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Senza eredi

di Valeria Mazzaferro

Terza media, ora di religione. “Io non voglio figli”. Una semplice frase che pronuncio senza prevedere il pandemonio che segue. Quella che a me sembra un’idea abbastanza banale mette in allarme il resto della classe. “È tanto bello avere una famiglia, come fai a dire una cosa del genere, non vuoi sposarti?” mi chiede stupita una compagna. A parte il fatto che sono fatti miei se voglia dei figli o meno, la domanda è azzeccata, perché si sa, i figli si fanno solo all’interno del matrimonio. Che naturalmente è tra uomo e donna. La solita eteronormatività che a scuola s’infila un po’ dappertutto, giusto per ricordarti cos’è normale: l’iter che, secondo questa compagna e tant* altr*, dovremmo tutti seguire, inizia col fidanzarsi con un ragazzo all’università e termina con un matrimonio e due figli.

Seguono parecchi commenti del genere da divers* compagn*. Uno in particolare, il classico chierichetto, mi fa un discorso moralista del tipo “se tu non farai figli, chi pagherà le nostre pensioni?” e conclude chiedendomi se mi rendo conto che, se non metterò su famiglia, morirò sola. Un simpatico sollecito a compiere il mio dovere procreativo in quanto donna. Alla fine della lezione l’insegnante mi dice con un sorriso compassionevole: “Cambierai idea quando sarai adulta”. Senza dire “forse” o “probabilmente”, come se avesse visto il futuro. Evidentemente la mia opinione non era legittima, doveva trattarsi di una confusione adolescenziale. Peccato che a 18 anni non abbia ancora cambiato idea.

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Illustrazione di Valentina Cardana

L’argomento principale della mia insegnante era l’istinto materno. Ce l’hanno insegnato anche nella lezione di biologia: in sostanza, ogni donna sente dentro di sé la vocazione alla maternità. Qualche mese fa abbiamo fatto un esperimento per dimostrare questo istinto. Senza preavviso l’insegnante ha iniziato la lezione con una presentazione powerpoint. Prima alcune immagini di cuccioli, “Che teneri” si sente bisbigliare tra i banchi, soprattutto da alcune ragazze. Poi appaiono due donne in bikini in pose sessualizzate. La maggior parte della classe reagisce con irritazione, due ragazzi in prima fila invece si mettono a fischiare per esprimere il loro compiacimento. E cosa potevamo concludere da tutto questo? Non c’era stato nessun avviso, quindi doveva essersi certamente trattato di reazioni istintive. Le donne avevano reagito ai segnali infantili – testa rotonda, occhi grandi – ecco la manifestazione dell’istinto materno. Gli uomini, invece, avevano reagito alle immagini femminili in un modo chiaramente riconducibile al loro istinto riproduttivo. Regole molto semplici. Le donne desiderano avere dei figli e gli uomini desiderano avere delle donne, ovvio.

Ci sono molte cose che avrei da dire in situazioni del genere, parto con quella che a me sembra più banale. Cerco di obbiettare che questa logica funziona solo presumendo l’eterosessualità generale. “Non dovete capirmi male”, m’interrompe l’insegnante, “certo ci sono anche delle eccezioni”. Discussione finita. È quello il ruolo che a scuola mi sento continuamente attribuito: quello dell’eccezione che conferma la regola. Non entro negli schemi che ci vengono proposti, ma quando lo faccio notare sono in pochi a chiedersi se questi schemi non siano forse un po’ arrugginiti. E quindi divento uno di quei casi rari che in qualche modo devono arrangiarsi al bordo della norma.

“Tu non capisci,” dice uno dei ragazzi della prima fila, “se fossero stati due fusti in costume avresti reagito diversamente”. Risate. E adesso che dovrei fare, mettermi a spiegare la mia vita in lungo e in largo davanti a tutta la classe? Preferisco lasciar stare. La realtà di vita che ci presentano a scuola è solo una di tante possibili, ma le altre restano invisibili, tirate in ballo solo in occasioni specifiche, quando la differenza diventa interessante. In biologia, per esempio, abbiamo parlato anche di realtà non eterosessuali: Il tema era l’AIDS, e abbiamo imparato che il tasso d’infezione è più alto nella popolazione GLBTQ. Fine. Forse non c’era più niente d’interessante da dire sull’argomento a parte le malattie stereotipicamente associate. Un messaggio incoraggiante per qualsiasi adolescente che si stia facendo delle domande.

Sono stufa di sentirmi dire in continuazione “quando avrai figli tuoi”, “quando avrai il fidanzato”, “quando ti sposerai”come se fossero le cose più ovvie del mondo. Non solo dalle compagne e dai compagni che magari non hanno ancora visto molto al di fuori del solito circolo di amici, ma anche dagli insegnanti che dovrebbero riflettere un minimo sulle presupposizioni che hanno in riguardo a* loro student*. Finché non cambieranno le scuole, non cambieranno le teste. Forse morirò sola. E sono fatti miei.


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  1. Elena

    31 gennaio

    Valeria, condivido tutto quanto dici nel tuo pezzo, a parte gli asterischi messi a rimpiazzare le “i” del plurale (non riesco a capire cosa ci sia di sbagliato nello scrivere “diversi compagni” e voler sottintendere le compagne femmine ed i compagni maschi, scusami).

    Quest’anno compirò ventinove anni e non sento nessun tipo di istinto materno. Gli unici due bambini che mi piacciono sono i miei nipoti – presi a piccole dosi. Gli amici cominciano a perdere la possibilità di giocarsi la carta: “Quando sarai grande, vedrai che…”, dato che proprio ora, volendo, sarei abbastanza grande per mettere al mondo un figlio. Resta loro, comunque, la seconda più gettonata: “E’ perché non hai ancora trovato l’uomo giusto…”. E io a ribadire loro che non è questione di trovare l’uomo giusto, che se davvero volessi un figlio più di qualsiasi altra cosa sarei anche disposta a metterlo al mondo dopo essermi procurata il materiale base dopo “una botta e via” (hai presente la scena di Maude e The Dude in “The Big Lebowski”?).

    Purtroppo la maternità ha smesso di essere l’esperienza meravigliosa e poetica che è, ed è diventata semplicemente una tappa obbligata nella vita di una donna (sposata o meno, per me non fa differenza).

    Forse questa ossessiva necessità di passare dal via della fecondazione contribuisce a mettere al mondo una serie di figli infelici. E spero di non contribuire a questo fenomeno.

  2. Paolo1984

    31 gennaio

    Se una donna vuole una famiglia e/o dei figli va bene, se non li vuole va bene lo stesso, esiste anche non li voleva e poi cambia idea, e c’è chi ne vorrebbe e non ne può avere per varie ragioni, stessa cosa per gli uomini. E c’è chi ha figli all’interno del matrimonio e chi no, ci sono situazioni diverse eccetera. E ovviamente a volere dei figli, a volere sposarsi non sono solo gli etero (la differenza è che in Italia se sei gay non puoi davvero scegliere). Cioè, forse è utopia ma vorrei che nessuno si sentisse in colpa perchè ciò che desidera per la sua vita è considerato troppo “tradizionale” oppure perchè non lo è abbastanza
    Così come una donna che si intenerisce davanti a immagini di cuccioli o un uomo che si eccita davanti a foto sexy (di uomini o donne) non sono “arrugginiti”, sono reazioni legittime come lo sono le donne che si eccitano per foto sexy o gli uomini che s’inteneriscono per i cuccioli (tra l’altro si possono fare entrambe le cose). Il fatto che certi comportamenti siano più o meno diffusi o considerati più di altri non rende di per sè gli uni arrugginiti nè gli altri illegittimi.
    Quello che è davvero sbagliato è offendere qualcuno solo perchè legittimamente non vuole ciò che altrettanto legittimamente vogliamo noi o vogliono molti di noi.
    E’ dura essere o sentirsi in minoranza ma tu a chi insiste nel mancarti di rispetto chiedi come si sentirebbe se qualcuno la offendesse per il suo legittimo desiderio di avere un figlio e se non capisce vuol dire che è poco empatica ma è un problema suo
    Io rimango convinto che sopratutto oggi avere dei figli, convivere ecc. sia una scelta e non un obbligo, una scelta che peraltro non è sempre semplice checchè ne dicano insegnanti, compagni di scuola eccetera

  3. Lisa

    31 gennaio

    ciao, se non sono capace di badare a me stessa come posso essere in grado di accudire un’altra persona? Io, molto banalmente, mi sento a disagio all’idea di avere figli o al pensare all'”orologio biologico”

  4. valeria

    31 gennaio

    Provo a difendere i miei amati asterischi 😉 Io li uso perché credo che il linguaggio non sia soltanto una raffigurazione della società in cui viviamo, ma che il linguaggio stesso contribuisca a creare la realtà, e che quindi sia importante non sottointendere niente, perché le parti sottointese rimangono invisibili. Quindi, per contrastare la norma maschile che ci impone la società, ritengo importante usare un linguaggio che non la usi, offrendo invece un´alternativa, che però non può essere “compagne e compagni”, perché il sistema di genere binario che sta alla base della maggior parte delle lingue impedisce che le identità che vanno oltre a “maschile o femminile” siano rappresentate. L´asterisco è uno spazio che tutti possono riempire a loro piacimento, indipendentemente dalla loro identità. Non essere rappresentati nel linguaggio è una forma di discriminazione a livello strutturale. Insomma, non voglio dilungarmi troppo, ma l´argomentazione sarebbe un misto di queer theory e post-strutturalismo.
    Giusto per chiarire: Io non voglio fare sentire in colpa nessuno per le sue scelte personali, ci mancherebbe, e mi è anche già capitato di intenerirmi davanti a qualche cucciolo 😉

  5. Valentina

    31 gennaio

    Mi sento esattamente come te. Non avevo mai letto nulla riguardo alla maternità girando in internet, perchè l’argomento non mi è mai interessato. Ma dopo aver letto il tuo articolo mi sento compresa per la prima volta a riguardo, perchè sono esattamente nella tua stessa situazione e tutte le persone con cui ho accennato alla cosa la pensavano come i tuoi compagni o i tuoi insegnanti. Ho 19 anni e mia mamma diceva sempre che non volevo bambini perchè ero ancora una bambina io. Ora non lo dice da un po’, ma come facevo riferimento al fatto che non volevo figli in tempi più recenti, si vedeva talmente tanto la delusione nei suoi occhi che cercavo di rimangiarmi quello che avevo detto, facendo finta di credere che avere figli sia realmente una possibilità per me, perchè dovevo rispettare lo schema che lei ha stabilito per me. E’ strano perchè ho letto questo articolo ora e proprio altro giorno stavo guardando how i met your mother, e c’era una scena bellissima in cui Barney diceva a sua madre “Mom, I’m not marrying some future possibility of starting a family. I’m marrying a girl. Who means more to me than kids”. Penso sia una delle cose più belle che qualcuno potrebbe dirmi.

  6. Alessandra

    31 gennaio

    Scrivi di te stessa e nel tuo scrivere parli un po’ anche di me. Direi che descrivi bene la posizione della scuola oggi nei confronti dell’omosessualità: “la accetto, ma non ho nulla da dichiarare in merito” pare essere l’unica risposta che sappia offrire a chi le chiede di schierarsi con forza, di mettersi dalla parte giusta. Eppure ce ne sarebbe bisogno, ci sarebbe bisogno di letture LGBT, di discussioni fra studenti e professori, di confronto fra di noi. Perché sono stanca di moderarmi, di sorbirmi la battutina dello sbruffoncello di turno (e, ahimè, anche di qualche professore) senza ribattere, di non potere intavolare una discussione sensata e cercare di scardinare qualche pregiudizio, semplicemente di “lasciar stare”.
    Non ci hanno dato gli strumenti per scacciare il presupposto del “tutti sono eterosessuali, tranne qualche eccezione”, ma credo che un piccolo spazio possiamo, dobbiamo crearlo. Magari cercando di buttar là una conversazione improvvisata, uno spunto da cui partire per fornire una visione giusta, altra dall’eteronormatività. Per ora penso sia l’unica eredità che io possa offrire ai miei compagni di classe, purtroppo.
    Grazie per aver aperto ed esaminato da dentro un tema così importante.

  7. Caterina bonetti

    1 febbraio

    Quoto Elena e aggiungo che alla motivazione “crescita” e “uomo giusto” si aggiunge sempre e immancabilmente il “non hai paura di morire da sola”? Come se i figli non si facessero per amore o desiderio di farli e crescerli e basta, per quello che sono, per farli esprimere. Nessuna di queste persone mette evidentemente in conto che i figli possano decidere di andare lontano e magari non tornare. Che possano decidere di chiudersi in un convento di clausura, di partire come soldati e morire al fronte, di sposarsi a loro volta, magari con un’australian* e non avere i soldi/tempo per vedersi. Ad ogni modo lo stigma sociale che ancora colpisce le donne che “non vogliono figli” è alto. Bisogna sempre giustificarsi e usare la scusa dei soldi, dell’uomo giusto, della stabilità professionale. Una donna con uno stipendio dignitoso, un lavoro fisso, una casa e un compagno non può serenamente dire “sono a posto così”. Così come, ma non è il luogo per dilungarsi sulla cosa, una coppia che decide di adottare pur potendo avere figli biologici è ad oggi in Italia guardata con enorme sospetto. Bisognerebbe riflettere sul significato di questo fenomeno. E’ come se implicitamente ci venisse trasmesso che il desiderio maggiore di un individuo debba essere quello di perpetuare il suo sangue. E alternative altrettanto valide non ci sono.

  8. Paolo1984

    1 febbraio

    “Nessuna di queste persone mette evidentemente in conto che i figli possano decidere di andare lontano e magari non tornare”

    proprio ieri ho visto un bel film, I segreti di Osage County, un dramma familiare che parla anche di questo. Io mi sforzo di non giudicare le motivazioni delle scelte altrui ma avere figli solo perchè si ha paura di restare soli è veramente triste. Il genitore deve sempre tenere conto che per quanto lo cresca e lo educhi non può avere (per fortuna) il controllo assoluto su ciò che il/la figlio/a diventerà e i genitori che cercano il controllo assoluto di solito fanno guai.
    Va detto comunque che soldi, uomo (o partner) “giusto” e stabilità professionale non sono sempre scuse, ci sono anche persone che non possono avere figli o non si sentono di averne. Così come spesso anche le coppie sterili che decidono di ricorrere alla fecondazione assistita devono giustificarsi spesso sentendosi chiedere con tono non sempre rispettoso “perchè non adottate”? Evidentemente per molti/e rispettare le scelte di vita altrui anche quando sono o sembrano “insolite”

  9. Valeria

    1 febbraio

    Hai assolutamente ragione Alessandra, appena si presenta un occasione cerco di iniziare una conversazione del genere. Resta sempre una voce sola, che fa l’ ffetto dell’ eccezione, ma spero di aver fatto riflettere alcune persone su questo argomento sensibilizzandoli verso una visione più ampia del mondo in cui ci muoviamo, al di là delle norme. Ogni tanto mi stanco di questo compito “educativo”, ma il cambiamento deve partire anche da noi..

  10. Un'altra laura

    2 febbraio

    Però io distinguerei il discorso eteronormatività dalla problematica “una donna DEVE avere istinto materno”. Entrambi sono problemi veri e tangibili, e per entrambi gli aspetti le scuole sono un disastro. Ma se si mischiano le due cose sembra rendere implicito che il desiderio della maternità sia legato alla sessualità, che non è assolutamente vero. Una lesbica può avere un fortissimo desiderio di figli ed un’etero no. Ma, a parte questo, l’articolo dice grandi, grandissime verità. Anche io scatenai il pandemonio solo perché quando ci chiesero gli obiettivi della vita affermai -unica fra le ragazze- che metter su famiglia non era fra i miei. E peraltro io fui pure possibilista, dissi solo che non volevo mettere fra i MIEI obiettivi qualcosa che non potevo controllare io. Allora ero single, ed una cosa la sapevo di sicuro: mi sarei messa assieme a qualcuno solo se avessi trovato qualcuno per cui “ne valeva la pena” e non perché non volevo stare sola. Essendo una cosa che non dipendeva solo da me, non volevo metterlo fra i MIEI obiettivi. Ma anche per le possibiliste, la reazione è il pandemonio.

  11. Paolo1984

    2 febbraio

    Un’altra laura, anch’io penso che in una società laica e moderna il fare una famiglia dovrebbe dipendere dal trovare qualcuno che amiamo e ci ama e con cui “ne vale la pena”. Comunque il ribadisco che il problema non è chi legittimamente vuole una famiglia, ma chi offende chi altrettanto legittimamente non la vuole (per il momento o meno)

  12. skywalker

    5 febbraio

    I figli sono esattamente come le mestruazioni: accadono. Questa idea generale di “life planning” è più teorica che pratica. E poi, permettetemi, ma molte di voi dissociano il “volere bambini” dall’idea del partner. Come se il volere/non volere bambini fosse una scelta personale. Bene, non lo è affatto. Se, nel migliore dei casi, si è in coppia, l’argomento bambini è una questione che riguarda entrambi. È una questione tanto delicata da portare le coppie tanto a separarsi quanto a proseguire una relazione. Non è una roba tipo “cosa indosso oggi”.

    La risposta migliore sarebbe “quando avrò un partner allora affronterò la cosa perché al momento non ne ho idea”.

    Perché a priori non avete idea di nulla.

    @Valeria: la questione asterisco per me resta una vaccata. Gender studies e teorie del linguaggio proto-femministe a parte, quel segnetto antipatico è una resa bella e buona ad una neutralità incondizionata. Il mio cervello quel segno vuole leggerlo, non lo sostituisce con niente, vuole leggerlo. Ma poiché il * è un segno e non una vocale il mio cervello va in bug. Per cui il mio cervello a cosa si aggrappa? Ai gender studies? No ai commenti del CSS, lo legge come un commento al foglii di stile e ne aspetta un secondo in chiusura. Ma posso mai fare sempre sti salti logici quando vedo un * messo a cazzo? Perché non si ha le palle di inventarsi qualcosa di nuovo e quindi cancelliamo tutto con l’*?

    Non si sta difendendo niente con l’*, si sta solo rimuovendo, neutralizzando, impersonalizzando, mortificando l’intelligenza di chi legge.

  13. Minerva

    10 marzo

    Ecco, abbiamo tre volte la tua età, e la discussione in merito si cominciò con un post semiserio, che alla fine sviscera fin nei dettagli la questione del ‘no’ mio e della mia amica tenutaria di quel blog
    http://orsabipolare.blogspot.it/2012/04/i-quattordici-validissimi-motivi-per.html
    Seguire strade già segnate da altri cui aderisce la massa per non pensare è molto comodo, ma a un certo punto, nella vita, s’arriva sempre a momenti devastanti – quelli in cui non sai più chi eri, cosa volevi, e ti rendi conto che la tua esistenza è stata spesa nell’ipocrisia, e in prigioni che ti sei costruito da solo per mancanza di determinazione e coraggio. E quello è davvero tanto doloroso.
    La strada della trasparenza verso se stessi e gli altri, del seguire con amor proprio i propri desideri, del costruire relazioni oneste e forti è sicuramente molto più impegnativa ma – accidenti! – in fondo c’è felicità vera, amici che diventano famiglie intense e solidali, e assenza di rimpianti. Vuoi mettere il guadagno? 😉

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