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Portare il femminismo nei fashion blog insieme a M...

Portare il femminismo nei fashion blog insieme a Meagan Fredette di latter Style

Traduzione di Vittoria Bernardini
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Il mondo dei fashion blog italiani, come già scrivevamo non molto tempo fa su queste pagine, non è dei più stimolanti. A dominare sono soprattutto la ripetitività e le formule che ricalcano quelle già viste sulle riviste di moda più mainstream. Inoltre, le persone come me sentono la mancanza di punti di vista femministi sull’arte del vestirsi.

Per questo motivo, ho deciso di contattare Meagan Fredette, la mia fashion blogger americana preferita, autrice di latter Style, e di farle qualche domanda sul suo approccio, con la speranza che possa ispirarci.

Lo stile di Meagan è molto particolare e raffinato, come testimonia la sua ampia e selezionata collezione di capi vintage. Vi si possono individuare rimandi all’estetica di Game of Thrones così come al feeling etereo di certi album shoegaze. Insomma, pregevolezze che non si vedono tutti i giorni.
Meagan è apprezzabile anche alla luce del suo aperto femminismo e della sua aperta denuncia di campagne pubblicitarie problematiche.

Ma veniamo al dunque; eccovi la nostra chiacchierata:

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1. Ci puoi parlare un po’ di latter Style? Cosa ti ha spinta ad aprire un blog che parla principalmente di moda e del tuo stile personale? Sei partita già con una visione chiara dei contenuti che avresti pubblicato?

È buffo, non credo che il mio blog abbia affatto una visione chiara. I miei pensieri di solito sono abbastanza sparpagliati, ed il mio stile non è rimasto omogeneo con il passare degli anni. Anche gli articoli più personali sono scritti in maniera volutamente criptica per tenere la mia vita privata a distanza. Ciononostante, ho fondato il blog diversi anni fa perché ho sempre amato la moda e mi piaceva molto la comunità dei blogger. Allora c’erano molte più persone strane che tenevano blog conosciuti. Ognuno dei miei blogger preferiti aveva il proprio stile personale.
Volevo contribuire con la mia voce a questa comunità, ma anche ricavare il mio spazio al suo interno. Allo stesso tempo, ho sempre considerato il mio blog come un progetto creativo, quindi pensavo che sarebbe stato un buon modo per migliorare il lavoro che già stavo facendo.
Inoltre volevo esplorare il mio stile personale in senso introspettivo, e credevo che documentare i miei outfit ed obbligarmi a rifletterci mi avrebbe aiutato ad evolvermi. Mi fa molto piacere poter dire che, anche se il mio blog non è diventato famoso, sono molto fiera del lavoro che ho fatto.

2. Mi ricordo chiaramente la prima volta che ho letto un post sul tuo blog. Ciò che ha catturato la mia attenzione e mi ha fatto venire voglia di tornarci è il modo in cui riesci a mettere la musica e la moda in relazione dialogica, spesso in maniera astratta ma efficace. Quindi vorrei sapere quando e come hai cominciato a comporre un guardaroba così inspirato dalla tua musica preferita. È stato sempre uno sforzo cosciente?

Creativamente parlando, mi sono sempre un po’ affidata all’astrattismo. Le associazioni sono fondamentali per il modo in cui vedo il mondo e la musica possiede una qualità associativa talmente forte che diventa necessariamente la fonte di ispirazione per molte cose. Per me, la musica è il punto di partenza per costruire piccoli mondi dentro la mia testa. Sono fissata con lo shoegaze da quando avevo 19 anni e questa è stata un’enorme influenza su di me. Ultimamente mi sono anche appassionata al neo-folk e al doom country, il che mi ha ispirato ad approfondire l’abbigliamento storico e la Gunne Sax e i profumi che sanno di foreste stregate. Mi fa venire una voglia folle di scappare nei boschi e vivere in una casetta di legno.

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3. Rimanendo in tema di musica e abbigliamento, personalmente ho notato che certe volte indosso le t-shirt delle mie band preferite con la speranza di attaccare bottone con qualcuno che condivide i miei gusti musicali. Altre volte, invece, ho bisogno di una specie di armatura, di indossare qualcosa che mi faccia sentire al sicuro, come quando mi trovo nella mia stanza ad ascoltare i Neutral Milk Hotel, i Microphones e tutte le mie band preferite. È lo stesso per te? Qual è la tua relazione con le magliette delle band?

Oddio, probabilmente porterei la mia collezione di t-shirt di band su un’isola deserta! Ne ho moltissime. Ce ne sono alcune che indosso con regolarità, alcune che indosso in casa, alcune che non indosso mai perché sono troppo preziose. Di solito le compro ai concerti perché è il modo in cui le band più piccole riescono a guadagnare qualcosa. Non so se per me sono un’armatura nello stesso senso che dici tu, si tratta più di una pubblicità verso nuovi potenziali amici. è il mio modo di dire, “hey, mi piace questa band e dovremmo uscire insieme se piace anche a te!”.
Ho conosciuto quella che è la mia migliore amica da oltre 10 anni perché indossava una maglietta di Bright Eyes e sono andata a parlarle. La musica rappresenta la base delle comunità, il che è una cosa che adoro. Inoltre, vi consiglio di prendere le t-shirt di una taglia più grande della vostra, sono molto più fighe quando sono larghe e morbide.

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4. Hai descritto latter Style come “un blog femminista di moda, buona musica e sentimenti”, e anche “body and sex positive”. Qual è stato il tuo primo incontro con il femminismo? In che modo ritieni che le tue opinioni politiche siano rappresentate nel blog?

È un po’ imbarazzante ammettere che non mi identificavo pienamente come femminista fino all’età di 22 anni. Avevo appena iniziato a uscire con il mio fidanzato e durante uno dei nostri primissimi appuntamenti parlammo dei blog che leggevamo, e lui mi disse che leggeva blog femministi come Feministing in modo da potersi fare un’idea su questioni che, essendo un uomo, sostanzialmente non lo toccano. Io gli risposi “Io non sono femminista” e lui mi guardò perplesso e mi chiese “Perché? Ma sei una donna, perché non vorresti esserlo?”. Non avevo una buona risposta, quindi mi sono dedicata allo studio del femminismo e ho capito che rappresenta tutte le cose in cui credo. Con il passare del tempo sono riuscita a comprendere l’intersezionalità e la sua relazione con il femminismo, il modo in cui fa parte di una battaglia più grande per l’uguaglianza. C’è una citazione – non ricordo esattamente cosa dice o di chi è, ma fa più o meno così: porta il femminismo nella tua vita. Se sei uno scienziato, porta il femminismo nella scienza. Se sei un atleta, porta il femminismo nello sport. Questo per me è un valore fondamentale. Il femminismo non può fare granché di buono se rimane chiuso nella sua bolla, dovrebbe permeare ogni aspetto della vita di una persona.

5. L’anno scorso hai scritto una serie di post sugli outfit da ufficio, con un ottimo approfondimento su come vestirsi in maniera adeguata anche quando saresti inclinata ad andare nella direzione opposta. Poiché ho cominciato da poco a lavorare in un ufficio e ho ancora molta difficoltà a compromettere il mio stile personale con ciò che l’ambiente di lavoro richiede, mi chiedo: diventa più facile con il passare del tempo?

Non proprio, mi dispiace dirlo. Impari solamente ad accettarlo. Il mio ufficio si trova vicino ad una scuola d’arte, e ogni giorno in treno vedo gli studenti che indossano fantasie pazze o giacche di pelle o scarpe impressionanti e non posso fare a meno di essere un po’ invidiosa. In ogni lavoro ci sono sacrifici da fare e io sono fortunata perché almeno ricevo buoni benefit ed ho dei buoni colleghi. Credo che sia un privilegio: alcune persone possono guadagnarsi da vivere senza preoccuparsi di come si devono vestire, ma altri non sono così fortunati.

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6. In Italia ci sono numerosi fashion blog, ma pochissimi sono apertamente femministi o personali quanto il tuo. Cosa consiglieresti a qualcuno che sta pensando di aprirne uno ma si sente un po’ insicur*?

È un consiglio sciocco, ma fallo e basta! Come in ogni lavoro creativo, all’inizio ti sentirai a disagio e in imbarazzo, ma alla fine passa e diventerai più brav*. E non paragonarti agli altri: ti farà solamente impazzire e renderà la tua voce meno autentica.
(Foto di Meagan Fredette)


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