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Molestie sulle strade di Roma: due chiacchiere con...

Molestie sulle strade di Roma: due chiacchiere con Rachele Brancatisano

Un paio di settimane fa vi avevamo suggerito di compilare il sondaggio sulle molestie ricevute per strada di Hollaback!. La stessa associazione ha pubblicato poi un video in cui una ragazza cammina per le strade di New York e nel giro di una giornata riceve più di cento catcall e attacchi di vario genere.

Quasi tutte l’abbiamo guardato, condiviso, commentato, confrontato con le nostre esperienze in merito. A fare la prova del nove ci ha pensato Rachele Brancatisano, ventisei anni, che di solito ci mette la voce, invece che la faccia, nelle Interviste Cantate di Un Giorno Da Pecora (dal lunedì al venerdì alle 13.45 su Radio 2; avviso, se cliccate il link c’è sì Rachele, ma anche Bertinotti).

Rachele, con cui abbiamo chiacchierato via email il giorno dopo la pubblicazione del video, trova che il video originale sia spinto da un’idea forte: “Mi sono chiesta ‘chissà se a Roma è lo stesso’”. Il risultato è stato chiaro: che sia un lato o l’altro dell’oceano, le donne non hanno speranze di poter andare da un punto A a un punto B in pace. Dalla sequela di ‘abbella!’ al centurione che le lancia un ispirato ‘ma gli angeli non volano?’, Rachele riceve più di cento approcci camminando per la città in jeans e maglietta accollata.

Il coraggio che Brancatisano ha avuto nel mettersi le scarpe da ginnastica, macinare chilometri e deglutire ‘complimenti’, dice, è un modo per raccontare la realtà. Era preoccupata dalle reazioni che avrebbe ricevuto e del trovarsi nel “frullatore dei commenti”. Lei, e non il problema che sta cercando di sottolineare: “Hai paura che non si capisca che tu lì non stai rappresentando te stessa, non sei Rachele, non sei Shoshana. Sei quello che succede ogni giorno.”

E i commenti hanno dimostrato che lo spettro delle reazioni riesce sempre a superare anche le aspettative più negative. Tra le risposte al post su Facebook di Rachele, leggiamo: “100 in 10 ore non è sta gran cosa….se a camminare era una modella strafica sarebbero stati 10.000.” E ognuno di loro sarebbe stato nel torto, così come tutti quelli che si sono permessi di commentare sull’apparenza di Rachele Brancatisano, Shoshana Roberts e qualsiasi donna abbia vissuto quest’esperienza.

Come sempre, c’è stato chi ci ha fatto sapere che ricevere complimenti per strada non è una molestia. Quello che sembra difficile comprendere è che qualsiasi ragazza e donna è stata istruita a stare attenta, ad avere paura. Anche un “ciao” non è innocuo, perché il passo è breve dallo sconosciuto che ti rivolge la parola allo sconosciuto che ti picchia/stupra/ammazza. Magari quello sconosciuto non ha nessuna intenzione di fare una o più di quelle tre cose, ma una donna è istruita a preoccuparsi. Sapete perché? Perché quelle tre cose succedono con una frequenza terrificante. Ovviamente, questo non è il problema di chi si sente autorizzato a farti sapere che sei figa urlandotelo dietro.

Anche nella vita di tutti i giorni, Rachele tira dritta quando degli sconosciuti le urlano dietro: “Resta la domanda di fondo: se un uomo pensa che tu sia bella, perché deve sentirsi in dovere di dirtelo in quel modo? Penso tantissime cose in una giornata camminando per strada, al supermercato, al bar. Non mi passa mai per la testa di dirle ad alta voce. Di urlarle, poi.” C’è anche chi ha trovato il video – per noi fonte di turbamento – una cosa divertente: “C’è gente che vive per deridere ciò che fanno gli altri. Deve essere molto noioso.”

Dopo quarantotto ore di visualizzazioni e commenti, tra i quali persone che le chiedono se ha mai vissuto in una grande città e offrono perle di saggezza come “o impara a conviverci o è solo lei che ne soffrirà”, Rachele Brancatisano ha capito che ci sono due correnti di pensiero: chi capisce che lo street harassment non è una sciocchezza, e di chi non vuole vedere il problema, anzi, si è spostato di lato pur di evitarlo. “E che non si incontreranno mai.”

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