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Il triangolo Lena Dunham, Vogue e Jezebel: chi ha ...

Il triangolo Lena Dunham, Vogue e Jezebel: chi ha fatto la cazzata?

Se rimbalzate spesso su queste pagine, credo di dover fare poche presentazioni a quel personaggio che è Lena Dunham, ma facciamo finta che siate capitati qui per caso e vi debba riassumere in poche righe chi è costei.

Lena Dunham è una giovane attrice e autrice del telefilm di culto Girls, arrivato alla terza stagione su HBO, che vede un gruppo di 4 giovani e brillanti ventenni barcamenarsi tra sesso, lavoro e vita sociale ai giorni nostri, in quel di New York. I richiami sono subito alla famigerata serie Sex and the City, per l’ambientazione e la tematica femminile, riportata alla generazione a me coetanea, con annessi disagi (disagio che, per certi versi, si può definire un tema conduttore della serie).

Grazie alla scrittura brillante e audace, il telefilm si è guadagnato una manciata di premiucci e un intero stuolo di appassionati devoti (me compresa), non senza incappare in qualche polemica mediatica; tra queste ricordiamo la massiccia presenza del corpo nudo di Dunham e le scene di sesso realistiche e non edulcorate, e l’assenza di personaggi di colore nella serie.
Al contempo, è stato fatto plauso della capacità di portare nel mainstream diverse tematiche femministe, per non parlare poi dell’approccio realistico e non stereotipato della vita delle ventenni contemporanee offerto dalla scrittura di Dunham.

lena on vogue

Stavolta la colpa non ricade direttamente sulla serie. Negli ultimi giorni, infatti, si è scatenata una “faida” tra giornali, ovvero Vogue e la testata online Jezebel: il primo, bibbia per stuoli di donne fashion-addicted, sarebbe responsabile di aver fatto photoshoppare le foto di Lena Dunham scattate da Annie Leibovitz per un servizio per il numero di febbraio appena uscito. Jezebel, testata specializzata per il taglio femminista dei suoi contenuti, ha offerto 10.000 dollari per ottenere gli scatti originali e pubblicarli con un confronto, con lo scopo di sbugiardare il mega colosso di casa Condé Nast.

Qual è la notizia, in tutto questo? Che Vogue abbia applicato su una sua cover girl dei filtri e dei ritocchi (anche maldestri) o il fatto che lo abbia fatto sulla di cui sopra Lena Dunham, eletta da molti paladina del corpo rappresentato nella sua genuinità?

Una delle foto di Lena tratta dal servizio di Vogue.

Una delle foto di Lena tratta dal servizio di Vogue.

La gif creata da Jezebel per mostrare la differenza tra foto originale e foto ritoccata

La gif creata da Jezebel per mostrare la differenza tra foto originale e foto ritoccata

Ne è emerso un gran polverone sui media esteri nei giorni scorsi (e ora su quelli italiani), in cui pare che ognuno si senta legittimato a dire la propria. Chi grida all’indignazione, chi rinfaccia alla Dunham di trovarsi puntualmente nell’occhio del ciclone e di guadagnarci visibilità a frotte. Nel solito gioco “pagliuzza vs. trave”, l’attenzione si è soffermata sul fatto che un corpo, corrispondente a quello di un personaggio che fa dell’imperfezione una bandiera, sia stato modificato in un servizio per Vogue.

Se persino Kate Moss viene ritoccata, vi aspettavate forse che non capitasse a Lena?

Nessuno si sarebbe mai aspettato nulla di diverso da una testata come Vogue. Davvero la faccenda ci turba? Probabilmente no, ma quanti si sono resi conto del processo a cui vengono sottoposte le modelle per finire, nella loro perfezione, su una testata come Vogue, per una volta reagiscono con sdegno al fatto che venga fatto su un corpo che si oppone a questi meccanismi. È provvidenziale che ciò venga fatto proprio su Lena Dunham, mostrando tutta la pervasività e l’insidiosità di questo dibattito. Lei in merito ha dichiarato:

A fashion magazine is like a beautiful fantasy, Vogue isn’t the place that we go to look at realistic women, Vogue is the place we go to look at beautiful clothes and fancy places and escapism, and so I feel like if the story reflects me and I happen to be wearing a beautiful Prada dress and surrounded by beautiful men and dogs, what’s the problem? If they want to see what I really look like, go watch the show that I make every single week.

Dichiarazione apparentemente in netto contrasto con ciò finora trasmesso attraverso la serie, e questo lascia ben comprendere quanto siamo finora abituati a quel famoso “doppio standard”: lasciatele sognare queste donne, una volta che finiscono su Vogue avrai mai il coraggio di protestare se ti ritoccano i seni cascanti o i fianchi troppo tondi. Chissà come, nessuno che se la sia presa con il lavoro malfatto dello stylist o piuttosto con la fotografa, famosa per imporre uno stile particolarmente artefatto. Pretestuosa o meno, questa polemica ancora una volta ci insegna quanto anche certe donne, elette e amate per la loro attitudine femminista e per portarlo nei prodotti pop, si rivelino talvolta un filino conservatrici e contraddittorie quando si tratta di posare per un servizio che è la consacrazione della propria fama, senza minimamente osare metterne in discussione le modalità. È il caso di ricordare che è stato Vogue a cercare Lena e a concederle spazio, in parte perché è inevitabile farlo, giunti alla terza stagione di una serie di culto, nonché chiedersi se sia legittimo che, in un certo senso, abbia usato la sua immagine per adattarla al proprio linguaggio. Non si tratta certo di un personaggio intoccabile, ma così facendo compromette inesorabilmente uno status.

Offrire 10.000 dollari per delle foto non ritoccate è forse un gesto naif e pretestuoso per fare polemica, accaparrarsi visibilità e far parlare di sé. Le foto possono sembrare la riprova di una polemica inutile (le parti modificate sono davvero una minime, in certe foto). Ma siamo davvero convinti che l’atteggiamento disilluso e cinico sia ancora quello che ci serve per cambiare le cose? Che convincersi che le cose non possano cambiare quando riguardano i potenti mezzi di comunicazione? Che i linguaggi usati per raccontare debbano essere sempre gli stessi, fino alla fine del mondo?

Quantomeno mi dà pace pensare che prima o poi smetteremo di usare la carta per farci quella patinata delle riviste.


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  1. laura a.

    23 gennaio

    non riesco a capire da chi jezebel abbia potuto ottenere gli scatti originali. Certamente non glieli avrà venduti Annie Leibovitz, pena il licenziamento…ci sarà una talpa in Vogue? potrebbe essere la trama di un giallo 😉
    seriamente, io la vedo come una questione strettamente di semiotica e di codice interno. Le foto che Vogue ha pubblicato, per quanto ritoccate, mostrano comunque una donna al di fuori degli standard della rivista. Lena è stata tradotta nella lingua di Vogue, ma non per questo snaturata. Comunque “sta per” un corpo diverso dalle consuete modelle.
    Ps mi pare bizzarra l’idea di “prendersela” con la fotografa per il suo stile artefatto….se non avesse quello stile, non lavorerebbe per Vogue! anzi, diciamo che ha quello stile solo quando lavora per la Condé Nast. Ricordo che Anne Leibovitz è l’autrice del magnifico libro “Women”, collezione di sue fotografie a donne di tutti i tipi:
    http://unaltradonna.wordpress.com/2010/06/18/women/

  2. BF

    23 gennaio

    Secondo me la taglia di Jezebel non è affatto un gesto naif, ma proprio un gesto violento – concordo abbastanza con Bitch Magazine.
    http://bitchmagazine.org/post/why-jezebel-was-wrong-to-put-a-bounty-on-those-lena-dunham-photos

  3. Marialuisa

    23 gennaio

    Mah quanta polemica per niente, alla fine la Leibowitz è famosa per lo stile che ha, che senso avrebbe avuto fotografare la Dunham al naturale? Non è lo scopo della foto nè lo stile, quella è semplicemente la visione della Leibowitz sulla Dunham e se tutti erano d’accordo non vedo il problema. Come se fare un quadro significasse per forza farlo realista se il soggetto è femminista.

  4. laura a.

    23 gennaio

    io ribadisco: la visione della Leibovitz all’interno di Vogue.

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