di Eleonora Grimandi

È vero, le costellazioni tecnicamente non esistono: sono state inventate dagli umani per orientarsi un po’ sia sulla Terra sia nelle sfere celesti. Eppure, il saper leggere il cielo come fosse un libro aperto ci può raccontare milioni di storie e dare grande soddisfazione.

Prendiamo per esempio la “Chioma di Berenice”: per chi volesse avventurarsi alla scoperta del cielo, il mese di agosto è l’ultimo periodo utile in cui osservare questa bella costellazione (altrimenti bisogna aspettare fino al prossimo marzo!). Al di là dell’interesse che può suscitare il gruppo astrale in sé, viene da chiedersi chi sia la Berenice (che significa “portatrice di vittoria”) da cui prende il nome.

Illustrazione di Marianna Coppo

Illustrazione di Marianna Coppo

La risposta ufficiale, quella del sacrificio dei capelli, la conoscono in molti e suona così: una regina egiziana di origine libica, Berenice II, appena sposata scopre che il marito deve partire per la guerra. Struggendosi per la cattiva notizia, in un gesto di devozione decide di tagliarsi la lunga chioma e donarla alla dea Artemide per propiziare il ritorno del re sano e salvo. Il giorno dopo la chioma sparisce, quindi si presume sia stata accettata dalla dea, e il marito ritornerà poi vittorioso dal campo di battaglia. Così ci è stata tramandata la figura di Berenice da poeti come Callimaco, Catullo e Foscolo.

Una personcina leziosa e pronta a servire ciecamente il marito, dunque? Assolutamente no: sarebbe riduttivo immaginarsi Berenice soltanto alla luce di questo episodio, che è sì il più famoso, ma non riassume certo la sua vita e la sua personalità. Bisogna partire dai presupposti della sua infanzia, nel III secolo a.C.: i genitori di Berenice (il re Magas di Cirene e la regina Apama) tirano la figlia per le gonnelle e litigano, proponendo ogni volta matrimoni diversi a seconda dei loro interessi politici o personali; alla fine la spunta la madre, che dopo la morte di Magas ha campo libero per costringere la figlia a sposare Demetrio, principe di Cirene. Sarà un caso che Demetrio e la regina Apama siano amanti.

Berenice scopre l’intrigo fra marito e madre, e inoltre si rende conto che Demetrio, l’ultimo arrivato a corte, spadroneggia impunemente e la esclude dalla vita politica. E qui si comincia a far luce sulla vera personalità della nostra futura regina: lungi dal sopportare la situazione con rassegnazione, Berenice ordisce una congiura dalla quale salverà, per pietà, soltanto la madre. E d’ora in poi sarà la giovane ad avere la situazione in mano: dopo un periodo di tempo in cui regnerà da sola sulla Cirenaica, sceglierà di sua volontà il matrimonio con Tolomeo III, faraone egiziano, come avrebbe voluto il padre.

Entrare nella grande famiglia dei Tolomei, famosa per incesti, omicidi, intrighi familiari ed altre simpatiche attività non era il massimo della tranquillità, ma Berenice se la cavò sempre con grande saggezza politica e prontezza, confermando di possedere il caratterino che ormai conosciamo. Sul piano degli eventi storici, è a lei che si deve l’unificazione di Cirene al regno egizio, e non va dimenticato che oltre a regina d’Egitto poté anche, per prima, aggiungere al suo nome il titolo onorifico di basilissa. In questo contesto si inquadra l’episodio della chioma, ma di certo la regina non era così disperata per la partenza del marito, poiché a questo punto inizierà periodo in cui Berenice regnerà autonomamente.

Proprio in questo periodo Berenice pone le basi per un’era di grandissimo prestigio e fioritura culturale nell’Egitto ellenistico, poi sviluppate dal marito e dai discendenti. Non solo: le cronache raccontano che partecipò ai giochi panellenici e alle corse equestri, ma soprattutto arrivò al promulgare leggi (potere che allora quasi nessuna donna aveva) considerate avanzate per l’epoca, come ad esempio la concessione alle promesse spose di Lesbo di riottenere la dote in caso di morte del padre. Non doveva essere facile avere a che fare con un marito come Tolomeo III, famoso per la ferocia nel governare (in un aneddoto si racconta di come infliggesse condanne a morte mentre tranquillamente giocava ai dadi), eppure lei ebbe il coraggio di criticare apertamente i suoi eccessi, rischiando il ripudio o la decapitazione.

Alla fine tanto potere la rese facilmente vittima dei tipici intrighi tolemaici, infatti venne tradita proprio dal figlio Tolomeo Filarete che la assassinò. Ma nel giro di pochi mesi era già divinizzata e venerata, proprio come accadeva ai sovrani maschi: a ricordarci di lei e della sua forza, in un mondo che spesso le andava contro, è rimasta la sua chioma disegnata nella costellazione: in realtà simboleggia molto di più di ciò che appare.

Bibliografia:
S. Donadoni, L’Egitto. Dall’epoca tarda al periodo tolemaico, ed. Jaca Book, ed. Jaca Book
V. Palumbo, Una regina stellare, in Focus Storia n.93

Sitografia:
Antikforever, Bérénice II de Cyrène
E. R. Bevan, The house of Ptolemy