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Perché amiamo profondamente l’universo dei P...

Perché amiamo profondamente l’universo dei Pokémon

Schermata

La mia parentesi da giocatrice di videogiochi è cominciata esattamente quindici anni fa. Ed è stata tutta merito di un titolo che, nel lontano 1999, arrivò in Italia senza sapere che avrebbe cambiato l’immaginario collettivo mondiale sotto due enormi aspetti: quello videoludico e quello culturale. Anche se non avessi inserito l’immagine in cima a questo articolo – che a guardarla alla veneranda età di quasi venticinque anni mi suscita immancabilmente brividi di malinconia, rischiando di una lacrimuccia commossa – capireste facilmente che sto parlando dei Pokémon.

Una serie di videogiochi (dai titoli classici a numerose varianti dedicate a tutte le console Nintendo), poi una serie animata, allargata al numero attuale di ben sedici lungometraggi animati (il diciassettesimo è previsto per il 19 Luglio 2014 e sarà incentrato sui Pokémon leggendari dell’ultimissimo titolo per Nintendo 3DS), poi una serie di carte da gioco che hanno dato vita a tornei regionali, nazionali e mondiali, seguita da una sfilza infinita di gadget, merchandising ed espansioni, culminati nell’apertura di un vero Pokémon Center nella città di Tokyo nell’anno 2007, dove potete trovare in vendita ogni tipo di goodies del vostro Pokémon preferito.

Nell’arco degli anni che sono trascorsi dall’uscita del primo titolo, fino ad oggi, per molto tempo non mi sono soffermata sul motivo per cui i Pokémon hanno svolto un ruolo così fondamentale nella mia esistenza, per cui sono stati onnipresenti nella mia crescita, nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, fino all’indefinito periodo di transizione che sto attraversando adesso.
Ricordo chiaramente di aver pianto durante una scena di Pokémon: the first movie, e potrei giurare che, semmai dovesse ricapitarmi di guardarlo per la (circa) sedicesima volta, la reazione sarebbe uguale (prego, fatevi del male). Ricordo che, durante le scuole medie, ascoltando e riascoltando il tema musicale di un Pokémon leggendario di seconda generazione riuscii a ricavare le note precise per poterlo suonare sul flauto dolce (ascoltate anche voi il tema di Lugia, dal film Pokémon 2000). Ricordo il mio primo cavetto utile a trasferire i Pokémon dal mio Game Boy a quello di un amico, in modo tale da far evolvere alcuni dei miei “mostri tascabili” (che potevano passare allo stadio successivo solo tramite scambio), e i pomeriggi passati a meravigliarmi dell’evoluzione di un Pokémon che avevo allevato con cura e nella cui crescita si riflettevano il mio affetto e i miei sforzi.

Illustrazione di Ester Rossi

Illustrazione di Ester Rossi

Ecco, è solo di recente (forse un paio d’anni?) che tutti questi elementi sono affiorati alla mia memoria e mi hanno quasi costretta a interrogarmi su Pokémon, sui Pokémon, traendo le mie dovute conclusioni di appassionata di anime, di videogiochi, di Giappone, di ambiente, di animali, e di donna.

Volendo essere breve, in quanto un punto in particolare è meritevole di attenzione nella sede di Soft Revolution, mi limiterò a dire che quello dei Pokémon è un universo nel quale la natura è ancora protagonista, viene rispettata, onorata e protetta, grazie anche alla pacifica convivenza tra umani e Pokémon che, in virtù dell’affetto che a loro li lega, sono ben felici di aiutarli quando possibile.
Ciò di sicuro discende dalla tradizione della religione giapponese shintō, che predica la presenza di spiriti nella più piccola porzione del mondo naturale (dall’albero alla roccia, al filo d’erba) che in quanto tale va venerato e protetto, e dalla volontà del creatore dei Pokémon, Satoshi Tajiri, di immaginare un mondo in cui il cemento non abbia divorato il verde, e in cui i bambini possano trascorrere del tempo all’aria aperta a catturare Pokémon alla maniera in cui lui adorava catturare e classificare gli insetti. Sono appassionata di Pokémon, ovviamente, anche per il mio viscerale interesse per anime e manga, oltre che per il Giappone che ho studiato, ma probabilmente, se non fosse stato per la presenza dei dati di cui sopra, non avrei seguito così assiduamente la serie e i film (anche perché, diciamocelo, l’anime non è certo questo squisito prodotto di animazione).

Pokémon 03

Quest’ultima immagine, la versione più recente della schermata iniziale del videogioco, tratta dall’ultimo capitolo Pokémon X/Y (2013), è l’ultimo ma fondamentale elemento di pregio della serie. All’inizio di ogni capitolo della serie di videogiochi, infatti, è possibile scegliere il genere del giocatore tra le due alternative di maschio e femmina. Lo sprite (il piccolo personaggio in pixel) che ne conseguirà cambierà a seconda della scelta iniziale, e rimarrà lo stesso per tutto il gioco, dando dunque la possibilità sia ai maschi che alle femmine di diventare la/il protagonista assoluto dell’intero gioco.
I personaggi secondari che ci ruoteranno intorno e creeranno la storia che diverrà la nostra non cambiano in base a questa selezione: l’avversario principale del/la protagonista, che a momenti alterni ci sfiderà e concorrerà con noi per diventare il prossimo Campione della Lega Pokémon, sarà sempre un ragazzo, dando a vedere, dunque, come anche una ragazza possa tranquillamente battersi e sconfiggere un maschio.

La mamma del/la protagonista, che all’inizio dell’avventura ci saluterà benedicendo la nostra scelta di mollare tutto e fare l’allenatore (scelta che venderei l’anima al Demonio per poter fare), non riserverà rassicurazioni ed accorgimenti particolari alla protagonista femminile: il gioco è bensì programmato per risultare in testi e dinamiche perfettamente identico per lui o per lei.
Anche una ragazza può sconfiggere i capipalestra! Anche una ragazza può essere forte e diventarlo sempre di più, e questo, in un mondo ancora prettamente al maschile (e maschilista) come quello dei videogiochi, in cui pochissimi titoli hanno una protagonista femminile e in cui i personaggi femminili sono ancora quasi sempre relegati al ruolo di damsel in distress incapace di salvarsi da sola, è fondamentale e meraviglioso.

Iris

Iris

Camilla

Camilla

Diantha

Diantha

 

 

 

 

 

 

 

 

Moltissime capopalestra sono donne. Moltissime campionesse della Lega Pokémon, che dico!, sono donne (sopra: Iris da Pokémon Nero/Bianco 2, Camilla da Pokémon Diamante/Perla, Diantha da Pokémon X/Y). Nell’anime i personaggi femminili sono di ogni tipo possibile: abbiamo le mamme casalinghe, le poliziotte, le infermiere, le ricercatrici, le scienziate, le campionesse regionali, le allevatrici; ragazze molto femminili, ragazze vanitose, ragazze mascoline (Aoi, di Solaceon Town, nell’anime viene inizialmente scambiata per un ragazzo dal protagonista Ash), ragazze disobbedienti.

Non dimentichiamo la bellissima Jessie dalla fucsia chioma dell’arcifamoso Team Rocket, il trio di cattivi per eccellenza che ritorna costantemente nell’anime, lei che costituisce la parte più forte, attiva e concludente del gruppetto di impacciati nemici. La presenza delle donne nei giochi Pokémon è sempre più costante, e molte cose sono cambiate dall’esordio della serie in direzione di un messaggio di rispetto e parità maggiori, come si può evincere da questi due screen presi dal videogioco: nel primo, un non ben identificato guardone spiava le allenatrici che combattevano in palestra; nel secondo, questo comportamento deplorevole è sostituito da uno più neutro che si limita ad attestare le capacità di chi si sta allenando.
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I Pokémon sono un argomento che mi sta indicibilmente a cuore, e la mia crociata finalizzata a far comprendere a quante più persone possibile che non si tratta di un prodotto per bambini, ma di un vero e proprio progetto, un multiverso dalle finalità pregevoli ed encomiabili, mi porterebbe a non finire di scriverne prima di altre cinque pagine. Nonostante ciò, spero di esserci riuscita pur nel tentativo di stringarmi al massimo, di frenare i miei entusiasmi e di trattenermi dallo straparlare, e di avervi fatto venir voglia di comprare una console portatile Nintendo per iniziare a costruirvi la vostra personalissima, entusiasmante, avventura, e per calarvi in un mondo dove, finalmente, non importa che siate maschi o femmine: tutti abbiamo le stesse possibilità, tutti possiamo mettere in luce la nostra forza, tutti possiamo realizzare i nostri sogni, e nessuno ci dirà che non possiamo farlo solamente per quello che siamo.

 


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  1. altrest

    27 Aprile

    mi permetto di segnalare questo
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ni_no_Kuni

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