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Il nastrone industrial (ovvero “spesso il ma...

Il nastrone industrial (ovvero “spesso il male di vivere ho incontrato”)

pharmak
Imbrigliata in uno strano periodo della vita in cui “non so più cosa son cosa faccio” (cit.), ho iniziato ad abbracciare generi musicali non proprio intrisi di ottimismo e di joie de vivre. Non che prima fossi solita dedicarmi a stornelli spensierati; al contrario, la melodia e l’ottimismo indie mi hanno sempre causato reazioni allergiche simili a eritemi solari. Ho però avuto fino a qualche tempo fa dei paletti mentali che mi hanno concesso di non cadere – nella vita così come nella musica – nella logica del “non c’è da fare, non c’è speranza” (grazie Herbert Ballerina!).

Con questo nastrone desidero presentarvi l’industrial, un genere che ha caratterizzato l’abdicazione (parziale o totale, a seconda dei casi) della triade chitarra-basso-batteria a tutto vantaggio della sperimentazione noise-elettronica, di suoni e rumori cupi trascinati e massacrati all’infinito e di voci così distorte da ricordare l’Inferno dantesco; per non parlare dell’affermazione di tematiche particolarmente darkettone (Scaruffi, chiedo venia per il termine molto poco tecnico) e controverse (non nascondo che controllo sempre la biografia di ogni artista per capire se ci sono o ci fanno), cosa che gli ha fatto guadagnare una reputazione da genere non proprio women friendly.

Date le infinite combinazioni con cui questo genere si è affermato nel corso degli anni, mi è sempre piaciuto accostarlo all’idea del soffritto misto, una sorta di base indispensabile da cui la creatività prende vita. Infatti, così come dal soffritto misto possono nascere molte pietanze succulenti, dal risotto al minestrone passando per le verdure al curry, dall’industrial si sono sviluppati numerosi sottogeneri degni di nota: il dark ambient, l’harsh noise e, non ultimo, il death industrial.
Beh, adesso bando alle ciance. Voglio rassicurarvi con le prove che le donne sono arrivate anche in questa musica. Signore e signori, voici le mie proposte per un industrial tutto femminile.

Il nastrone industrial from softrevzine on 8tracks Radio.

1) Pharmakon – Crawling on Bruised Knees
2) Puce Mary – Dispense
3) Anna Gardeck – Gestörte Zweisamkeit
4) Caroline K – Animallattice
5) Maria Zerfall – Abseits
6) Women of the S.S. – S.S. Bitch
7) Haus Arafna – You know how to destroy me
8) Sui Generis Umbra – Heta Rae
9) A Bad Diana – Notes from the Underground to a Crazy Girl
10) Geneviève Pasquier – Epilectic Dance Hit
11) Cosey Fanni Tutti – Such is Life
12) Autonervous – Easter Bunny
13) Diana Rodgerson – Relax


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  1. luca severitano

    29 marzo

    un disco per l’estate pt. II scherzo, bella roba 🙂

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