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Mondiali di calcio femminile: la class action cont...

Mondiali di calcio femminile: la class action contro la FIFA

di Nicole Siri

La settima edizione dei Mondiali di calcio femminile è (più o meno) alle porte: si giocheranno in Canada fra giugno e luglio 2015. E una quarantina di calciatrici tra le più forti del mondo, circa un mese fa, si è rivolta al Tribunale per i diritti umani dell’Ontario e ha fatto causa alla FIFA e alla Canadian Soccer Association (CSA) per discriminazione di genere, perché è stato deciso che tutte le partite della manifestazione verranno giocate su erba sintetica e non su erba naturale.

Gli argomenti delle giocatrici sono sostanzialmente tre, e cioè che l’erba sintetica cambia la qualità del gioco, che è un terreno che aumenta il rischio di infortuni, e infine che è svilente per la professionalità delle atlete essere costrette a giocare la più importante manifestazione a livello mondiale su un terreno di serie B, soprattutto se si considera che per i Mondiali maschili (come si legge nella memoria depositata al Tribunale) ci si assicura sempre che siano giocati su erba naturale, senza badare a nessun impedimento logistico, come sarà per i Mondiali in Russia o in Qatar. Tra l’altro proprio in Canada, in occasione delle qualificazioni per i Mondiali maschili, si era ventilata la possibilità di giocare su erba sintetica, ma si è provveduto ad assicurarsi che le partite si giocassero su erba naturale. Per le donne, invece, “si giocherà su erba sintetica – e non c’è un piano B”.
A un mese dalla presentazione della memoria, gli esperti legali sostengono che prevedibilmente le calciatrici questa causa la perderanno, soprattutto per motivi di giurisdizione.

Una partita fra la nazionale USA e la nazionale francese. Foto: AP / Jessica Hill

Una partita fra la nazionale USA e la nazionale francese. Foto: AP / Jessica Hill

A livello di senso comune, spesso si ignora l’entità della disuguaglianza delle risorse dispiegate per il calcio maschile e per quello femminile in tutto il mondo (che a volte raggiungono livelli davvero aberranti – come accade in Brasile, dove un dodicenne maschio promettente del Santos guadagna da solo quasi quattro volte quello che guadagnano tutte e venti le giocatrici della squadra femminile di serie A messe insieme).

Quando si fanno questo genere di confronti, poi, spesso si tende ad argomentare che il livello degli uomini nello sport è più alto per ragioni biologiche, e quindi che è legittimo investire di più in uno sport che è “più spettacolare”. David Epstein ha recentemente scritto un interessante articolo sulla questione, in cui si argomenta che in fondo il livello assoluto della performance non può essere l’unico criterio di interesse:

If we wanted simply to see the fastest runners, we could have cheetahs race instead of humans.

Amanda Hess, in una sua ulteriore riflessione scaturita da quella di Epstein, sostiene che il peggior nemico di certi sport femminili oggi non è il sessismo esplicito, ma la “silenziosa indifferenza”, il fatto che “molti appassionati di sport sono ancora interessati a guardare le donne giocare soltanto se riescono a farlo meglio degli uomini, e la maggior parte delle volte non ci riescono” (con qualche eccezione, aggiunge, se l’atleta è particolarmente forte rispetto alle altre donne – o particolarmente sexy).

A riprova dell’esattezza dell’analisi di Hess, i giornali italiani (sportivi e non) non hanno praticamente fatto parola della disputa legale in corso – con qualche rara eccezione, come questo bell’articolo su Il Post. La Gazzetta dello Sport, pur fregiandosi di avere come caposaldo “la difesa dei valori dello sport” come “attività fisica e costume, rito e spettacolo, passionalità e cultura”*, si ostina a propinarci innumerevoli articoli sulle fiamme dei vari calciatori, sulle performance sessuali di Balotelli, su veri o presunti triangoli tra calciatori e mogli di calciatori. E invece sulla class-action di quaranta tra le più forti calciatrici viventi, tra cui, per esempio, Marta o Abby Wambach, davvero, nemmeno un trafiletto?

 

* Cito dalla quarta di copertina del libro che raccoglie le prime pagine della Gazzetta “dalla nascita fino alla trentesima Olimpiade”

In homepage: Jessie Fleming (Canada) e Sandra Owusu Ansah (Ghana). Foto: Jamie McDonald – FIFA/FIFA


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  1. Nicole Siri

    27 novembre

    Tra parentesi: stasera l’Italia si gioca la qualificazione ai Mondiali contro l’Olanda. A Verona. L’ingresso è gratis!

  2. paolo

    30 novembre

    *Abby Wambach, non Womach.

  3. Vale

    4 dicembre

    I commenti all’articolo de “Il Post” sono deprimenti …. Quando si parla di sport femminile, qualsiasi questione venga sollevata è “di poca importanza”. Che tristezza

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