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The right to offend. Dietro al genio di Sarah Silv...

The right to offend. Dietro al genio di Sarah Silverman

Shocking’s not funny. Cute’s not funny. Your mom is funny. So are well-crafted jokes.*

Mark Peters

Chi fa il comico di professione è a tutti gli effetti un artista, un individuo in grado di prendere la stranezza della vita di tutti i giorni e portarla con la scrittura e la performance su un livello più alto, universale, dove diventa comicità vera.
Freud definiva le “battute” come una combinazione della tecnica [comica] e del pensiero [umoristico]. Dove per pensiero s’intende il percepire che qualcosa è chiaramente umoristico, divertente (una camminata strana, per esempio), e per tecnica invece il modo in cui si vuol presentare questa percezione, esaltandone la qualità comica. La tecnica può essere anche solo fisica (uno sguardo rivolto al cielo), molto più spesso verbale, ma anche grafica e musicale. Non ci sono limiti. La battuta è più efficace quando viene proposta da un comico navigato, con senno e tempismo. Poi ci sono anche battute innocenti, spesso seguite da frasi come “sto scherzando”, “era una battuta”, che intervengono nella conversazione quando si percepisce l’offesa di qualcuno, e se ne vuol prendere le distanze.

Il punto è questo: la battuta, lo scherzo, ha un grande potenziale offensivo. Perché? Perché l’atto comico è per eccellenza ciò che celebra in modo carnevalesco la mancanza di rispetto, il disprezzo per l’equilibrio e le icone della vita quotidiana.
Anche Jacobson osserva che il nostro punto di inizio è l’ostilità. Se noi recitiamo la nostra incorreggibile disposizione all’aggressività, la rendiamo anche accessibile e ci armonizziamo con essa. Ricordandoci in questo modo che siamo in grado di evadere la nostra pulsione a soffrire. “Carnevalesco” non è un aggettivo a caso, dal momento che nel Medioevo e nella prima modernità l’autorità civile e religiosa concedeva spazio e licenza per quest’aggressività proprio durante il carnevale. Qui la gente festeggiava, si ubriacava, e i discorsi vertevano agilmente su soggetti come genitali, defecazione, urina, disagi eventuali. I lavori comici, di fatto, sono offensivi per coloro che detengono l’autorità e per quei membri della buona società che negano le loro origini terra terra. Il problema è la certezza virtuale che la commedia senza restrizioni provocherà delle offese specifiche per una persona o un gruppo di persone. Prima o dopo.

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Alcuni comici sostengono che ci sia il diritto e il dovere di offendere. Chubby Brown, comico inglese, ha ben espletato questo concetto (“Quando stiamo ridendo, non stiamo combattendo”). Nel 1993, dopo che un prete aveva contestato un suo show in quanto “blasfemo”, Bill Hicks scrisse una lettera in cui si dichiarava sostenitore del Diritto alla Libertà di parola e sottolineava che anche la maggior parte della gente potrebbe esserlo, se afferrasse a pieno il concetto su cui si basa.
La Guzzanti, accusata di vilipendio nel 2008 perché aveva insultato il Papa, disse che ognuno ha il diritto di dire ciò che vuole, in ogni momento.

Da una parte ci sono i ferventi sostenitori della libertà di espressione, dall’altra i credenti religiosi (o politici) che antepongono fede e stabilità sociale alla libertà di parola.
Come ci si deve muovere allora? I comici, anche se a noi può sembrare il contrario, fanno un’attenta selezione del loro materiale e dei modi per esprimerlo. Infatti, se interrogati sul contenuto dei loro spettacoli, in termini di restrizioni piuttosto che di libertà, i comici reagiscono inizialmente con stupefazione. Che limitazioni? Non si sentono censurati, le restrizioni sul materiale da utilizzare sono implicite, interiorizzate. Loro giudicano quello che possono usare nelle loro battute in termini di “efficacia”: il discrimine sta nel fatto che quell’argomento, detto in quel modo, faccia ridere o meno. Gli scherzi devono essere veri per la persona su cui il comico scherza, in questo modo il materiale oscuro dello show può essere accettato.

Ciò che va ricordato è che un comico, un buon comico che scherza su temi delicati sta scherzando, sta svolgendo il suo lavoro, sta dando a noi che lo ascoltiamo la possibilità di ridere, per un attimo, di volgarità e cose terribili (dalla cacca all’AIDS).

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Sarah Silverman (Illustrazione di Elisa Sartori)

Ho scritto tutto ciò perché sostengo Sarah Silverman, e come lei stessa ci tiene a dire:

Le persone che mi conoscono sanno che amo le battute sulla cacca, il che è ben diverso dall’amare la cacca. Faccio battute sullo stupro, ma non approvo affatto lo stupro. Queste sfumature sembrano ovvie per voi, ma ci sono persone là fuori che pensano di essere mie fan, che si reputano spiriti affini a me, ma ciò che vogliono è mostrarmi foto della loro cacca o altre cose estremamente disgustose. E va anche peggio (…) [È terribile] quando una persona nel pubblico ride per la cosa sbagliata – la parte brutta della battuta, la parte che dovrebbe essere ironica e ingannevole.

Sarah Kate Silverman è una comica americana, meglio nota per il suo humour da “colpo sotto la cintura”. La sua satira infatti si concentra su temi tabù come religione, razzismo e sesso. Immaginatevi negli Stati Uniti una reazione alla battuta

Tutti incolpano gli ebrei per aver ucciso Gesù Cristo. Io sono una delle poche a credere che la colpa sia stata dei neri.

Siamo solo all’inizio.
Sarah è nata a Manchester, nel New Hampshire, nel 1970, ma è cresciuta a Bedford. Come intellegibile dal cognome, la sua è una famiglia ebraica (la nonna è una sopravvissuta dell’Olocausto) di origine russo-polacca. Sarah scherza spesso sulla sua origine e sui luoghi comuni legati alla “jewiness”.

Sono stata violentata da un medico. Il che è, come dire, dolceamaro per una ragazza ebrea.

Nel suo libro, The Bedwetter. Stories of Courage, Redemption and Pee, dedica un capitolo alle sue origini ebraiche. Ma incolpa il suo editore ebreo per averla costretta a farlo.

Fra le religioni, credo che il Giudaismo sia la migliore. Gli ebrei non suonano il campanello per sventolarmi in faccia depliant. Non sono insistenti. Lasciate che mi spieghi: gli ebrei non sono insistenti riguardo la loro religione. Ecco su cosa non sono insistenti gli ebrei. La loro religione.

Foto di Scott Sternberg

Foto di Scott Sternberg

Cresciuta tuttavia in una casa di non osservanti, Sarah ha avuto un’infanzia felice per certi versi, ma travagliata per altri. Ottimo rapporto con i genitori Donald e Beth Ann (che divorziarono quando aveva 7 anni, ma si risposarono entrambi dopo pochi anni) e con le sorelle, dovette fare i conti per molto tempo con un problema personale: bagnava il letto. E lo fece di continuo fino ai tredici anni. Ora, fino ai cinque-sei anni l’enuresi (la pipì a letto) è la norma, dopodiché il bambino impara a rimanere asciutto. Giusto? Vi stupirà sapere che c’è un buon 98% di persone che ne soffre anche da adolescente. Sarah era una di questi. Venne seguita da psicologi e soffrì di depressione per questo motivo, ma alla fine riuscì a uscire da quest’impasse e a usare la sua autoironia per riprendere anche da adulta l’argomento (e farne oggetto di un libro).

In terza elementare, l’insegnante ci diede dei questionari che chiedevano cosa saremmo voluti diventare da grandi. Scrissi “Una comica, un’attrice o una massaggiatrice”. Come Mozart, il mio destino era evidente fin dalla tenera età, e sarebbe stato solo dopo venticinque rapidi anni che avrei avuto il mio show televisivo personale. Un’altra cosa che mi accomuna a Mozart: credo proprio che anche a lui trovasse le scorregge esilaranti. Se potessi tornare indietro nel tempo e andare a pranzo con lui, scommetto che avremmo un sacco di cose di cui parlare. Vi immaginate la scena?

Trasferitasi a New York, lasciò l’università dopo il primo anno per dedicarsi a tempo pieno alla carriera da comica. Nel 1993 viene assunta dai boss del Saturday Night Live, ma l’anno successivo non viene riconfermata. Scrisse pochi sketch in quel periodo, e quelli che scriveva non andavano in onda. Tutto sommato era già pronta per correre da sola.
Nel 2005, uscì il film concerto Jesus is Magic (diretto da Liam Lynch). Una pellicola di 72 minuti dove veniva mostrato un suo spettacolo intervallato da sketch musicali e flashback. Il titolo fa riferimento a una delle battute di apertura, dove, accennando al fatto di avere un fidanzato cattolico, parla di come si potrebbero far coincidere religioni diverse nella crescita di un figlio. “Credo che il vero problema arrivi quando vuoi avere un bambino… Dovrete capire come vorrete educare il vostro bambino. Potrebbe anche non esserci alcun problema. Basterebbe essere onesti, e dire semplicemente “Mamma è una del popolo eletto e papà crede che Gesù sia magico””.

Durante lo spettacolo vengono trattati alcuni temi off limits per i comici, come l’Olocausto e l’11 settembre. Le reazioni dei critici furono assieme molto positive e molto negative. Silverman scherzò anche sugli anziani al ricovero (con una canzone intitolata You’re going to die soon) che molti (non io) considerarono eccessiva. “It’s not cold in here. You’re just dying”.

Le canzoni sono uno dei punti di forza delle performance di Sarah. Le utilizzò in abbondanza anche nel suo show The Sarah Silverman Program, che andò in onda dal 2007 al 2010 su Comedy Central. TSSP è una sitcom che ruota attorno alla vita di Sarah St. Clair (la Silverman, in una versione sfigata e irresponsabile di se stessa) e ai suoi amici: i fidanzati e vicini di casa gay Brian (Brian Posehn) e Steven (Steve Agee), la sorella minore (Laura Silverman, vera sorella di Sarah, ma maggiore) e il fidanzato poliziotto (Jay Johnston).
In un episodio della prima stagione, Not without my daughter, si esibisce con la brillante Laura Marano in un’allegra canzone, indovinate su cosa.

We are miracles è uscito per la HBO lo scorso inverno. Diretto ancora una volta da Liam Lynch, è il secondo film concerto di Sarah. Girato al Largo Comedy Club, un locale di Los Angeles, è stato un spettacolo davvero intimo per la comica americana: il posto ha infatti una capienza massima di 50 persone e, contando i cameramen e lo staff, il pubblico pagante era solo di 39 persone. Di certo è meno facile far ridere 39 spettatori, che farne ridere 200!
In una delle battute più efficaci dello show, Sarah si dichiara sostenitrice di Barack Obama. Racconta di aver partecipato ad un party per lui, nel 2008. Gli si avvicina, tentando una domanda intelligente: “Sentator Obama, ha mai vissuto esperienze di razzismo quando studiava a Boston?”. Lui si gira verso di lei e dice “Io sono Kanye West”.

La causticità delle sue battute le è spesso costata qualche denuncia o vendetta pubblica. Dopo averla invitata a tenere un discorso (durante il quale parlo e scherzò riguardo le adozioni di bambini ritardati), l’ideatore delle TED conference, prese le distanze da quanto detto da Sarah, tirandosi fuori da ogni polemica. In un’apparizione al Late Night with Conan O’Brien, usò uno dei suoi solito epiteti razzisti in riferimento agli asiatici, ma questa volta sollevando un polverone e inimicandosi il Media Action Network for Asian Americans.
Durante un roast in onore di James Franco, Sarah fece delle battute riguardanti Jonas Hill e il suo peso, e quando Hill prese il microfono per il suo turno, scherzò su di lei, basando il divertimento sulla sua età. “È folle, tutti dicono che lei è attraente per essere una comica, ma io dico che lei è attraente per avere la sua età. Sul serio, Sarah, eri la mia comica preferita quand’ero bambino”. In molte interviste le chiedono ancora cosa provò in quel momento, se si era offesa, e lei risponde sempre scherzando che va tutto bene “niente che non si possa curare stando due giorni a letto”. Questo in più occasioni la fece parlare di come per la donna sia più difficile affrontare il discorso dell’età, perché quando si arriva alla maturità, al momento in cui si è in grado di esprimere al meglio le proprie idee, in cui si è franchi, e si sa chi si è, ecco che alla prima ruga o segno visibile si è costretti a nascondersi sotto una roccia.

– Non ho mai pensato che tu potessi offenderti, perché quello è il mondo in cui voi [comici] vivete. E io non vivo in quel mondo, non so dove stanno i limiti. Capisci che intendo?
– Mi ferisce ogni volta. Ma morirei pur di difendere il diritto delle persone di dire qualunque cosa”.

La commedia è proprio questo. Siamo tutti visti in un contesto che riguarda le nostre vite, le nostre esperienze. Alcune cose feriranno la gente, sì. In modi diversi. E non si può per questo continuare a tagliare parti dell’argomento [su cui scherzare] per paura di offendere qualcuno. Si rischia di rimanere senza niente di cui parlare. Bisogna accettare che, qualche volta, possiamo non essere la cosa giusta per alcune persone, così come alcune persone possono non essere la cosa giusta per noi. Viviamo in questa strana società in cui, negli ultimi tempi, se qualcosa non va bene a qualcuno viene bandita. La gente non dice più “Uhm, questo non fa per me”. Dice “Questo non dovrebbe essere per nessuno!”

Non avrei saputo dirlo meglio. Smettiamola di dare addosso a chi prova a rasserenarci le giornate e impariamo a prenderci meno sul serio. Impariamo anche da Matt Damon, tramite questo grazioso video (la magia inizia a 2:17).

Sarah Silverman e Jimmy Kimmel sono stati fidanzati per anni, ma nel 2009 hanno rotto. Ciononostante sono rimasti amici, e Sarah compare ancora nel suo show (Jimmy Kimmel Live!) come ospite. Questo era uno sketch preparato quando ancora stavano assieme, e lei fingeva di avere un affair con Matt Damon. Sì, esatto. Matt Damon è una persona divertente. Can you believe that?

Fonti:
– Comedy as Freedom of Expression. Paul Sturges sul Journal of Documentation, 2010, p. 279-293. [pdf]
The Bedwetter. Stories of Courage, Redemption and Pee. Sarah Silverman. Faber and Faber, 2010.
I perché della pipì a letto. Drynites.it

Sarah Silverman and the Art of Non Dirty Joke. Mark Peters su Mc Sweeney’s.


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  1. Paolo1984

    22 aprile

    grazie per questo post. La Silverman è una delle migliori comedian in circolazione. Se penso che in Italia Luciana Littizzetto passa per “politicamente scorretta”…

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