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Linda Lovelace. Pornografia e riflessioni sul mito

Linda Lovelace. Pornografia e riflessioni sul mito

Linda Lovelace arriva agli Academy Award a Los Angeles, il 3 aprile 1974. (AP Photo)

Linda Lovelace arriva agli Academy Award a Los Angeles, il 3 aprile 1974. (AP Photo)

I miti nascono come elementi culturali che non cambiano e non muoiono. I miti sono monoliti piantati per sempre nella sensibilità e nella cultura di un gruppo di persone. I miti assolutizzano, con tratti precisi e netti, caratteri sfumati dell’indole umana. Il mito non si relativizza: è torto o ragione, giusto o sbagliato, eroico o infame. Può essere dunque ancora applicabile, in quest’epoca di relativismo, il concetto di mito a fatti o persone? Me lo sono chiesta quando ho letto la prima recensione di Lovelace il film, diretto dalla coppia Epstein/Friedman, sulla vita di Linda Lovelace, meglio nota come Gola Profonda. Il film ha in realtà poca importanza ai fini del discorso, ma mi ha dato un pretesto per riflettere su questa controversa donna: vero e proprio mito di libertà sessuale idolatrato per decenni dal pubblico maschile (o prevalentemente maschile), icona del femminismo anti-pornografico, vittima capace di denunciare pubblicamente pressioni e violenze del marito e del “sistema” dell’industria del cinema hard.

Nata nel Bronx sul finire degli anni ’40, Linda reagisce ad un’educazione fortemente religiosa (e, si dice, ad una madre piuttosto intransigente) sposando Chuck Traynor, che la presenta a Gerard Damiano, regista e sceneggiatore del celeberrimo film Gola Profonda. La pellicola – fra le prime hard girate utilizzando trama e copione propri del cinema”tradizionale”– si basa su uno sviluppo drammatico piuttosto elementare, ma pur sempre innovativo per i tempi. Linda, la protagonista, vive una costante frustrazione sessuale, nonostante svolga il mestiere di prostituta. L’amica e confidente Jenny, ritenendo che il problema riguardi le “dimensioni” dei suoi partner, le organizza una serie d’incontri con uomini decisamente superdotati, ma Linda continua ad essere insoddisfatta. Dopo una visita dal medico scopre l’origine del suo problema: la ragazza ha il clitoride in gola. A seguito di questa diagnosi Linda incomincerà a praticare la tecnica della “gola profonda” (da cui il titolo) sui suoi partner. Con apparente soddisfazione di tutti.

Deep Throat poster

Il film le garantì una notorietà mondiale e qualche ingaggio successivo, ma non prese avvio – come dichiarato dalla stessa attrice nelle sue memorie – da una libera scelta. Quello che dal pubblico veniva percepito come un accattivante velo di ingenua spontaneità, era invece l’habitus di una ragazza senza grandi ambizioni attoriali, ma con un forte desiderio di libertà, mal accondisceso dai suoi “compagni di strada”. Minacciata e picchiata dal marito, Linda si vide infatti costretta ad intraprendere la carriera di attrice hard per ripagarne i debiti. Oggetto di sfruttamento da parte dei produttori e contemporaneamente di “venerazione” da parte del pubblico dei suoi film. Anni dopo, con il divorzio alle spalle e un nuovo compagno a fianco, ebbe il coraggio di raccontare la sua storia, le violenze subite e i rapporti che intercorrevano fra il mondo della malavita e l’industria pornografica, divenendo, in breve tempo, un riferimento mediatico per le femministe in lotta contro il mondo della pornografia*. Fino alla sua morte, avvenuta nel 2002 per un incidente stradale, Linda non smise mai di rappresentare, pur con vesti diverse, un mito, un’icona di immaginari antitetici. Il cambiamento di rotta della sua vita personale non ha determinato una frattura rispetto al mito che sulla sua persona si era costituito. Linda la femminista non cessa, neppure per un istante, di essere ricordata e, appunto, mitizzata nei panni di Gola Profonda.
Curioso che proprio oggi, nel momento della riappropriazione del porno da parte delle donne e di una consistente parte del pensiero femminista, esca un film a lei dedicato. Sotto traccia l’ambiguità è rimasta, ma mi chiedo di quale Linda si riapproprierebbe, nel 2014, il pubblico femminile. Questo perché il mito, per essere tale, dev’essere definito, costruito e fissato e, successivamente, narrato. I miti si costruiscono attorno ad un bisogno di identificazione e di spiegazione profonda del sé. Linda potrebbe allora rappresentare un ulteriore esempio della “morte del mito”, un suo superamento nell’icona, nell’idolo, nel complicato universo dell’anti-mito, oppure, con la sua capacità di essere ricordata al contempo come emblema di desiderio pornografico e dell’estrema critica ad esso, come un’incarnazione del mito al tramonto del post moderno: un mito dell’autenticità.

* Non tutti i gruppi femministi erano all’epoca egualmente attivi nella lotta alla pornografia. Le sfumature, nonostante per semplicità si tenda a definire come “anti-pornografiche” le femministe della prima ondata, erano molteplici e andavano dal rigorismo (a tratti intransigente) di Catherine MacKinnon, alle battaglie per la libertà del piacere sessuale per le donne, passando per le posizioni critiche nei confronti dell’industria e della sovrastruttura economica del mondo porno proprie di molte correnti femministe d’ispirazione marxista.


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