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Maryam Mirzakhani e le signore della matematica

Maryam Mirzakhani e le signore della matematica

di Claudia Cavallaro

Ragazze, udite udite: una nuova frontiera è stata abbattuta. Finalmente, dopo quasi 65 anni, una donna vince uno dei premi più prestigiosi per i matematici: la medaglia Fields. La “genia” è Maryam Mirzakhani, iraniana, classe 1977, insegnante della Stanford University.

Maryam-Mirzakhani

La medaglia Fields viene considerata nell’ambiente al pari di un Nobel e viene assegnata alle giovani promesse che non hanno ancora compiuto 40 anni. La premiazione si svolge durante il primo giorno del Congresso Internazionale dei Matematici, che si riunisce ogni 4 anni fin dal 1950 (anche se la prima edizione fu nel 1936 e le successive furono rimandate fino alla fine della seconda guerra mondiale).

Una medaglia protagonista del grande e piccolo schermo, basti pensare a A beautiful mind o Will Hunting – Genio ribelle, oppure a serie tv come Eureka e Numb3rs.
Una medaglia che ora si stringe attorno al collo di Maryam, scelta tra i cinquemila scienziati accorsi a Seul per il ventisettesimo Congresso. I suoi campi sono la geometria iperbolica, la geometria simplettica e la teoria ergodica, i settori più astratti della matematica pura.

Nata a Teheran, ha inizialmente la passione per le materie umanistiche, finché il fratello non le ha fatto scoprire il meraviglioso e difficile mondo della matematica. Un colpo di fulmine per Maryam. Galeotto è stato Gauss e il suo metodo per calcolare la somma dei numeri naturali da 1 a 100. La sua mente sopraffina le ha permesso di essere alunna dell’Organizzazione nazionale per lo sviluppo di talenti eccezionali di Teheran e di vincere le medaglie d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica di Hong Kong nel 1994, dove è stata la prima ragazza della squadra olimpica iraniana di matematica, e di Toronto nell’anno successivo, ottenendo un punteggio perfetto. Dopo la laurea a Teheran, viene attratta dal mondo occidentale. Consegue il dottorato alla Harvard nel 2004 sotto la supervisione di Mc Mullen, già vincitore della Medaglia Fields, con una tesi definita spettacolare da molti matematici, che si occupa dei cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica. Diventa poi ricercatrice al Clay Mathematics Institute e assistente professore alla Princeton University. Infine approda alla Stanford University, dove insegna da 4 anni.

Un curriculum eccezionale, soprattutto visti gli stereotipi che vogliono la donna incapace di risolvere problemi matematici o, comunque, non all’altezza dell’uomo.
«È come perdersi in una giungla, raccogliere tutte le conoscenze a tua disposizione e cercare di usarle per inventarti qualche trucchetto. Con un po’ di fortuna, te la puoi cavare». Ecco cos’è la matematica per Maryam Mirzakhani, che al momento dell’assegnazione ha dichiarato:

È un grande onore. Spero che questo incoraggi giovani scienziate e matematiche donne. Sono sicura che nei prossimi anni molte altre donne vinceranno questo tipo di premi.

Una vittoria che rende felici tutte noi, ma soprattutto Elisabetta Strickland, capo della delegazione italiana all’Assemblea generale dell’Unione matematica internazionale, vice presidente dell’Indam (Istituto nazionale alta matematica) e membro della Women in Mathematics Committee Wim della European Mathematical Society. Ecco come si è espressa:

Trovo una sola parola adatta a commentare questa notizia: finalmente. Per me è una gioia enorme: si tratta di un risultato fondamentale. Era difficile però i tempi erano maturi. Oggi come oggi, nel campo della matematica ci sono scienziate formidabili. Ormai, le donne si sono dimostrate assolutamente equivalenti agli uomini in quanto a capacità creativa nella scienza. Equivalenti ma diverse, naturalmente: il cervello della donna non è uguale a quello dell’uomo ma sommando tutte le funzioni, potremmo dire che risultano algebricamente equivalenti. La Mirzakhani […], che ha avuto il coraggio di prendere e partire e andare all’estero, è un altro esempio di totale equivalenza.

Anche la Strickland può vantare un primato: è la prima donna a essere stata eletta vice presidente dell’Indam, ente storico creato da Francesco Saveri. E come lei, ci sono Marta Sanz-Solè, prima donna Presidente della European Mathematical Society, e Ingrid Daubechies, prima donna Presidente della International Mathematical Union.
Che le donne siano inadatte al mondo matematico e scientifico è una leggenda metropolitana, un pregiudizio. Lo sapeva bene Margherita Hack, la quale qualche anno fa ha pubblicato un articolo sui contributi delle donne nel mondo della scienza (se siete curiose di leggerlo per intero cliccate qui).

Per quanto riguarda la matematica, la Hack cita:

Ipazia (370-415 d.C.), figlia del matematico e filosofo Teone. Diventò capo di una scuola platonica di Alessandria d’Egitto frequentata da molti giovani. Fu uccisa barbaramente da monaci, forse anche perché tanta genialità matematica in una donna poteva sembrare indice di empietà. Nel 1700 Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) fu la prima donna ad essere chiamata a ricoprire una cattedra universitaria, all’Università di Bologna, e Sophie Germain (1 776-183 1) fu una riconosciuta esperta di teoria dei numeri e di fisica. Nel XIX secolo ci sono numerose grandi matematiche, fra le quali emergono soprattutto Sofia Kovaleskaja (1850-1891), professore all’Università di Stoccolma, e Emmy Noether (1882-1935), fondatrice dell’Algebra moderna. Fra le matematiche italiane di questo secolo ricordo Pia Nalli ( 1866-1964) professore ordinario di analisi matematica all’università di Cagliari e poi di Catania; Maria Pastori (1895-1975) ordinario di Meccanica Razionale all’università di Messina, Maria Cibrario Cinquini (1905-1992), ordinario di Analisi matematica a Cagliari e professore emerito dell’università di Pavia, Maria Biggiogero Masotti ordinario di geometria presso il Politecnico di Milano.

Questi argomenti mi toccano da vicino, visto che studio Ingegneria Meccanica. Quando sono entrata all’università, anni fa, nel mio corso c’erano solo cinque donne (compresa la sottoscritta). Non è stato sempre facile poiché “non sono cose da femmine”, ma dimostrare il contrario, credetemi, è una soddisfazione immensa. Oggi vedo le aule di Ingegneria sempre più piene di donne e sentirle parlare di equazioni e motori non sconvolge più i loro colleghi maschi.
Che l’emancipazione femminile e la parità dei sessi passino anche attraverso la matematica?


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  1. Chiara B.

    18 agosto

    Grazie per quest’articolo!
    Aggiungo un dettaglio segnalato da un amico: Hassan Rouhani, il presidente iraniano, si è congratulato con Maryam Mirzakhani per la Medaglia Fields pubblicandone su Twitter due foto, una delle quali senza hijab. Non sono affatto un’esperta di usi e costumi iraniani e quindi spero di non star semplificando troppo, ma credo sia un fatto notevole e, latamente, un altro traguardo per cui ringraziare Mirzakhani!

  2. luciano

    19 agosto

    Solo uno sguardo così sereno può sottintendere una mente tanto eccelsa.

  3. Claudia

    19 agosto

    Ciao Chiara. Non stai semplificando per niente. La legge iraniana prevede l’obbligo dell’hijab per le donne in pubblico, esiste addirittura un reparto di polizia che controlla l’abbigliamento dei cittadini. Da qualche tempo, però, nel paese è in atto una campagna di sensibilizzazione contro il velo, promossa soprattutto dalla nuova generazione di donne. Una campagna che sembra sia appoggiata anche dal presidente Rouhani, il quale ha chiesto più indulgenza per quanto riguarda l’hijab. Hai ragione a dire quindi che sia un traguardo, è un gesto con una forte valenza politica. E mi sa che non sei l’unica a pensarlo: il tweet di Rouhani è stato ritwittato 2500 volte!

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