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“Le streghe di Smirne” di Mara Meimari...

“Le streghe di Smirne” di Mara Meimaridi, il potere magico che diventa potere reale

di Carlotta Majorana

Scrittura. Il testamento di Attarte alle sue figlie:

Non bruci mai il lafano senza motivo. L’ultima luna di agosto, 12893 anni dopo l’edificazione della città degli dèi, salirete tutte sulla cima più alta di questo mondo, con tutte le scritture, lasciando dietro di voi le preoccupazioni, le noie, le religioni, le vostre case e i vostri talismani. Ognuna di voi prenderà con sé uno dei suoi figli e un figlio del vicino. Fortunati gli animali che vi seguiranno. Là, nel bianco della neve e nel cielo d’agosto, canterete i fuochi che cadranno dal buio. La terra tremerà e le acque lambiranno i vostri piedi. Inneggiate al dono divino. Inneggiate ai secoli nuovi. Inneggiate alla nuova creazione che gli occhi dell’anima vostra potranno godere. E la vostra canzone l’ascolteranno le stelle. (p. 519)

Le streghe di Smirne è il primo e unico romanzo dell’antropologa greca Mara Meimaridi, uscito nel 2001, ed è anche il primo romanzo che ho preso, con un po’ di imbarazzo, dal settore “letteratura erotica”.

Avevo diciotto anni e mi sembrava una grande affermazione della mia individualità e della mia maturità, personale ed intellettuale. In realtà, è un romanzo in cui l’erotismo c’entra poco, ma ci sono moltissime altre cose. Lo lessi d’un fiato, in pochi giorni, perché è un romanzo ironico, divertente e ricco di colpi di scena.

le streghe di smirneLa storia, ambientata a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, ha come protagoniste due donne: Katina, una giovane ragazza considerata da tutti bruttina ed insignificante, e sua madre Eftalìa, una donna testarda, risoluta e pragmatica. Le due, assieme alla piccola Annesò (nipotina di Eftalìa e cugina di Katina), partono dalla Cappadocia per arrivare a Smirne, città cosmpolita sulla coste della Turchia, nella speranza di una vita migliore rispetto a quella che si stanno lasciando alle spalle, fatta di miseria e di precarietà.

Quello che manca loro, soprattutto, è la protezione di un uomo, in un mondo ancora caratterizzato dall’indiscutibile patriarcato e dalla subalternità delle donne. Stabilitesi a casa di Fula, cognata di Eftalìa, le due si integrano velocemente nella rete sociale del quartiere, dove vivono un gruppo di donne – cameriere, pescivendole, lavandaie, sarte, prostitute e ostetriche – sempre pronte tanto a darsi una mano tra loro, quanto a pugnalarsi alle spalle l’una con l’altra; donne lavoratrici, intelligenti, alla costante ricerca di un buon matrimonio per sé o per le proprie figlie.

A cambiare il destino di Katina e di Eftalìa è l’incontro con la vecchia turca Attarte, la “madre”, una donna illuminata, una strega potente, capace di prevedere il futuro e di far accadere ciò che desidera per quelle che considera le sue “figlie” attraverso la sua magia antica.

Grazie alle stregonerie di Attarte, Katina, povera e brutta, sfida le convenzioni sociali e finisce per sposarsi per ben quattro volte: la prima volta, con il mercante di tabacco Spiros Serbétoglu, che la lascia presto vedova, ucciso per aver cercato di aggirare la legge sul contrabbando; la seconda, incurante della convenzione che vorrebbe una vedova sposarsi soltanto con un altro vedovo, si sposa con il bellissimo e potente armatore Costantinos Karamanos, che per lei scioglie il matrimonio con la prima moglie; la terza volta, non senza suscitare scandalo, sposa il cognato Sirios, fratello di Costantinos (morto per attacco di cuore a soli trentacinque anni), e per la prima volta prova nei suoi confronti un sentimento d’amore reale, per quanto caratterizzato da egoismo e manipolazione; la quarta volta, si sposa con un uomo molto più giovane di lei, che nella storia non viene nemmeno menzionato con il suo nome.

Il fatto che questo quarto marito rimanga completamente anonimo nel racconto non è affatto casuale: indica che Katina non ha più alcun bisogno di determinare se stessa attraverso un uomo ma, al contrario, è lui ad essere definito esclusivamente come quarto marito di Katina Karamanos, l’arcinota vedova del mercante di tabacco.

Durante i suoi matrimoni, Katina non si limita mai a stare ad aspettare che il marito rientri in casa, ma diventa per ognuno di loro confidente e consigliera, pretende di essere informata e coinvolta nelle decisioni che contano, e arriva anche a prendere iniziative sue, anche in aperto contrasto con i mariti. Katina, attraverso il potere della magia, conquista il potere di autodeterminarsi, anche a costo di sbagliare, di soffrire, arrivando a commettere crimini efferati.

È questo, infatti, il volere di Attarte, sin dal principio: la sua magia non è volta alla conquista della ricchezza fine a se stessa – o comunque non solo quella – ma alla possibilità di fare delle scelte indipendenti, aiutando le sue figlie a coltivare la loro curiosità e il loro sapere (tra gli affari e gli affanni, viene raccontata anche la scoperta della letteratura da parte di Katina, che scova un libro di Zola e lo legge di continuo, anche durante la cena).

La conoscenza, metaforicamente rappresentata dalla capacità di “vedere” e di interpretare le dinamiche dell’universo di Attarte, è lo strumento con cui l’intero clan di donne affiliato a Katina ed Eftalìa raggiunge tutti gli obiettivi che si prefigge, affrancandosi come possono dalle scelte che altrimenti uomini sconosciuti avrebbero fatto al posto loro, agendo loro per prime e rifiutando il ruolo di passive spettatrici che la società ha pronto per loro.

le streghe di smirne

L’autrice Mara Meimaridi

Oltre a Katina e ad Eftalìa, nel romanzo ci sono tante storie collaterali di donne che riescono ad invertire la rotta della propria vita, completamente da sole.

Emblematica è la breve sotto trama che vede protagonista la prostituta Baghiéta, la quale coglie al volo l’occasione per effettuare un rocambolesco scambio di identità e di reinventare se stessa, e si ripresenta in città anni dopo come fidanzata di un importante politico di Atene. Baghiéta si mostra di fronte a tutti, ma nessuno dei suoi clienti la riconosce. Questo non solo perché Baghiéta appare cambiata nell’aspetto, ma soprattutto perché non si trova più in una condizione di assoggettamento.

Quello che ha davvero cambiato è la sua posizione sociale ed è questo che provoca stupore in chi la guarda. In questo romanzo, è vero il cambiamento della propria vita passa spesso per il matrimonio, tuttavia il matrimonio non è mai romantico, è sempre il frutto di una macchinazione, un mero strumento, l’unico concesso alle donne di quel tempo.

E lo spirito del tempo è sempre sullo sfondo, un tempo che cambia da sé, come nel passaggio da un secolo all’altro, ma che cambia anche perché tanti atti di potere, atti di volontà, vengono compiuti da donne che hanno il potere di diventare artefici del proprio destino.


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