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Cara ragazza che non ha bisogno del femminismo

Cara ragazza che non ha bisogno del femminismo

Cara ragazza che scrive di non avere bisogno del femminismo: buon per te.

Ti faccio notare in rapidità un paio di cose, però. Se non ci fosse il femminismo, tu non potresti esprimere la tua opinione in pubblico e forse non ce l’avresti neanche, un’opinione, perché nessuno ti avrebbe dato gli strumenti per formarne una. Pensa! Forse non sapresti neanche scrivere, perché non avresti il diritto all’educazione.

Se non ci fosse il femminismo, tu non potresti: avere accesso libero alla contraccezione; avere la possibilità di avere un aborto; avere la possibilità di non sposarti senza venire ritenuta uno scarto della società; avere un lavoro, specialmente dopo che ti sei fatta una famiglia; avere il diritto di denunciare molestie piccole e grandi; poter mandare in galera l’uomo orribile che ha stuprato la tua amica, sorella, compagna di classe.

women against feminism

Questa la mettiamo nel dizionario alla voce “egoismo”.

Ti auguro di avere una vita serena e senza problemi, ma temo verrà il momento in cui ti accorgerai che il tuo salario è più basso di quello dei tuoi colleghi; smetterà di andarti a genio che sconosciuti ti fischino dietro per strada; ti verrà chiesto di firmare delle dimissioni in bianco da usare contro di te nel caso rimanessi incinta.

Quando succederà una di queste cose, ti accorgerai che forse non schifi il femminismo tanto quanto credevi. Che non sei l’unica persona al mondo e non serve solo quello di cui hai bisogno tu. E anche che non è bello fare di tutta l’erba un fascio, soprattutto quando non sai di cosa stai parlando.

Nel momento in cui scoprirai che in fondo anche tu hai bisogno del femminismo, sai dove trovarci.

 

Se volete farvi girare le scatole a manetta praticamente all’istante, da questa parte. Dopo due minuti inizierete a sputare fuoco.

Ho parlato più estesamente dell’argomento su Radio Popolare venerdì scorso. Molte altre donne intelligenti hanno detto la loro.
Potete riascoltare il tutto qui (puntata del 25 luglio 2014, seconda parte).

 

Letture sull’argomento che mi sono piaciute particolarmente:

Women against feminism are missing the point, Lucy Mangan su Stylist
I was a Woman Against Feminism too, Siobhan Norton su The Independent
We Respond To “Women Against Feminism, Because This Is What Feminists Look Like, di Rachel Krantz su Bustle
You Don’t Hate Feminism. You Just Don’t Understand It, di Emily Shire su The Daily Beast


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  1. Euforilla

    28 luglio

    Visto che risponde a una cosa virale con una cosa da social media, anch’io mi esprimerò nello stesso registro linguistico (e la netiquette perdonerà il mio urlo, ma quanno ce vò ce vò!): EPIC FACEPALM!

    Per metterla in altri termini, conierei lo slogan internazionale: “A feminist work is never done”… sigh…

  2. Cosmic

    28 luglio

    c’è ancora bisogno di femminismo proprio perchè tutte le cose che scrivi (accesso alla contraccezione; possibilità di avere un aborto; possibilità di non sposarti senza venire ritenuta uno scarto della società; avere un lavoro dopo che ti sei fatta una famiglia…) non sono ancora del tutto accessibili nella realtà. quante donne lasciano il lavoro dopo aver avuto dei figli? quante donne per lavorare pagano di tasca propria le carenze di un sistema di servizi che non esiste? le donne che dicono che non hanno bisogno del femminismo o sono fortemente ignoranti, nel senso che non sanno cosa significa “femminismo” e come questo concetto si è evoluto negli anni, oppure sono felici della loro situazione perchè in fondo gli fa comodo così (o non hanno niente di meglio a cui aspirare?).

  3. Elettra

    28 luglio

    Anch’io ho trovato, nella inesauribile fonte di ispirazione che è la colonnina di destra di un noto giornale on-line (http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/25/foto/womenagainstfeminism-92370582/1/#1), una raccolta di 50 foto postate con l’hashtag #idontneedfeminism. Leggendo interamente i messaggi postati da queste donne e queste ragazze, mi pare che si possano riscontrare in realtà 3 atteggiamenti di base, abbastanza contrastanti tra loro:
    1) quelle che “il femminismo proprio non l’ho capito”: sono in realtà la minoranza, scrivono commenti a carattere personale che rivendicano una loro scelta, del tipo: “non ho bisogno del femminismo perchè sono una casalinga ed una mamma e sono felice”, oppure “non ho bisogno del femminismo perchè i miei figli maschi meritano rispetto dalle donne che entreranno nella loro vita”, oppure “non mi sento inferiore se mio marito lavora e provvede a me e ai miei figli”, o anche “non ho bisogno del femminismo perchè mi piace pulire casa” (!), “non ho bisogno del femminismo perchè mi piace che un uomo mi apra la portiera della macchina”, “perchè un fischio per strada è un complimento”, “perchè distrugge le famiglie”, “perchè voglio che mio marito sia a capo della casa”. Queste ragazze immaginano le fantomatiche femministe come donne incuranti del loro aspetto, pronte a forzare le loro scelte e a demonizzare gli uomini in quanto tali, compresi i loro fratelli, padri e figli.
    2) quelle che “alice nel paese delle meraviglie mi fa un baffo”: sono quelle che pensano fondamentalmente che il mondo sia già femminista, e quindi non sentono la necessità di avere ancora femministe che sbandierino le loro teorie in giro… i commenti sono del tipo “non ho bisogno del femminismo perchè uomini e donne sono uguali”, oppure “perchè non bisogna giudicare una persona dal genere”, o anche “sono egalitarista, non femminista”, “non penso che le donne debbano essere superiori agli uomini”, “la società non mi oggettivizza”. Obiettivamente, non riesco a capire come sia possibile non rendersi conto che le cose non stanno proprio così, soprattutto in alcune parti del mondo, ma conosco molte ragazze che si dicono ex-femministe e fanno commenti analoghi.
    3) quelle che “sono femminista, ma ancora non lo so”: sono le migliori, quelle che nel cartello hanno scritto “I don’t need feminism”, ma che avrebbero benissimo potuto scrivere ugualmente “I need feminism”… esempi: “mi prendo la responsabilità per le mie azioni”, “non sono una vittima”, “sono stata abusata, ma non me la prendo con tutti gli uomini là fuori”, “capisco che equità non significa uguaglianza e apprezzo le differenze esistenti tra uomini e donne”, “sono arrivata/arriverò dove voglio perchè ho lavorato sodo e non perchè sono una donna”. Mah?
    Ci sono poi un sacco di cartelli che spaziano schizofrenicamente tra un tipo di commenti e l’altro, rendendo l’analisi ancora più interessante…
    Come al solito ho l’impressione che un hashtag comune riunisca diverse posizioni, e che se si vanno ad analizzare le cose un po’ più in profondità si scoprono realtà molto diverse tra loro…

  4. Ilaria

    28 luglio

    Mi sembra la classica e effimera trovata da social, di cui si parla solo sul web e che morirà nel web. Una semplice occasione in più per farsi un selfie con un messaggio da esibire. In ogni caso, se vedete, le motivazioni esposte dalle ragazze sotto questo “tag” sono tra loro molto diverse. Alcune sono assurde, o ingenue, o fuori centro. Ma su altre, invece, ci sarebbe materia su cui riflettere per voi femministe. Esempio: quelle che dicono “non sono una femminista perché non sono una vittima”. E’ quel che sento anch’io, lo sottoscrivo, anche se non ne farei mai una posizione “politica” (ossia mai mi posterei su un social con un cartellone di quel genere, anche perché pur non essendo “femminista” non sono neanche “contro”). Ma riflettete su come per molte il messaggio che passa è questo: il femminismo vede le donne come vittime (lo troverete erroneo, però a molte donne arriva proprio questo messaggio). Un altro messaggio è quello per cui solo perché donne dobbiamo sentirci “imbrancate”. Una persona come me, che si sente forte, che non si sente diversa dagli uomini o vittima solo perché donna… rifugge tutto ciò, anche se può però prendere parte ad alcune specifiche battaglie. Dico ciò perché magari una femminista non deve parlare solo a chi la pensa già come lei ma proprio a quelle che non sono d’accordo o sono diffidenti.

  5. Garnant

    29 luglio

    Ecco appunto. Notoriamente al mondo ci sono donne a cui è vientato andare a scuola, votare, guidare, lavorare ecc., come mai allora parecchie altre donne sentono il desiderio di dirsi *contro* il movimento che tenta di correggere questa ingiustizia sociale?

    La risposta più banale è che sono di animo reazionario, o banalmente conservatrici, forse si riconoscono nel modello della moglie casalinga e temono che questo venga delegittimato. Secondo me più che altro c’è un fastidio rispetto ad un approccio che mette il genere al centro del processo identitario. Se dal punto di vista intellettuale guardare il mondo attraverso una prospettiva di genere è illuminante, da quello psicologico può essere un pochino un trappola.

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