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La pillola del giorno dopo non è più considerata abortiva

Amen. Tiriamo un grande sospiro di sollievo: la pillola del giorno dopo non è più considerata abortiva.
La notizia bomba è arrivata lunedì ad ora di pranzo dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), orario giusto per far andare di traverso i maccheroni al direttore di Avvenire.

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La gazzetta ufficiale corregge la vecchia dicitura “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto” con “inibisce o ritarda l’ovulazione”. E voilà la pillola del giorno dopo è un anticoncezionale a tutti gli effetti. Quindi prenderla non provoca morti innocenti. Quindi tu, gentile e candido farmacista e medico obiettore di coscienza, non hai più diritto di rifiutarti di portare a termine uno sforzo motorio che interessi gli arti superiori per prendere una scatolina innocente.
La pillola contiene levonorgestrel: ormone progestinico di seconda generazione, altrimenti detto bomba di progesterone. Questo ha come effetto che l’utero diventi un luogo freddo e inospitale e che l’ovulo, qualora fecondato – ripetiamo: qualora – non si annidi.

Annibale Volpe, past President della Società Italiana della Contraccezione (SIC) ricorda che “già nel 2010 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sulla base di numerosi studi clinici, aveva espresso la propria posizione in materia: la pillola del giorno dopo non interferisce in alcun modo su un’ipotetica gravidanza già in atto”. Adesso non abbiamo più bisogno di litigare con nessuno per affermare questa verità lapalissiana.

C’è qualcun altro che invece, prevedibile come la pioggia nella foresta pluviale, è molto amareggiato da questa notizia. Radio Vaticana e Avvenire si strappano i capelli e si affrettano a riportare dichiarazioni del dark side della comunità scientifica, capitanato da Bruno Mozzanega, per ribadire la legittimità delle loro posizioni.
Il Dottor Mozzanega è un ginecologo e ricercatore dell’Università di Padova, nonché presidente dell’associazione Scienza e Vita.

Mi spiace e mi rattrista, ma quello che riportano l’Aifa e l’Agenzia europea del farmaco, a seguito delle posizioni della Federazione mondiale dei ginecologi, non corrisponde affatto a quanto emerge dalla letteratura sperimentale su cui pretendono di fondare le loro conclusioni.

Quello che dice il Dottore per la vita è che nel momento in cui si sottoponga il corpo a una dose massiccia di levonorgestrel nei giorni di ovulazione, l’utero diventa incapace di portare a compimento l’ovulazione e quindi si opera un aborto. Noi ribattiamo che non tutti gli ovuli vengono fecondati automaticamente al termine del rapporto sessuale e che, se si prende la pillola del giorno dopo, non è detto che sia avvenuto il concepimento e quindi, guarda un po’, non si tratta di aborto.
In ogni caso da oggi basta parlarne. Noi abbiamo ragione e gli altri torto.


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