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L’Italia s’è desta a teatro: “La...

L’Italia s’è desta a teatro: “La Merda” di Cristian Ceresoli

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La Merda è quella che ci investe ogni volta che guardiamo la televisione e ci nutriamo di quello che vediamo senza filtrarlo attraverso le maglie del nostro senso critico, perché siamo stanchi, perché siamo pigri, perché ci mancano i mezzi o perché i mezzi che possediamo sono guasti e ci sono stati dati da chi ci propina quella stessa merda.

La Merda è uno spettacolo teatrale lungo un’ora, un monologo recitato da Silvia Gallerano, attrice che dà voce e corpo a un personaggio disperato, senza nome. L’attrice, sin dall’ingresso in sala degli spettatori, è sistemata nuda sopra un trespolo, simile a quelli che usano per domare i leoni del circo, come fossimo davanti a un animale da circo.
Il testo recitato è diviso in tre parti, più un epilogo: Le Cosce, il Cazzo, la Fama e infine l’Italia. Una giovane donna narra la sua storia, della sua adolescenza, del padre che è venuto a mancare, metafora dei mancati padri politici di questa generazione di giovani italiani, disposta a tutto pur di emergere. Come per la protagonista, la cui grande occasione per “farcela” è il provino per lo spot di una pubblicità progresso sui 150 anni dell’Unità d’Italia. Più che un’eredità, un vero e proprio fardello.

Dissezionare un testo così forte e riuscito risulta una forzatura, ogni parola ha un peso specifico, perciò il suo giovane autore, Cristian Ceresoli, si è reso disponibile per parlare della genesi di questo testo e degli altri che compongono il Decalogo del Disgusto.

Cristian mi spiega che il metodo adottato per la scrittura de La Merda, e degli altri due episodi, Rabbia e Massacro, in corso di realizzazione, è quello della scrittura collettiva. Ospitati da strutture ad ampia ricezione culturale e civica, come il Teatro Valle di Roma, è stato possibile realizzare delle sessioni di scrittura, aperte a chiunque avesse voglia di portare il suo contributo. Come dice Cristian, si tratta di “un’opera per appunti in cui si pratica il caos”. La spinta è venuta da un profondo e comune senso di indignazione, da cui è sorta questa che non è né più né meno che una storia, una “tragedia umana”.
Rappresentando l’esercizio del potere sui deboli è venuto spontaneo poi prendere come protagonista una figura femminile, nuda e senza difese, “oggetto della dittatura maschile” . In questo caso, la donna è solo l’esempio di un “anello debole” che però si è trovata ad esserlo “per pura casualità genetica”.

La volontà di Cristian era innanzitutto di creare un’opera che potesse essere “mangiata da tutti”, lontana dai luoghi di élite, come purtroppo stanno diventando i teatri, che vanno sempre più svuotandosi. Per questo La Merda diventa un’opera che supera ogni categoria, che si è andata a collocare in ambiti inaspettati e ha raccolto un gran successo di pubblico, che da due anni a questa parte continua a chiedere repliche. Sold out in gran parte delle città che a toccato, le ultime all’Elfo Puccini di Milano e al Teatro Valle, nel 2014 sarà l’anno in cui la pièce verrà portata in tour anche all’estero. Londra e Berlino, per la precisione, a seguito di quel successo internazionale ottenuto al Fringe Festival di Edimburgo nel 2012 e che ha consacrato il testo, premiandolo insieme all’attrice interprete.

Chiedo se ci sono stati modi diversi nell’accogliere questo spettacolo tra Italia e estero: l’unica grande differenza, dice, è l’assenza di bigottismo e ipocrisia. Infatti in Italia questo spettacolo ha molto risentito in termini di visibilità sui quotidiani, dove il titolo veniva spesso censurato, nel caso fortunato che se ne parlasse. Insomma si ritorna al discorso di prima: che senso ha censurare un titolo e un nudo femminile consapevolmente scelti, quando si vedono scempiaggini di ogni genere su quegli stessi giornali a gran diffusione?

Nonostante questo, Cristian ci tiene a specificare che La Merda non vuole essere una rappresentazione esaustiva dell’Italia. È vero, citare Pasolini e Maria de Filippi insieme nel testo rende perfettamente l’idea del gorgo in cui siamo caduti e rotoliamo. Ed è anche vero che le scene che rappresenta Cristian molte donne potranno sentirle come molto intime e personali (penso ai trattamenti estetici dimagranti a 13 anni, alle parole degradanti che ci vengono buttate costantemente addosso, agli episodi di soprusi a cui ci abituiamo sin da piccole), ma non si manca di ridere. Questo rende La merda un’opera non indifferente. Strappa una risata anche se stiamo trattenendo a stento il magone.
Il teatro sarà anche un linguaggio morente, ma è l’unico in grado di portare a un così grande coinvolgimento emotivo e fisico, immediato, come raramente accade con un libro. Il senso di intimità non ha niente a che fare con la nudità dell’attrice, che passa in secondo piano dopo poche battute, Ha scritto Cristian sul suo profilo Facebook, in occasione di una performance particolarmente ben riuscita al Teatro Elfo Puccini di Milano, lo scorso novembre:

Non che altre interpretazioni non abbiano toccato e dimostrato questo, ma questa sera è accaduto qualcosa di cui non so spiegare. Come se non ci fosse limite. Come se il rinnovarsi di questa azione, poetica, politica, massacrasse il conosciuto – illuminando la tenebra, forse, o sovvertendo quel potere di cui sopra, certamente. Resto incantato. Lo stesso le persone che hanno assistito con me, come un unico corpo. Così è successo, alla fine. Dopo minuti di silenzio solo un cenno del capo dell’interprete ha consentito loro di iniziare l’applauso. Eravamo così, stravolti dalla vita.

Il testo, nella versione italiano e inglese, è pubblicato da Oberon Books.

Le date del tour de La Merda:

7 > 8 FEBRUARY 2014 – ROMA, ITALY / Teatro Valle

9 FEBRUARY 2014 EXTRA SHOW –  ROMA, ITALY / Teatro Valle

13 MARCH 2014 – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP), ITALY / Magazeno

31 MARCH 2014 – LUGANO, SWITZERLAND / Teatro Foce

10 > 11 APRIL 2014 – GLASGOW, SCOTLAND / The Arches

15 APRIL > 4 MAY 2014 – LONDON, UK / Soho Theatre

15 > 17 MAY 2014 – BERLIN, GERMANY / Gorki Theater


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  1. nicolò

    31 gennaio

    Interessante l’idea del lavoro sulla lingua e sulla scrittura collettiva. Bell’articolo! 🙂

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