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Reasons to be colorful: intervista ad Annalisa Leo...

Reasons to be colorful: intervista ad Annalisa Leoni, colorista romana

Anne Project - Studio di Character Design © Leoni

Anne Project – Studio di character design © Leoni

Sapete chi è il colorista?
In ambito manifatturiero, il colorista è un professionista che si occupa della preparazione del colore che andrà poi applicato sui prodotti industriali; in pittura viene definito così l’artista che fa del colore l’elemento principale della sua estetica (presente Tiziano?).
Nel fumetto, specifically, il colorista è colui che applica il colore ad un disegno in bianco e nero. A volte il disegnatore si occupa autonomamente della colorazione, altre volte gli subentra il colorista, che col suo intervento completa la tavola e ne amplifica il valore. Va da sé che non si tratta di un’operazione facile da eseguire. “Colorare dentro i bordi” non basta. E non è un caso aver sopracitato l’ambito pittorico, dato che ricorrerà anche nel corso di quest’intervista, configurandosi come una pratica strettamente legata alla Nona Arte.

Quest’oggi chiacchiero con Annalisa Leoni, abilissima colorista e illustratrice romana. Il curriculum di Annalisa, 27 anni, è sorprendente: dopo aver frequentato la Scuola Romana di Fumetto, ha mosso i primi passi lavorativi nell’ambito del character design, spostandosi dalla Spark Animation Studios all’Accademia Italiana Videogiochi (AIV), passando per lo studio di animazione Top Toon. Come illustratrice ha seguito la collana delle Pop Pixies e realizzato illustrazioni su Frankenstein per Eli Editore. Specializzata poi da colorista, ha lavorato con GP, Piemme Jr, Glénat, Claire de la Lune, con Pixar/Disney e Panini. Attualmente lavora per Sergio Bonelli Editore, alla serie Orfani (una delle novità editoriali più acclamate dello scorso anno).
Se siete affascinati quanto me, potete approndire qui (behance) e qui (blog da colorista).

Vignetta estratta dal primo numero di "Orfani". Il colore è di Annalisa. Matite e inchiostri di Emiliano Mammucari

Vignetta estratta dal primo numero di “Orfani”. Il colore è di Annalisa. Matite e inchiostri di Emiliano Mammucari

Come mai hai deciso di specializzarti nel colore?
Nasco come illustratrice, quello di colorista era inizialmente un lavoro per arrotondare economicamente. Solo in seguito a una proposta di lavoro importante mi sono decisa a specializzarmi nel colore. Sono stata infatti presa come colorista per Orfani, una nuova serie Bonelli (in uscita in questo periodo); un lavoro piuttosto impegnativo, perché prevedeva lo studio di un tipo di colorazione adatta per una parte del lavoro, più la colorazione di vari numeri. Dato che questo impiego mi avrebbe preso per parecchi anni e sarebbe stato piuttosto impegnativo, ho deciso di concentrarmi un po’ di più sulla carriera da colorista.

Fammi sognare con qualche aneddoto di gioventù dove tu risultavi la più brava della classe a colorare (o dove coloravi libri su libri con le apposite zone segnate coi numerini)!
Ho sempre adorato disegnare e colorare, anche se non avrei mai pensato che potesse diventare il mio lavoro. Aiutavo i compagni di classe nei compiti di disegno e manco a dirlo avevo sempre questa pila di diari dei compagni sul mio banco da riempire da disegni (spesso sconfinavo a finivo a disegnare sul banco, ops!).
Sin da piccolissima, mi rinchiudevo sotto la scrivania della mia cameretta, piazzavo la sedia davanti e ottenevo così il mio rifugio segreto dove potevo disegnare a ruota libera. In camera c’erano mobili bianchissimi, che ai miei occhi sembravano troppo riflettenti e troppo vuoti: li vedevo come enormi fogli bianchi che aspettavano solo di essere riempiti! I miei, dal canto loro, si svenavano per comprarmi pacchi e pacchi di matite colorate (che consumavo puntualmente nel giro di poche settimane). A volte per disegnare partivo direttamente dal colore, la matita quasi non la usavo, forse avrei dovuto prevedere qualcosa.

Orfani b-n

Orfani colorata

Che rapporto hai con il bianco? Lo detesti, vero?
Eheh! Sì, detesto il bianco in ogni sua forma, dai vestiti al temutissimo foglio bianco. Spè, forse esagero. Diciamo che il bianco è un colore molto forte, forse il più estremo; è il colore della libertà, del vuoto, di qualcosa che dev’essere riempito da noi stessi. Se non abbiamo nulla metterci dentro si va nel panico e ci si sente schiacciati, tanto da trasformare la libertà in vuoto ed ansia.

Ti sei mai occupata di colorazione non digitale?
Professionalmente no, ho sempre colorato digitalmente. Sono partita studiando la colorazione tradizionale, ma negli ultimi tempi l’ho molto trascurata a causa del poco tempo; spero vivamente di riuscire a ritagliarmi un spazio per riprenderla.

Quali sono le qualità positive delle nuove tecniche (mettendo da parte il risparmio temporale), cosa di importante si è invece perduto nel passaggio al digitale?
Colorare digitalmente è sicuramente più veloce, ma soprattutto più economico: a parte il dotarsi di un buon computer, poi non si affrontano spese ulteriori in materiali da pittura. Oltretutto c’è da dire che la lavorazione digitale e in special modo internet hanno permesso a colleghi molto lontani di poter collaborare. Ci sono coloristi italiani che lavorano per l’America o per la Francia; prima non era molto fattibile. Naturalmente si è persa la freschezza e l’imprevidibilità della colorazione tradizionale, a volte l’unicità del tratto e soprattutto la consapevolezza che per fare questo mestiere bisogna avere le stesse basi teoriche di chi dipinge. Come ho detto altre volte, bisogna capire che photoshop è un mezzo con cui si può lavorare (come l’acquerello, l’acrilico ecc) e bisogna saperlo utilizzare applicando concetti teorici del colore; non basta saper solo smanettare con il programma e mettere qualche effettino qua e là.

Hai una tua palette preferita?
Cerco di non fossilizzarmi troppo sulle “palette”, ma inconsapevolmente mi sono resa conto che tendo molto ad utilizzare il giallo e il lilla o il verde e il blu. Che poi sono i miei colori preferiti.

"A riveder le stelle" - Colore di Annalisa. Disegno di Milo Manara

“A riveder le stelle” – Colore di Annalisa. Disegno di Milo Manara

Quali sono le maggiori difficoltà insite nel tuo lavoro? I clienti sono “brontoloni”?
Come in tutti i lavori ci sono pro e contro. A volte ci si può trovare di fronte un cliente che non capisce i limiti o le difficoltà di un lavoro e che fa delle richieste assurde, ma sono cose che capitano. L’importante è sempre farsi rispettare e non lavorare mai gratis.

Nel tuo ambiente lavorativo hai riscontrato delle difficoltà, in quanto donna?
Personalmente no, per fortuna non ho mai avuto un trattamento diverso (inteso sia in senso negativo che positivo) come donna. C’è da dire che nel mondo del fumetto realistico le disegnatrici femminili non sono molte, spesso si trovano più donne nel mondo dell’illustrazione o nel disegno umoristico, ma credo che ciò sia dovuto più ad una questione di sensibilità diverse, piuttosto che di favoritismi o bastoni tra le ruote. Riguardo al mestiere di colorista invece non ho mai fatto caso se ci fossero più donne o uomini, credo che questo settore sia molto equilibrato, a questo proposito.

Meglio così! Hai dei punti di riferimento femminili in questo settore? Se sì, mi faresti qualche nome?
Durante la mia crescita come disegnatrice e successivamente come colorista, ho avuto varie figure femminili di riferimento. Sono cresciuta adorando e studiando i disegni di Claire Wendling e Mary Blair, mentre ridevo a crepapelle leggendo le vignette satiriche di Silvia Ziche e ne apprezzavo tantissimo ogni segno e idea. Per il disegno realistico ho studiato tantissimo sui fumetti di Laura Zuccheri, mentre per la colorazione digitale ho guardato tantissimo Laura Martin.

Un omaggio a Doctor Who (serie di cui Annalisa è fan sfegatata)

Illustrazione di Annalisa in omaggio a Doctor Who

Ci sono dei colori “vietati”?
Come colorista non utilizzo mai il nero o i grigi molto scuri, smorzano la colorazione, appiattiscono e non sono reali.

Quale parte del tuo lavoro ti piace di più? (Ora, io non so bene come si strutturi la procedura di colorazione ma immagino che una parte preveda lo studio delle ombre e della palette, poi una l’inizio della colorazione per campi e poi ci sia quella della rifinitura… per farla grossa)
Sì, la lavorazione è grossomodo quella. La fase che preferisco è quando devo decidere la palette e poi abbozzo velocemente luci ed ombre. Quando devo definire e ripulire tutto mi scoccia, sono una tipa un po’ frettolosa!

C’è un’agenzia per cui vorresti tantissimo lavorare? Insomma: quale potrebbe essere il tuo “punto di arrivo”?
Beh, è una vita (da quando ho intrapreso questo percorso) che sogno di lavorare in una grande casa di animazione, come magari la Pixar, anche se ora come ora il percorso che sto facendo si sta muovendo verso altre direzioni. Insomma il sogno rimane ancora remoto…

Come si diventa colorista? Consigli da dare a chi vuole diventarlo?
Prima di tutto direi di andare a rileggere la risposta che ho dato prima sulle basi teoriche del colore e poi consiglio di fare tanta pratica, magari affiancandosi come assistente a qualche professionista; è un lavoro da bottega, bisogna fare esperienza per diventare bravi.

annalisa leoni2

(foto di Diego Rosato)


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  1. Bianca Bonollo

    26 Febbraio

    Bella intervista! E’ un mestiere molto delicato. Penso che molti coloristi “rovinino” il disegno invece di valorizzarlo. …per abbellire così un disegno di Manara invece bisogna essere bravi!

  2. aNNALISA

    6 Marzo

    Bianca mi fai emozionare 🙂 Ti ringrazio.

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