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Portarsi allo scoperto: le ragazzine a fumetti di Ratigher

Smettila che qua c’è gente che soffre e si dispiace se ci divertiamo

Le protagoniste dell’ultimo libro di Ratigher, Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra, si chiamano Castracani e Motta e sono due adolescenti che assieme si divertono parecchio. “Assieme” è un po’ la parola chiave, perché vivono una in funzione dell’altra. Frequentano con scarsa motivazione le scuole superiori, indossano gli stessi abiti (rossi e neri, da vere anarchiche) e condividono il medesimo innominabile bisogno di affetto e approvazione che provano gli adolescenti annoiati e solitari.

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Sono ossessionate dalle analisi mediche e passano il tempo libero sottoponendosi a elettroencefalogrammi, analisi del sangue, TAC e test per malattie infettive, di cui in seguito valutano l’efficacia, assieme alla competenza del personale. L’agilità con cui si procurano ricette e appuntamenti dipende dal fatto che Castracani è figlia (unica, come Motta) di una dottoressa primario di cardiologia. Basta nominarla al telefono perché in accettazione facciano spazio in agenda.

Il libro si apre con un focus su di loro che dopo un prelievo di sangue (“da otto”), rientrano a scuola in tempo per la terza ora, l’ora di ginnastica.
C’è una ragazzina che si allena, di cognome fa Bugatti e Castracani non può perdersela. L’innocente biondina si sta esercitando con l’hula hoop, e non ha idea di chi sia quella rossa che le viene incontro dicendole che è ora di capire una volta per tutte chi delle due sia la più bella della scuola.
Una sequenza che forse non molti percepiranno immediatamente come omaggio ad una canzone degli X-Mary, eccentrico gruppo di San Colombiano del Lambro (Lodi).

Educazione fisica, è l’ora di ginnastica […]
O che bell’esercizio che, anch’io lo voglio fare, ma sei più bella tu.
Son più bella io o sei più bella tu?

A rivelarmi questo particolare è l’autore stesso. “La canzone mi ha ispirato la prima stesura”, dice Ratigher poco dopo avermi confessato che “il soggetto di questo libro è nato in maniera fulminante, istintiva, ho praticamente avuto delle suggestioni visive che poi ho appiccicato insieme”.
Autore del fumetto horror Trama (edizione cartacea GRRRzetic, ebook su Retina) e dell’albo Tuta Teschio (The Milan Review in collaborazione con Treviso Comic Book Festival), da tanto tempo voleva usare personaggi femminili ma, “come di solito mi capita, è la visione/lettura di altre opere che mi fa mettere in pratica una o l’altra delle mie tante intenzioni”.

Da dove vengono allora Castracani, sorella spirituale di Rosso Malpelo, e Motta, morbida fenice? A quanto pare i loro caratteri sono debitori del lavoro di Ford Coppola e di Spielberg. Ratigher prosegue dicendomi che a smuoverlo “è stata la visione di Tetro, film di Francis Ford Coppola del 2009, e in particolare il personaggio di Miranda, interpretato da Maribel Verdù. Quel personaggio è così ben scritto ed interpretato da farti provare vertigine per le ricchezze e profondità che l’Umanità può rappresentare e raggiungere (in questo caso l’Umanità femminile). Ho anche rivisto il primo Indiana Jones e lì, nel ruolo di Marion, ho trovato la chiave pop che spero mi abbia permesso di raccontare femmine emozionanti”.

Castracani e Motta non sono solo emozionanti, sono delle vere combattenti. La prima lo dimostra azzuffandosi in palestra con l’amichetta ficcanaso di Bugatti, Bea. Uno scontro che finisce in pareggio: una riporterà una frattura al naso, l’altra un richiamo dall’insegnante di educazione fisica.

L’insegnante interviene nell’incontro trascinando via Castracani, la quale come fosse un magnete trascina con sé Motta. Dal momento che le due le stanno simpatiche, ha intenzione di fare da intermediaria col preside perché non prenda provvedimenti. “Mi ricordate me alla vostra età […] Intanto vi regalo questi”. Sono due adesivi rosa con un motto scritto in inglese. We are not girls! We are silver bullets for your middle-class brains! Provando a tradurlo, Motta azzarda: “Non siamo ragazze, siamo pallottole d’argento per i vostri cervelli… delle medie?”. “Classe media, borghesi”, le corregge l’insegnante. Dopo averli accettati, Castracani la chiama brutta lesbica e questo le costa cinque giorni di sospensione.

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“Mi ci rivedo nell’insegnante”, prosegue Ratigher. “Mi stanno simpatiche le giovani scalmanate ma credo di avere grosse difficoltà ad interagirci ormai, e proprio come l’insegnante provo a dimostrargli il mio consenso non richiesto e non auspicato.” Quando gli chiedo del cliché della professoressa lesbica perché emancipata perché col body, mi dice di credere che “nella varietà del mondo, ci siano anche tante ‘solite lesbiche’ o ‘soliti tossici’ o ‘soliti professori’”.

La frase dell’adesivo l’ha inventata lui, ispirato dal linguaggio riot del decennio passato. “Presto lo produrrò anche fisicamente”, confida. Questo adesivo, ma prima ancora questo motto, che tanto piacerebbe a Tumblr, avrà un ruolo importante nella storia: fungerà da elemento detonatore per la combattività di Motta. Ad un certo punto del libro i genitori “preoccupati” separano infatti le due complici, sperando che smettano di influenzarsi negativamente.

Motta, abbandonata dall’amica (che smette di farsi vedere anche a scuola), costretta ad affrontare da sola la routine scolastica e la madre chioccia, si trova costretta a scegliere tra frustrazione o reazione. Soccombere alla prima o gioire nella seconda? La narrazione si sposta allora sul suo personaggio, il quale non delude le aspettative di chi si aspetta che un’adolescente si trovi in difficoltà di fronte a questo bivio, e decida (per comodità) di comportarsi secondo “le regole”.

Motta sceglie di dare agli altri quello che si aspettano da lei, a livello mentale e fisico (studia di più, perde peso). Ma la sua vera natura non è quella compressa sotto la luce verde delle vignette che raccontano quel capitolo del libro. La sua vera natura è quella che poi emerge grazie alle parole veicolate dall’adesivo. Le basterà uno sguardo per capirlo e per tornare a cercare la sua migliore amica, Castracani.

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Delle poche tavole reperibili online, quella dell’esercizio di Bugatti è forse la più vista (è stata anche animata per il booktrailer di Fabio Ramiro Rossin). C’è qualcosa di scomodo nell’occhio che indugia su quel corpo senza forme madido di sudore? Per Ratigher è una precisa scelta narrativa: “Volevo suscitare quella confusione e imponenza [tipiche] delle prime attrazioni sessuali. L’oggetto del desiderio appare inconsapevole del suo enorme potere e continuamente superiore rispetto a chi lo circonda”. È un ricamo personale che troviamo altrove nel libro. Quando Motta viene abbracciata da sua madre in modo soffocante, ad esempio: “Mi capita spesso di calcare la mano nei fumetti per qualsiasi cosa riguardi il corpo e le interazioni fisiche tra le persone, forse perché mi intriga e penso spesso che dovremmo toccarci di più e portarci così più allo scoperto.”

Alla fine era più bella Castracani o Bugatti? “La battaglia estetica tra Castracani e Bugatti è un conflitto senza soluzione. Come l’antagonismo tra Hulk e la Cosa dei Fantastici Quattro, non si saprà mai chi è più forte. Continuando il parallelismo, Bugatti è Hulk e Castracani è la Cosa.
Ho scelto di farle scontrare sulla bellezza tentando, in questo caso veramente, di essere più “femminile”: i maschi la misurerebbero unicamente con il metro di quanto piacciono agli altri, le femmine anche e soprattutto con il metro di quanto piacciono a se stesse.”

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Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra
era stato messo in vendita solo per il mese di giugno 2014, sul sito Prima o mai (primaomai.com).
Con quest’inedita formula di autoproduzione, l’autore abruzzese si era proposto di stampare solo le copie che sarebbero state vendute in quei trenta giorni, distribuendole poi a settembre. Se questo vi suona simile al crowdfunding, fate caso al fatto che Ratigher non aveva bisogno del nostro preordine per realizzare il progetto; avrebbe stampato i volumi in ogni caso, semmai voleva provare a renderci partecipi della cosa. Sì, è una risposta sbruffona, ma lo sa anche lui.

Tutto questo per dire che.
Se non avete comprato il libro a giugno non vi sarà facile reperirlo, a meno che non vi rechiate presso la fumetteria di fiducia o proviate a vedere se sul sito di Salda Press hanno ancora qualcuna delle copie acquistate con lungimiranza.
In alternativa potete sempre chiederlo in prestito. Usatelo come pretesto per fare amicizia.

Consiglio di [non] cercare significati reconditi o finezze estetiche, ma di farsi colpire dal livello Uno di lettura: leggi d’un fiato, chiudi, e poi goditi il friccicore.

– Ratigher


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