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L’occultismo e le sue mani: una piccola pano...

L’occultismo e le sue mani: una piccola panoramica

di Cristina Padovan

A me le mani piacciono. Sono forse la prima cosa che guardo in una persona. Mi sono sempre piaciute anche le mie, anche in quei momenti dove mi sento più brutta di Jabba The Hutt. Ho sempre voluto dipingermi le unghie e portare un sacco di anelli. Il mio record personale: indossarne 14 in una volta. Non vi dico la gioia di scoprire siti che riportano guide comportamentali basate sul tipo di anelli, metalli e pietre che mettete sul tal dito di tale mano!

Forse mi hanno aiutata un paio di libri che avevamo in casa, quand’ero piccola: uno era un manuale di chiromanzia, che le mie zie avevano regalato per scherzo a mia mamma “che ha le mani da pranoterapeuta!”, e uno il Manuale di Paperinik della Disney con – ebbene! – un capitolo sui tipi di mani e la chiromanzia. Forse mi ha aiutata Mano della Famiglia Addams. Forse mi  ha aiutata l’esser cresciuta negli anni ’90, con le repliche di “Bewitched” e i vari “Giovani Streghe” e compagnia. Forse perché compenso gli studi pindarici col “fatto a mano”.

Insomma, non so com’è ma ho una fissa per le mani; se aggiungiamo uno dei miei argomenti speculativi preferiti, l’esoterismo, stiamo freschi.

Lo sapevate che è l’occultismo è pieno di mani? Non è molto difficile da immaginare: tutta la chiromanzia, la mano del destino, il 5 che è un numero magico, così come l’uomo inscritto in una stella, macrocosmo e microcosmo, come sopra così sotto e anche Ermete è contento.

Potremmo parlare per anni sul come e perché le mani sono così importanti nelle dottrine esoteriche, ma vediamone solo alcune.

mano di fatimaLa più conosciuta è sicuramente la Mano di Fatima o Mano di Miriam (o Khamsa o Hamsa).
L’avete sicuramente presente, un disegno simmetrico, di un palmo completamente pieno di ghirigori e decorazioni o preghiere. A volte nel centro del palmo c’è un occhio azzurro, l’occhio turco, o occhio di Allah, o occhio di Atena (in Grecia) o semplicemente occhio apotropaico (dal greco apotrepein: allontanare – che diventa quindi scaccia-sfortuna).
Chissà se Del Toro si è ispirato a questa per le mani del Fauno de Il Labirinto del Fauno.

L’origine è antichissima, si trova diffusa in tutto il Medio Oriente e il Nordafrica: si fa risalire a Miriam (la sorella di Mosé, che per gli Ebrei rappresenta i cinque pilastri della fede); a Fatima (la figlia di Maometto, per i Musulmani, che la chiamano anche Khamsa, che in arabo significa cinque). Per alcuni Cristiani è la mano di Maria.

A prescindere però dalla connotazione religiosa, nella cultura popolare è diffusa e conosciuta come amuleto portafortuna, un talismano anti malocchio. Non ha validità antropologica né filologica, è solo una mia sensazione, ma mi piace molto che in ognuna di queste religioni patriarcali questa mano sia una mano di donna.

Ricordo che mia zia una volta me ne portò una, piccina, argentata, pendente da una collanina, dopo un viaggio in Marocco, e mi spiegò che la mano deve stare con le dita all’ingiù perché è come se “versasse” una benedizione.

handgloryViene poi l’inquietante e un filo disgustosa Mano di Gloria, o Mano della Gloria. Qualche fan di Harry Potter probabilmente riconoscerà il nome, la compra Malfoy da Magie Sinister e la usa per farsi luce quando lancia la Polvere Buiopesto Peruviana. Bene, dopo questa dimostrazione da fangirl, passiamo alla mano stessa. Rowling ne ha tenuto l’accezione vagamente negativa e la funzione di fare luce solo a chi la tiene in mano.

Tradizione vuole che sia fatta con la mano sinistra di un impiccato, modellata a mo’ di candelabro nel quale si inserisce una candela fatta col grasso dell’impiccato stesso. Possibilmente lo stoppino doveva essere fatto coi capelli sempre del solito cadavere ormai mutilato. Avrebbe fatto luce solo a colui che la teneva in mano, paralizzando allo stesso tempo ogni persona presente in una stanza. Un’altra versione voleva la candela fatta col dito di un bambino nato morto. Via di uccisioni di donne incinte per procurarsene uno.

Il nome di “Mano di Gloria” sembra non avere relazione quindi con il modo di procurarsela e produrla se non si considera il francese (come ci spiega wikipedia): il nome infatti deriva dalla storpiatura di mandragore, in francese, main de gloire. Si diceva che la mandragora facesse luce di notte come una lampada. Un brutto modo di storpiare una parola, visto ciò che ne è conseguito, se posso dire la mia!

manuficInfine, per alleggerire un po’ i toni, c’è un’altra mano, forse un po’ più conosciuta.
La Manu fica, che è proprio quel che sembra, una mano che fa il gesto della vagina. L’origine è molto antica, era un gesto propiziatorio e apotropaico. Non è affatto difficile da fare: ripiegate il pollice sul palmo, chiudete le altre dita a pugno attorno al pollice, fatene uscire la punta fra l’indice e il medio. Voilà! Io lo facevo come antistress al liceo, quando ho scoperto che cos’era in realtà, è stato fantastico!

Questo gesto ha migliaia d’anni, si ritrovano figurine, pendagli, statuette, collane e quant’altro con questo gesto riportato sopra, se ne parla in testi etruschi ed egizi. Insomma, vecchio come il mondo.
Ha significato di insulto, come il suo stretto parente “dito medio”, ma è conosciuto soprattutto come scongiuro e contro il malocchio.
Il dizionario etimologico ci regala un’ultima chicca: pare che in Cina ci sia un gesto simile: si fa una V con indice e medio, e si appoggia il naso nel mezzo!

Posso fare, di nuovo, una considerazione del tutto personale e per niente valida dal punto di vista culturale/antropologico/filologico/folkloristico e quant’altro?
Mi dà grande soddisfazione pensare che ormai la manu fica sia rimasta più come un gesto di buon augurio, mentre il dito medio sia un insulto!


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  1. margherita b

    5 luglio

    IL MANUALE DI PAPERINIK L’AVEVO ANCH’IO

    :’D

  2. Enrico Esposito

    17 luglio

    Ottima ricostruzione esoterica. Il gesto rinvia ad un simbolismo aperto a innumerevoli decifrazioni.

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