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Nothing But Flowers – Ridatemi il verde

Nothing But Flowers – Ridatemi il verde

Nothing But Flowers è uscita nel 1988, quando io avevo tre anni tondi tondi. A tre anni, mentre i Talking Heads ultimavano il loro ultimo – splendido, superfluo dirlo – album, io mi rotolavo felice in un prato. Il vantaggio di crescere in Brianza – terra, come ci insegnano i sommi poeti, velenosa – è che, veleno a parte, c’è verde ovunque ti giri. Aprivo la finestra della cucina e bam! Verde. Bagno, soggiorno, camera, cantina, soffitta: ogni finestra era un invito a buttarsi nel prato.
Quando hai tre anni e una pletora di cugine più meno della tua età, un prato e diversi alberi son tutto quello che puoi desiderare. Distesa di neve in inverno e amache in estate. Piscinette gonfiabili durante la calura e pini da addobbare sotto Natale. Alberi che ti fanno da rete da pallavolo, alberi che ti fanno da sostegno per l’altalena, alberi che dispensano albicocche molto succose e alberi che non sono mai stati in grado di generare più di 4 ciliegie per estate.

Li ho amati, quegli alberi. Ho provato a costruirci una casetta sopra, ammaliata dalla casa sull’albero di Bianca Pitzorno. (Fu un enorme fallimento). Ho raccolto così tante more del gelso (mùcui, per chi è del luogo) da spulciarli tutti, fino ad da avere le mani blu. Mi ci sono incastrata sotto, asciugamano e libri alla mano, quando la voglia di studiare languiva.

seesaw

Ora che le caprette non mi fanno più ciao e il domicilio s’è spostato nella grande capoluogo della grande macroregione, quando apro le finestre vedo, nell’ordine:

– le grate apribili, ma sempre grate sono;

– le grate dei vicini;

– i vicini stessi.

Non ci sono alberi, in questo cortile. Non ci sono nemmeno piante sul davanzale perché poi ci si dimentica sistematicamente di annaffiarle e muoiono. Non ci sono piante in casa perché anche lì, dopo poco, muoiono. Una pianta di cocco ha tenuto botta per qualche mese, ma anche lei alla fine si è arresa.

Quando cerco di dare un qualche tipo di spiegazione alla mia ossessione per Nothing But Flowers, la ragione per cui ho passato lunghi periodi ad ascoltare solo questa precisa canzone per diverse ore, il motivo per cui ho scandagliato la rete prima e i mercatini poi per trovare l’edizione in vinile del singolo prima e dell’intero album poi, l’impulso che mi porta ad ascoltarla ad alto volume mentre attraverso una delle più brutte zone della grande macroregione immaginando lussureggianti aiuole ed immensi baobab,  la mente va inevitabilmente lì: prati verdi. Alberi in fiore. Uccellini che cinguettano. Galline che sono scappate dal pollaio. Gatti grassi che si stendono al sole. Margherite come se piovesse. Amache.

talking heads

In un ipotetico futuro non precisato, qualcosa è successo From the age of the dinosaurs/Cars have run on gasoline e il mondo ora è solo una distesa di fiori. This used to be real estate/Now it’s only fields and trees. Non c’è più nulla di costruito o commestibile, solo fiori Where, where is the town.
Now, it’s nothing but flowers.  Nessuno si è accorto di quello che stava succedendo, nel caso se ne sia accorto non ha fatto nulla in particolare per fermare il processo And as things fell apart/Nobody paid much attention. Ed ora perfino un biscotto pare un lontanissimo miraggio I dream of cherry pies, candy bars, and chocolate chip cookies.

Io attraverso Milano Sud su di un autobus che nove volte su 10 arriva in ritardo, chiudo gli occhi, e penso datemi tutto questo, datemelo ora.

It’s Nothing But Flowers

 

 


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    Empatia 🙂

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