Sulla parete della mia stanza è appesa una cartolina. La base è bianca e poi ci sono delle linee nere che sembrano formare la cartina di qualche città. I più attenti infatti si avvicinano e chiedono: “È una cartina di Berlino?”. La risposta è: “No” anche se è solo parzialmente corretta.

Eccola qui sotto e, a seconda che voi abbiate familiarità o meno con la capitale tedesca, potrà apparirvi come un groviglio indistinto di linee nere o come, appunto, una cartina di Berlino.

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Qual è quindi la risposta corretta?
La cartolina è il riassunto di un progetto di due artisti inglesi, uniti sotto il nome di Plan B, che ho avuto modo di conoscere durante re:publica, una serie di conferenze fighissime che si svolgono a Berlino nel mese di maggio.
Daniel Belasco Rogers e Sophie New hanno cominciato rispettivamente nel 2005 e nel 2007 a registrare ogni loro movimento tramite GPS e a riprodurre i loro spostamenti su una superficie bianca.

Quella che il primo giorno appariva probabilmente come una linea senza senso è poi diventato un segno deciso e i vari percorsi casa-lavoro, le passeggiate, le visite agli amici eccetera sono diventati mano a mano la piantina di una città. Le linee più grosse, hanno spiegato, non stanno a indicare strade più grandi, ma quelle che hanno percorso più spesso di altre, tracciando ogni volta un segno diverso che, sommato con gli altri, diventa inevitabilmente più marcato e visibile. Le linee che invece portano verso la periferia sono invece spesso sottili (e singole) ad indicare un luogo visitato magari una volta soltanto.

Il progetto mi ha affascinato tantissimo, nonostante la loro visione artistica risultasse ogni tanto un po’ esagerata: ci hanno raccontato con molta serietà e aria drammatica i rischi che corrono quando partono per un viaggio e devono spegnere l’apparecchio per la durata del volo o di quella volta che l’apparecchio era scarico e i movimenti di giorni interi sono andati perduti. Ma era tuttavia un approccio che avvertivo molto simile al modo con cui mi ero posta verso Berlino all’inizio, con luoghi dove passavo spesso per andare a scuola di tedesco prima, al lavoro poi.

Il fatto che Berlino sia una città grande fa poi sì che ci si possa ritrovare in certi luoghi dopo mesi, e questi luoghi possano essere cambiati o riportare alla mente ricordi vecchissimi. Io poi, quando sono di cattivo umore o in cerca di ispirazione, vado ad esplorare quartieri lontani.
Ho chiesto ai due artisti se non avessero pensato di aggiungere dettagli a questo tipo di mappe, come ad esempio la ragione di un preciso movimento, o l’umore che si aveva nel percorrere un certo percorso.
Ci avevano pensato, hanno risposto, ma naturalmente sarebbe stato troppo complicato capire cosa aggiungere e cose no, e hanno così deciso di mantenere il progetto legato al puro spostamento.

Piena di buona volontà ho provato a fare lo stesso questa estate, durante un viaggio semi-solitario verso Belgrado, quando mi sono fermata per tre giorni a Lubiana, l’unica città del mio viaggio dove non ero mai stata.
Ho deciso di tener traccia delle vie che avevo già percorso, un po’ per ottimizzare il tempo a mia disposizione e scegliere percorsi nuovi, se certe strade le avevo già viste, ma soprattutto perché volevo tener traccia del modo in cui avevo conosciuto un luogo nuovo. Così ho cominciato a ricoprire la cartina con segni di pennarello verde.

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Ovviamente fallii miseramente dopo il primo giorno, un po’ perché pioveva in continuazione e tirare fuori il pennarello e la cartina era uno sbatti, un po’ perché comunque alla fine passai la maggior parte del mio tempo al Metelkova e anche perché, anche se suona paradossale dirlo, continuare a tracciare il proprio percorso con un pennarello era comunque più innaturale di farlo ipoteticamente fare ad un GPS (che non avevo, ovviamente).
Ma la cosa mi ha presa talmente tanto che questa è una delle cose che ho messo sulla mia to-do list delle cose da fare prima del prossimo viaggio.

Se ci penso, non so cosa darei per poter veder tracciati i miei movimenti su un foglio bianco. Perché la mia prima percezione di una città (e credo quella di tutti) cambia completamente nel momento in cui mi rendo conto di dov’ero e di dove sono le cose che ho visto in un primo momento.
Mi ricordo a Bologna quando la prima volta mi portarono da Piazza Verdi a Via del Pratello e mi parve un percorso lunghissimo e tortuoso quando invece sono solo 20 minuti a piedi andando sempre praticamente dritti.
O a Berlino, quando finalmente riuscii a capire come erano messe tutte le strade che portavano a Rosenthaler Platz.
Ma sono cose che possono anche essere paragonate al costruirsi una collezione di dischi, libri o film, al conoscere una persona pezzo dopo pezzo, all’imparare una lingua e a capire poco a poco il significato di un suono che prima pareva indistinto. Sono tutti percorsi che partono da niente e chissà dove ci porteranno.