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Make up tutorial per affrontare le Ombre, i buchi ...

Make up tutorial per affrontare le Ombre, i buchi neri e lo sconforto

I muri della mia stanza sono tappezzati con oggetti e frasi pensate per diventare appiglio nei momenti di sconforto. Fino a qualche tempo fa, ero solita dirmi che i periodi oscuri sarebbero finiti presto, che si trattava solo di una lunga – apparentemente interminabile – fase. Ora, invece, sono più portata a dare per scontato che l’Ombra sia sempre alle mie spalle e che sia la natura delle situazioni che mi trovo ad attraversare a farmela mettere a fuoco o meno.

Qualche mese fa, mi imbattei un articolo di Ariana Reines su Francesca Woodman che parlava, tra le altre cose, anche della necessità di affrontare le nostre oscurità, di fare i conti con i nostri desideri più autolesionisti e impronunciabili, onde evitare che essi ci risucchino e ci annientino:

“Every woman or every woman artist or every person no matter the gender, every artist but especially every woman who has ever wanted to die or just said she did or had that feeling when she felt so maligned and so misunderstood and so defaced and loathed and ignored that she has either died or not, has died inside herself or has dreamed or longed for an exit like death, has been [Francesca Woodman] and we who have promised ourselves to live have to live with that death and the fact it sometimes looks horrendously attractive although we reject it. The way we have felt cannot be divided from what we think, by which I mean I am committed to admitting the ways I have felt into the ways I must think. It has to be this way right now.”

Dal momento in cui mi è divenuto chiaro che le mie crisi stavano assumendo un andamento ciclico, ho cominciato a raccogliere oggetti che mi aiutassero a superarle in fretta. Ecco quindi la tappezzeria emozionale di cui sopra, ed ecco le mie scorte rossetti e ombretti scuri.

Il penultimo periodo di catatonia che mi sono trovata ad affrontare è stato lo scorso maggio. Mi era passata la fame, non avevo più le energie per scrivere la tesi, riuscivo a malapena a lavarmi e anche gli ostacoli più piccoli mi parevano insormontabili. Più di ogni altra cosa, mi sentivo terribilmente sola.
Durante un pomeriggio dal quale avevo l’impressione che non sarei uscita viva, ebbi un momento di lucidità. Pur non guardandomi allo specchio da ore, sapevo di avere il volto a pezzi. Decisi allora di partire da lì per tentare di ristrutturarmi, come un edificio barcollante, ma di pregio, che valga la pena di essere salvato.
Pensai che, se mi fossi data un aspetto inscalfibile, forse lo sarei diventata almeno un poco.

Mi truccai a solo scopo terapeutico. Non dovevo uscire. Non dovevo vedere nessuno. Questo mi fece stare molto meglio.

Il tutorial che vi propongo oggi nasce da queste premesse.

1. Ammettere lo sconforto

Il primo passo è ammettere che si sta da schifo. Io l’ho ammesso a Polpetta, il mio orsetto lavatore.

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Come base ho usato la CC Cream di Max Factor e il correttore Fake Up di Benefit. Dato che questo look prevede un sacco di ombretto, ho applicato il primer Shadow Insurance di Too Faced.

2. Niente più sguardi vacui e lacrimevoli

Chi ha detto che non ci si può ricoprire di blu fino alle sopracciglia? Io no di certo.

Cominciate applicando un ombretto molto scuro sulle palpebre. Io ho usato Maybelline 645, che è anche glitteroso. Se non volete trovarvi la faccia piena di detriti, vi consiglio di passare il pennello sul dorso della mano prima di spostarvi sul vostro meraviglioso volto, per togliere gli eccessi di prodotto.

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Fatto? Bene.
Ora passiamo al punto di non ritorno che vi condurrà alle Lande dell’Inscalfibilità. Ci vuole un po’ di coraggio, se non siete abituate a truccarvi molto, ma garantisco che ne vale la pena.

Procedete usando un altro ombretto un po’ più chiaro e tinteggiatevi senza ritegno fino alle sopracciglia. Io ho usato Maybelline 637.

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Onde rendere ancora più temibile il vostro guardo, consiglio l’aggiunta di eyeliner, mascara e glitter sparso.
Io ho usato Maybelline Lasting Drama Eyeliner 01, un generico mascara di Kiko e l’ombretto dorato della palette Kiko Utopian Wine, che più che altro è un ammasso di violenza glitterosa che tende ad incollarsi non solo sulla vostra faccia, ma anche su quella di tutti gli altri esseri umani che dovessero trovarsi nel raggio di dieci metri.

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3. “Beauty and Terror”

Il rossetto è un dettaglio chiave di questo look salvifico. L’importante è che vi faccia sentire come una regina delle tenebre, uno spirito vendicatore o qualcosa di analogo. Non abbiate paura di andare su toni troppo scuri e “innaturali”.
In questo caso ho usato due dei miei rossetti preferiti mischiati insieme: il numero 48 di Make Up For Ever e Black di Portland Black Lipstick Company.

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4. L’importanza degli zigomi

Sono una persona dalla faccia tonda, ovvero dotata di un ostacolo strutturale, nel momento in cui l’obiettivo è incutere timore o darsi l’impressione di poter affrontare tutti i mali del mondo e uscirne vincitrice. Nel mio caso, dunque, preferisco pronunciare artificialmente i miei zigomi, ma voi potete tranquillamente fare a meno.
Lo stesso discorso vale per il blush. Se preferite andare su un look cadaverico, fate a meno di usarlo. Il rossetto scuro farà già tutto il lavoro necessario.
In alternativa, consiglio un blush roseo che faccia da complemento al tono del vostro rossetto.

Per questo look ho usato l’illuminante di High Beam e il blush Hervana, entrambi di Benefit.

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5. E ora, ricordate le parole di Rainer Maria Rilke

Let everything happen to you. Beauty and terror. Just keep going. No feeling is final.


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  1. Terry

    13 marzo

    Ho superato la mia lunghissima fase di depressione post-partum anche grazie al make-up terapeutico. Da li è partita una vera e propria addiction, ma poco male 😉

  2. Ilaria

    13 marzo

    Ogni tanto per rilassarmi giardo qualche make up tutorial su you tube ma questo li batte decisamente tutti 😉 Anch’io mi conforto col trucco; più che gli ombretti, con qui sto sempre leggera (e vado in genere sui toni del rosa o neutri), uso i rossetti, non temo neanche quelli più vistosi, ed è davvero terapeutico… anche quando non si esce da casa.

  3. Ilaria

    13 marzo

    Sì vabbe’, i refusi son dovuti allo smartphone, chiedo venia (giardo=guardo, qui=cui)!

  4. valivi

    13 marzo

    Essere bipolare mi condanna ad avere periodi ciclici di sconforto… il trucco e lo shopping sono ottimi rimedi!

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