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“I know you like to think that your shit don...

“I know you like to think that your shit don’t stink”: Poo Pourri

 

Poo Pourri
Parliamo della pubblicità su Youtube. Che si tratti di aspettare dieci secondi o che si debba invece sorbirsi tutto lo spot, è senza dubbio un fastidio di cui faremmo volentieri a meno.

Nonostante ciò, qualche tempo fa mi è capitato di vedere una pubblicità che mi ha tenuta letteralmente incollata allo schermo. Obiettivo raggiunto, visto che riuscire a catturare l’attenzione dello spettatore è, dopo alla promozione del prodotto, uno degli scopi principali dell’advertising.

Ad ipnotizzarmi non è stato il prodotto in sé, ma soprattutto lo stile ed il linguaggio utilizzati, che fino all’ultimo mi hanno fatto credere che si trattasse di uno scherzo, una specie di finta campagna viral per promuovere qualcosa di totalmente diverso. Infatti, dopo aver visto lo spot, mi sono subito messa a cercare più info sul prodotto, per scoprire se fosse o meno una bufala: anche qui, bingo per l’agenzia che ha realizzato lo spot: da Youtube al sito del prodotto, se solo avessi cliccato su “BUY NOW”, la loro missione sarebbe stata compiuta.

Ma quale pubblicità è stata così affabulatoria da farmi decidere – qualsiasi video io stessi cercando – di sciropparmela per intero? Ebbene: questa.

Seduta su un water, una ragazza in abito da cocktail turchese stile Fifties ed un delizioso accento British snocciola innumerevoli eufemismi per promuovere Poo Pourri, uno spray che, spruzzato prima di andare in bagno, promette di eliminare qualsiasi odore sgradevole. Che tu sia in ufficio, a un party o a casa del tuo ragazzo, Poo Pourri coprirà qualsiasi odore, e nessuno sospetterà mai che tu, proprio tu, nient’altro che tu abbia appena fatto la cacca.

 

poo pourri

Ora. Trovo che il tono sarcastico del video e tutti i giri di frase usati per indicare l’andare in bagno siano esilaranti, davvero. Non critico il prodotto in sé, uno fra i tanti nella sfilza infinita di candele, diffusori, spray per eliminare “i cattivi odori” che sono in commercio da anni (a questo proposito, trovo molto divertente l’etichetta delle gocce “anti-odeur de merde” di Aesop). Non sono neanche del comitato per la difesa degli odori naturali, e trovo plausibile – e comprensibile – che una persona possa sentirsi in imbarazzo nel lasciare dietro di sé odori sgradevoli. Non mi interessa, o perlomeno non nello spazio di questo articolo, disquisire se sia giusto o meno sentirsi in imbarazzo a causa di questo: c’è chi se ne vergogna e chi no. Però, quando vedo che un prodotto viene commercializzato con la tagline “Girls don’t poop” (secondo risultato su Google, ed è il link al sito ufficiale) non posso che trovare la cosa problematica.

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La cacca la fanno tutti, e lo stesso sito di Poo Pourri prevede prodotti per donne, uomini, bambini ed animali domestici. E allora, perché non esiste un corrispettivo maschile della pubblicità? Perché non dire “Babies don’t poop”? La puzza è un problema esclusivamente femminile? Sono solo le donne a doversene vergognare e preoccuparsi di coprirla?

Dopo il primo spot, Poo Pourri ha pensato di replicare riproponendo la stessa ragazza, seduta sul letto in vestaglia di seta, mentre si lamenta di quanto le scie olfattive lasciate dal suo ragazzo siano diserotizzanti e l’abbiano fatta desistire dal fare sesso con lui. Un’altra scelta a mio avviso discutibile: invece di mettere l’uomo nella stessa posizione di imbarazzo, abbiamo lui che, fiero, va in bagno e si lascia quasi con orgoglio il ricordino dietro, e lei che, dopo essere riuscita a far credere a tutti che lei non fa la cacca, si preoccupa anche di mascherare la puzza di lui. Ancora una volta, il problema viene rappresentato come una cosa che tange solo le donne, visto che lei sembra esserne ossessionata mentre lui è palesemente ignaro di tutto.

D’altronde, la pubblicità tutta sembra avere una vera e propria ossessione per lo strano connubio donne – cacca. Da una parte abbiamo la figura della stitica (mai visto unO stiticO), e via di pastiglie, tisane, rimedi naturali, yogurt miracolosi e cereali ricchi di fibre; dall’altra, invece, la donna che sì va in bagno, ma si cura bene di non farlo sapere a nessuno e far sparire tutte le tracce. Per qualche motivo, questa cosa mi ricorda la scena di Jawbreaker in cui le ragazze spiegano di non mangiare in pubblico per evitare di far scattare l’associazione, secondo loro automatica, cibo – digestione – flatulenza – escrementi in chi le guarda.

Ed è forse proprio per il voler dissociare il corpo femminile dalle sue funzioni naturali che, guardando la pubblicità di Poo Pourri, continuavo a sperare che fosse uno scherzo. Pensando anche al caso dell’assenza di ombelico nello spot Yamamay che doveva invece ritrarre “una donna normale”, non posso che sperare che questi siano e rimangano casi isolati, e che la “Barbie-ficazione” del corpo femminile in corso sia un processo reversibile.


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  1. Magda

    10 settembre

    La pubblicità è prima di tutto un messaggio costruito per funzionare su una società pre-esistente, che non un mezzo per cambiarla e imporre nuove teorie e punti di vista. L’advertising è più spesso specchio e riflesso della realtà del consumo, che creatore di innovazione intellettuale. Questo tipo di pubblicità si rivolge alle donne e alle loro preoccupazioni, semplicemente perchè le donne sono le maggiori consumatrici di questo tipo di prodotti.
    Anche io sono perfettamente d’accordo con il fatto che uomini e donne fanno entrambi la cacca, ma guardiamo in faccia alla realtà: le donne se ne vergognano più degli uomini e il mercato ci marcia sopra. Come marcia sopra tutto quanto è sfruttabile a fini commerciali.
    Perciò il problema, secondo me, non sta in questa pubblicità in cui “le ragazze non fanno la cacca”, che è solo la punta dell’iceberg. Il problema, alla radice, sta nel fatto che alle ragazze importa più di coprire gli odori rispetto agli uomini (una vita di esperienze mi porta a enunciare una tale generalità, mi dispiace), così come per le donne è più importante mantenere un certo tipo di immagine che costituisce “la femminilità” ecc ecc ecc.
    Io eviterei di aspettarmi un’illuminante azione educativa dalla società consumistica e smetterei di sorprendermi di tali azioni di marketing, che sono perfettamente coerenti con lo spirito della pubblicità.
    Se non vogliamo vedere questo genere di pubblicità, iniziamo a non comprare i deodoranti post-cacca. Iniziamo a cambiare gli stereotipi del mercato, facendo attenzione a ciò che acquistiamo. Iniziamo un bel cambiamento dal basso, che a mio parere, con le leggi del mercato è l’unica cosa che possa funzionare.

  2. DArko

    10 settembre

    Magda, quando scrivi cose come:

    “le donne se ne vergognano più degli uomini”

    “così come per le donne è più importante mantenere un certo tipo di immagine che costituisce “la femminilità”

    Secondo il mio modesto parere, ti dimentichi di chiederti perchè le donne hanno certi comportamenti. Se la società “pre-esistente” ha determinate convinzioni/atteggiamenti, questi da dove arrivano?
    Le pubblicità, le azioni di marketing, il mercato marciano su certe cose è vero, ma a volte non sono solo il “riflesso delle realtà”, hanno contribuito a formarla questa realtà.

  3. Paolo

    10 settembre

    Darko, è come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina (comunque ritengo legittimo fare uno spot simile con un uomo)
    io sulla cosa sono assolutamente laico: chi vuol comprarsi il deodorante post-cacca se lo compri pure..a mio modesto avviso a meno che non si soffra di problemi intestinali o si mangino schifezze è inutile..io ci tengo a non lasciare odoracci ma di solito mi basta tirare lo sciacquone e usare lo scovolino del water

  4. Darko

    10 settembre

    Paolo, no non è come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina, soprattutto perchè ho scritto che secondo me a volte le pubblicità contribuiscono a formare la realtà che ci circonda e intendevo dire che le pubblicità a volte danno vita a necessità, vergogne, idee che altrimenti non ci sarebbero state.

  5. Magda

    10 settembre

    Questa pubblicità non ha contribuito a formare un bel niente.
    Alla donna (borghese) è stato imposto di dover essere graziosa in qualunque occasione, per poter trovare un marito ed essere l’angelo del focolare, da secoli. E’ uno dei dettami di genere più vecchi del mondo. Questa pubblicità non fa che marciare sopra uno dei bisnonni degli stereotipi di genere esistenti oggi, e per quanto mi riguarda, non è uno spot pericoloso. Proprio per la sua ironia, il messaggio “girls don’t poop” è ridicolo, più che minaccioso per le donne. Siamo nel 2014, tutti sappiamo che le donne fanno la cacca e l’abbiamo fatto nostro. Nessuno ci crede, nessuno pretende che la cacca non puzzi, tranne coloro che si affannano a cercare il prodotto perfetto per coprire gli odori, che guardacaso, sono per la maggior parte donne.
    Il fatto che il target di questo prodotto sia femminile, non è rappresentativo di un bel nulla e non costituisce una minaccia nè un’offesa alla mia “identità di genere” in quanto donna. Nel mio entourage, le donne che ruttano in pubblico e che si lasciano andare a confessioni intestinali e a conversazioni su come la loro alimentazione influisca sulle loro deiezioni sono pari o forse di più dei miei amici uomini.
    La televisione e le pubblicità ne fanno di cose orrende e diseducative, in modo subdolo o eclatante, ma questa francamente, mi sembra solo un’operazione di marketing ben riuscita e un’altrettanto riuscita presa in giro benevola del soggetto Cacca&Donna.
    Per questo ribadisco, mi sembra si stia facendo molto rumore per nulla.

  6. Paolo

    11 settembre

    ok magda però vediamo di non esagerare nell’altro senso, non è che una donna (borghese o no) deve mettersi a ruttare o a parlare in pubblico dei suoi escrementi per dimostrare di essere “libera”. Io sono un uomo e confesso che con i miei amici maschi non siamo soliti parlare dei nostri escrementi..poi ripeto che in un contesto amicale non ci vedrei nulla di tremendo ma anche se non si parla delle proprie attività intestinali non vuol dire essere vittima di stereotipi

  7. Magda

    11 settembre

    Paolo: ma chi ha mai parlato del rutto libero come sinonimo di libertà di espressione? Chi ha mai detto che chi non parla della propria cacca è vittima di stereotipi? Non mettermi in bocca cose che non ho mai neanche pensato. Il senso del mio messaggio è il seguente: ognuno è libero di fare ciò che vuole, io di ruttare, tu di tenerti le tue attività intestinali per te, la sezione marketing di Poo Pourri di inventare uno spot divertente che ha come protagonista il target di consumatori statisticamente consono al prodotto in questione, ossia le donne (non tutte, ma quelle che vogliono ostinarsi a coprire gli odori del post-digestione). Cosa vogliamo loro rimproverare?! Che il maschio medio non sia culturalmente interessato all’acquisto del loro deodorante? Che ci piaccia o no, culturalmente o no, le donne sono consumatrici di questo tipo di prodotti molto più degli uomini. E’ statistica, sono indagini di mercato, è cultura. Deal with it, non è così difficile, e non per questo IO in quanto donna devo sentirmi chiamata in causa se una tizia simpaticissima in abito da cocktail azzurro mi consiglia un prodotto per coprire gli odori. Non ho mai comprato nulla di simile e mai lo farò, ma mi ha fatto ridere.
    Se ci sono persone che si sentono offese e prese in giro o preoccupate per gli stereotipi di genere, non sono io a dire loro che non devono esserlo, ma se posso permettermi, visto che leggo softrevolution e mi sento femminista, volevo esprimere anche io la mia opinione sul soggetto e dire che per me questo spot non comporta nessuna minaccia e che veramente, se stiamo qui a prender tutto sul serio non viviamo più.

  8. Chiara

    11 settembre

    Magda, visto che la puzza è un problema che tocca tutti e che la marca Poo Pourri ha dei prodotti destinati specificamente a coprire gli odori degli escrementi animali e fragranze più maschili per gli uomini, mi sarebbe piaciuto vedere altri spot affiancare questo “Girls don’t poop” (una coppia che porta a spasso il cane? Un uomo a casa del/la su@ moros@? un genitore alle prese con il cambio pannolini?). Rivolgendosi solo alle donne, e definendo il suo scopo principale come “Rimani femminile! Non puzzare come un cumulo di letame quando sei a casa del tuo “LUI””, a mio avviso, è limitante nei confronti del prodotto, oltre che continuare a marciare su “i bisnonni degli stereotipi”.
    Certo, la pubblicità si fonda sul “purché se ne parli” e non dev’essere per forza illuminante, ma a mio avviso in questo caso c’era l’occasione per pubblicizzare questo tipo di prodotto in modo diverso e innovativo, che invece è stata persa. Si è invece preferito ripiegare invece su un tipo di messaggio a mio avviso vagamente retrogrado (la maggior parte dei prodotti concorrenti viene pubblicizzata con personaggi animati o situazioni astratte, non con una donna che deve mantenere intatta l’immagine di femminilità e perfezione impostele dalla società).
    Per questo motivo, come tu suggerisci di boicottare il prodotto, così io mi sono sentita di scrivere una riflessione a riguardo. Non mi sento offesa a morte, solo vagamente intristita da un messaggio che, vista l’ironia usata, avrebbe potuto essere molto più innovativo e invece ricade sui soliti stereotipi da “donna perfetta”, peraltro contribuendo a creare, o a instillare ancora di più, come dice giustamente Drako, una vergogna che magari senza la pubblicità non sarebbe esistita, o sarebbe esistita in modo minore.
    Infine, il fatto che la pubblicità non abbia una funzione educativa non mi sembra un motivo sufficiente per dover accettare pubblicità con messaggi a mio avviso problematici, offensivi o preoccupanti. That’s all.

  9. Darko

    11 settembre

    Grazie Chiara, hai espresso con parole migliori delle mie, quello che intendevo.

  10. Cristina

    11 settembre

    Magda, il tuo discorso mi sembra molto ma molto ingenuo, e tra l’altro si potrebbe applicare a qualsiasi cosa. Tu dici che la pubblicità “si rivolge alle donne e alle loro preoccupazioni, semplicemente perchè le donne sono le maggiori consumatrici di questo tipo di prodotti”, io secondo la stessa logica potrei dirti “ci sono pochi scienziati donna semplicemente perché le donne sono poco interessate alla scienza”. Questi (il fatto che le donne abbiano certe preoccupazioni e/o che si interessino meno alla scienza rispetto agli uomini) non sono certo dei dati di fatto legati alla natura intrinseca della donna, ma conseguenze dell’ambiente culturale in cui le donne vivono.

    Tanto per fare un esempio: perché Sofia Loren poteva tranquillamente essere un sex symbol pur sfoggiando i peli sotto le ascelle, mentre oggi si vedono smorfie disgustate al primo accenno di ricescita?
    Perché nel frattempo a qualcuno è venuta la brillante idea di guadagnare un sacco di soldi vendendo i rasoi alle donne. Per farlo, però, era necessario creare la domanda – una domanda che di fatto NON ESISTEVA: prova a cercare i filmati di repertorio delle edizioni di Miss Italia del dopoguerra, e vedrai che tutte le bellezze hanno le ascelle e spesso anche le gambe pelose. Come creare questa domanda? Diffondendo la credenza che i peli femminili sono disgustosi: ecco a voi un complesso femminile nuovo di zecca, una fonte di vergogna alla quale è possibile porre rimedio solo acquistando il rasoio! (magari confezionato ad hoc per le donne, rosa e più costoso delle semplici lamette da barba).

    brb, ora mi è venuta voglia di scoprire quale campagne pubblicitarie hanno lanciato lo stigma della pelle a buccia d’arancia, delle doppie punte e dei pori dilatati.

  11. Darko

    11 settembre

    Cristina, devo proprio ringraziare anche te 🙂

  12. Paolo

    11 settembre

    anche sul fatto di depilarsi le ascelle sono comunque incline a non considerare schiava della moda una donna che lo fa

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