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Che più bianco non si può! La mania dello sbiancam...

Che più bianco non si può! La mania dello sbiancamento, in ogni campo

Mi trovavo dal dentista per un (molto) periodico controllo, e mi è stato proposto lo sbiancamento dei denti. Alla mia sincera reazione di diniego – ritengo di avere i denti sufficientemente bianchi – sono stata guardata con stupore: “ma potresti averli ancora più bianchi!”. Hanno insistito per un bel po’, e alla fine ho dovuto dire che non avevo i soldi per farlo, giustificazione falsa, ma che ritenevo avrebbero accettato, e in effetti questo ha fermato i loro tentativi di convincermi. Come può qualcuno non volere denti più bianchi?

Nessun colore genera un’ossessione così forte come il bianco. Sarà perché richiama la purezza, ma nessuna cosa sembra mai essere abbastanza bianca: che siano i denti, la pelle o il bucato, una volta iniziata, la corsa allo schiarimento non è più finita. Questa mania è però spesso dannosa per l’ambiente, a volte persino pericolosa per la salute.

Vediamo fin dove si spinge la nostra ossessione per il bianco…

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Pelle

Mentre noi ci cuciniamo di raggi UV per ottenere un aspetto abbronzato (che per fortuna è un po’ passato di moda), praticamente tutto il resto del mondo si spalma schifezze addosso per avere la pelle più chiara. In Africa questo fenomeno ha raggiunto dimensioni ragguardevoli, tanto che in Nigeria il 77% delle donne usa regolarmente prodotti schiarenti per la pelle, in Togo il 59%; seguono Sud Africa (35%), Senegal (27%) e Mali (25%) (fonte: OMS). Se in Africa la ragione di questa moda sembra essere l’imitazione del modello occidentale, si ritiene che in Asia la motivazione sia più “classica”: ad esempio in India (dove, stando all’OMS, il 61% delle donne si sbianca la pelle) la pelle abbronzata è ritenuta appannaggio di chi deve lavorare i campi (le caste inferiori).

Qualsiasi sia la ragione di questo insano gesto, il rischio è di utilizzare prodotti estremamente rischiosi per la salute. Molte creme e saponi di questo tipo contengono infatti sali di mercurio: anche se molti paesi hanno messo al bando questi ingredienti, i prodotti dannosi sono spesso ancora disponibili su Internet e sul mercato nero. I possibili effetti collaterali sono molti, e spaziano da irritazioni ed infezioni cutanee al maggiore rischio di cancro. La specifica formulazione di queste creme può inoltre causare patologie renali e neurologiche, diabete, ipertensione e problemi all’eventuale nascituro. Bello schifo!

Quando si parla di sbiancamento viene quasi automatico pensare a Michael Jackson, che le accuse di schiarirsi la pelle se le è portate nella tomba. Lui ha sempre negato, dicendo di essere malato. In effetti, aveva ragione lui: l’autopsia ha rivelato che soffriva di vitiligine, una malattia che porta allo sbiancamento progressivo del corpo. Può darsi che sia intervenuto per eliminare gli inestetismi causati da tale malattia, dato che spesso colpisce a chiazze.

Denti

Anche se l’ossessione per il sorriso smagliante resta tipicamente statunitense, i trattamenti per sbiancare i denti si stanno diffondendo anche da noi. Lo sbiancamento può essere eseguito in vari modi, non tutti efficaci. Altroconsumo ci aiuta a distinguere le false promesse dai risultati effettivi: i colluttori e dentifrici “whitening”, ad esempio, non hanno in realtà alcun effetto sbiancante, bensì prevengono l’ingiallimento. In commercio esistono dei kit sbiancanti fai-da-te, da cui è meglio stare alla larga. Questi prodotti, che contengono acqua ossigenata o clorito di sodio, hanno infatti un’efficacia poco elevata, e possono portare a ipersensibilità, irritazioni e, nel lungo periodo, infragilimento e (persino) ingiallimento del dente.

Come suggerisce anche il buon senso, è meglio andare dal dentista: il trattamento si può fare in studio o a casa e dà risultati notevoli. La bocca deve essere sana, quindi bisogna prima otturare le carie ed eliminare le infiammazioni (ma potrebbe essere necessario cambiare le otturazioni dopo il trattamento, per eliminare le discromie). Nonostante alcuni promettano il contrario, gli effetti, anche se buoni, secondo Altroconsumo non durano più di 2 anni. In ogni caso è una procedura abbastanza lunga e costosa, e ha dei tempi di “convalescenza”… Se posso aggiungere un commento: a meno di avere i denti color dell’ebano, ma chi te lo fa fare?

Parti intime

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È famoso lo sbiancamento anale, su cui non mi dilungherò.

In India c’è stata una grande discussione attorno a un prodotto per schiarire i genitali femminili. È stato pubblicizzato tramite uno spot televisivo in cui una ragazza con la pelle chiara guarda il suo uomo e poi un caffè scuro con l’aria sconsolata, usa il prodotto e poi saltella felice infilandosi chiavi nelle mutande in modo che il suo uomo le possa recuperare senza il rischio di vedere pelle scura. Tale pubblicità è stata (ovviamente) accusata di essere sessista e razzista, ma il prodotto è tuttora in vendita, così come molti altri schiarenti per la pelle.

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Il prodotto oggetto di scandalo in India

Per questo motivo è difficile capire se la pubblicità apparsa in un articolo sull’Huffington Post sia reale o no: il prodotto (in realtà inesistente) è della Tampax, e promette di rendere più chiare le tue parti interne se usato una volta al mese. Si tratta di una presa in giro, ma la cosa triste è che potrebbe benissimo esistere!

Il falso annuncio pubblicitario apparso sull'Huffington Post

Il falso annuncio pubblicitario apparso sull’Huffington Post

Assorbenti intimi

Qualche tempo fa girava per email un annuncio terribile: gli assorbenti interni sono cancerogeni perché contengono diossina e amianto! La diossina verrebbe prodotta dal processo di sbiancamento del materiale usato per la fabbricazione di tamponi (cotone e rayon). In realtà si tratta di una bufala. La Food and Drug Administration (FDA) ha esaminato diversi assorbenti interni, e ha trovato tracce praticamente nulle di amianto e diossine (minori di quelle che normalmente entrano in contatto con il corpo tramite altre fonti).

Come vengono sbiancati allora i tamponi? Sempre secondo la FDA, i metodi maggiormente utilizzati sono quelli che prevedono l’uso di diossido di cloro (usato anche nella disinfezione delle acque) o di perossido di idrogeno (a.k.a. acqua ossigenata). Esistono anche altri metodi, sempre considerati innocui.

Nonostante ciò, sembra legittimo sapere che metodo di sbiancamento usi uno specifico produttore. In realtà, su Internet vige una sorta di omertà: non sono riuscita a trovare dettagli sul processo di sbiancamento per nessun grande produttore. Ad esempio, Tampax si limita a parlare di “processo di purificazione”, che produce lo sbiancamento come effetto collaterale. Questa sembra essere la dichiarazione standard dei produttori. Non avendo io niente di meglio da fare, ho scritto al servizio consumatori di O.B., chiedendo “Come è effettuato, e con che sostanze chimiche, lo sbiancamento del materiale componente gli assorbenti interni?”, precisando di non avere dubbi sulla purezza e sulla sicurezza del prodotto. La risposta è stata a dir poco vaga ed evidentemente frutto di un copia-incolla. Dopo aver descritto come i materiali rispettino i criteri internazionali di purezza, mi è stato detto che “Lo sbiancamento è necessario per garantire la purezza microbica e chimica così come l’ottimale potere assorbente dei prodotti”. E daje! Io ho risposto chiedendo “il nome delle sostanze chimiche utilizzate per ottenere tale purificazione che ha come effetto lo sbiancamento”. Non ho ancora ottenuto risposta, ma vi farò sapere gli eventuali sviluppi di questo dialogo surreale.

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Bucato

Questo è il regno della bianco-mania. Specialmente qui, la corsa al bianco sembra infinita: più bianco! Bianco imbattibile! Che più bianco non si può! Per fortuna, Altroconsumo ci aiuta anche qui a districarci tra questi vuoti slogan. Cito testualmente:

Gli sbiancanti ottici sono sostanze aggiunte alla formulazione del detersivo che riescono a dare l’effetto “più bianco del bianco” a tutto il bucato. Il risultato dopo il lavaggio a occhio nudo è più gratificante, ma è bene sapere che lo sbiancante non offre una pulizia più profonda: esalta esclusivamente la tinta bianca riflettendo maggiormente la luce. A rimetterci è ancora l’ambiente: gli sbiancanti ottici sono sostanze poco biodegradabili.

Di questo ci aveva avvertito già Beppe Grillo molti anni fa (da qualche parte in questo spettacolo del 1993): molti detersivi contengono sbiancanti ottici, sostanze non naturali e difficilmente biodegradabili che reagiscono alla luce UV. In questo modo, vediamo il bucato bianchissimo anche se in realtà è giallino.

Attenzione anche agli altri slogan presenti sulla confezione. Ad esempio, “Formula con ingredienti biodegradabili” non vuol dire niente: per legge, tutti i detersivi devono essere almeno al 90% biodegradabili, ma niente ci assicura che il rimanente 10% non contenga schifezze come gli sbiancanti ottici.

In generale (qui i consigli riferiti al detersivo per le stoviglie), gli sbiancanti con meno impatto ambientale sono quelli a base di ossigeno.

Sempre Altroconsumo, parlando di pannolini lavabili, dà utili consigli per lo sbiancamento fai-da-te: prelavaggio, candeggio, ammorbidenti e disinfettanti sono da evitare, in quanto possono “cerare” il panno rendendolo molto meno assorbente. Dopo aver utilizzato un normale detersivo che non contenga cloro né sostanze sbiancanti, se proprio volete sbiancare, è consigliato il percarbonato di sodio.

Carta

Ci piace la carta riciclata, ma ci piace anche che sia bianca. Così, produrre carta riciclata non è così rispettoso dell’ambiente come si potrebbe pensare: “per disinchiostrare e sbiancare la carta riciclata sono necessarie più sostanze chimiche di quelle che servono per produrre l’equivalente di carta da fibra vergine” (Altroconsumo). Ma allora, è meglio usare carta riciclata o no? Dipende da quanto bianca la vogliamo.

Lo sbiancamento della carta riciclata può avvenire in due modi: utilizzando il cloro (procedura altamente inquinante), o composti a base di ossigeno (procedura ecologica). In ogni caso, la procedura di sbiancamento consuma molta acqua. Molto meglio utilizzare carta riciclata non sbiancata (o sbiancata molto poco): se vogliamo la carta bianca, è paradossalmente più ecologico comprare carta vergine! Cose a cui prestare attenzione: spesso la carta riciclata è mischiata a carta vergine. Che compriate questa (anche se sarebbe meglio sceglierla riciclata al 100%), o che compriate carta vergine al 100%, assicuratevi che abbia il marchio FSC per la gestione sostenibile delle foreste.


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