Il termine menstrala è stato coniato da Vanessa Tiegs per definire la sua collezione di 88 dipinti realizzati utilizzando il sangue mestruale. Attraverso l’utilizzo di questo fluido corporeo “vitale”, l’artista cerca di esprimere l’universalità del processo artistico, la sua circolarità (proprio come il ritmo del ciclo mestruale) e, al contempo, di celebrare, grazie alla realizzazione di prodotti esteticamente evocativi, la componente più nascosta e “tabù” del corpo femminile. Le sue opere richiamano elementi naturali (animali, foglie, fiori…), arabeschi, simboli onirici e dai morbidi contorni. Icone che potremmo definire “piacevolmente convenzionali” e che traggono tutto il loro valore comunicativo proprio dalla tecnica con la quale sono state realizzate.menstrual art

Molto diverso l’approccio di Tamara Wyndham che, pur aderendo alla stessa corrente di Tiegs, quella della menstrual art, realizza dipinti di forte impatto e grande provocazione, stendendo il sangue mestruale sulla tela direttamente dalla vulva. La sua serie Vulva prints cerca di creare nello spettatore uno shock emotivo, vuole essere disturbante e provocatoria, così come la performance dell’artista cilena Carina Ubeda che, dopo aver raccolto per cinque anni il suo sangue mestruale, ha utilizzato questo materiale per realizzare un’installazione nella quale i tessuti impregnati di fluido venivano affiancati a mele evocatrici dell’ovulazione. La performance, realizzata nell’estate del 2013, ha suscitato reazioni molto differenti da parte del pubblico. A fronte del palese disgusto di alcuni critici, propensi a non definire arte questa creazione, altri si sono soffermati sul concetto di “nobilitazione” del sangue maschile e femminile. Il sangue maschile, storicamente associato alla battaglia, alle ferite d’onore, alla guerra è simbolo di forza ed energia, elemento positivo nell’immaginario collettivo e oggetto di celebrazione eroica. Di contro il sangue femminile rappresenta una vergogna, qualcosa da nascondere, da non ostentare in quanto osceno.

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Carina Ubeda

Altrettanto dirompente il lavoro di Lani Beloso, artista affetta da menorragia, che ogni mese realizza opere che si potrebbero definire di espressionismo astratto utilizzando il suo sangue mestruale patologicamente abbondante. Partire da uno svantaggio, da una malattia, per farne arte, per produrre conoscenza e autocoscienza del corpo femminile.

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Lani Beloso

Decisamente provocatorio l’approccio di Ingrid Berthon Moine che, in un progetto artistico assai discusso, ha chiesto ad alcune donne di utilizzare come “rossetto” il proprio sangue mestruale. Ne è risultato una sorta di catalogo dei toni di rosso fotografati in primo piano sui volti delle modelle, che non ha mancato di sollevare polemiche rispetto all’opportunità di definire questa performance come opera d’arte.

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Ingrid Berthon Moine

Ci sono però casi in cui l’utilizzo a scopo artistico del sangue mestruale si ricollega a battaglie di carattere politico-sociale ben precise ed esplicitate: è il caso dell’artista sudafricana Zanele Muholi la quale, attraverso la realizzazione di dipinti con questa tecnica “shock” ha dichiarato di voler puntare i riflettori sulla barbara pratica dello stupro a scopo correttivo, spesso utilizzata nel suo paese come “cura” per le donne lesbiche.

Queste pittrici contemporanee non sono state tuttavia le prime ad utilizzare le mestruazioni come forma d’arte: già nel 1972 l’artista statunitense Judy Chicago aveva creato un’istallazione “scandalosa” dal titolo Menstrual bathroom. Un bagno immacolato, quasi asettico, ma costellato di tracce mestruali: assorbenti, pezzuole, tamponi. Il rosso vivo del sangue che si staglia contro il bianco sterile delle mattonelle. Mostrare qualcosa che non dev’essere mostrato, ostentare qualcosa di cui si dovrebbe provare vergogna: lo stesso messaggio sotteso ad un’altra sua discussa opera, Red flag, dove protagonista è il tampone assorbente interno impregnato di sangue mestruale.

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Judy Chicago

Forse queste forme d’arte meritano uno spazio di riflessione più ampio in un’epoca in cui, sotto il vessillo di un’apparente emancipazione, il ciclo mestruale e le mestruazioni sono diventate qualcosa di “ignorabile” e vengono costantemente associate ad elementi limitanti/debilitanti da superare attraverso l’avanzamento tecnologico e farmacologico. Forse occorre davvero che, anche qui in Italia, si crei un sano shock culturale.