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The Eye of the Tiger: Marjane Satrapi Appreciation Moment

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Sono affascinata dal concetto della serendipità, quella serie di coincidenze quasi magiche che ti fanno trovare qualcosa che non sapevi di stare cercando. È stato proprio in questo modo che ho scoperto alcune delle mie cose preferite, fra cui la persona di cui andrò a parlare, Marjane Satrapi.

Siamo nel 2005, e Persepolis, la graphic novel con cui esordisce nel mondo dei fumetti, viene allegata a un famoso quotidiano, che viene casualmente acquistato da mia madre perché quello che compra di solito era finito, e quindi finisce nelle mie mani in modo provvidenziale – o serendipitous, vedete voi.

persepolisÈ una folgorazione: grazie a Persepolis scopro (in parte) non solo la storia di un paese, ma anche e soprattutto un personaggio che da subito ammiro e con cui scopro di avere alcune – molto vaghe – affinità. Composto di due libri, Storia di un’infanzia e Storia di un ritorno, Persepolis è infatti un romanzo autobiografico, che Satrapi redige prima di tutto per i suoi conoscenti europei, tentando di spiegare loro il suo passato ed il contesto culturale dove è cresciuta e da dove proviene. Persepolis non è – e l’autrice è molto chiara in proposito – un riassunto della storia iraniana recente né vuole parlare per conto del popolo iraniano. Piuttosto, portando se stessa e la sua storia ad esempio, Satrapi intende sfatare il mito occidentale secondo il quale l’Iran è un paese composto da terroristi e fondamentalisti islamici, un pregiudizio del quale lei stessa è stata vittima.

[Attenzione: il paragrafo successivo è uno spoiler gigantesco! Se non avete mai letto Persepolis o visto la versione animata, saltate oltre e procuratevene una copia al più presto. You’re welcome.]

La Marjane protagonista del libro è un personaggio ammirevole. Molto intelligente, viene incoraggiata fin da piccola a leggere, a studiare, a pensare con la sua testa, cosa che dopo la Rivoluzione del 1979 la rende un pesce fuor d’acqua. Vista la situazione non proprio incoraggiante, i genitori la mandano a studiare a Vienna, convinti che ci troverà un ambiente molto più adatto a lei. Ma in Europa viene trattata da outsider, da diversa, da “sporca immigrata”, e dopo alcuni anni torna in Iran, trovando un paese fortemente cambiato e traumatizzato da anni di rivoluzione e di guerra. Marjane non si riconosce affatto in questa nuova “incarnazione” del paese, sentendosi una straniera e una fallita, per non aver saputo sfruttare al meglio le opportunità europee. Cade in depressione, e dopo essere sopravvissuta a un tentativo di suicidio, si riprende, si iscrive all’università e conosce il suo futuro marito, da cui divorzia alcuni anni dopo (decisione non facile da prendere in Iran, viste le continue avances a cui sono soggette le donne divorziate). Nel 1994 torna in Europa, questa volta per rimanerci.

[End of spoilers]
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Per quanto romanzata e riveduta e corretta possa essere questa autobiografia, quel che ne traspare è una donna forte, che parla con onestà del suo passato, andando a toccare tasti molto sensibili quali il senso di inadeguatezza, di solitudine ed emarginazione comune a molte persone. Come graphic novelist, Marjane Satrapi mi piace per il suo tentativo di dare voce e di rappresentare l’Iran al di fuori degli stereotipi occidentali che vedono il paese come nient’altro che un covo di estremisti. Mi piace perché ritrae personaggi femminili molto forti ma anche incredibilmente realistici e relatable, donne che vorresti facessero parte della tua vita (vedi la sua nonna in Persepolis, o il nugolo di parenti, zie, cugine e amiche di Taglia e Cuci, libro fra il tragicomico e l’illuminante). Ma forse, più di tutto, la apprezzo per la sua onestà nel parlare di depressione e del sentirsi un fallimento, una nullità che ha sprecato tutte le chances a sua disposizione. Potrà sembrare stupido o stucchevole, ma in un periodo piuttosto brutto della mia vita, ho trovato molto conforto nel sapere che anche una persona che io ammiravo così tanto era passata attraverso una fase simile, riuscendo poi a uscirne, e questo estratto del film è diventato una specie di mantra nei giorni in cui trascinarsi fuori dal letto pareva un’impresa titanica.[*]

Ho anche tentato di dirglielo, farfugliando come un’idiota, mentre stava firmando la mia copia di Persepolis. Forse avrei dovuto attenermi alla regola secondo la quale “i miti è meglio guardarli da lontano”, ma a dire il vero mi è sembrato che apprezzasse – o forse è solo terribilmente gentile.

[*] Per onor di cronaca, includo anche questa versione di “Eye of the Tiger”. Entrambe sono interpretate da Chiara Mastroianni, doppiatrice della Marjane adolescente e adulta nelle versioni inglese e francese del film. Un ulteriore motivo per guardarlo: nella versione inglese, la voce della madre è di Catherine Deneuve, quella del padre è di Sean Penn, la nonna è doppiata da Gena Rowlands e lo zio Anoush da Iggy Pop (!!!).


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  1. K.

    23 aprile

    La storia di Marjane è stata una salvezza per molte, riesce a farti piangere e ridere con lei già dalle prime pagine, lo fai leggendo la sua storia e al contempo la tua.
    Consiglio vivamente “Pollo alle prugne”.
    <3

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