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Libri essenziali per bambine disordinate: “L...

Libri essenziali per bambine disordinate: “L’isola del tempo perso”

Io non ero una bambina disordinata. Di più. Talmente disordinata da impilare libri in bagno, sull’asse del gabinetto. Ho smesso soltanto quando qualcuno dei suddetti libri è cascato in acqua. Nella disperata speranza di salvarmi da me stessa mia mamma mi comprò un libro di Silvana Gandolfi, appunto L’isola del tempo perso. Persi le ore su quel libro, a leggere e rileggere e ri-rileggere come vuole il buon Pennac. Mia mamma aveva calcolato male l’effetto fascino: “Ogni cosa che perdi finisce sull’Isola del Tempo Perso” non era un deterrente. Era un incentivo.

Breve riassunto: esiste un’isola e su quest’isola c’è un vulcano. Il vulcano non erutta lava ma oggetti; per la precisione la regola è “ciò che viene perso sulla Terra viene catapultato sull’Isola del Tempo Perso”. Compreso, appunto, il tempo perso, diviso in tempo ozioso del dolce far niente e in tempo sprecato malamente, i cui fumi intossicano e spingono al cannibalismo. È un libro per bambini, lo giuro. Le due protagoniste, Giulia e Arianna, si perdono durante una gita scolastica e si ritrovano a vivere in una sorta di tribù di “bimbi sperduti”, dall’eco un po’ Barrieano, che si vestono di ciò che trovano e mangiano per lo più pacchi di biscotti e cracker dimenticati nelle dispense. Una favola.

vulcano

Illustrazione di Margherita Brambilla

Una volta durante un’interrogazione di fisica la mia professoressa mi chiese se ci fosse più entropia in un uovo sodo o in una frittata. Risposi correttamente, ma non perché sapessi cosa fosse l’entropia e che ruolo avesse nella cucina, piuttosto per una naturale predisposizione al disordine. E a quel punto mi chiesi se la mia frittata sarebbe finita sull’Isola del Tempo Perso.

Passai l’infanzia e buona parte dell’adolescenza a nascondere le mie cose in camera mia: cassetti, tappeti, armadi, borse, valigie…tutto nella speranza che i bambini sull’Isola trovassero le mie cose perse e me le rimandassero indietro con un segno, un’ammaccatura che mi dicesse che c’erano e trovavano tutti i miei calzini spaiati. Non ho mai avuto conferme, ma ci credo ancora.

Leggetelo a fratellini, sorelline, cuginetti e beatevi delle visioni surreali che vi troverete davanti, come libri in frigorifero o macchinine nella doccia. Non li “guarirete” dal disordine ma darete loro una bellissima sensazione rilassante ogniqualvolta perderanno qualcosa. Oppure leggetelo per voi. Niente lo vieta. Qualche ora di relax e in più una cura contro l’ansia di lasciare in giro chiavi, documenti, portafogli. “Certo, non ho più la carta di credito ma un naufrago sta ridendo della mia foto sulla patente. Quindi va tutto bene”.


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  1. giorgeliot

    29 settembre

    Ooh che libro bellissimo!! Quanto l’ho amato! Mi sa che ho pure pianto un po’

  2. Chiara B.

    29 settembre

    Avendo seriamente considerato la possibilità di un tatuaggio viola a forma di falce di luna rovesciata, questo è un articolo che avrei voluto scrivere io *_* GRAZIE, dunque, e… quell’illustrazione è perfettaaaa!

  3. MARGHERITA BRAMBILLA

    29 settembre

    Tu pensa che io ho addirittura tentato di farmelo con ago e filo come loro. Avevo undici anni e non conoscevo il dolore. Mi sono ricreduta.

  4. Martina

    4 ottobre

    Era uno dei miei libri preferiti, letto e riletto, insieme ad “Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno e “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl. Meraviglioso, mi hai fatto venire la nostalgia di quei momenti.

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