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Regina José Galindo, por amor a la poesía

Regina José Galindo, por amor a la poesía

di Francesca Frigo

Regina José Galindo è un’artista e performer nata in Guatemala, nel 1974, che ha fatto del suo corpo un potente strumento per raccontare una nazione controversa, i suoi abitanti, le sue donne. Le sue opere, crude e feroci, sono state esposte a Lubiana ad Ottobre, in occasione della Biennale di Arti Grafiche.

Quando ho pubblicato il mio primo libro di poesie il soggetto era sempre il mio corpo, in relazione alla storia del mio Paese che è molto “machista”.
Non è stato così difficile cambiare il modo di esprimermi – la metodologia – dalle parole all’azione. Forse è come se le parole non mi bastassero. E sono passata ad altro forse anche perché scrivere una poesia è molto lungo e richiede tanto tempo in solitudine. Volevo di più, avevo degli amici con una maggiore esperienza con l’arte contemporanea e mi sono confrontata con loro, che mi hanno dato delle informazioni. Poi ho sentito che era scattato un clic nella mia vita.

Regina-Galindo-Perra

Al centro del suo lavoro c’è lei in tutta la sua tangibilità e materialità: carne, capelli, denti, mani che la stringono, occhi che la guardano, la sua voce al servizio della poesia, l’aria che le serve a vivere deliberatamente tolta da un sacco di nylon che la avvolge, la terra per seppellirla ed occultarla. Le sue opere la vedono coinvolta in prima persona nel riprodurre momenti di grande violenza e disumanità vissuti dalle donne del suo paese e passati sotto silenzio.

In Guatemala vengono uccise ogni anno molte donne, senza che le autorità muovano un dito, rivelando l’incapacità del potere pubblico di contrastare questo fenomeno e la sua volontà di mantenere lo status quo. La violenza non viene compresa e considerata come tale, le vittime di stupri e maltrattamenti non vengono aiutate o compatite: la donna che viene stuprata o maltrattata è una perra, una cagna.
Nel 2008 è stata emanata dal Parlamento del paese una legge al fine di rafforzare la condanna dei reati contro le donne nel paese, ma neppure questo è bastato a fermare la strage e a porre fine alle crudeltà. Affinché una legge venga efficacemente applicata in tutta la sua forza rinnovatrice e propulsiva è necessario un terreno sociale reso fertile dalla cultura, dall’educazione resa accessibile a tutte le classi sociali, da un’etica pubblica poco disposta al compromesso con il potere. Ciò non avviene in Guatemala, dove donne di tutte le età vengono barbaramente ammazzate ai lati delle strade, in casa, mentre raggiungono il posto di lavoro (lavoro che hanno in poche, visto l’alto tasso di disoccupazione che affligge la nazione) o mentre tentano di rivendicare per sé qualche diritto, sottolineando i molti mali di una società povera e analfabeta, in cui vi sono rapporti di potere fra i sessi che condannano le donne all’oppressione, alla miseria e alla solitudine di fronte ad una realtà sociale che le priva della possibilità di essere titolari di diritti.

Piedra, 2013

Piedra, 2013

Fino a pochi anni fa esse potevano essere “legalmente” lapidate per adulterio, nonostante le numerose campagne in tutto il mondo contro la pena di morte (ancora oggi in vigore in Guatemala ed eseguita tramite iniezione). Tutto questo nucleo di malessere e disagio viene espresso da Galindo attraverso l’arte. Arte in cui non vi sono sottintesi e che non lascia scampo: di fronte ad essa non si può non pensare. Non si può non pensare di fronte ad un corpo impotente e alla mercé di mani avide e ingorde che vogliono toccare e toccano. Non si può non pensare di fronte alle ciocche di capelli di alcune donne trovate morte che sono state dall’artista incorniciate ed esposte per richiamare una vita, una memoria, un’ingiustizia. Non si può non pensare di fronte ad un corpo nudo e sporco di terra sul fondo della cassa di legno dove è stato raccolto. È Anatomia, è un limite estremo, è un racconto della verità delle cose e delle persone. Sono violenze private, denunciate e no, violenze di genere, violenze che hanno fatto la storia di un paese, guerre civili, scontri, conflitti personali e conflitti di uno Stato sulla strada di una lenta e difficile ricerca d’identità e di modernizzazione. È pugno allo stomaco e alle coscienze (individuali e collettive), arte brutale e inevitabile.

Suelo común, 2013

Suelo común, 2013

A molte di queste donne che Galindo narra attraverso il suo corpo non è mai stato dato nemmeno un nome, ma attraverso il suo lavoro è stata conferita loro una dignità, quella che le persone restituiscono alle altre persone quando si interessano alle loro vite e alle loro storie perché dentro vi circoli ancora il pensiero e la speranza in un cambiamento.

Il sito ufficiale è http://www.reginajosegalindo.com/


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