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La genesi dell’Orsa Maggiore secondo Joanna ...

La genesi dell’Orsa Maggiore secondo Joanna Newsom

di Cristina Bignante

Certe volte non ti rendi conto di quanto avevi bisogno di qualcosa finché non ti ci imbatti per caso. È quello che è successo a me con l’invettiva di Michael Payne circa l’approccio dei giornalisti musicali alla figura di Joanna Newsom.

joanna newsom
Sfogliando articoli e recensioni, troverete molte descrizioni pittoresche della cantautrice californiana, e l’immagine che si formerà nella vostra mente sarà una commistione letale tra manic pixie dream girl, fatina new age e Pollyanna. Joanna Newsom è una creaturina minuta, con lineamenti delicati da elfo e una voce stridula, infantile. Le piace raccogliere i suoi lunghissimi capelli biondi in trecce e indossare vestitini da casa nella prateria, con gonne svolazzanti a fiori e a quadretti. Ha piccole dita da folletto con cui pizzica le corde della sua arpa e scrive testi che attingono a un immaginario fiabesco, popolati di principi e draghi, piante dalle proprietà magiche, animali parlanti. Oh, Joanna Newsom è così pazza, così romantica, così carina!
Poco importa se, a soli ventiquattro anni, ha inciso un’opera titanica come Ys, un album composto di cinque intricatissimi brani sinfonici della durata media di dieci minuti. I giornalisti vi parleranno soprattutto del contributo apportato dagli illustri collaboratori, tutti uomini, che l’hanno sostenuta nell’impresa, mentre di lei vi diranno che è così carina e romantica e pazza.

joanna newsom

La cover di “Ys”

Be’, si dà il caso che Joanna Newsom non sia solo pazza, è proprio un mostro, nel senso di “genio”, di “oh mio dio, come ha fatto anche solo a concepire una cosa del genere?!”. Joanna Newsom è un’artista completa e polistrumentista, una paroliera formidabile e una narratrice eccezionale, ed è anche una che non è mai scesa a compromessi. Credete che, nel tentativo di farsi prendere sul serio, abbia rinunciato ai suoi bei vestiti e ai suoi lunghi capelli? Pensate che abbia ripudiato il suo immaginario fantastico? HELL NO. Quello che ha fatto è stato arrabbiarsi durante un’intervista e sbottare: “will you please listen to the songs?!”

Da ragazza che adora tutto ciò che è rosa e ha sopra un fiocco ma non per questo sente di dover rinunciare ad essere trattata come un essere pensante, considero Joanna Newsom una grande fonte di ispirazione, nonché un fulgido esempio del fatto che aderire a un’estetica tipicamente femminile non significa non essere femministe.
A Joanna piace cantare favole in musica che narrano di scimmie e orsi? Sì. Quelle favole, a un livello più profondo (ma accessibile a chiunque abbia voglia di accendere il cervello), affrontano temi di ben altra portata, come l’assoggetazione delle donne al patriarcato per mezzo del controllo e della mercificazione del loro corpo? Potete scommetterci.

Sto parlando di Monkey & Bear, la seconda traccia di Ys – durata: nove minuti e mezzo. È la storia di una coppia formata da una scimmia (maschio) e un’orsa (femmina), chiamata Ursala, che decidono di fuggire dal circo dove gli umani le tengono prigioniere. Detta così sembra la trama di un film Disney, ma le cose iniziano a farsi inquietanti attorno al minuto uno, e da lì in poi è una discesa nell’orrore.

Scimmia, infatti, inizia immediatamente a replicare il meccanismo di coercizione e sfruttamento che l’uomo esercitava sui due animali, facendo di Ursala la sua schiava. Le rivolge nomignoli affettuosi (my love, my bride, my darling) e la alletta con grandi promesse di libertà e abbondanti banchetti, ma si tratta solo di un modo per convincerla ad obbedirgli: will you keep those fancy clothes on for me? Can you bear a little longer to wear that leash?
E così, legata al guinzaglio e costretta in un costume da ballerina ornato di piume, Ursala è obbligata a danzare di fronte agli umani per raggranellare qualche soldo.
Ursala, we’ve got to eat something and earn out keep while still within the borders of the land that Man has girded, le spiega Scimmia. Si tratta quindi di un sacrificio necessario, che durerà solo finché non avranno raggiunto la terra incontaminata, lussureggiante e generosa di cibo di cui lui continua a decantare. Qui, finalmente, Ursala potrà spogliarsi, sfamarsi ed essere libera.
Sorpresa sorpresa: quella terra promessa non esiste, e Scimmia non ha nessuna intenzione di liberare l’orsa.

La dinamica tra i due animali riproduce chiaramente quella tra le parti di una abusive relationship, o tra una sex worker e il business che la sfrutta, ma anche, in senso più ampio, tra le donne e il sistema patriarcale.
Scimmia sottomette Ursala attraverso il controllo del suo corpo (gli abiti e il guinzaglio, ma anche il cibo: è lui a decidere quando le è concesso mangiare) e una continua manipolazione mentale atta ad annientare la sua volontà. Eppure, la continua ripetizione della frase sooner or later you’ll bare your teeth da parte di Scimmia dimostra quanto lui sia consapevole, e terrorizzato, dalla potenza che potrebbe liberarsi da Ursala se allentasse la presa del guinzaglio.

Nell’epilogo della storia, l’orsa fugge di soppiatto nella notte per farsi un bagno in una gola rocciosa, delle cui profondità Scimmia è terrorizzato.
Il finale è aperto a diverse interpretazioni, ma una cosa è sicura: Ursala non tornerà mai indietro.
Ursala si lascia travolgere dalla corrente, che riduce a brandelli la sua prigione di stoffa e piume. Sembra però che anche il suo stesso corpo, smembrato dalla furia dell’acqua, vada dissolvendosi un pezzo alla volta: prima le zampe anteriori, poi quelle posteriori, la schiena, la pancia e, infine, il mantello logoro e rammendato più volte (come un vestito) per adattarsi al suo corpo sempre più deperito. One bear left bare […] when Bear stepped clear of Bear.
Il finale può sembrare molto amaro, quasi rassegnato, ma alcuni sostengono che le parti del corpo di Ursala siano ascese in cielo componendo la costellazione di Ursa Major, l’Orsa Maggiore, consegnandola a una libertà che non avrà mai fine.

Consigli per l’ascolto:

sono moltissimi i brani di Joanna Newsom che indagano e denunciano problematiche relative alla condizione femminile, ma mi sento di consigliare in particolare
Emily (Ys): elogio alla solidarietà femminile, dedicato alla sorella astronoma
Only Skin (Ys): l’odissea di una donna pronta ad annullarsi per il suo uomo, critica del potere salvifico tradizionalmente associato alla figura femminile
Colleen (Joanna Newsom and the Ys Street Band EP): una sirena si ritrova a vivere sulla terra ferma, adattandosi ai rigidi modelli di femminilità degli umani
Baby Birch (Have One on Me): l’aborto come scelta dolorosa ma necessaria, un brano agrodolce in cui l’autrice difende l’insindacabilità della sua scelta
Go Long (Have One on Me): in cui Joanna non ne può più del mito del bad boy tormentato.

Fonti e approfondimenti:

Masculine Feminine: Have one on her di B. Michael Payne
Blessing all the Birds: letture in chiave femminista dell’opera di Joanna Newsom
Monkey & Bear su songmeanings


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  1. cristina

    13 ottobre

    Semplicemente geniale 🙂

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