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Non solo Umbrella Girls: l’ascesa del motoci...

Non solo Umbrella Girls: l’ascesa del motociclismo femminile

Qualche anno fa accompagnai un amico ad una gara provinciale di motociclismo. Prima di lui, avrebbero gareggiato i bambini con le minimoto. Con grandissima sorpresa di tutt*, tra questi, una bambina si fece notare per la sua bravura; l’unica femminuccia. Osservarla mentre cavalcava la sua moto con determinazione e voglia di vincere fu una grandissima emozione per me. Quel giorno sentii che finalmente qualcosa stava cambiando e che la nuova generazione di ragazze sarebbe stata tosta e determinata a superare qualsiasi limite le venisse presentato.

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Katja Poensgen

La stessa emozione la provo ogni volta che vedo una pilota in televisione. Accadde nel 2001, quando Katja Poensgen diventò la prima donna a guadagnare punti nel Motomondiale (nella vecchia categoria 250, ora Moto2). O nel 2013, all’esordio della promettente e giovanissima Ana Carrasco nella Moto3, unica ragazza presente negli ultimi due anni e la seconda a guadagnare punti, la prima tra le donne pilota spagnole. Non solo: è stata la prima donna a guadagnare punti nel CEV (Campionato Spagnolo Velocità), categoria 250, all’età di quattordici anni. Quest’anno ha corso sulla Kalex KTM del team RW Racing GP; ha dovuto saltare le ultime quattro gare a causa di problemi economici. Il prossimo anno gareggerà con una KTM del team RBA Boe41 di Aleix Espargaró. A farle compagnia ci sarà Maria Herrera, una ragazza già conosciuta nell’ambiente per le sue partecipazioni al Motomondiale come Wild Card, al suo primo contratto ufficiale in Moto3. Non bisogna dimenticare altre bravissime pilote come Taru Rinne, Tomoko Igata, Daniela Tognoli e Elena Rosell.

Che le cose siano cambiate, lo si può vedere nel docu-reality Motorhome, in onda su Mtv da fine ottobre, incentrato sulla vita di quattro ragazz* impegnati nel CIV (Campionato Italiano Velocità), nella categoria Moto3. Tra di loro c’è anche una ragazza. Il reality segue le loro vite anche al di fuori dalle gare, mostrando giornate di scuola, allenamenti e uscite con amici. Esso si focalizza soprattutto sulle emozioni delle persone coinvolte e sul loro rapporto con le rispettive famiglie, compagne di viaggio in motorhome nel raggiungere i vari circuiti italiani. L’unica donna è Cecilia Masoni, che gareggia dall’età di sette anni, ma torna dopo due anni di assenza dai circuiti. Per conoscerla meglio, si possono trovare due puntate dedicate a lei sul sito di Mtv (vedi qui e qui).

Un plauso va fatto alla nota azienda Red Bull, ormai legata indissolubilmente al mondo dello sport, e che da qualche anno a questa parte sta cercando di far puntare i riflettori sulle donne pilota di auto e moto, soprattutto quelle di motocross. Nel 2010 e nel 2011, inoltre, è stato organizzato il Red Bull Moto ChiX, una scuola di motocross con sfida finale, rivolto esclusivamente alle donne.

Chiara Fontanesi

Chiara Fontanesi

Rimanendo in tema, possiamo dire con orgoglio che il motocross mondiale femminile parla italiano, grazie a Chiara (cambiato poi in Kiara) Fontanesi, vincitrice del WMX (Campionato mondiale di motocross femminile) in sella alla sua Yamaha per tre anni di seguito, dal 2012 al 2014. È la prima italiana a vincere un titolo mondiale di motocross femminile. Ma i suoi successi vanno oltre: è stata quattro volte campionessa italiana e ha vinto il Loretta Lynn’s Vault negli Stati Uniti, l’SX Féminin de Genève e il Supercross di Ginevra. Nel 2013 è stata protagonista di un reality, Miss Cross, affiancata da Eleonora Rossi, un’aspirante show girl; il programma è andato in onda su AutomotoTv, canale di Sky, e ha raccontato la vita delle due ragazze, impegnate in due ambienti diversi.

Il mondo femminile delle due ruote non si ferma qui. Nel 1998 nasce Le motocicliste, un sito dedicato alle appassionate di moto, diventato associazione nel 2003 e Motorclub FMI nel 2004. Oggi riunisce 10000 donne e 4000 uomini con questa passione in comune. Il gruppo è molto attivo su vari fronti: organizza corsi di formazione (corsi di guida per principianti, guida in pista o in fuoristrada, di manutenzione, di agonismo, di comunicazione e giornalismo motociclistico), meeting, raduni e viaggi. Nel 2004 ha istituito il Trofeo Motocicliste, rivolto esclusivamente alle donne, diventato due anni dopo Campionato Italiano Motocicliste. Dato il grande successo e la grande partecipazione di donne straniere, il club ha organizzato lo European Women’s Cup, nel 2005. Purtroppo, l’esperienza è durata poco: nel 2008 l’UEM (Unione Europea delle Federazioni Motociclistiche) ha deciso di cassare quest’ultimo e nel 2010 la FMI (Federazione Motociclistica Italiana) ha optato per la chiusura del Campionato Italiano Motocicliste.
Il club, inoltre, ha editato manuali tecnici e presentato studi statistici, come “La moto è donna” (aggiornato poi nel 2006), e di settore, con “La moto e il cinema”. Ha inoltre pubblicato un libro, “Saremo il vento”, e avviato, nel 2005, un protocollo di intesa con l’Istituto Universitario di Scienze Motorie (IUSM) di Roma per realizzare un progetto di ricerca sulle prestazioni psico-fisiche del pilota.

Dal 1999 esiste un’organizzazione simile in America, WomenRidersNow, fondata e diretta da Genevieve Schmitt e diventata un punto di riferimento per tante donne e uomini.

Secondo un recente rapporto del Motorcycle Industry Council degli Stati Uniti, nel 2013 sempre più donne americane hanno scelto la moto come mezzo di trasporto. Anche in Italia è stato rilevato un aumento di centaure, soprattutto a Roma, Milano e Lecco. Che il cambiamento sia passato dallo sport fino alla vita di tutti i giorni? Di sicuro, l’esempio di donne che vivono con spensieratezza le loro passioni aiuta tutte noi e ci fa sentire più libere. Ma soprattutto, queste ragazze dimostrano che nel motociclismo possiamo fare molto di più, che tenere un ombrello in pantaloncini.


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