feminist_porn_emotions_as_well_as_orgasms

Da quando ho iniziato a inserire la pornografia nelle mie “conversazioni da bar”, ho notato una cosa: tale argomento si presta a dinamiche non dissimili da quelle osservabili quando si parla di dischi, trattori o smartphone. Esiste un lessico, una terminologia tecnica volta a mostrarsi competenti, discutere minuzie reputate significative e, indirettamente, ad escludere dal dibattito chi non appare sufficientemente preparato.

Così come mi sono sentita alienata migliaia di volte dalle modalità attraverso le quali i ragazzi con cui ho avuto a che fare tendevano a discutere i miei musicisti e album preferiti, lo stesso è accaduto e continua ad accadere quando sposto la conversazione sulla pornografia.
Se da un lato ho sempre sentito l’urgenza di espandere le mie conoscenze e di arrivare a poter sostenere approfonditi dibattiti sui miei prodotti culturali prediletti, ritengo al contempo noioso che ci si soffermi per ore solo sulla strumentazione con la quale è stato registrato un certo disco, o fare a gara a chi ne sa di più, come se l’implicito intento fosse eleggere un vincitore e mostrare le lacune degli altri.
In genere preferisco parlare di musica con le mie amiche piuttosto che con i miei amici, perché il clima di tali conversazioni mi sembra spesso molto più rilassato e privo di competitività, nonostante vi siano sostanza, gusto e una preparazione più che adeguata.

Per anni ho taciuto il mio interesse nei confronti del porno. In prima battuta, temevo di essere giudicata malamente e presa in giro. In seguito, mi sono resa conto di non avere dimestichezza con il linguaggio utilizzato dai miei amici nel discutere l’argomento.
Per poter partecipare alle loro conversazioni entro i limiti prescritti dalle stesse, avrei dovuto guardare lo stesso porno che dichiaravano di guardare loro, ovvero quello più convenzionale, mainstream e facile da reperire. Il problema è che, pur guardando porno da parecchi anni, ho sempre evitato i canali rivolti ad ipotetici maschi eterosessuali, ovvero il mercato che ignora deliberatamente le rappresentazioni realistiche, autentiche e diversificate del piacere femminile. Questo ha fatto di me una persona apparentemente impreparata, poiché il dato per scontato è che il porno rivolto agli uomini costituisca il “porno vero e universale”, mentre quello che è stato creato dalle persone che non si sentivano rappresentate da esso, quello che ne rompe gli schemi, è “di nicchia”, “per un pubblico selezionato”, “da donne”.

Des-Jours-01

Quando provo a parlare di pornografia con le mie amiche o con altre ragazze che mi danno l’impressione di poter essere aperte sulla questione, il più delle volte mi sento dire che non ne guardano.
Se da un lato comprendo che non tutt* possano nutrire una curiosità simile alla mia, trovo anche significativo che esista una tale disparità numerica tra ragazzi e ragazze nel mostrare interesse in questi prodotti culturali.
Le esperienze narratemi sono spesso simili tra di loro: noia e/o disgusto di fronte ad un porno mainstream qualunque, seguiti dalla scelta di passare oltre.
A me successe lo stesso, tranne che per la parte sul passare oltre. Continuando a cercare, mi imbattei in qualche frammento di porno femminista, anche se impiegai anni a capire che quello era uno dei nomi con il quale poteva essere chiamato. Fu appunto nella scoperta di questa nicchia, che in realtà è un mercato amplissimo e in continua espansione, che realizzai che esisteva del porno di mio gusto e che mi faceva sentire a mio agio, anziché alienarmi.

Esplorandolo ho maturato la convinzione che parte del mio impegno femminista debba includere la diffusione del porno meritevole e autentico, quello che, nei migliori dei casi, non si limita a dare piacere, ma può essere addirittura terapeutico per chi lo guarda. La cultura nella quale siamo immers* ci porta a vivere il sesso con forte insicurezza, e confrontarsi con la pornografia mainstream spesso non aiuta. Le ragazze che ne sono protagoniste non ci somigliano, sotto sotto sembrano non divertirsi per niente e spesso fanno sesso con uomini poco allettanti. E lo stesso discorso vale per il filone del porno lesbico che si rivolge agli uomini eterosessuali.

Così come ci battiamo per la rappresentazione autentica delle donne e delle minoranze nelle serie tv, nei romanzi YA e nelle pubblicità, allo stesso modo dovremmo avere a cuore l’ambito del porno, criticando costruttivamente quello sessista, razzista e transfobico, e dando spazio a quello realizzato nel rispetto delle persone che vi recitano e volto a rappresentare realisticamente il piacere e ogni tipo di fantasia.

(immagini tratte da Skin. Like. Sun)