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“Sorry if I get a little Homeric at times. T...

“Sorry if I get a little Homeric at times. That’s genetic, too”: Middlesex di Jeffrey Eugenides

middlesexCosa ereditiamo dai nostri familiari? La domanda forse fa venire in mente testamenti e liti fra parenti per aggiudicarsi case o patrimoni, ma naturalmente la risposta è molto più vasta e comprende qualcosa che abbiamo già. Può essere un certo modo di sorridere, il colore degli occhi, la forma delle mani. Può essere un’usanza, un modo di dire, un aneddoto.

Cal Stephanides ha ereditato, fra le altre cose, una condizione genetica e un segreto inconfessabile. Cal vive a Berlino, fuma grossi sigari Dunhill e porta giacche a doppiopetto. Una compensazione, o meglio, una sovracompensazione, come ammette lui stesso. Perché Cal non è sempre stato Cal, ma ha un passato da Calliope, fatto di vestitini e lucidalabbra alla Coca Cola. Un passato da bambina e da teenager femmina. Perché, come racconta lui stesso nell’incipit del libro di cui è protagonista, è

“ […] nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan”.

Come il suo protagonista, anche Middlesex è un libro difficile da raccontare in poche parole. Scritto da Jeffrey Eugenides e narrato in prima persona da Cal, è un romanzo autobiografico, la narrazione di una vita per certi versi normalissima (se pensiamo alla Callie adolescente che colleziona prodotti di bellezza e si cruccia del suo seno inesistente) e per molti altri straordinaria. È un romanzo di formazione, di accettazione di se’ stessi e di ribellione dalle norme di genere imposte dalla società, quelle per cui l’essere e l’apparire sono una cosa sola.

Fatto di fughe e ritorni e riconciliazioni, siano esse con il proprio corpo o le proprie origini, Middlesex è una saga familiare e al tempo stesso una cronaca dell’immigrazione greca negli Stati Uniti, degli anni della Depressione e del proibizionismo. Ci parla di diaspora culturale, di una tradizione greca che sembra soccombere davanti ai nomi anglicizzati, alle Cadillac, al sogno americano, ma che ritorna, opportunamente riveduta e corretta, sotto forma di una sfavillante catena di fast food di nome Hercules. Middlesex è come una tela di Penelope, che Cal fa e disfa, anticipando e poi tornando indietro, facendo la spola da un lato all’altro dell’oceano, da quel villaggio sul Monte Olimpo a Detroit e poi ancora, a ritroso, da Berlino a Detroit a Smirne.

Middlesex è un libro che è apparso nella mia vita nel 2009, quando ero al secondo anno di università, scrivevo di XXY e cercavo di mettere le mani su ogni cosa che riguardasse l’intersessualità. Da allora, è ritornato di tanto in tanto a ricordarmi della sua esistenza, a farmi ripromettere di leggerlo, come quando lessi questa citazione e, scoprendone l’origine, mi dissi ancora una volta che avrei dovuto recuperarlo, o quando una compagna di corso me lo consigliò, assicurandomi che mi sarebbe piaciuto moltissimo. Finalmente quest’estate, dopo aver consegnato la tesi e dopo che era stato sul mio scaffale per quasi un anno, sono riuscita a leggerlo, dandogli tutto il tempo e l’attenzione che si merita. Ha viaggiato con me, da Londra a Thessalonika, e con me ha tentato di scorgere l’Olimpo mentre sedevo in un bar. Middlesex è un libro in cui mi sono immersa totalmente, abitandoci, fino a quando – purtroppo – sono arrivata all’ultima pagina. Middlesex è un libro che mi è stato passato da altri, e che adesso spetta a me tramandare. Quindi Middlesex è, semplicemente, un libro che dovreste leggere.


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  1. Lorenza Brandodoro

    15 gennaio

    il libro della vita!

  2. Nini so chic

    15 gennaio

    Adoro quel libro!

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