che c’hai da guardare?

in the flesh

Mentre Kieran risorgeva dalla tomba e andava in giro a mangiar cervelli, la popolazione “normale” si mobilitava per difendersi e salvarsi, contenere il problema non-morti e arrivare fino a sera. Di conseguenza il ritorno alla “civiltà” dei PSD (partially deceased syndrome) non è proprio visto di buon occhio dalla cittadina di Roarton, che ancora non ha finito di pulire le strade ed asciugarsi le lacrime. Perciò, proprio come in True Blood, (ma con maggiore grazia e meno trash roboante) assistiamo ad una cittadina che prende le misure con il pericolo, prova (o meno) ad accettarlo, a reintegrarlo, a riconoscere in quei non-morti  i propri figli, fratelli, amanti.

E proprio come i vampiri di True Blood dovevano scendere a patti con la loro nuova identità, anche gli zombie di In the Flesh devono decidere da che parte stare nella linea che separa l’accettazione del nuovo io dalla totale repulsione per quello che si è (inconsapevolmente) diventati. Cerone e lenti a contatto incluse.

3- This is not a love song

in the flesh

A Kieran piacciono i ragazzi e questo non è, ripeto, questo non è, l’elemento attorno al quale si snoda tutta la vicenda, ma un semplice dato di fatto attorno al quale si sviluppano alcune vicende. La sua “non-eterosessualità” viene trattata dallo show con la stessa incantevole nonchalance con cui vengono presi in esami altri elementi: it’s not a big deal, ed è una cosa meravigliosa.

4- Best dead friends forever

in the flesh

È vero che si vive assieme e che si muore da soli, ma che si fa quando si torna dalla morte e perfino la tua stessa famiglia è terrorizzata da quello che sei e quello che hai fatto? Si stringono alleanze (eterne) con quelli come te, che hanno ben presente quello che stai passando, che sanno cosa significa mimetizzarsi ogni giorno per non turbare la tranquillità altrui e sanno cosa significa essere assaliti da rimorsi per ogni cervello che hai smangiucchiato. L’eternità è lunga da passare da soli, meglio farlo in ottima compagnia. L’amicizia fa Kieran ed Amy è tanto intensa quanto realistica, e tanto importante quanto ogni sottotrama presente nella serie.

5-  Girls to the front

in the flesh

Che siano perfettamente vive o solo parzialmente vive, In The Flesh è una serie ricca di personaggi femminili interessanti. Non tutte necessariamente “buone” e schierate dal lato giusto della forza, non tutte necessariamente entusiaste della novità PSD. Kieran è e resta il protagonista indiscusso della serie, ma senza la sorella Jen (viva) e l’amica Amy (morta) non andrebbe molto lontano. È sempre un piacere vedere all girls to the front.

6- Si muore, e poi?

in the flesh

Un giorno ti suicidi, un paio di mesi dopo diventi uno zombie, dopo qualche mese torni a casa con un buco nella schiena e un sacco di brutti ricordi. Perché? Come mai sei diventato uno zombie? È uno stato reversibile? Si può guarire? È una mutazione genetica, una nuova stirpe di eletti, un brutto incidente chimico o un inspiegabile problema religioso? Se ne sveglieranno altri? C’è un motivo preciso per cui si sono svegliati questi morti, proprio questi morti qui?

In In the Flesh non c’è la “caccia alla cura che salverà tutti dagli zombie”, né la caccia a tutti gli zombie per far tornare il mondo quello di prima, ma resta una serie con una gran bella dose di pathos e tante domande che vi porteranno a divorare in un sol boccone tutte e nove le puntate. In attesa di una terza stagione, che, diamine, s’ha proprio da fare.

In The Flesh

Già.


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  1. Paolo

    17 settembre

    considero le serie tv una moderna forma d’arte, e non semplicemente dei “media”. Comunque oggi personaggi femminili (e non solo) ben scritti non mancano

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